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    Guiglia è Medaglia d’oro al Merito Civile per la Resistenza

    Martedì 16 dicembre 2025 sarà un grande giorno per Guiglia. Il Comune riceverà la Medaglia d’Oro al Merito Civile. La Presidenza della Repubblica ha deciso di concederla con questa motivazione.

    Durante il secondo conflitto mondiale il territorio di Guiglia fu vittima dell’occupazione tedesca, che costrinse gli abitanti a difendersi da feroci aggressioni; i cittadini non mancarono di prodigarsi per dare rifugio ai partigiani, che si adoperavano per liberare il territorio. In particolare, nel dicembre 1944 furono catturati diversi ostaggi che, portati nella sede del comando tedesco, furono torturati ed uccisi. Negli ultimi mesi del conflitto il Comune di Guiglia fu colpito da 25 bombardamenti, che provocarono numerosi morti e feriti fra la popolazione, e distrussero o danneggiarono molte abitazioni. Mirabile esempio di sacrificio, di spirito di solidarietà e di virtù civiche. Settembre 1943 – Dicembre 1944 – Guiglia (MO).

    Una ricerca sulla storia di Guiglia

    Nell’estate 2019 ho passato diversi giorni nell’Archivio storico comunale di Guiglia per una ricerca sulle vicende della comunità nella Seconda guerra mondiale.

    Da quelle carte e da altri documenti, custoditi in diversi archivi modenesi, ho ricostruito una serie di storie che facevano emergere l’impegno civile di tante persone e famiglie, pronte a battersi anche senza le armi per costruire una realtà più giusta.

    Il Comune di Guiglia utilizzò la relazione nata da quella ricerca storica come punto di partenza per la richiesta di un riconoscimento al merito civile. Nel 2025, a sei anni dall’inizio del lavoro, è arrivata la risposta che ci ha riempito di gioia.

    La consegna della Medaglia d’Oro

    Il grande giorno sarà martedì 16 dicembre e ci ritroveremo alle ore 10 nella Sala degli Scolopi (castello di Guiglia) per la cerimonia pubblica.

    Nel corso della mattinata, racconterò brevemente le vicende storiche che hanno portato al riconoscimento.

    Guiglia nella Seconda guerra mondiale: una piccola anteprima

    La popolazione di Guiglia fu pienamente coinvolta nelle dinamiche della “guerra totale”, che caratterizzarono il fronte italiano del secondo conflitto mondiale, in modo particolare fra l’8 settembre 1943 e l’ultima decade dell’aprile 1945.

    La prima fase del conflitto

    Nella prima fase del conflitto il richiamo alle armi dei giovani e le necessità del razionamento alimentare misero in seria difficoltà diverse famiglie. I mezzadri e i coltivatori diretti dovettero adeguarsi al sistema degli ammassi, conferendo i prodotti nelle località indicate dalle autorità.

    Gli approvvigionamenti alimentari ai lavoratori non agricoli arrivavano spesso in ritardo e non garantivano sempre il fabbisogno necessario al mantenimento dell’efficienza fisica.

    Le conseguenze dell’8 settembre 1943

    All’indomani dell’armistizio diverse famiglie si attivarono a proprio rischio per proteggere gli ex prigionieri alleati e i militari italiani sbandati. Qualcuno riuscì inoltre a fornire carte d’identità in bianco a 7 ebrei stranieri, internati per alcuni mesi nel territorio comunale: soltanto uno di loro sarebbe poi stato catturato e deportato ad Auschwitz, trovando la morte in circostanze non meglio definibili.

    Guiglia e la “Spedizione Bandiera”

    Alla fine del primo inverno dell’occupazione nazista la “Spedizione Bandiera” segnò l’avvio della Resistenza armata nella valle del Panaro. Il 12 marzo 1944 la battaglia di Pieve di Trebbio fu il primo combattimento tra partigiani e fascisti repubblicani.

    Dopo una mattinata di lotta il comandante Leonida Patrignani fu costretto a far ripiegare i volontari della libertà sulla riva sinistra del Panaro, dove sciolse la formazione. Diversi giovani proseguirono comunque la Resistenza anche nei mesi successivi.

    n quella prima battaglia morirono 7 partigiani, mentre un altro venne sorpreso e ucciso dai fascisti il giorno successivo. Gli effetti delle operazioni militari non riguardarono soltanto i protagonisti, ma si estesero alla comunità della frazione, che dovette fare i conti con i prelevamenti della Guardia nazionale repubblicana.

    Guiglia nell’estate del 1944

    Nell’estate del 1944 i nuclei partigiani presenti tra Castello di Serravalle, Savignano sul Panaro, Guiglia e Zocca intensificarono le proprie attività, inducendo in diversi casi i fascisti alla ritirata temporanea o alla resa. A Guiglia il distaccamento della GNR si consegnò alle forze della Resistenza, lasciando il paese privo della sorveglianza armata fascista. I partigiani assaltarono dunque l’ammasso per evitare che i generi alimentari venissero utilizzati dai nazisti.

    I rastrellamenti e la strage dei Boschi di Ciano

    A partire dalla seconda metà di luglio le forze armate e i corpi paramilitari tedeschi si avvalsero della collaborazione dei repubblicani per mettere in atto una serie di rastrellamenti nel territorio di Guiglia.

    I principali obiettivi erano la cattura di uomini adulti, da impiegare nei lavori di fortificazione delle linee difensive oppure da inviare in Germania come manodopera per le industrie belliche, e l’intimidazione della popolazione civile, accusata di eccessiva vicinanza al movimento partigiano.

    Il 18 luglio il rastrellamento si verificò anche a Castello di Serravalle e a Zocca: 20 ostaggi furono impiccati in località Boschi di Ciano, mentre altri 22 vennero trasferiti a Bologna e rinchiusi nel campo di smistamento delle Caserme Rosse; la maggior parte di loro, prima di rientrare in paese, dovette svolgere un periodo di lavoro nell’Organizzazione Todt nelle retrovie del fronte.

    Guiglia nell’autunno 1944

    Altri rastrellamenti sconvolsero il paese e le frazioni tra ottobre e novembre. Le truppe e i reparti paramilitari saccheggiarono più volte le abitazioni e le stalle, arrecando gravi danni alla popolazione civile. Alle loro razzie si aggiungevano inoltre i prelevamenti delle formazioni partigiane e le scorrerie di gruppi criminali, pronti ad approfittare del caos bellico per ricavare vantaggi personali.

    Retrovia della Linea Gotica

    Nel corso dell’autunno la zona di Samone divenne nevralgica per le operazioni militari naziste. Il fronte del conflitto si stabilizzò sulla Linea gotica e l’area a sud di Zocca divenne nevralgica per le operazioni militari, che andarono tuttavia incontro a una lunga stasi invernale. Nell’abitato di Samone si insediò un comando tedesco, che si proponeva di controllare tutta la zona e il transito lungo la strada fondovalle del Panaro.

    Da quella località partì uno dei contingenti che il 5 novembre contribuì ad accerchiare i partigiani nella zona di Benedello, innescando una delle battaglie più significative nella storia della Resistenza modenese. In quelle circostanze diversi partigiani riuscirono a salvarsi grazie all’aiuto delle donne e delle famiglie contadine.

    Le azioni delle SS e la strage di villa Martuzzi

    Tra novembre e dicembre la presenza dei nazisti sul territorio di Guiglia aumentò ulteriormente. Venne allestito un ospedale militare e trovarono alloggio diversi reparti: gli avvicendamenti erano frequenti per la vicinanza alle linee del fronte.

    Tra il 23 e il 30 dicembre un reparto della XVI Panzergrenadier Reichsführer SS di stanza a Vignola effettuò alcune operazioni di rastrellamento nel territorio di Guiglia, prelevando diversi ostaggi. Sedici di loro furono condotti nella sede del comando a villa Martuzzi: lì vennero torturati e uccisi insieme a un altro uomo.

    Salvare le persone e le opere d’arte

    Nei primi mesi del 1945 le formazioni partigiane attive nella zona di Guiglia e Zocca s’impegnarono a far oltrepassare il fronte ai soggetti più deboli e alle persone in pericolo, correndo gravi rischi per la forte presenza di reparti armati. L’impegno di Pietro Zampetti, Soprintendente alle Gallerie di Modena, consentì di mettere in salvo la collezione delle opere d’arte estensi, collocate nel castello di Guiglia fin dal 1940.

    I bombardamenti aerei

    Nelle ultime due settimane del conflitto i bombardamenti alleati contro i reparti nazisti e le infrastrutture di collegamento si intensificarono notevolmente, poiché la riva destra del Panaro divenne di fatto una zona di operazioni militari.

    In tutto l’arco del conflitto Guiglia fu colpita da 25 azioni di bombardamento e cannoneggiamento, che provocarono 19 morti e 12 feriti tra la popolazione civile. Le abitazioni completamente distrutte furono 28, quelle danneggiate 184 e quelle che riportarono alcune lesioni 212.

    Una Resistenza civile

    La fascia pedemontana e le colline intorno al Panaro ebbero dunque un ruolo fondamentale nella lotta di liberazione, poiché consentirono di mantenere i collegamenti fra i nuclei partigiani della montagna, le basi logistico-organizzative e le strutture delle formazioni attive in pianura.

    La collaborazione che i contadini e le famiglie di Guiglia offrirono agli organizzatori della lotta di liberazione permise ai gruppi combattenti di rifornirsi e nascondersi in luoghi sicuri.

    Il timore dei rastrellamenti non fece riavvicinare le comunità alla guerra nazista e fascista: la solidarietà e il sostegno nei confronti della Resistenza non furono unanimi, ma conobbero una diffusione tale da permettere alla lotta partigiana di sopravvivere in clandestinità fino alla Liberazione.

    Una storia da conoscere

    L’impegno civile della popolazione, segnata dalle difficoltà materiali e dalle sofferenze morali, merita dunque la riconoscenza delle istituzioni. Se il desiderio di democrazia alimenterà il bisogno di conoscere le radici storiche del presente, l’eredità della lotta partigiana continuerà ad avere un senso anche quando saranno scomparsi tutti i protagonisti e i testimoni di quei fatti.

    Comprendere storicamente quel passato significa infatti riconoscere da dove provenivano le idee di giustizia, equità e libertà che indussero migliaia di persone in tutta l’Italia a mobilitarsi per chiudere i conti con le tragedie dei fascismi.

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