Storia oggi

Il blog di Daniel Degli Esposti

Tag: Sassuolo

  • La Nakba continua: incontro a Sassuolo

    La Nakba continua: incontro a Sassuolo

    Nel pomeriggio di sabato 16 maggio sarò a Sassuolo per partecipare all’iniziativa 78 anni dopo: la Nakba continua.

    Dopo le ore 17 interverrò per raccontare la catastrofe del popolo palestinese a partire dalla pulizia etnica del 1948. Al mio intervento storico si aggiungerà il contributo dell’onorevole Stefania Ascari.

    L’iniziativa si terrà a partire dalle 14:30 – con proiezioni, stand e mostre – presso il centro Al Medina, in via Decorati al Valore 30, a Sassuolo. La partecipazione è gratuita e non è necessario prenotare.

    Il 1948 in Palestina

    Il 14 maggio 1948 il leader sionista David Ben Gurion proclama la nascita dello Stato d’Israele, di cui sia gli Stati Uniti sia l’URSS riconoscono immediatamente la sovranità.

    Nella notte successiva, le forze armate della Lega araba entrano in Palestina. Inizia la prima guerra arabo-israeliana. Lo Stato ebraico la interpreta come una guerra d’indipendenza e può contare su aiuti internazionali.

    Avendo accumulato un’organizzazione militare e armamenti superiori a quelli della Lega araba, nel 1949 Israele estende il proprio territorio oltre i confini assegnati dalle Nazioni Unite.

    Altre parti dell’ipotizzato Stato palestinese passano invece sotto il controllo dell’Egitto e della Transgiordania, ribattezzata Giordania.

    La Nakba

    Al termine del conflitto, oltre 700.000 palestinesi sono costretti ad abbandonare le loro terre e cercano rifugio nei campi profughi dei Paesi vicini. Per tutti loro la sconfitta e la perdita dei beni diventano la Nakba (“catastrofe”).

    È un’esperienza di distacco che per alcuni sfocia nell’esilio, mentre per altri apre decenni di straniamento. C’è chi cerca salvezza trasferendosi in uno dei Paesi della Lega Araba, trovando un’accoglienza contraddittoria e problematica.

    I governi non vogliono, infatti, assumersi l’onere di assisterli e sperano che la loro sventura faccia pressione sulle organizzazioni internazionali, inducendole a forzare la mano con Israele.

    I palestinesi e la Lega Araba

    Emerge, così, una tendenza nel rapporto tra i palestinesi e i Paesi della Lega Araba. I governi di questi Stati non considerano le esigenze dei rifugiati, ma si servono di loro (e, più in generale, della questione palestinese) per posizionarsi o per perseguire i propri interessi.

    Altri rifugiati palestinesi si stabiliscono a ridosso della propria terra d’origine, in una parte della Cisgiordania (sotto l’amministrazione giordana) o della Striscia di Gaza (affidata all’Egitto).

    La Nakba continua: un’emergenza divenuta strutturale

    Col passare degli anni gli insediamenti precari si stabilizzano e, pur essendo chiamati campi profughi, si trasformano “città di fatto”. Le baracche diventano edifici e, per dare un tetto alle generazioni nate lì, si alzano verso il cielo, perché possono crescere solo in verticale.

    La vita è difficile: il lavoro è quasi sempre precario e sottopagato, le condizioni igieniche sono problematiche e spesso la sussistenza è affidata alla United Nations Relief and Works Agency for Palestine Refugees in the Near East (UNRWA), l’agenzia che l’ONU istituisce per assistere i rifugiati palestinesi.

    Nessuno cancella esplicitamente il “diritto al ritorno”, ma le organizzazioni internazionali sono impotenti di fronte al rifiuto di Israele. Lo Stato ebraico non vuole aprire al reinsediamento dei profughi palestinesi, che rimangono confinati in un limbo pluridecennale.

    Palestinesi in Israele

    Non mancano, infine, persone e famiglie che scelgono di rimanere nei territori controllati da Israele. Pur ottenendo la cittadinanza, non vivono in condizioni di effettiva parità, perché lo Stato non li considera come parte della propria missione politica.

    Fino al 1966 i “palestinesi del 1948” sono sottoposti a un regime di legge marziale. Il governo giustifica tale stato d’eccezione facendo riferimento al mancato raggiungimento di una pace con gli Stati della Lega Araba, per il quale la classe dirigente israeliana è in buona parte responsabile.

    Nei decenni successivi la legislazione mantiene elementi discriminatori che evolvono per accompagnare i cambiamenti economico-sociali del Paese, trovando ulteriori rafforzamenti a partire dalla seconda metà degli anni Novanta.

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  • Il lavoro e la lotta: pedalata storica del Primo Maggio

    Il lavoro e la lotta: pedalata storica del Primo Maggio

    Venerdì 1° maggio 2026, Festa dei lavoratori, ci incontriamo a Sassuolo per la pedalata storica Il lavoro e la lotta. Storie di pace, dignità e diritti.

    L’appuntamento è fissato alle ore 15:30 al Circolo ARCI Alete Pagliani, in via Monchio 1.

    Pedaleremo per circa 2 ore, comprese le soste per le narrazioni storiche.

    Scopriremo le vicende delle donne e degli uomini che, tra la fine dell’Ottocento e il Novecento, hanno tenuto insieme il lavoro e la lotta. Racconterò gli scioperi e le mobilitazioni, le lotte sindacali e le rivendicazioni dei cittadini.

    Sarà un’occasione per riflettere sull’importanza di unire le forze per rivendicare la fine delle ingiustizie.

    Come partecipare alla pedalata Il lavoro e la lotta

    La partecipazione alla pedalata storica Il lavoro e la lotta è gratuita e non è necessario prenotare.

    Al rientro presso il Circolo ARCI Alete Pagliani sarà offerto un aperitivo.

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