Storia oggi

Il blog di Daniel Degli Esposti

Categoria: Trekking storici

  • Il massacro di Monte Sole: trekking storico

    Il massacro di Monte Sole: trekking storico

    Sabato 12 settembre 2026 ci incontriamo alle 15 nel parcheggio del Parco storico di Monte Sole per il trekking Il massacro di Monte Sole.

    Cammineremo tra i borghi devastati nelle operazioni di terra bruciata che nell’autunno 1944 sconvolsero Marzabotto, Grizzana e Monzuno. Scoprirai i luoghi della memoria, ma anche le dinamiche e le cause del massacro di Monte Sole.

    Qual è il legame tra la Linea gotica e le devastazioni delle retrovie? Che cosa accade alla brigata partigiana “Stella Rossa”, attiva intorno a Monte Sole dalla primavera 1944? Perché i civili diventano obiettivi diretti della violenza nazista e fascista?

    I miei racconti storici e le letture di Federico Benuzzi ti faranno scoprire una delle vicende più tragiche ed emblematiche della Seconda guerra mondiale in Italia.

    Come partecipare

    Per partecipare alla passeggiata storica Il massacro di Monte Sole, con narrazioni di Daniel Degli Esposti e letture di Federico Benuzzi, è necessario iscriversi. Occorre inoltre pagare una quota di partecipazione, da versare alla partenza: 10€ a persona5€ per ragazze e ragazzi minori di 12 annigratuito per bambine e bambini minori di 6 anni. Anche i tuoi amici a quattro zampe sono i benvenuti!

    L’evento dura circa 3 ore, comprese le soste per le narrazioni storiche. La passeggiata si svolgerà su un percorso andata-ritorno, fatto di strade asfaltate e tratti carrabili con fondo in ghiaia. Sono presenti alcuni tratti in salita e discesa.

    Consigliamo di indossare scarpe e abbigliamento adatti a una camminata in un ambiente-parco.

    Per iscriverti alla passeggiata, scrivi una e-mail con il tuo nome e cognome e con il numero dei partecipanti a info@storiaoggi.it.

    Il massacro di Monte Sole: un approfondimento

    Il massacro di Monte Sole è la peggiore strage di civili nella storia contemporanea dell’Europa occidentale.

    Tra il 29 settembre e il 5 ottobre 1944 diversi reparti della XVI divisione corazzata granatieri SS eseguono un’operazione di “terra bruciata” sull’Appennino bolognese. I militi nazisti e le SS italiane devastano oltre 100 luoghi, compresi nei territori comunali di Marzabotto, Grizzana e Monzuno. Anche le istituzioni e i corpi armati della Repubblica sociale italiana partecipano al massacro come collaborazionisti.

    Al termine delle operazioni restano uccise 771 persone. Tuttavia la stampa fascista contribuisce a dipingere l’operazione come l’attacco decisivo contro la brigata partigiana “Stella Rossa”, nascondendo completamente la strage dei civili.

    Le forze armate naziste e fasciste compiono il massacro con l’obiettivo di sgomberare da ogni pericolo il percorso dal crinale appenninico alle porte di Bologna. Non vogliono soltanto colpire i partigiani della brigata “Stella Rossa”, ma si propongono di impedire ogni forma di lotta lungo quella direttrice di marcia.

    La strategia della “terra bruciata” prevede l’attacco ai civili, considerati sostenitori della Resistenza e quindi traditori. Le operazioni militari hanno pertanto l’obiettivo esplicito di uccidere donne, bambini e vecchi per fare “terra bruciata” intorno ai partigiani.

    I nazisti cercano di evitare a ogni costo gli scontri armati per correre meno rischi possibile. Il 5 ottobre il bilancio ufficiale delle
    perdite tedesche ammonta a soli 7 morti e 29 feriti, di cui 8 gravi.

    “Strage di Marzabotto” o “massacro di Monte Sole”?

    Per parlare di questa tragedia, la memoria pubblica nazionale utilizza spesso l’espressione “strage di Marzabotto”. Non è tuttavia un’opzione corretta, poiché limita e distorce la portata dei fatti.

    Tra il 29 settembre e il 5 ottobre 1944 il capoluogo del Comune di
    Marzabotto non viene infatti investito dalle violenze. Il perimetro della “terra bruciata” si estende invece in territori ancora più periferici, appartenenti anche ai municipi di Grizzana e Monzuno.

    È dunque opportuno utilizzare l’espressione “massacro di Monte Sole”, poiché le violenze si concentrano soprattutto nei borghi rurali intorno all’omonima altura.

    Ogni anno, nella prima domenica di ottobre, le istituzioni, le associazioni e i cittadini si ritrovano a Marzabotto per ricordare la
    tragedia.

    La fine dell’estate 1944 e la Linea gotica

    Alla fine dell’estate 1944 il fronte italiano della Seconda guerra mondiale raggiunge l’Appennino tosco-emiliano. I nazisti realizzano le fortificazioni della “Linea verde”, che i partigiani chiamano “Linea gotica”.

    Intanto il Comando unico militare dell’Emilia-Romagna
    (CUMER) sollecita le formazioni della Resistenza a pianificare l’insurrezione generale
    . Gli organizzatori della lotta armata sono convinti che i britannici, gli statunitensi e i loro alleati sfonderanno le difese tedesche prima dell’inverno.

    Sull’Appennino reggiano, modenese e bolognese le brigate partigiane si preparano per il massimo sforzo. Molti giovani raggiungono i combattenti più esperti per affrontare le ultime battaglie prima della Liberazione.

    Gli organici delle formazioni si allargano e i comandi devono affrontare nuove sfide: come armare, addestrare e nutrire così tanti volontari? Come gestire i trasferimenti verso le città? Intanto arrivano le piogge, le notti diventano sempre più fredde e la popolazione della montagna non riesce più a sostenere materialmente tanti uomini in clandestinità.

    Nella seconda metà di settembre, mentre gli Alleati fanno i conti con le difficoltà militari dell’attacco alla Linea gotica, i partigiani devono sopravvivere in condizioni sempre più difficili. Sui crinali dell’Emilia le voci della ritirata tedesca si alternano ai sospetti di nuovi rastrellamenti contro i civili. Si vive alla giornata, nell’attesa che qualcuno annunci l’arrivo dell’ora decisiva.

    La brigata “Stella Rossa” a Monte Sole

    Il Monte Sole si trova tra le valli del Reno e del Setta. Svetta su una zona strategica per i collegamenti tra il crinale e l’area urbana di Bologna. È una terra di lavoro e di sussistenza, nella quale le famiglie sono abituate a fare i conti con la miseria.

    In quella zona, da mesi, i civili convivono con i partigiani della brigata “Stella Rossa”, comandata da Mario Musolesi “Lupo”. Non è il solito comandante della Resistenza: ha una formazione militare, non sopporta la politica e si impone in modo molto autoritario. Conosce il Monte Sole e i suoi dintorni meglio di chiunque altro, poiché è nato e cresciuto sotto quei cieli. Proprio per questo non è disposto ad abbandonarli per nessun motivo, neppure sotto attacco.

    Tra la primavera e l’estate diversi partigiani hanno lasciato la formazione per seguire il vice-comandante Sugano Melchiorri a Montefiorino. Non è semplice convivere con “Lupo”, ma chi resta insieme a lui continua a portare avanti una lotta strettamente legata al territorio e alle sue comunità. La “Stella Rossa” trova appoggi presso diverse famiglie e cerca di colpire chi si oppone alla Resistenza.

    Tuttavia aiutare e ospitare i partigiani è pericoloso, soprattutto quando la zona in questione diventa retrovia del fronte.

    Nella seconda metà di settembre la brigata “Stella Rossa” rimane alle pendici del Monte Sole. Anche se nei giorni precedenti sono circolate voci di attacchi nazisti, i partigiani non sospettano l’incombere di un rastrellamento, poiché ritengono imminente lo sfondamento della Linea gotica. I battaglioni più numerosi sono insediati tra i borghi di Caprara, Poggio, Casaglia, Ca’ Dizzola, Cerpiano e Le Scope.

    L’attacco

    Nel settembre 1944 la XVI divisione corazzata granatieri SS, comandata dal generale Max Simon, è impegnata sul principale fronte della Linea gotica bolognese. È subordinata al I Corpo paracadutisti del generale Schlemm.

    Il battaglione esplorante, comandato dal maggiore Walter Reder, si trova in linea nella zona di Vergato. Tra il 26 e il 27 settembre è collocato a riposo, come riserva divisionale, nella valle del Setta a sud di Vado, tra Rioveggio e Montorio. Proprio in quei giorni riceve l’incarico di compiere un’operazione di terra bruciata nella zona del Monte Sole.

    Walter Reder non è l’unico responsabile delle operazioni. Oltre a rendere conto al generale Simon, il maggiore è coadiuvato dal colonnello Ekkehard Albert, che pianifica la lotta contro le bande partigiane. Nelle operazioni del Monte Sole è coinvolto anche il maggiore Helmut Loos, che gestisce il servizio informazioni e controspionaggio ed è responsabile per la sicurezza delle retrovie.

    I nazisti immaginano che il comando della brigata “Stella Rossa” si trovi nella zona di San Martino. La prima compagnia del battaglione esplorante ha il compito di attaccare quell’area. A quel reparto, comandato dal tenente Segebrecht, viene affiancato un plotone di mitraglieri della quinta compagnia, in azione di fanteria. Partecipa alla missione anche il tenente Vysek, ufficiale di osservazione di artiglieria con comando radio.

    La seconda compagnia, agli ordini del tenente Szillat, deve raggiungere il Monte Sole. Condivide l’obiettivo con la terza compagnia, comandata dal capitano Schmidtkunz. Gli elementi della quinta compagnia non coinvolti nel sostegno alla prima puntano invece su Caprara.

    Al massacro di Monte Sole partecipano anche il IV battaglione del 1059° reggimento granatieri dell’Est, formato da volontari russi, e reparti del 105° reggimento della contraerea (FlaK). In caso di necessità l’ausilio dell’artiglieria è garantito da una batteria del 16° reggimento di artiglieria SS della contraerea e della batteria del 16° reggimento di artiglieria SS collocata al fronte.

    Cadotto

    Il comandante Mario Musolesi “Lupo”, il vicecomandante Giovanni Rossi “Gianni”, il comandante della terza compagnia Gino Gamberini “Leone” e alcuni partigiani della brigata “Stella Rossa” passano la notte fra il 28 e il 29 settembre a Cadotto. Dormono insieme alle rispettive compagne, dopo aver partecipato a una piccola festa danzante.

    Il mattino successivo “Lupo” e i suoi compagni si fanno sorprendere dall’arrivo dei nazisti. Tuttavia neppure le SS si aspettano di trovarsi subito di fronte al comando della formazione. Piove a dirotto e i militi sono convinti di non trovare particolari resistenze fino a San Martino.

    Al sopraggiungere delle SS, alcuni partigiani si sbandano e cercano di mettersi in salvo. Gli uomini della Resistenza non possono reggere uno scontro prolungato contro le forze naziste. Non essendo armati ed equipaggiati allo stesso modo, devono adottare tattiche di guerriglia: prima colpire e poi scomparire.

    Julien Legoll, un mitragliere della quinta compagnia, racconta che i nazisti occupano due case coloniche. Dalla cantina di una terza abitazione partono però diversi colpi di arma da fuoco. I tedeschi subiscono dunque alcune perdite non pianificate, le più consistenti dell’intera operazione.

    A quel punto le SS si dividono i compiti: mentre alcuni assediano la casa, altri allineano contro un muro una trentina di persone tra donne, bambini e anziani. A quel punto aprono il fuoco con la mitragliatrice.

    Gli scontri proseguono ancora per un po’. Nel corso della mattinata anche Mario Musolesi “Lupo” rimane ucciso in un combattimento contro un milite della prima compagnia, mentre
    cerca di sganciarsi per chiedere aiuto.

    Caprara di Sopra

    La mattina del 29 settembre a Caprara di Sopra gli abitanti sentono colpi di cannone e di mitraglia. Allora si spaventano e corrono verso un rifugio.

    Intanto i partigiani della “Stella Rossa” si spostano tra il Monte Caprara e il Monte Sole per difendersi meglio in caso di rastrellamento.

    Sotto la forte pioggia del mattino arrivano 7-8 soldati tedeschi, che trovano il nascondiglio protetto e rastrellano le 70 persone presenti. A parte tre vecchi, ci sono solo donne e bambini. Tra di loro c’è Maria Collina, residente a Villa d’Ignano, ma fuggita a Caprara per paura degli scontri.

    Dopo avere messo tutti gli ostaggi in fila, i nazisti li portano in una delle case di Caprara. Li chiudono dentro, poi gettano bombe da una finestra e dalla porta. I militi sparano alle persone che cercano di salvarsi fuggendo via. Lucia Lanzarini, di 9 mesi, viene trovata morta fuori dalla casa, probabilmente per inedia.

    Sopravvivono solo in 8: i nomi noti sono Maria Collina, ferita alla gamba sinistra e madre di quattro bambini rimasti uccisi; Gilberto Fabbri, ferito alle gambe; Nerina Moschetti, di 9 anni, capace di saltare fuori da una finestra e di nascondersi in un tombino; le sorelle Maria e Paola Astrali, protette dai corpi dei morti.

    I responsabili della strage non sono i soldati del 105° reggimento FlaK, ma con ogni probabilità alcuni militi di una pattuglia appartenente alla quinta compagnia del battaglione esplorante.

    Il comandante Saalfrank afferma infatti di aver trovato “il quartier generale della Stella Rossa” in una postazione fortificata. Si tratta di 4 case con le cantine rafforzate e tutt’intorno un sistema di trincee. In realtà è soltanto un rifugio, nel quale sono nascosti 70 civili.

    Le case descritte dal militare nazista non sono fortificate, ma semplici abitazioni di civili, distrutte dai militi durante le operazioni di “terra bruciata”.

    Casaglia

    Il quarto battaglione della brigata Stella Rossa si trova fra Ca’ Dizzola, Cerpiano e Le Scope, a sud-est del Monte Sole, e in parte anche più a nord, fra Cà Tura e Ignano, alle pendici del Monte Santa Barbara. Occupa dunque un’area molto estesa e difficile da difendere.

    Nel mattino del 29 settembre Casaglia è l’obiettivo della terza compagnia del battaglione esplorante, che risale probabilmente da Casoncello. I partigiani ripiegano sul Monte Sole, mentre gli uomini validi cercano di nascondersi.

    Le donne, i bambini e i vecchi si radunano in chiesa, convinti di non essere gli obiettivi delle operazioni militari. Li assiste il giovane parroco di San Martino, don Ubaldo Marchioni.
    Il curato sta andando all’oratorio dell’Angelo Custode di Cerpiano per celebrare la messa, ma trova la chiesa piena e si ferma per recitare un rosario insieme ai fedeli.

    All’arrivo dei nazisti non si verificano scontri a fuoco o episodi di resistenza. Un piccolo gruppo di militi fa irruzione in chiesa e ordina a tutti i fedeli di uscire. I tedeschi accusano donne, bambini e vecchi di essere partigiani, poi li mettono in fila lungo la strada per Dizzola.

    Intanto, proprio all’interno della chiesa, uccidono don Marchioni e Vittoria Nanni, una ventottenne paralitica. Enrica Ansaloni e Giovanni Betti di Gardelletta cercano invece di nascondersi nel campanile e restano uccisi lì.

    Elena Ruggeri si salva insieme a una zia e al cugino Giorgio Munarini, nascondendosi in sagrestia.

    All’altezza del cimitero di Casaglia una piccola pattuglia di nazisti ferma il gruppo. Il comandante ordina di forzare il cancello e fa entrare tutti gli ostaggi nel camposanto, allineandoli contro il muro interno e aprendo il fuoco di una mitragliatrice. Le vittime della strage sono in tutto 93.

    Nella notte del 2 ottobre viene scavata una fossa comune all’interno del cimitero, dove sono sepolti 69 cadaveri, compreso quello di un 26enne ucciso in località Poggio.

    Al termine della fucilazione un bambino di otto anni, Vittorio Tonelli, entra nel camposanto e dice agli eventuali sopravvissuti che non ci sono più i tedeschi. Il piccolo vede tra le vittime la madre, cinque fratelli e le sorelle. Anche lui rimane ucciso poco dopo, lungo la strada per Vado, colpito da una granata.

    I superstiti

    Tra gli ostaggi fucilati al cimitero si salvano le sorelle Cornelia e Giuseppina Paselli, che restano vive sotto i corpi dei morti; piangono però l’uccisione dei fratellini gemelli Luigi e Maria, oltre a quella della madre Angiolina Mazzanti.

    Lidia Pirini rimane invalida alla gamba destra per le ferite riportate. Il 30 settembre trova il coraggio e la forza di uscire dal cimitero solo poco prima del tramonto. In quello stesso giorno sua madre e sua sorella vengono uccise nell’oratorio di Cerpiano.

    Anche Lucia Sabbioni si salva, ma perde la madre, 4 sorelle, un fratello e il nonno. Elide Ruggeri rimane ferita al fianco destro ed
    elabora il ricordo di essere stata aiutata da un nazista per contrastare il sentimento di essere stata abbandonata. Nella strage perde la madre, un fratello e una sorella.

    L’orefice Gino Chirici, sfollato da Bologna, si nasconde nel bosco. Sua moglie viene uccisa nel cimitero di Casaglia. La figlia, una studentessa ventenne, viene ritrovata dai nazisti mentre è riversa in un fosso con una ferita a un gomito; i militi la portano alla Gardelletta e la curano.

    Al cimitero di Casaglia, Chirici salva una bambina di 6 anni, rimasta ferita, e la porta al rifugio Beguzzi, dove trova anche la figlia ventenne. Il 5 ottobre due soldati lo prelevano insieme ad altri per ripulire Ca’ Belvedere e lui raccomanda a un ufficiale la figlia.

    Alla fine del lavoro, gli uomini vengono condotti sul ciglio di una scarpata e fucilati. Chirici però sopravvive, poiché si butta prima di ricevere il colpo.

    Quando torna al rifugio, trova la figlia e la bambina di 6 anni morte nei loro letti: i nazisti hanno infatti ucciso tutte e 11 le persone rimaste all’interno.

    Cerpiano

    La mattina del 29 settembre la seconda compagnia del battaglione esplorante risale dalla Quercia e dalla Gardelletta verso Cerpiano. I militi non trovano particolari resistenze.

    Il diciassettenne Francesco Pirini, sfollato a Cerpiano, vede alcune case bruciare verso il Setta e avvisa i partigiani, poi si dirige con loro verso il Monte Sole. Un altro gruppo di resistenti, provenienti da Le Scope, si ritrova davanti all’oratorio per andare a Dizzola. Quei giovani decidono poi di rifugiarsi in un bosco per non imbattersi nel fuoco tedesco.

    Mentre risalgono verso il Monte Sole, le SS incontrano 2 donne e 8 bambini subito dopo Ca’ di Zermino. Li uccidono tutti, incendiando
    anche l’abitazione.

    I militi arrivano a Cerpiano tra le 8:30 e le 9. Sentendoli, diverse persone corrono nel rifugio antiaereo, realizzato nel vicino bosco: i nazisti non trovano la struttura e quei civili si salvano.

    Nella cantina del “Palazzo”, l’edificio più importante di Cerpiano, si nascondono invece 27 donne, 20 bambini e 2 uomini, uno dei quali paralitico e l’altro ultrasettantenne. I nazisti fanno irruzione nel locale e costringono tutte le persone a uscire, conducendole nell’oratorio dell’Angelo Custode. Poi chiudono dentro gli ostaggi e lanciano una granata dall’esterno, rompendo una vetrata.

    Dopo l’esplosione sopravvivono circa 20 persone. Due vengono
    uccise con armi da fuoco mentre cercano di uscire, una dalla porta principale, la bidella Amelia Tossani da quella laterale.

    I nazisti non se ne vanno. I militi mangiano e bevono, mentre qualcuno suona l’armonium all’interno del Palazzo. Il caporale Mayer, comandante della seconda compagnia, non pensa di eliminare esseri umani, ma soltanto “loschi bacilli”.

    Con ogni probabilità i nazisti rientrano alla base prima della notte e fanno ritorno a Cerpiano soltanto l’indomani mattina. Nessuno tuttavia si muove dall’interno dell’oratorio. Solo nel pomeriggio di sabato 30 settembre le SS uccidono gli ostaggi con armi da fuoco e li depredano degli oggetti di valore.

    Nell’oratorio di Cerpiano muoiono in tutto 46 persone, tra le quali le maestre Teresina Bortolucci e Anita Serra. Si salva invece Antonietta Benni, la maestra orsolina dell’asilo di Gardelletta. Sopravvivono anche Fernando Piretti, di 8 anni, e Paola Rossi, di 6 anni, portati poi in salvo da Francesco Lamberti.

    San Martino

    Max Simon sostiene che il comando della brigata Stella Rossa si trovi a San Martino. I nazisti si aspettano dunque di trovare ingenti fortificazioni e pensano di ricorrere massicciamente all’artiglieria.

    Probabilmente alcune pattuglie di SS arrivano già il 29 settembre, ma non commettono eccidi. Il giorno successivo, intorno alle 15:30, un gruppo di militi, appartenente alla quinta compagnia del battaglione esplorante, sale dalla località Quercia e prosegue per San Martino.

    Le SS fanno uscire le persone rifugiatesi in chiesa, radunano in un cortile tutte quelle che cercano di fuggire dalle case vicine e le uccidono con la mitragliatrice. Poi accatastano delle fascine e cominciano a bruciare i cadaveri. In seguito viene scavata una fossa comune, in cui sono collocati 37 cadaveri.

    Gli ultimi eventi del massacro di Monte Sole

    Il massacro di Monte Sole si conclude il 5 ottobre. Nei 25 giorni successivi l’area viene investita dalle violenze dei combattimenti. I
    nazisti non smettono di fare blitz e incursioni nei borghi tra il Reno e il Setta
    . A farne le spese sono coloro che si sono prodigati per assistere la popolazione civile, sperando in un futuro di pace.

    Tra di loro spicca don Giovanni Fornasini, parroco di Sperticano, che nei giorni del massacro viene arrestato e condotto a Salvaro. Trova scampo, ma non smette di impegnarsi per le comunità che hanno perso i loro sacerdoti.

    I nazisti vedono nel suo lavoro per la pace e nelle richieste di porre fine alle violenze due atti di sfida. Forse per questo don Fornasini viene ucciso e il 13 ottobre il suo corpo, decapitato, viene abbandonato dietro al cimitero di San Martino.

    Conosci la Newsletter di Storia oggi?

    Per restare aggiornati su tutte le mie iniziative, è possibile iscriversi alla Newsletter settimanale, in questa pagina.

  • Trekking storico al parco Santa Giulia

    Trekking storico al parco Santa Giulia

    Sabato 26 settembre 2026 ci incontriamo nella piazza dei Caduti di Monchio (Palagano, MO) per un trekking storico al Parco Santa Giulia. Cammineremo in uno dei luoghi più importanti per la nascita e lo sviluppo della Resistenza modenese.

    L’escursione Sentieri ribelli al Parco Santa Giulia ci porterà infatti a scoprire perché nell’autunno 1943 quel monte è stato uno dei primi luoghi in cui nacque l’idea di opporsi all’occupazione nazista e agli obblighi imposti dal fascismo di Salò.

    Prima vennero i giovani della montagna, che rifiutavano l’esercito di Mussolini, poi anche i sassolesi e altri modenesi risalirono il Secchia, ponendo le basi della lotta partigiana.

    Ricorderemo la strage che il 18 marzo 1944 devastò le comunità di Monchio, Susano e Costrignano, ma anche le vicende della zona libera di Montefiorino e il difficile percorso che portò alla Liberazione.

    Racconterò queste storie insieme alla guida ambientale ed escursionistica Elisa Guerri.

    Come partecipare

    Orario di partenza: ore 9.30

    Punto di ritrovo:  parcheggio della piazza dei Caduti di Monchio (la posizione verrà inviata dalla guida il giorno precedente)

    Difficoltà: 

    Lunghezza: 11 km

    Durata: 5 ore (soste escluse)

    Dislivello in salita: +345

    Dislivello in discesa: – 345

    Prezzo adulti: € 28

    Ridotto dai 12 ai 18 anni: € 25

    Escursione non adatta ai bambini di età inferiore ai 12 anni

    Riduzione per famiglie composte da almeno 4 partecipanti: € 25 a persona 

    Cani: Sono generalmente ammessi cani tenuti al guinzaglio salvo particolari condizioni, è quindi necessario segnalare l’intenzione di portare il proprio amico a quattro zampe prima di prenotare scrivendo a info@visitmodena.it

    Equipaggiamento: Scarponi alti da trekking con suola scolpita, zaino da 20-30 lt, borraccia acqua 1 litro, giacca antivento e antipioggia, copricapo, guanti, occhiali da sole, pranzo al sacco e snacks. Non ammesse scarpe basse.

    Maggiori info e iscrizioni su Visit Modena.

    Conosci la Newsletter di Storia oggi?

    Per restare aggiornati su tutte le mie iniziative, è possibile iscriversi alla Newsletter settimanale, in questa pagina.

  • Trekking storico a Monteorsello

    Trekking storico a Monteorsello

    Sabato 29 agosto 2026, nel pomeriggio, ti aspetto a Selva di Monteorsello per la seconda edizione del trekking Storie da gustare, sentieri da vivere.

    Cammineremo tra le colline che circondano il rio Monteorsello, nello splendido territorio di Guiglia. Racconterò nuove storie di Resistenza, seguendo idealmente i passi dei partigiani che, tra il 1944 e il 1945, scelsero quei luoghi per portare avanti la lotta di Liberazione.

    Come partecipare al trekking storico a Monteorsello

    Il ritrovo è fissato per le ore 17 presso l’Agriturismo Nonna Nella (via Buzzeda 4, Monteorsello di Guiglia). Da lì partiremo per il trekking. Entro le 19:30 ritorneremo all’Agriturismo Nonna Nella per un ricco apericena a buffet.

    Consigliamo la partecipazione alle persone abituate a camminare. Il percorso presenta alcuni tratti in salita e alterna tratti su asfalto, su ghiaia, su sentiero e su capezzagna. Raccomandiamo di indossare scarpe adatte a camminare nella natura, di portare un cappellino e una scorta d’acqua.

    Per partecipare, è necessario iscriversi scrivendo al numero 335.496736 o al numero 342.6681316. La quota di partecipazione, comprensiva dell’accompagnamento storico e dell’apericena, è di 25€ (pagamento in loco).

    L’iniziativa è promossa dall’Agriturismo Nonna Nella, da Storia oggi e da ANPI Marano sul Panaro – Marano Resiste.

    Una piccola anteprima

    Tra i primi mesi del 1944 e la primavera del 1945 i campi e i boschi di Monteorsello furono nascondigli per diversi giovani. Se all’inizio molti di loro volevano solo cercare di non farsi arrestare, col passare dei mesi cominciarono a battersi per far finire la guerra e le ingiustizie che avevano vissuto.

    In una serie di tappe narrative, ti farò scoprire le storie delle donne e degli uomini della Resistenza a Selva di Monteorsello. Sono vicende in cui s’intrecciano disperazione e coraggio, determinazione e preoccupazioni. Sono storie vive, che scopriremo camminando, ovvero adottando ritmi simili a quelli di chi si spostava in clandestinità durante la lotta partigiana.

    Conosci la Newsletter di Storia oggi?

    Per restare aggiornati su tutte le mie iniziative, è possibile iscriversi alla Newsletter settimanale, in questa pagina.

  • Trekking e pastasciutta antifascista a Lama Mocogno

    Trekking e pastasciutta antifascista a Lama Mocogno

    Domenica 26 luglio 2026 ci incontriamo alle Piane di Mocogno per un trekking storico che aprirà la giornata della pastasciutta antifascista a Lama Mocogno.

    L’appuntamento è fissato per le ore 9 nella zona del Centro Fondo. Cammineremo per un paio d’ore, andando alla scoperta delle storie custodite dai “caselli della Resistenza”. Per arricchire i miei racconti, Federico Benuzzi darà voce alle memorie legate a quei luoghi.

    Intorno alle 11 saremo di ritorno alle Piane di Mocogno per partecipare alla pastasciutta antifascista (con inizio alle 12) e alle attività del pomeriggio. Dalle 15 suoneranno la Banda Popolare dell’Emilia Rossa e Le piccole morti, mentre alle 17:30 ci sarà l’estrazione della sottoscrizione a premi.

    La pastasciutta è offerta dalla sezione ANPI Lama Mocogno. A seguire sarà disponibile un menu con crescentine, insalate miste, un piatto vegetariano, dolci, frutta, bevande e caffè a offerta libera.

    Come partecipare alla pastasciutta antifascista a Lama Mocogno

    Per partecipare al trekking è consigliato (ma non necessario) prenotare (info: 334.1647273).

    Per la pastasciutta è necessaria la prenotazione (334.1647273).

    Il progetto di ricerca sui “caselli della Resistenza”

    Negli ultimi mesi ho cominciato una ricerca per ricostruire le vicende storiche della Resistenza nel territorio di Lama Mocogno. La locale sezione dell’ANPI sta costruendo un percorso per unire una serie di “caselli”, fabbricati che servivano per dare riparo al bestiame, ai pastori e agli attrezzi nelle zone dei pascoli.

    Le indagini negli archivi delle formazioni partigiane, il recupero delle interviste e delle memorie familiari si legano alla volontà di capire e raccontare la funzione di quelle strutture durante la lotta di Liberazione.

    Parliamo di “caselli della Resistenza” perché i partigiani trovarono riparo in molti di questi fabbricati. La comunità locale ha tramandato per decenni aneddoti su ciò che accadde tra i pascoli e i singoli “caselli”.

    Dove finisce la storia e comincia la “leggenda”? Che cosa sappiamo davvero di quei “caselli”? Quali fatti si sono verificati nei dintorni delle Piane di Mocogno? E perché, in ogni caso, quella zona è stata fondamentale per lo sviluppo della Resistenza?

    Il trekking storico e la pastasciutta antifascista a Lama Mocogno del 26 luglio saranno l’anteprima di un progetto che continuerà ad accompagnarci nei prossimi mesi.

    Conosci la Newsletter di Storia oggi?

    Per restare aggiornati su tutte le mie iniziative, è possibile iscriversi alla Newsletter settimanale, in questa pagina.

  • Trekking storico a Montombraro di Zocca

    Trekking storico a Montombraro di Zocca

    Domenica 5 luglio 2026 ti aspetto a un nuovo trekking storico sulle colline a Montombraro di Zocca. L’escursione fa parte di Italiani brava gente, un ciclo di tre escursioni storiche tra Valsamoggia e Zocca.

    Attraverseremo un territorio che, nella parte conclusiva della Seconda guerra mondiale, fu segnato dalle violenze del Battaglione “Volontari della morte”, un reparto militare formato da fascisti che commisero diversi crimini.

    Federica Ragazzi, Guida ambientale ed escursionistica delle valli bolognesi, ci accompagnerà per le strade e i sentieri che si snodano intorno a Montombraro. Cammineremo in uno spazio che fu più volte interessato e segnato dagli sviluppi della Seconda guerra mondiale.

    Io racconterò ciò che accadde nel luglio 1944, quando le forze armate della Germania nazista cominciarono a rastrellare le colline per prelevare persone da inviare al lavoro nelle retrovie del fronte. Quale fu l’impatto di questa scelta sulla vita quotidiana delle comunità locali? E come si arrivò alla strage dei Boschi di Ciano, quando i “Volontari della morte” fascisti impiccarono 20 ostaggi?

    La narrazione ti farà scoprire le risposte a queste domande e altri aspetti di quei tragici giorni.

    Il programma del trekking storico sulle colline

    Ore 9: ritrovo presso Cuenca Club Parco Piscina – Via della Piscina 109, Monteombraro (MO)

    9:15: partenza dell’escursione

    12:30: pranzo al sacco

    16.00 circa: rientro al punto di partenza.

    Caratteristiche del percorso

    Difficoltà: escursione di media difficoltà su fondo misto (sentiero collinare, strada sterrata, alcuni brevi tratti di percorso asfaltato su strade poco trafficate); sentieri facilmente percorribili e adatti a ogni livello di abilità.

    Per partecipare, è richiesta l’abitudine a camminare in natura e in collina.

    Lunghezza: 10 km

    Dislivello: salita/discesa m. 350

    Ore di cammino effettivo: 3:30

    Maggiori informazioni sono disponibili nella scheda completa del percorso: puoi consultarla qui.

    Per eventuali dubbi, contattare la guida, Federica Ragazzi: federicaragazzi@guidevallibolognesi.it – 338.4071117.

    Come partecipare

    Per partecipare, è necessario prenotare entro le ore 12 di sabato 4 luglio o fino al raggiungimento del numero massimo di iscritti. Ci si iscrive compilando il form apposito o contattando la guida ai recapiti sopra indicati, comunicando un proprio recapito di telefono cellulare.

    Quota di partecipazione: € 25 (adulti), comprensiva di servizio di accompagnamento da parte Guida Ambientale Escursionistica qualificata e di un narratore storico.

    Consigli per l’equipaggiamento

    Si consiglia di indossare abbigliamento da escursione per la collina. Occorrono scarpe da trekking o con la suola scolpita. Si consiglia di portare con sé almeno un litro di acqua. Sono consigliati vestiario e scarpe di ricambio da lasciare in auto, spray anti-zanzare (meglio se anche con specifiche per zecche) e bastoncini telescopici, se graditi.

    Conosci la Newsletter di Storia oggi?

    Per restare aggiornati su tutte le mie iniziative, è possibile iscriversi alla Newsletter settimanale, in questa pagina.

  • Trekking storico fra Capanno Tassoni e il lago Scaffaiolo

    Trekking storico fra Capanno Tassoni e il lago Scaffaiolo

    Sabato 1 agosto 2026 ci incontriamo a Capanno Tassoni per Sentieri ribelli sul crinale tosco-emiliano, un trekking storico fra Capanno Tassoni e il lago Scaffaiolo.

    L’escursione ci porterà a scoprire perché il territorio di Fanano è stato cruciale per la Resistenza già nella primavera del 1944. Capanno Tassoni, il passo di Croce Arcana e il Lago Scaffaiolo custodiscono tante storie di un’umanità impegnata a fare i conti con una guerra brutale.

    Racconterò queste storie insieme alla guida ambientale ed escursionistica Elisa Guerri, che ci accompagnerà lungo sentieri che furono testimoni di vicende importanti. Scopriremo i movimenti dei partigiani in lotta per la Liberazione, ma anche tante storie di vita quotidiana. Che cosa accadeva, ad esempio, alle persone in cerca di salvezza oltre la Linea Gotica

    Sarà un modo nuovo per vivere il trekking storico fra Capanno Tassoni e il lago Scaffaiolo, un sentiero considerato “classico” dell’Appennino modenese.

    Come partecipare

    Orario di partenza: ore 9.15

    Punto di ritrovo:  Capanno Tassoni

    Difficoltà: 

    Lunghezza: 13 km

    Durata: 5 ore (soste escluse)

    Dislivello in salita: +300

    Dislivello in discesa: – 300

    Prezzo adulti: € 28

    Ridotto dai 12 ai 18 anni: € 25

    Gratuito sotto i 12 anni

    Riduzione per famiglie composte da almeno 4 partecipanti: € 25 a persona 

    Cani: Sono generalmente ammessi cani tenuti al guinzaglio salvo particolari condizioni, è quindi necessario segnalare l’intenzione di portare il proprio amico a quattro zampe prima di prenotare scrivendo a info@visitmodena.it

    Equipaggiamento: Scarponi alti da trekking con suola scolpita, zaino da 20-30 lt, borraccia acqua 1 litro, giacca antivento e antipioggia, copricapo, guanti, occhiali da sole, pranzo al sacco e snacks. Non ammesse scarpe basse. Portare una torcia per le escursioni in notturna. 

    Maggiori info e iscrizioni su Visit Modena.

    Conosci la Newsletter di Storia oggi?

    Per restare aggiornati su tutte le mie iniziative, è possibile iscriversi alla Newsletter settimanale, in questa pagina.

  • Trekking storico sulle colline tra Serravalle e Ciano

    Trekking storico sulle colline tra Serravalle e Ciano

    Domenica 14 giugno 2026 ti aspetto a un nuovo trekking storico sulle colline tra Castello di Serravalle e Ciano di Zocca. L’escursione fa parte di Italiani brava gente, un ciclo di tre escursioni storiche tra Valsamoggia e Zocca.

    Attraverseremo un territorio che, nella parte conclusiva della Seconda guerra mondiale, fu segnato dalle violenze del Battaglione “Volontari della morte”, un reparto militare formato da fascisti che commisero diversi crimini.

    Federica Ragazzi, Guida ambientale ed escursionistica delle valli bolognesi, ci accompagnerà per le strade e i sentieri tra l’antico borgo di Castello di Serravalle e la chiesa parrocchiale di Ciano.

    Io racconterò i rapporti tra la comunità locale, le formazioni della Resistenza e i fascisti presenti sul territorio. Come agivano le forze militari incaricate di far rispettare l’ordine pubblico? Perché in certe zone si moltiplicavano i furti e le rapine? È vero che i partigiani erano solo dei “rubagalline”? E come ha fatto la Resistenza a sopravvivere nelle difficoltà della clandestinità?

    La narrazione farà scoprire le risposte a queste domande e altre storie avvenute tra il 1943 e il 1945.

    Il programma del trekking storico sulle colline

    Ore 8.15: ritrovo presso il borgo antico di Castello di Serravalle

    8.30: partenza dell’escursione

    13.00 circa: arrivo a Mercatello; organizzazione per il rientro a Castello di Serravalle.

    Caratteristiche del percorso

    Difficoltà: escursione di media difficoltà su fondo misto (sentiero collinare, strada sterrata, alcuni brevi tratti di percorso asfaltato su strade poco trafficate); è richiesto un minimo di allenamento a camminare in collina. L’andata e il ritorno saranno in parte sullo stesso percorso.

    Per partecipare, è richiesta l’abitudine a camminare in natura e in collina.

    Lunghezza: 10 km

    Dislivello: salita/discesa m. 310

    Ore di cammino effettivo: 4

    Maggiori informazioni sono disponibili nella scheda completa del percorso: puoi consultarla qui.

    Per eventuali dubbi, contattare la guida, Federica Ragazzi: federicaragazzi@guidevallibolognesi.it – 338.4071117.

    Come partecipare

    Per partecipare, è necessario prenotare entro le ore 12 di sabato 13 giugno o fino al raggiungimento del numero massimo di iscritti. Ci si iscrive compilando il form apposito o contattando la guida ai recapiti sopra indicati, comunicando un proprio recapito di telefono cellulare.

    Quota di partecipazione: € 20 (adulti), comprensiva di servizio di accompagnamento da parte Guida Ambientale Escursionistica qualificata e di un narratore storico.

    Consigli per l’equipaggiamento

    Si consiglia di indossare abbigliamento da escursione per la collina. Occorrono scarpe da trekking o con la suola scolpita. Si consiglia di portare con sé almeno un litro di acqua. Sono consigliati vestiario e scarpe di ricambio da lasciare in auto, spray anti-zanzare (meglio se anche con specifiche per zecche) e bastoncini telescopici, se graditi.

    Conosci la Newsletter di Storia oggi?

    Per restare aggiornati su tutte le mie iniziative, è possibile iscriversi alla Newsletter settimanale, in questa pagina.

  • Trekking storico del 2 giugno a Savignano sul Panaro

    Trekking storico del 2 giugno a Savignano sul Panaro

    Martedì 2 giugno 2026 ci incontriamo a Savignano sul Panaro per un trekking storico. Partiremo dal Borgo Castello e cammineremo sulle colline dei dintorni per raccontare la nascita della Repubblica. Io riporterò alla luce una serie di storie accadute tra la Liberazione e il 2 giugno 1946. Federico Benuzzi presterà la voce a protagonisti dell’epoca per far riemergere le parole di quel tempo.

    Il ritrovo è fissato alle ore 9 nella Piazza della Pace, davanti al cimitero di Savignano Alto. Dopo un paio d’ore di camminata e soste narrative arriveremo al punto IAT per l’inaugurazione di una mostra sulle 21 madri costituenti e un aperitivo in onore della Repubblica.

    La partecipazione è gratuita e non è necessario prenotare. L’iniziativa è sostenuta e organizzata dal Comune di Savignano sul Panaro.

    2 giugno 1946: una piccola anteprima

    Il 2 giugno 1946 le italiane e gli italiani sono chiamati a votare per il referendum istituzionale, ma anche eleggere i deputati dell’Assemblea costituente, che dovranno redigere la nuova Carta fondamentale.

    Le Sinistre, i repubblicani, gli azionisti e i democratico-cristiani più progressisti si espongono a favore della repubblica; molti liberali, cattolici conservatori e notabili sostengono invece la monarchia.

    I risultati del voto

    Il referendum mobilita l’89,08% degli aventi diritto al voto. La repubblica ottiene 12.718.641 di consensi (54,27%), mentre la monarchia si ferma a 10.718.502 (45,73%).

    Nella circoscrizione di Parma, Modena, Piacenza e Reggio Emilia la repubblica ottiene 646.214 preferenze (72,78%), mentre la monarchia si ferma a 241.663 (27,22%).

    Alle elezioni dell’Assemblea costituente la Democrazia cristiana ottiene il 35,21% dei voti e 207 seggi; il Partito socialista italiano di unità proletaria il 20,68% dei consensi e 115 seggi; il Partito comunista italiano il 18,93% dei voti e 104 seggi. Nessun’altra formazione politica supera il 7%.

    Un Paese diviso

    Dalle urne emerge l’istantanea di un Paese diviso. Il nord, ancora segnato dall’occupazione nazi-fascista e dagli slanci della Resistenza, aderisce in massa all’idea repubblicana. Il sud, liberato già nel 1943 e reduce da oltre due anni di rapporti complessi con gli Alleati, sostiene diffusamente la monarchia.

    Conosci la Newsletter di Storia oggi?

    Per restare aggiornati su tutte le mie iniziative, è possibile iscriversi alla Newsletter settimanale, in questa pagina.

  • 3 escursioni storiche tra Valsamoggia e Zocca

    3 escursioni storiche tra Valsamoggia e Zocca

    Domenica 31 maggio 2026 comincerà Italiani brava gente, un ciclo di tre escursioni storiche tra Valsamoggia e Zocca. Attraverseremo un territorio che, nella parte conclusiva della Seconda guerra mondiale, fu segnato dalle violenze del Battaglione “Volontari della morte”, un reparto militare formato da fascisti che commisero diversi crimini.

    Federica Ragazzi, Guida ambientale ed escursionistica delle valli bolognesi, ci accompagnerà nel primo trekking tra la località Bersagliera e le colline di Castello di Serravalle.

    Io racconterò le radici delle atrocità avvenute durante la Seconda guerra mondiale e le ragioni che spinsero una parte consistente della popolazione a scegliere la Resistenza.

    In questa prima tappa la narrazione partirà da alcuni episodi accaduti all’inizio degli anni Venti, proseguendo poi attraverso la dittatura fascista e arrivando agli anni della guerra. A Castello di Serravalle scopriremo, infine, la vicenda di Guido, partito da Bologna per cercare libertà e giustizia nella zona di Montefiorino.

    La seconda delle escursioni storiche tra Valsamoggia e Zocca è in programma per domenica 14 giugno, la terza per domenica 5 luglio. La prima era stata programmata per domenica 17 maggio, poi è stata rinviata per le conseguenze del maltempo.

    Il programma della prima giornata

    Ore 9.30: ritrovo presso il parcheggio in località Bersagliera di Valsamoggia, vicino alla trattoria Elisa

    9.45 partenza dell’escursione

    12.00: pranzo al sacco

    16.00 circa: rientro al punto di partenza.

    Caratteristiche del percorso

    Difficoltà: escursione di media su fondo misto (sentiero collinare, strada sterrata, alcuni brevi tratti di percorso asfaltato su strade poco trafficate). I sentieri sono facilmente percorribili e adatti a ogni livello di abilità.

    Per partecipare, è richiesta l’abitudine a camminare in natura e in collina.

    Lunghezza: 9 km

    Dislivello: salita/discesa m. 130

    Ore di cammino effettivo: 3

    Maggiori informazioni sono disponibili nella scheda completa del percorso: puoi consultarla qui.

    Per eventuali dubbi, contattare la guida, Federica Ragazzi: federicaragazzi@guidevallibolognesi.it – 338.4071117.

    Escursioni storiche tra Valsamoggia e Zocca: come partecipare

    Per partecipare, è necessario prenotare entro le ore 12 di sabato 30 maggio o fino al raggiungimento del numero massimo di iscritti. Ci si iscrive compilando il form apposito o contattando la guida ai recapiti sopra indicati, comunicando un proprio recapito di telefono cellulare.

    Quota di partecipazione: € 25 (adulti), comprensiva di servizio di accompagnamento da parte Guida Ambientale Escursionistica qualificata e di un narratore storico.

    Consigli per l’equipaggiamento

    Si consiglia di indossare abbigliamento da escursione per la collina. Occorrono scarpe da trekking o con la suola scolpita. Si consiglia di portare con sé almeno un litro di acqua. Sono consigliati vestiario e scarpe di ricambio da lasciare in auto, spray anti-zanzare (meglio se anche con specifiche per zecche) e bastoncini telescopici, se graditi.

    Conosci la Newsletter di Storia oggi?

    Per restare aggiornati su tutte le mie iniziative, è possibile iscriversi alla Newsletter settimanale, in questa pagina.

  • Trekking storico nel Parco dei Sassi di Roccamalatina

    Trekking storico nel Parco dei Sassi di Roccamalatina

    Domenica 24 maggio 2026 ci incontriamo nel Parco dei Sassi di Roccamalatina per l’escursione Le torri di roccia. Eleonora Fornasiero, Guida ambientale ed escursionistica certificata della Regione Emilia-Romagna, ci accompagnerà prima attraverso il “Sentiero dei Ponticelli” nel bosco e poi lungo la ciclovia panoramica.

    Lungo il cammino racconterò vicende della Resistenza e della vita quotidiana nel Parco dei Sassi di Roccamalatina durante la Seconda guerra mondiale. Quali luoghi furono rifugi e nascondigli per chi cercava di non farsi catturare? Dove agivano i partigiani? E com’erano le giornate delle persone comuni?

    Questa escursione ad anello sarà un itinerario lento che ci permetterà di unire il paesaggio e la storia. Davanti ai nostri occhi si apriranno ampie vedute sulla valle del Panaro e sui Sassi di Roccamalatina.

    L’escursione era stata originariamente programmata per sabato 16 maggio e poi rinviata per le previsioni di maltempo.

    Dati tecnici sul percorso

    • Difficoltà: 2 su 5
    • Lunghezza: 9 km
    • Dislivello: +/- 300 mt
    • Durata: 4 ore (soste escluse)
    • Escursione adatta a persone abituate a camminare in natura, in buono stato di salute psico-fisica e con abbigliamento adeguato

    Come partecipare

    • Ritrovo: 9:30 Pieve di Trebbio (Guiglia-MO); sarà fornita la posizione esatta agli iscritti
    • I minori sono ammessi obbligatoriamente accompagnati da un adulto responsabile e garante, dagli 8 anni di età
    • CANI: ammessi se abituati a camminare in gruppo e tenuti al guinzaglio

    Equipaggiamento obbligatorio

    • Scarpe da trail running o con suola scolpita tipo Vibram
    • Zaino
    • Abbigliamento a strati con un capo antivento ed impermeabile
    • Scorta personale di acqua (almeno 1 L)
    • Pranzo al sacco

    Equipaggiamento consigliato

    • Bastoncini da trekking
    • Cappello da sole
    • Crema solare
    • Repellente per insetti
    • Eventuali snack

    Prezzo e dettagli

    • Costo: 30€ adulti; 8€ ragazzi (10-14 anni)
    • Numero partecipanti: conferma con minimo di 8 iscritti
    • Prenotazione: obbligatoria entro giovedì 14 maggio 2026
    • LEGGERE ATTENTAMENTE IL REGOLAMENTO ALL’INDIRIZZO PRESENTE SU LINKTREE (linktr.ee/eleonorafornasierogae)
    • Link per l’iscrizione: https://eleonorafornasiero-gae.understory.io/experience/ed5a5039e6dc6d9bf46ba83ace1eae72
      Per ulteriori info e iscrizioni: Eleonora 329.4062025 – Daniel 338.4204265
    • Se dovesse rendersi necessario, le guide potrebbero modificare il percorso e in caso di maltempo l’evento potrebbe essere posticipato od annullato.
    • La quota di partecipazione comprende il solo accompagnamento per tutta la durata della giornata di Eleonora Fornasiero (Guida Ambientale
      Escursionistiche, associate AIGAE – Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche, abilitata ai sensi della L.R. 4/2013) e Daniel Degli Esposti (divulgatore storico).
    • CONFERMA il giorno precedente entro le 19:00 per condizioni metereologiche adeguate.

    Conosci la Newsletter di Storia oggi?

    Per restare aggiornati su tutte le mie iniziative, è possibile iscriversi alla Newsletter settimanale, in questa pagina.