Storia oggi

Il blog di Daniel Degli Esposti

Tag: Castelfranco Emilia

  • Resistenza a Castelfranco: passeggiata a Bosco Albergati

    Resistenza a Castelfranco: passeggiata a Bosco Albergati

    Sabato 25 aprile 2026 ti aspetto a Bosco Albergati per una passeggiata storica sulla Resistenza a Castelfranco Emilia.

    L’appuntamento è alle ore 11 all’ingresso dell’area di Bosco Albergati, in via Lavichielle 6. Cammineremo per circa un’ora lungo un percorso ad anello tra il giardino storico della villa e la “città degli alberi”.

    Racconterò diverse vicende della lotta di Liberazione nella Quarta zona partigiana modenese, che comprendeva Castelfranco, San Cesario, Piumazzo e Manzolino. Sarà un’occasione per scoprire come si sviluppò la Resistenza in un territorio fondamentale per l’agricoltura e l’allevamento.

    Cosa cercavano di ottenere i partigiani nei rapporti con le famiglie contadine? Quali scelte permisero alla Resistenza di accattivarsi il favore o la benevolenza di molte persone comuni? Perché la vita quotidiana nascondeva insidie e pericoli anche quando il fronte non era ancora arrivato sulla Linea Gotica?

    Per scoprire tutto questo, e per conoscere altre storie della Resistenza a Castelfranco, ti aspetto a Bosco Albergati.

    Resistenza a Castelfranco: come partecipare

    La partecipazione alla passeggiata storica è gratuita e non è necessario prenotare.

    L’iniziativa è promossa dal Partito democratico Castelfranco Emilia – San Cesario sul Panaro, che alle 12:30 organizza un pranzo di autofinanziamento per la Festa della Liberazione. Per partecipare al pranzo, sempre nell’area di Bosco Albergati, occorre prenotare (Marco: 328.1417234 – Nara: 338.1015042 – Paola: 338.2125663).

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  • Terra contesa: incontro sulla Palestina a Castelfranco

    Terra contesa: incontro sulla Palestina a Castelfranco

    Mercoledì 25 marzo 2026 ci incontriamo alle ore 21 nella Sala della Pro Loco di Castelfranco Emilia (piazza Garibaldi 14) per la serata Terra contesa. Palestina/Israele: una bussola storica.

    Affronteremo lo scenario del Medio Oriente, ripercorrendo la questione palestinese, per riflettere sul genocidio in corso nella Striscia di Gaza e sulla pulizia etnica della Cisgiordania.

    Ci porremo l’obiettivo di contrastare narrazioni propagandistiche, fake news e strumentalizzazioni utili soltanto a generare polemiche.

    Per comprendere meglio ciò che accade in quel drammatico scenario, senza lasciarsi intrappolare dai contrapposti discorsi d’odio, è utile ricostruire correttamente e criticamente le radici storiche di quello scenario conflittuale, al fine ultimo di generare o consolidare una cultura di pace.

    Terra contesa: come partecipare

    La partecipazione all’incontro Terra contesa. Palestina/Israele: una bussola storica è libera e gratuita. Non è necessario prenotare.

    L’iniziativa è organizzata dalla Pro Loco Castelfranco Emilia con il patrocinio del Comune di Castelfranco Emilia.

    Una piccola anteprima: il 1948 in Palestina

    Il 14 maggio 1948 il leader sionista David Ben Gurion proclama la nascita dello Stato d’Israele, di cui sia gli Stati Uniti sia l’URSS riconoscono immediatamente la sovranità.

    Nella notte successiva, le forze armate della Lega araba entrano in Palestina. Inizia la prima guerra arabo-israeliana. Lo Stato ebraico la interpreta come una guerra d’indipendenza e può contare su aiuti internazionali.

    Avendo accumulato un’organizzazione militare e armamenti superiori a quelli della Lega araba, nel 1949 Israele estende il proprio territorio oltre i confini assegnati dalle Nazioni Unite.

    Altre parti dell’ipotizzato Stato palestinese passano invece sotto il controllo dell’Egitto e della Transgiordania, ribattezzata Giordania.

    La Nakba

    Al termine del conflitto, oltre 700.000 palestinesi sono costretti ad abbandonare le loro terre e cercano rifugio nei campi profughi dei Paesi vicini. Per tutti loro la sconfitta e la perdita dei beni diventano la Nakba (“catastrofe”).

    È un’esperienza di distacco che per alcuni sfocia nell’esilio, mentre per altri apre decenni di straniamento. C’è chi cerca salvezza trasferendosi in uno dei Paesi della Lega Araba, trovando un’accoglienza contraddittoria e problematica.

    I governi non vogliono, infatti, assumersi l’onere di assisterli e sperano che la loro sventura faccia pressione sulle organizzazioni internazionali, inducendole a forzare la mano con Israele.

    I palestinesi e la Lega Araba

    Emerge, così, una tendenza nel rapporto tra i palestinesi e i Paesi della Lega Araba. I governi di questi Stati non considerano le esigenze dei rifugiati, ma si servono di loro (e, più in generale, della questione palestinese) per posizionarsi o per perseguire i propri interessi.

    Altri rifugiati palestinesi si stabiliscono a ridosso della propria terra d’origine, in una parte della Cisgiordania (sotto l’amministrazione giordana) o della Striscia di Gaza (affidata all’Egitto).

    Rifugiati: un’emergenza divenuta strutturale

    Col passare degli anni gli insediamenti precari si stabilizzano e, pur essendo chiamati campi profughi, si trasformano “città di fatto”. Le baracche diventano edifici e, per dare un tetto alle generazioni nate lì, si alzano verso il cielo, perché possono crescere solo in verticale.

    La vita è difficile: il lavoro è quasi sempre precario e sottopagato, le condizioni igieniche sono problematiche e spesso la sussistenza è affidata alla United Nations Relief and Works Agency for Palestine Refugees in the Near East (UNRWA), l’agenzia che l’ONU istituisce per assistere i rifugiati palestinesi.

    Nessuno cancella esplicitamente il “diritto al ritorno”, ma le organizzazioni internazionali sono impotenti di fronte al rifiuto di Israele. Lo Stato ebraico non vuole aprire al reinsediamento dei profughi palestinesi, che rimangono confinati in un limbo pluridecennale.

    Palestinesi in Israele

    Non mancano, infine, persone e famiglie che scelgono di rimanere nei territori controllati da Israele. Pur ottenendo la cittadinanza, non vivono in condizioni di effettiva parità, perché lo Stato non li considera come parte della propria missione politica.

    Fino al 1966 i “palestinesi del 1948” sono sottoposti a un regime di legge marziale. Il governo giustifica tale stato d’eccezione facendo riferimento al mancato raggiungimento di una pace con gli Stati della Lega Araba, per il quale la classe dirigente israeliana è in buona parte responsabile.

    Nei decenni successivi la legislazione mantiene elementi discriminatori che evolvono per accompagnare i cambiamenti economico-sociali del Paese, trovando ulteriori rafforzamenti a partire dalla seconda metà degli anni Novanta.

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  • Israele e la Shoah: incontri

    Israele e la Shoah: incontri

    La settimana che ruota intorno al Giorno della Memoria sarà un’occasione per esplorare il rapporto storico tra Israele e la Shoah. Dedicherò a questo tema tre incontri pubblici.

    Il primo è in programma martedì 27 gennaio a Maranello. Il secondo è fissato per giovedì 29 gennaio a Castelfranco Emilia. Il terzo ci attende sabato 31 gennaio alla Rocca dei Bentivoglio di Bazzano (Valsamoggia).

    Racconterò perché lo Stato d’Israele ha inizialmente ricordato con reticenza lo sterminio degli ebrei d’Europa e farò emergere cos’è cambiato dal processo Eichmann all’attuale strumentalizzazione delle accuse di antisemitismo.

    27 gennaio a Maranello

    A Maranello l’incontro pubblico Israele e la Shoah si terrà martedì 27 gennaio alle ore 17 presso la Biblioteca comunale MABIC, in via Vittorio Veneto 5.

    L’iniziativa è promossa dal Servizio Cultura del Comune di Maranello.

    L’ingresso è gratuito e non è necessario prenotare.

    29 gennaio a Castelfranco Emilia

    A Castelfranco Emilia l’incontro pubblico Israele e la Shoah si terrà giovedì 29 gennaio alle ore 20:30 nella sala Gabriella Degli Esposti, presso la Biblioteca comunale Lea Garofalo, in piazza della Liberazione 5.

    L’iniziativa è promossa dall’assessorato alla Cultura del Comune di Castelfranco Emilia.

    L’ingresso è gratuito e non è necessario prenotare.

    31 gennaio a Bazzano

    A Bazzano (Valsamoggia) l’incontro pubblico Israele e la Shoah si terrà sabato 31 gennaio alle ore 16 alla Rocca dei Bentivoglio, in via Contessa Matilde 10.

    L’iniziativa è promossa dalla sezione ANPI di Bazzano, dal Comune di Valsamoggia e dalla Fondazione Rocca dei Bentivoglio.

    L’ingresso è gratuito e non è necessario prenotare.

    L’evento si inserisce nel programma realizzato dal Comune di Valsamoggia, dalla Fondazione Rocca dei Bentivoglio e dalle sezioni ANPI di Valsamoggia per il Giorno della Memoria.

    Israele e la Shoah: un’anticipazione

    Lo Stato d’Israele, nato da un progetto di colonialismo d’insediamento, si fonda sulla volontà di assicurare uno spazio di protezione, autodeterminazione e sovranità al popolo ebraico. Le istituzioni devono, pertanto, confrontarsi con la traumatica eredità della Shoah.

    I sionisti reduci dalle prime quattro Aliyot (le emigrazioni degli ebrei verso la Palestina storica) guardano con diffidenza ai sopravvissuti dei lager. Li ritengono, infatti, ancora segnati dalle titubanze della diaspora. Si chiedono, inoltre, come siano potuti passare attraverso l’orrore senza essere annientati.

    I sospetti nei confronti dei sopravvissuti alla Shoah

    Si diffondono, pertanto, sospetti di tradimento e collaborazionismo, che complicano l’apertura di un confronto pubblico sulla memoria della catastrofe.

    Mentre i laburisti chiedono di sospendere il giudizio nei confronti dei sopravvissuti, affermando che nessuno può comprendere fino in fondo la loro esperienza, i revisionisti criticano la classe dirigente dell’Agenzia ebraica, sostenendo che non ha fatto abbastanza per salvare i correligionari in pericolo e che in certi casi si è spinta fino alla collusione con i fascismi per difendere i propri interessi.

    La svolta del processo Eichmann

    Un momento di svolta nella costruzione della memoria pubblica israeliana arriva nel 1961, quando a Gerusalemme viene processato l’SS-Obersturmbannführer Adolf Eichmann, catturato dal Mossad in Argentina. Il procedimento giudiziario si conclude con una condanna a morte e con l’impiccagione dell’imputato.

    Le udienze consentono a molti sopravvissuti di raccontare la propria storia, trovando legittimità e riconoscimento. Le testimonianze fanno emergere la «banalità del male», rivelando da una parte l’ordinarietà dei meccanismi burocratici alla base dello sterminio nazista e dall’altra le specifiche responsabilità delle autorità ebraiche, che non hanno saputo contrastare le violenze.

    La seconda metà degli anni Settanta e le mosse dei conservatori

    A partire dalla seconda metà degli anni Settanta, in Occidente, molti liberali e conservatori continuano a manifestare il proprio appoggio a Israele, non volendo rinunciare a un alleato strategico e a un avamposto del proprio modello culturale.

    A loro si affiancano intellettuali ebrei che diventano consiglieri e collaboratori delle autorità, contribuendo a plasmare progetti finalizzati a mantenere lo status quo. Non mancano, tuttavia, specialmente tra i progressisti, le voci che perorano la causa dei palestinesi, criticando il sionismo.

    I governi israeliani reagiscono con durezza, accusando di antisemitismo chiunque minacci gli interessi o contesti le politiche dello Stato ebraico. I capi di Stato del Medio Oriente, che non riconoscono Israele, vengono sistematicamente paragonati a Hitler.

    Per alimentare questa narrazione, anche gli intellettuali favorevoli alla difesa dello status quo si servono dell’islamofobia, sostenendo la validità dei paragoni tra i leader arabi e i gerarchi nazisti. Il disprezzo e l’ostilità nei confronti dei musulmani sostituiscono, pertanto, l’antisemitismo come strumento per compattare il fronte conservatore.

    Per non confondere antisemitismo e antisionismo

    Alla luce della sovrapposizione arbitraria tra l’antisionismo e l’antisemitismo, realizzata dalla classe dirigente israeliana per ragioni politiche, è fondamentale recuperare le differenze tra i due fenomeni.

    Affermare che il sionismo propone un progetto sociale riconducibile al colonialismo d’insediamento, così come denunciare l’aggressività dello Stato d’Israele, significa mettere in luce la problematicità di un modello politico contingente. Tale critica non implica in nessun modo una volontà di discriminare razzialmente gli ebrei nel loro insieme.

    Sovrapporre l’antisemitismo e l’antisionismo diventa ancora più problematico quando il collasso dell’URSS e il tramonto delle ideologie aprono spiragli a interpretazioni revisionistiche della storia novecentesca.

    I problemi del “risveglio identitario”

    Il risveglio identitario riporta alla luce diversi luoghi comuni cari ai fascismi, facendo ridestare pensieri che delineano scenari di intolleranza, di odio, e di violenza. In questo contesto si riattiva anche l’antisemitismo, che mescola i propri argomenti nel dibattito fra i sostenitori di Israele e quelli della Palestina, aggiungendo un ulteriore (e pericoloso) elemento di complessità.

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