La settimana che ruota intorno al Giorno della Memoria sarà un’occasione per esplorare il rapporto storico tra Israele e la Shoah. Dedicherò a questo tema tre incontri pubblici.
Il primo è in programma martedì 27 gennaio a Maranello. Il secondo è fissato per giovedì 29 gennaio a Castelfranco Emilia. Il terzo ci attende sabato 31 gennaio alla Rocca dei Bentivoglio di Bazzano (Valsamoggia).
Racconterò perché lo Stato d’Israele ha inizialmente ricordato con reticenza lo sterminio degli ebrei d’Europa e farò emergere cos’è cambiato dal processo Eichmann all’attuale strumentalizzazione delle accuse di antisemitismo.
27 gennaio a Maranello
A Maranello l’incontro pubblico Israele e la Shoah si terrà martedì 27 gennaio alle ore 17 presso la Biblioteca comunale MABIC, in via Vittorio Veneto 5.
L’iniziativa è promossa dal Servizio Cultura del Comune di Maranello.
L’ingresso è gratuito e non è necessario prenotare.
29 gennaio a Castelfranco Emilia
A Castelfranco Emilia l’incontro pubblico Israele e la Shoah si terrà giovedì 29 gennaio alle ore 20:30 nella sala Gabriella Degli Esposti, presso la Biblioteca comunale Lea Garofalo, in piazza della Liberazione 5.
L’iniziativa è promossa dall’assessorato alla Cultura del Comune di Castelfranco Emilia.
L’ingresso è gratuito e non è necessario prenotare.
31 gennaio a Bazzano
A Bazzano (Valsamoggia) l’incontro pubblico Israele e la Shoah si terrà sabato 31 gennaio alle ore 16 alla Rocca dei Bentivoglio, in via Contessa Matilde 10.

L’iniziativa è promossa dalla sezione ANPI di Bazzano, dal Comune di Valsamoggia e dalla Fondazione Rocca dei Bentivoglio.
L’ingresso è gratuito e non è necessario prenotare.
L’evento si inserisce nel programma realizzato dal Comune di Valsamoggia, dalla Fondazione Rocca dei Bentivoglio e dalle sezioni ANPI di Valsamoggia per il Giorno della Memoria.

Israele e la Shoah: un’anticipazione
Lo Stato d’Israele, nato da un progetto di colonialismo d’insediamento, si fonda sulla volontà di assicurare uno spazio di protezione, autodeterminazione e sovranità al popolo ebraico. Le istituzioni devono, pertanto, confrontarsi con la traumatica eredità della Shoah.
I sionisti reduci dalle prime quattro Aliyot (le emigrazioni degli ebrei verso la Palestina storica) guardano con diffidenza ai sopravvissuti dei lager. Li ritengono, infatti, ancora segnati dalle titubanze della diaspora. Si chiedono, inoltre, come siano potuti passare attraverso l’orrore senza essere annientati.
I sospetti nei confronti dei sopravvissuti alla Shoah
Si diffondono, pertanto, sospetti di tradimento e collaborazionismo, che complicano l’apertura di un confronto pubblico sulla memoria della catastrofe.
Mentre i laburisti chiedono di sospendere il giudizio nei confronti dei sopravvissuti, affermando che nessuno può comprendere fino in fondo la loro esperienza, i revisionisti criticano la classe dirigente dell’Agenzia ebraica, sostenendo che non ha fatto abbastanza per salvare i correligionari in pericolo e che in certi casi si è spinta fino alla collusione con i fascismi per difendere i propri interessi.
La svolta del processo Eichmann
Un momento di svolta nella costruzione della memoria pubblica israeliana arriva nel 1961, quando a Gerusalemme viene processato l’SS-Obersturmbannführer Adolf Eichmann, catturato dal Mossad in Argentina. Il procedimento giudiziario si conclude con una condanna a morte e con l’impiccagione dell’imputato.
Le udienze consentono a molti sopravvissuti di raccontare la propria storia, trovando legittimità e riconoscimento. Le testimonianze fanno emergere la «banalità del male», rivelando da una parte l’ordinarietà dei meccanismi burocratici alla base dello sterminio nazista e dall’altra le specifiche responsabilità delle autorità ebraiche, che non hanno saputo contrastare le violenze.
La seconda metà degli anni Settanta e le mosse dei conservatori
A partire dalla seconda metà degli anni Settanta, in Occidente, molti liberali e conservatori continuano a manifestare il proprio appoggio a Israele, non volendo rinunciare a un alleato strategico e a un avamposto del proprio modello culturale.
A loro si affiancano intellettuali ebrei che diventano consiglieri e collaboratori delle autorità, contribuendo a plasmare progetti finalizzati a mantenere lo status quo. Non mancano, tuttavia, specialmente tra i progressisti, le voci che perorano la causa dei palestinesi, criticando il sionismo.
I governi israeliani reagiscono con durezza, accusando di antisemitismo chiunque minacci gli interessi o contesti le politiche dello Stato ebraico. I capi di Stato del Medio Oriente, che non riconoscono Israele, vengono sistematicamente paragonati a Hitler.
Per alimentare questa narrazione, anche gli intellettuali favorevoli alla difesa dello status quo si servono dell’islamofobia, sostenendo la validità dei paragoni tra i leader arabi e i gerarchi nazisti. Il disprezzo e l’ostilità nei confronti dei musulmani sostituiscono, pertanto, l’antisemitismo come strumento per compattare il fronte conservatore.
Per non confondere antisemitismo e antisionismo
Alla luce della sovrapposizione arbitraria tra l’antisionismo e l’antisemitismo, realizzata dalla classe dirigente israeliana per ragioni politiche, è fondamentale recuperare le differenze tra i due fenomeni.
Affermare che il sionismo propone un progetto sociale riconducibile al colonialismo d’insediamento, così come denunciare l’aggressività dello Stato d’Israele, significa mettere in luce la problematicità di un modello politico contingente. Tale critica non implica in nessun modo una volontà di discriminare razzialmente gli ebrei nel loro insieme.
Sovrapporre l’antisemitismo e l’antisionismo diventa ancora più problematico quando il collasso dell’URSS e il tramonto delle ideologie aprono spiragli a interpretazioni revisionistiche della storia novecentesca.
I problemi del “risveglio identitario”
Il risveglio identitario riporta alla luce diversi luoghi comuni cari ai fascismi, facendo ridestare pensieri che delineano scenari di intolleranza, di odio, e di violenza. In questo contesto si riattiva anche l’antisemitismo, che mescola i propri argomenti nel dibattito fra i sostenitori di Israele e quelli della Palestina, aggiungendo un ulteriore (e pericoloso) elemento di complessità.
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