Storia oggi

Il blog di Daniel Degli Esposti

Tag: Fondazione Rocca dei Bentivoglio

  • EqUality 2026: la tua voce per la parità dei diritti

    EqUality 2026: la tua voce per la parità dei diritti

    Nei prossimi mesi, Valsamoggia sarà l’epicentro del progetto EqUality 2026. La tua voce per la parità dei diritti. Le iniziative saranno legate all’ottantesimo anniversario di una giornata che segnò la storia d’Italia. Anch’io porterò una serie di contributi per raccontare pubblicamente queste vicende insieme alle ragazze e ai ragazzi che sceglieranno di partecipare a questa avventura.

    1946-2026: gli ottant’anni della Repubblica e del voto femminile

    Il 2 giugno 1946 un referendum istituzionale portò alla nascita della Repubblica, che prevalse sulla monarchia al termine di una contesa serrata. Nello stesso giorno, le donne e gli uomini elessero l’Assemblea costituente, incaricata di delineare e redigere il testo della Costituzione.

    Nelle settimane precedenti, durante le prime elezioni amministrative del dopoguerra, le donne italiane avevano esercitato per la prima volta il diritto di voto. Il 1° febbraio 1945 un decreto legislativo luogotenenziale aveva assicurato loro la possibilità di votare. Oltre un anno dopo, il 10 marzo 1946, un nuovo decreto garantì alle cittadine anche l’opportunità di essere elette, completando così l’assegnazione dei diritti politici.

    EqUality: un progetto per raccontare questa storia

    La Fondazione Rocca dei Bentivoglio e il Comune di Valsamoggia, in collaborazione con Radio Città Fujiko, invitano ogni ragazz* dai 14 ai 19 anni a far parte della redazione di EqUality: un laboratorio gratuito di giornalismo e audio-storytelling per esplorare insieme la storia delle pari opportunità e dei diritti.

    Raccontiamo cosa si è fatto, chi lo ha fatto e cosa resta ancora da fare.

    EqUality è uno spazio aperto di confronto in cui, insieme a professionisti della radio e della storia, diventerai parte di una redazione incaricata di produrre una serie podcast.

    Io e i professionisti di Radio Città Fujiko ti porteremo alla ricerca delle storie delle donne che hanno trasformato il Paese. Dalla conquista del voto al rifiuto della guerra, dall’emancipazione sul lavoro al contrasto alla violenza. Il percorso ti fornirà gli strumenti critici e tecnici per trasformare le idee in contenuti multimediali.

    Il calendario del progetto

    9 MARZO – 17:00/19:00 | Mediateca di Bazzano

    Storie e fonti: Le protagoniste del 1946 e la costruzione della cittadinanza.

    Come la ricerca storica diventa narrazione.

    A cura di Daniel Degli Esposti (Ricercatore e divulgatore storico – Storia oggi)

    16 MARZO 17:00/18:30 | Mediateca di Bazzano

    Format, clock e come si struttura una puntata di un podcast.

    A cura di Alessandro Canella (Direttore Radio Città Fujiko)

    23 MARZO 17:00/18:30 | Mediateca di Bazzano

    Le fonti giornalistiche e gli strumenti di verifica

    A cura di Alessandro Canella (Direttore Radio Città Fujiko)

    30 MARZO 17:00/18:30 | Mediateca di Bazzano

    Comunicazione di genere: linguaggio inclusivo senza pregiudizi.

    A cura di Donatella Allegro (Attrice, speaker e formatrice)

    13 APRILE 17:00/19:00 | Radio Città Fujiko

    Registrazione podcast: tecniche vocali di registrazione, gestione dei microfoni e del mixer in studio, registrazione audio.

    A cura di Claudio Succi (Presentatore e speaker di Radio Città Fujiko)

    Come partecipare

    La partecipazione è gratuita. I posti sono limitati per garantire a ogni componente della redazione l’uso della strumentazione professionale. Iscriviti qui.

    Contatti: email: progetto.equality@gmail.com | sito: frb.valsamoggia.bo.it

    Sedi: Mediateca di Bazzano (Via Contessa Matilde 10, Valsamoggia, loc. Bazzano) e studi di Radio Città Fujiko (Via Zanardi 369, Bologna).

    Le iscrizioni sono aperte fino al 22 febbraio 2026.

    Il progetto è progetto promosso dal Comune di Valsamoggia e dalla Fondazione Rocca dei Bentivoglio in collaborazione con Radio Città Fujiko.

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  • Israele e la Shoah: incontri

    Israele e la Shoah: incontri

    La settimana che ruota intorno al Giorno della Memoria sarà un’occasione per esplorare il rapporto storico tra Israele e la Shoah. Dedicherò a questo tema tre incontri pubblici.

    Il primo è in programma martedì 27 gennaio a Maranello. Il secondo è fissato per giovedì 29 gennaio a Castelfranco Emilia. Il terzo ci attende sabato 31 gennaio alla Rocca dei Bentivoglio di Bazzano (Valsamoggia).

    Racconterò perché lo Stato d’Israele ha inizialmente ricordato con reticenza lo sterminio degli ebrei d’Europa e farò emergere cos’è cambiato dal processo Eichmann all’attuale strumentalizzazione delle accuse di antisemitismo.

    27 gennaio a Maranello

    A Maranello l’incontro pubblico Israele e la Shoah si terrà martedì 27 gennaio alle ore 17 presso la Biblioteca comunale MABIC, in via Vittorio Veneto 5.

    L’iniziativa è promossa dal Servizio Cultura del Comune di Maranello.

    L’ingresso è gratuito e non è necessario prenotare.

    29 gennaio a Castelfranco Emilia

    A Castelfranco Emilia l’incontro pubblico Israele e la Shoah si terrà giovedì 29 gennaio alle ore 20:30 nella sala Gabriella Degli Esposti, presso la Biblioteca comunale Lea Garofalo, in piazza della Liberazione 5.

    L’iniziativa è promossa dall’assessorato alla Cultura del Comune di Castelfranco Emilia.

    L’ingresso è gratuito e non è necessario prenotare.

    31 gennaio a Bazzano

    A Bazzano (Valsamoggia) l’incontro pubblico Israele e la Shoah si terrà sabato 31 gennaio alle ore 16 alla Rocca dei Bentivoglio, in via Contessa Matilde 10.

    L’iniziativa è promossa dalla sezione ANPI di Bazzano, dal Comune di Valsamoggia e dalla Fondazione Rocca dei Bentivoglio.

    L’ingresso è gratuito e non è necessario prenotare.

    L’evento si inserisce nel programma realizzato dal Comune di Valsamoggia, dalla Fondazione Rocca dei Bentivoglio e dalle sezioni ANPI di Valsamoggia per il Giorno della Memoria.

    Israele e la Shoah: un’anticipazione

    Lo Stato d’Israele, nato da un progetto di colonialismo d’insediamento, si fonda sulla volontà di assicurare uno spazio di protezione, autodeterminazione e sovranità al popolo ebraico. Le istituzioni devono, pertanto, confrontarsi con la traumatica eredità della Shoah.

    I sionisti reduci dalle prime quattro Aliyot (le emigrazioni degli ebrei verso la Palestina storica) guardano con diffidenza ai sopravvissuti dei lager. Li ritengono, infatti, ancora segnati dalle titubanze della diaspora. Si chiedono, inoltre, come siano potuti passare attraverso l’orrore senza essere annientati.

    I sospetti nei confronti dei sopravvissuti alla Shoah

    Si diffondono, pertanto, sospetti di tradimento e collaborazionismo, che complicano l’apertura di un confronto pubblico sulla memoria della catastrofe.

    Mentre i laburisti chiedono di sospendere il giudizio nei confronti dei sopravvissuti, affermando che nessuno può comprendere fino in fondo la loro esperienza, i revisionisti criticano la classe dirigente dell’Agenzia ebraica, sostenendo che non ha fatto abbastanza per salvare i correligionari in pericolo e che in certi casi si è spinta fino alla collusione con i fascismi per difendere i propri interessi.

    La svolta del processo Eichmann

    Un momento di svolta nella costruzione della memoria pubblica israeliana arriva nel 1961, quando a Gerusalemme viene processato l’SS-Obersturmbannführer Adolf Eichmann, catturato dal Mossad in Argentina. Il procedimento giudiziario si conclude con una condanna a morte e con l’impiccagione dell’imputato.

    Le udienze consentono a molti sopravvissuti di raccontare la propria storia, trovando legittimità e riconoscimento. Le testimonianze fanno emergere la «banalità del male», rivelando da una parte l’ordinarietà dei meccanismi burocratici alla base dello sterminio nazista e dall’altra le specifiche responsabilità delle autorità ebraiche, che non hanno saputo contrastare le violenze.

    La seconda metà degli anni Settanta e le mosse dei conservatori

    A partire dalla seconda metà degli anni Settanta, in Occidente, molti liberali e conservatori continuano a manifestare il proprio appoggio a Israele, non volendo rinunciare a un alleato strategico e a un avamposto del proprio modello culturale.

    A loro si affiancano intellettuali ebrei che diventano consiglieri e collaboratori delle autorità, contribuendo a plasmare progetti finalizzati a mantenere lo status quo. Non mancano, tuttavia, specialmente tra i progressisti, le voci che perorano la causa dei palestinesi, criticando il sionismo.

    I governi israeliani reagiscono con durezza, accusando di antisemitismo chiunque minacci gli interessi o contesti le politiche dello Stato ebraico. I capi di Stato del Medio Oriente, che non riconoscono Israele, vengono sistematicamente paragonati a Hitler.

    Per alimentare questa narrazione, anche gli intellettuali favorevoli alla difesa dello status quo si servono dell’islamofobia, sostenendo la validità dei paragoni tra i leader arabi e i gerarchi nazisti. Il disprezzo e l’ostilità nei confronti dei musulmani sostituiscono, pertanto, l’antisemitismo come strumento per compattare il fronte conservatore.

    Per non confondere antisemitismo e antisionismo

    Alla luce della sovrapposizione arbitraria tra l’antisionismo e l’antisemitismo, realizzata dalla classe dirigente israeliana per ragioni politiche, è fondamentale recuperare le differenze tra i due fenomeni.

    Affermare che il sionismo propone un progetto sociale riconducibile al colonialismo d’insediamento, così come denunciare l’aggressività dello Stato d’Israele, significa mettere in luce la problematicità di un modello politico contingente. Tale critica non implica in nessun modo una volontà di discriminare razzialmente gli ebrei nel loro insieme.

    Sovrapporre l’antisemitismo e l’antisionismo diventa ancora più problematico quando il collasso dell’URSS e il tramonto delle ideologie aprono spiragli a interpretazioni revisionistiche della storia novecentesca.

    I problemi del “risveglio identitario”

    Il risveglio identitario riporta alla luce diversi luoghi comuni cari ai fascismi, facendo ridestare pensieri che delineano scenari di intolleranza, di odio, e di violenza. In questo contesto si riattiva anche l’antisemitismo, che mescola i propri argomenti nel dibattito fra i sostenitori di Israele e quelli della Palestina, aggiungendo un ulteriore (e pericoloso) elemento di complessità.

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  • L’eccidio di Crespellano: intervento storico

    L’eccidio di Crespellano: intervento storico

    Sabato 30 agosto 2025 ci incontriamo per ricordare l’81° anniversario dell’eccidio di Crespellano, avvenuto il 28 agosto 1944.

    L’appuntamento è fissato per le ore 10 in piazza A. Berozzi (Crespellano, Valsamoggia). Lì Daniel Degli Esposti terrà il primo di tre interventi narrativi itineranti per ricostruire quella vicenda, inserendola nel suo contesto storico.

    Alle 11:15 il corpo bandistico Remigio Zanoli 1861 ci accompagnerà in corteo verso il monumento dedicato alle vittime dell’eccidio, dove si terranno il racconto storico finale e gli interventi istituzionali.

    L’iniziativa è promossa dal Comune di Valsamoggia, dalla Fondazione Rocca dei Bentivoglio, da ANPI Crespellano e dalle altre sezioni ANPI di Valsamoggia. La partecipazione è gratuita e non è necessario prenotare.

    Gli eventi dell’agosto 1944: una piccola anteprima

    Tra il 20 e il 27 agosto i tedeschi e i fascisti piombarono nella zona di Monte San Pietro per sorprendere i partigiani. Le forze di occupazione volevano infliggere colpi significativi alle strutture della Resistenza e rimpolpare con nuovi ostaggi i battaglioni della TODT impiegati nel rafforza-mento della Linea Gotica.

    Il diciassettenne Otello Palmieri era un informatore dei “ribelli” ed era figlio di un uomo che non aveva mai voluto iscriversi al PNF. Dal momento che le spie lo avevano inserito nell’elenco degli individui pericolosi, il 27 agosto fu rastrellato insieme a un’ottantina di persone sospette e venne rinchiuso in una cantina di Calderino.

    Sessant’anni dopo, il segno di quel dramma restava impresso nella coscienza dell’ormai anziano Otello Palmieri. La rielaborazione della vicenda gli aveva condizionato l’esistenza e lo aveva portato a far emergere il bisogno di raccontare l’ineffabile attraverso i meccanismi di occultamento e disvelamento che caratterizzano le testimonianze degli eventi passati.

    I fascisti del Battaglione “Volontari della Morte” e la seconda compagnia del presidio GNR di Castel D’Aiano non si accontentarono di uccidere quattro uomini nel luogo di detenzione. Giunti in località Fagnano, i militi della GNR catturarono e fucilarono sul posto i disertori Pompilio Nanni e Marino Venturi.

    L’eccidio di Crespellano

    Il 28 agosto gli ostaggi superstiti furono caricati su un camion e vennero condotti lungo la strada per Bologna. Il conducente attraversò la località Muffa, fermò il mezzo poche centinaia di metri prima di entrare a Crespellano e fece allineare quattro individui al muro che costeggiava la strada provinciale, per offrire al plotone d’esecuzione bersagli più agevoli.

    Non è stato possibile stabilire con certezza se alcuni uomini avessero tentato la fuga o se si fosse verificato un atto di insubordinazione, ma la risolutezza dei fascisti non lasciò spazio ad alcuna speranza.

    I prigionieri rimasti sul camion furono costretti ad assistere alla fucilazione dei compagni. Secondo Otello Palmieri, la raffica partì dai fucili di alcuni fascisti che appartenevano alla classe 1925 e avevano frequentato le scuole nel territorio di Monte San Pietro.

    La testimone Celestina Salmi confermò che i membri del plotone non si limitarono a scaricare i mitragliatori contro i condannati, ma infierirono sui corpi già crivellati con diverse pugnalate. Secondo i testimoni già citati, dopo aver portato a termine l’esecuzione, i fascisti si allontanarono cantando e intimarono ai cittadini di non toccare i cadaveri, affinché la loro sorte fosse un monito per i sostenitori della Resistenza.

    Soltanto l’indomani Celestina Salmi riuscì a ricomporre le salme per facilitarne l’identificazione e allontanare l’orrore dagli sguardi dei passanti.

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