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Tag: Modena

  • Storia degli Stati Uniti: ciclo di incontri “Democrazia imperialista”

    Storia degli Stati Uniti: ciclo di incontri “Democrazia imperialista”

    Martedì 3 febbraio 2026 comincia un nuovo ciclo di incontri a Modena. Democrazia imperialista. Una storia degli Stati Uniti nell’età contemporanea ti aiuterà a capire meglio le contraddizioni di un Paese che ha segnato profondamente gli ultimi 200 anni dell’umanità.

    L’attacco diretto al Venezuela e le mire sulla Groenlandia hanno riportato l’imperialismo statunitense al centro dell’attenzione. Il dibattito pubblico sui media è, tuttavia, spesso caotico e inconcludente. Se vuoi saperne di più, ma fatichi a orientarti, ti consiglio di rallentare e approfondire, seguendo l’approccio di Storia oggi.

    Democrazia imperialista: di cosa si parla?

    Perché un Paese nato da una guerra d’indipendenza contro un impero coloniale ha scelto di espandersi compiendo un genocidio? E come mai la “terra della libertà” ha dato vita sia a un colonialismo di insediamento ai danni delle popolazioni native, sia a progetti imperialistici?

    In che modo la classe dirigente ha coltivato contemporaneamente i principi democratici della Costituzione e il razzismo segregazionista delle leggi Jim Crow?

    E ancora, che cosa significa davvero “America first”? Esiste un legame tra questo motto e la “dottrina Monroe”, recentemente riscoperta e rivisitata dalla presidenza Trump nella versione “Donroe”?

    Per conoscere le risposte a queste domande e per scoprire molto altro sulla storia degli Stati Uniti, ti aspetto al ciclo di incontri Democrazia imperialista.

    Come si svolgono gli incontri

    Ogni incontro durerà circa due ore. Nella prima parte, terrò la relazione storica, sfruttando anche immagini e/o materiali multimediali. Nella seconda parte, risponderò alle vostre domande aprendo un dibattito sugli argomenti trattati nell’esposizione.

    Consiglio di partecipare a chi desidera comprendere come e quando nascono le contraddizioni nella storia degli Stati Uniti contemporanei. I docenti degli istituti scolastici possono ricavare dagli incontri alcuni spunti di riflessione e approfondimento, dal momento che proporrò fonti visive e fornirò riferimenti bibliografici.

    Il programma del ciclo di incontri

    I quattro incontri sulla storia degli Stati Uniti torisi svolgeranno a Modena nella sala civica di via Viterbo 80. L’inizio di ciascun appuntamento è previsto per le ore 18.

    Martedì 3/2/2026 – Liberi e razzisti. Diritti e contraddizioni dallo sterminio dei nativi americani al suprematismo bianco.

    Martedì 10/2/2026 – Dalla dottrina Monroe alla dottrina Donroe. L’imperialismo statunitense nelle Americhe dall’inizio dell’Ottocento all’attacco contro il Venezuela.

    Martedì 17/2/2026 – America first. Isolazionismo e interessi economici dalla Grande Guerra a Donald Trump.

    Martedì 24/2/2026 – Esportare la democrazia… e gli affari. L’interventismo statunitense dalla guerra fredda alle mire sulla Groenlandia.

    Come partecipare

    Gli incontri si svolgeranno in una sala con un numero limitato di posti. Per partecipare, è necessario prenotare scrivendo una e-mail a info@storiaoggi.it.

    L’iscrizione prevede una quota di 10€ per ciascun incontro, da versare all’ingresso in sala. È possibile prenotare in anticipo il proprio posto per tutti e 4 gli incontri, godendo di uno sconto del 10% (36€ invece di 40€).

    Storia degli Stati Uniti: una piccola anteprima

    La società statunitense degli anni Cinquanta è attraversata da tensioni dovute non soltanto alle questioni economiche, ma anche alla cultura e alla mentalità.

    Anche se i flussi migratori della prima metà del Novecento hanno portato negli Stati Uniti gruppi provenienti dall’Europa orientale, dall’area tedesca e dai Paesi mediterranei, la maggioranza della popolazione è ancora “wasp” (acronimo di “white anglo-saxon protestant”), ovvero è composta da persone dalla pelle bianca, di origine anglo-sassone e di religione protestante.

    Il gruppo etnico dominante si sente depositario dei “veri valori americani” e coltiva pregiudizi nei confronti delle minoranze. Le classi privilegiate usano il razzismo come arma per tutelare la propria posizione, alimentando la guerra tra i poveri e diffondendo l’odio nella parte bassa della società.

    I cittadini afroamericani, in particolare, sono considerati inferiori per il colore della loro pelle e subiscono discriminazioni di vario genere, culminate spesso in atti di violenza. Negli Stati del Sud è ancora in vigore la segregazione razziale, che impedisce per legge i contatti tra bianchi e neri nei luoghi pubblici.

    Le lotte del movimento per i diritti civili

    Intorno alla metà degli anni Cinquanta, gli afroamericani cominciano a chiedere di essere inseriti nella società americana con pari diritti rispetto a quelli degli altri cittadini.

    L’episodio che contribuisce a innescare le lotte contro la segregazione razziale avviene il 1° dicembre 1955, quando Rosa Parks sale su un autobus di Montgomery, in Alabama, e si siede in uno dei posti centrali.

    Sembra un giorno come tanti, fino a quando l’autista vede alcune donne bianche in piedi. Allora controlla la situazione e decide di applicare la legge: in Alabama gli afroamericani devono sedersi in fondo agli autobus e possono occupare i posti della parte centrale solo se sono liberi. Di quelli davanti non se ne parla nemmeno. Se salgono altri bianchi, i neri sono obbligati a scendere. È infatti in vigore la segregazione razziale, come in altri Stati del Sud.

    L’autista ingiunge ai passeggeri afroamericani di lasciare i posti ai bianchi. Tutti obbediscono, Rosa Parks no: ha 42 anni, è afroamericana ed è un’attivista della National association for the advancement of colored people, un’organizzazione che si batte per contrastare la segregazione razziale e per garantire i diritti civili agli afroamericani.

    Boicottaggio

    Di fronte alla sua resistenza nonviolenta, l’autista chiama la polizia. Rosa Parks viene arrestata e passa la notte in carcere. Quattro giorni dopo, viene condannata per aver provocato disordini e per aver infranto un’ordinanza: riceve una multa di 10 dollari ed è costretta a pagarne altri 4 per le spese processuali.

    Questa vicenda, però, non finisce lì. Il gesto di Rosa Parks ispira una protesta nonviolenta: gli afroamericani di Montgomery decidono infatti di boicottare gli autobus per un anno, chiedendo di poter occupare i posti delle file centrali e di far assumere anche autisti neri.

    Donne e uomini, adulti e bambini si spostano a piedi o con altri mezzi, richiamando sulla città e sull’Alabama l’attenzione dell’opinione pubblica americana.

    Così, dopo un anno di boicottaggio, il 20 dicembre 1956 una legge del governo federale rende incostituzionale la segregazione sugli autobus dell’Alabama. Sembra un piccolo passo, ma avrà un’importanza notevole per lanciare il movimento per i diritti civili verso nuove sfide.

    Approcci diversi

    In quegli anni le lotte sono guidate dal pastore protestante Martin Luther King Jr., un sostenitore della nonviolenza. Gli atti di disobbedienza civile contro le leggi discriminatorie avvengono con modalità che mettono in evidenza le ingiustizie del sistema, attirando il sostegno di una parte consistente dell’opinione pubblica statunitense.

    Non tutti gli afroamericani sono, tuttavia, convinti che l’approccio di Martin Luther King sia efficace: i Black Muslims, ad esempio, esprimono il risentimento per l’umiliazione e lo sfruttamento subito per mano dei bianchi; il loro leader, Malcolm X, non vuole trattare con la classe dirigente statunitense, ma esorta gli afroamericani a lottare anche con metodi radicali per migliorare le loro condizioni di vita.

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  • Passeggiata storica sulla strage del 9 gennaio 1950

    Passeggiata storica sulla strage del 9 gennaio 1950

    Domenica 18 gennaio 2026 ci incontriamo a Modena per una passeggiata storica sull’eccidio del 9 gennaio 1950. La Repubblica ferita ti farà scoprire una delle fasi più tese e drammatiche del dopoguerra in città.

    Perché in quell’inverno di 76 anni fa si arrivò a uno sciopero generale che mobilitò migliaia di persone? Come agirono i sindacati? Che cosa fece il Comune per fronteggiare il rischio di una disoccupazione che avrebbe immiserito centinaia di persone? Come si comportarono le istituzioni centrali dello Stato? Perché, nel mattino del 9 gennaio 1950, le forze dell’ordine aprirono il fuoco sui manifestanti?

    Il ritrovo è fissato alle 14:20 in piazza Dante Alighieri, davanti alla stazione centrale. La partenza è prevista per le ore 14:30. Se vuoi partecipare, iscriviti seguendo le indicazioni presenti nella parte finale dell’articolo.

    9 gennaio 1950: una piccola anteprima

    Il 9 gennaio 1950 le forze dell’ordine reprimono con la violenza lo sciopero generale a sostegno dei lavoratori licenziati dalle Fonderie Riunite di Modena in seguito alla serrata dello stabilimento.

    Nel corso della mattinata gli agenti di Polizia e i Carabinieri aprono più volte il fuoco contro i manifestanti sia nell’area della fabbrica, sia lungo la via Ciro Menotti. Sei lavoratori restano uccisi e parecchi altri riportano ferite di varia entità.

    Nell’immediato la tragedia accentua la polarizzazione politica tra le Sinistre, pronte a denunciare le violenze dello Stato, e forze politiche dell’area moderata, determinate a sostenere a ogni costo i tutori dell’ordine pubblico. I fatti del 9 gennaio segnano tuttavia anche un “punto di non ritorno”, dal momento che costituiscono l’ultima strage di lavoratori dell’immediato dopoguerra italiano.

    Come si arriva a quel giorno così drammatico per la città di Modena? In quale contesto vivono la popolazione e i lavoratori dopo la Seconda guerra mondiale? Per saperne di più, ti aspetto alla passeggiata storica del 18 gennaio.

    Come partecipare

    Per partecipare alla passeggiata storica La Repubblica ferita, con narrazioni di Daniel Degli Esposti e letture di Federico Benuzzi, è necessario iscriversi. Occorre inoltre pagare una quota di partecipazione, da versare alla partenza: 10€ a persona5€ per ragazze e ragazzi minori di 12 annigratuito per bambine e bambini minori di 6 anni. Anche i tuoi amici a quattro zampe sono i benvenuti!

    Il ritrovo è fissato per domenica 18 gennaio alle 14:20 in piazza Dante Alighieri, davanti alla stazione centrale di Modena. La partenza è prevista per le ore 14:30.

    L’evento dura circa 2 ore, comprese le soste per le narrazioni storiche. La passeggiata si svolgerà su un percorso urbano, non ad anello. Dalla tappa conclusiva, sarà possibile raggiungere il punto di partenza con una camminata di circa 10 minuti.

    Per iscriverti alla passeggiata, scrivi una e-mail con il tuo nome e cognome e con il numero dei partecipanti a info@storiaoggi.it.

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  • Modena nella Grande Guerra: passeggiata storica

    Modena nella Grande Guerra: passeggiata storica

    Domenica 2 novembre 2025 ti aspetto alla passeggiata storica Modena nella Grande Guerra. Camminando tra le strade e le piazze del centro, conoscerai le vicende accadute in una città lontana dalle trincee e dai fronti, ma pienamente inserita nei meccanismi del conflitto.

    Il ritrovo è fissato alle 14:45 davanti al teatro Storchi, in Largo Garibaldi 15. La partenza è prevista per le ore 15. Se vuoi partecipare, iscriviti inviando una e-mail a info@storiaoggi.it.

    Una piccola anteprima

    Il fronte italiano della Grande Guerra investe il Trentino, il Cadore e il Carso. Le città dell’Emilia rimangono lontane dalle zone dove infuriano i combattimenti, ma sono coinvolte dalla mobilitazione generale.

    Il conflitto armato coinvolge l’intera società: per questo si parla di “guerra totale”. A Modena diverse fabbriche si convertono alla produzione bellica, gli ospedali accolgono i feriti e gli alloggi vuoti devono essere censiti per rispondere all’afflusso dei profughi.

    A partire dal 1917, le autorità militari estendono i propri poteri, imponendo una disciplina che condiziona la vita quotidiana delle comunità. Chi rifiuta la logica bellica viene additato come “antiitaliano”, subendo censure e repressioni.

    Per scoprire molti più dettagli su queste vicende e per conoscere altre storie di Modena nella Grande Guerra, ti aspetto alla passeggiata storica del 2 novembre.

    Modena nella Grande Guerra: come partecipare

    Per partecipare alla passeggiata storica Modena nella Grande Guerra, con narrazioni di Daniel Degli Esposti e letture di Federico Benuzzi, è necessario iscriversi. Occorre inoltre pagare una quota di partecipazione, da versare alla partenza: 10€ a persona5€ per ragazze e ragazzi minori di 12 annigratuito per bambine e bambini minori di 6 anni. Anche i tuoi amici a quattro zampe sono i benvenuti!

    Il ritrovo è fissato per domenica 2 novembre alle 14:45 davanti al teatro Storchi, in Largo Garibaldi 15. La partenza è prevista per le ore 15. L’evento dura circa 2 ore, comprese le soste per le narrazioni storiche. La passeggiata si svolgerà su un percorso urbano, non ad anello. Dalla tappa conclusiva, sarà possibile raggiungere il punto di partenza con una camminata di circa 10 minuti.

    Per iscriverti alla passeggiata, scrivi una e-mail con il tuo nome e cognome e con il numero dei partecipanti a info@storiaoggi.it.

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  • Peace-makers: incontri sul pacifismo a Modena

    Peace-makers: incontri sul pacifismo a Modena

    Martedì 7 ottobre 2025 partirà un nuovo ciclo di incontri sulla storia contemporanea a Modena. Il titolo, Peace-makers. Persone che hanno fatto la pace, rivela la volontà di far emergere le molteplici esperienze del pacifismo in un’epoca sempre più segnata dalle tragedie delle guerre e dall’illusione del riarmo.

    Nel corso degli incontri, approfondirò la storia della nonviolenza, dell’antimilitarismo e del pacifismo in Italia. Partirò sempre dal racconto delle vicende biografiche di alcune persone che sono state protagoniste di lotte e mobilitazioni contro la guerra, il riarmo e le istituzioni militari.

    Il ciclo di incontri è inserito nel programma Modena città per la pace ed è promosso da un gruppo di associazioni: Casa per la Pace Modena ODV, Emergency Modena, Gruppo don Milani – Modena, Movimento Nonviolento – Centro territoriale di Modena e Officina Windsor Park.

    Come si svolgeranno gli incontri

    Ogni incontro durerà circa due ore. Nella prima parte, terrò la relazione storica, sfruttando anche immagini e/o materiali multimediali. Nella seconda parte, risponderò alle vostre domande aprendo un dibattito sugli argomenti trattati nell’esposizione.

    Consiglio di partecipare a chi desidera comprendere le radici storiche del presente. I docenti degli istituti scolastici possono ricavare dagli incontri alcuni spunti di riflessione e approfondimento, dal momento che proporrò fonti visive e fornirò riferimenti bibliografici.

    Peace-makers: il programma

    7/10: Rifiutiamo le armi. Augusto Masetti e Rosa Genoni: antimilitarismo e pacifismo tra la Belle Époque e la Grande Guerra.

    14/10: Azione nonviolenta. Aldo Capitini dall’antifascismo alla Marcia della Pace Perugia-Assisi.

    21/10: Disobbedire. Pietro Pinna, Ernesto Balducci, don Lorenzo Milani e l’obiezione di coscienza.

    4/11: Umanizzare la guerra significa abolirla. Teresa Sarti e Gino Strada dalla Croce rossa internazionale a Emergency.

    Come partecipare

    La partecipazione al ciclo di incontri è libera e gratuita, senza prenotazione. L’ingresso sarà consentito fino all’esaurimento dei posti disponibili in sala.

    Proteo fare Sapere rilascerà, a chi ne farà richiesta, un attestato di partecipazione. L’iniziativa, essendo organizzata da Ente accreditato/qualificato per la formazione DM 8/06/2005 e DM 170/2016, è automaticamente autorizzata ai sensi dell’art. 36 del CCNL 2019/2021 del Comparto Scuola.

    Pacifismo, antimilitarismo e nonviolenza: una piccola anteprima

    Pacifismo, antimilitarismo e nonviolenza non sono sinonimi. Anche se sono accomunati dall’opposizione alla guerra come strumento di aggressione o di risoluzione dei conflitti, non hanno lo stesso approccio nei confronti degli eserciti e della lotta armata.

    Pacifismo

    Il pacifismo liberale e giuridico affida la costruzione e il mantenimento della pace al diritto internazionale. In quest’ottica, sono fondamentali la diplomazia degli Stati e il controllo degli organismi internazionali o sovranazionali. Quando uno Stato infrange il diritto, è considerato legittimo ricorrere alla guerra per ristabilire l’ordine, secondo una logica di “polizia internazionale”.

    Antimilitarismo

    L’antimilitarismo è un’opposizione dal basso nei confronti dell’esercito e, per estensione, della polizia. Le forze armate sono considerate istituzioni al servizio della classe dirigente, che affida a esse la difesa dei propri privilegi contro i subalterni. Alcuni antimilitaristi rifiutano la violenza, ma altri ammettono rivolte, insurrezioni, forme di resistenza armata e rivoluzioni.

    Nonviolenza

    La nonviolenza è una forma di lotta radicale contro ogni ingiustizia sociale e umana. Prevede di battersi fino all’ottenimento della giustizia, ricorrendo unicamente a metodi nonviolenti (sciopero, boicottaggio, occupazione, blocco stradale, propaganda, controinformazione, educazione, organizzazione di gruppi…). Il principio base della nonviolenza prevede che, per raggiungere un fine “buono”, non è possibile utilizzare mezzi “cattivi”.

    Conclusioni

    • I nonviolenti sono sempre anche pacifisti e antimilitaristi;
    • gli antimilitaristi non sono tutti nonviolenti (alcuni ammettono la rivoluzione violenta);
    • i pacifisti non sono tutti nonviolenti (ammettono alcune guerre), né antimilitaristi (ammettono gli eserciti).

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  • Modena 1922: passeggiata storica

    Modena 1922: passeggiata storica

    Giovedì 11 settembre 2025 ti aspetto alla passeggiata storica Modena 1922. Il buco nero.

    Camminando tra le strade e le piazze del centro, conoscerai le vicende di un periodo storico in cui le speranze di cambiamento coltivate dagli “ultimi” si scontrarono con l’ascesa del fascismo.

    Il ritrovo è fissato alle 20:15 davanti al teatro Storchi, in Largo Garibaldi 15. La partenza è prevista per le ore 20:30. Se vuoi partecipare, iscriviti compilando il modulo in fondo a questo articolo.

    Modena 1922: le premesse del buco nero

    Alla fine della Prima guerra mondiale, le difficoltà economiche contribuiscono a inasprire ulteriormente gli animi. A Modena e nella pianura padana questa combinazione di fattori diventa esplosiva.

    Il radicamento delle idee socialiste, l’attitudine alla lotta sindacale e la disperazione alimentano proteste sempre più decise, che sfociano nell’occupazione dei poderi e nel danneggiamento delle coltivazioni appartenenti ai proprietari più ostili al cambiamento.

    La tensione sociale radicalizza le proteste degli “ultimi” e terrorizza i “primi”, che fanno leva sulle paure della classe media e dei “penultimi”. La situazione è complicata dall’inflazione, che galoppa e mette in difficoltà soprattutto i salariati. Gli impiegati urbani perdono parecchio potere d’acquisto e avvertono la minaccia dell’impoverimento.

    Speranze contro paure

    Impaurita dal proprio declino, la classe media urbana sfoga il proprio rancore contro le Sinistre, accusandole di voler livellare la società verso il basso. Così, molti impiegati e commercianti si avvicinano agli imprenditori agricoli e industriali, garantendo un impegno comune in difesa della proprietà.

    La piccola borghesia, spinta dalla paura di perdere i vantaggi della propria condizione e di scivolare al livello del proletariato, accoglie infatti con favore l’idea di contrastare il socialismo. Anche parecchi mezzadri, colpiti dalle ostilità delle leghe e delle organizzazioni bracciantili, si avvicinano ai proprietari terrieri, sostenendo la necessità di un “ritorno all’ordine”.

    Emerge il fascismo

    Nel frattempo, i fascisti si propongono alla classe dirigente come rimedio contro i “sovversivi”. Il movimento squadrista, nato a Milano nella primavera del 1919, riunisce ex-combattenti, anticapitalisti, anticlericali e antisocialisti. Tutti costoro sono accomunati dall’odio profondo verso i “disfattisti” e dal culto per gli “arditi”: proprio per questo decidono di indossare la camicia nera.

    Il fascismo riconduce le proprie origini alle atmosfere della Grande Guerra, il cui mito alimenta le ambizioni espansionistiche del nazionalismo italiano. Il movimento degli squadristi è formato da maschi: esalta la violenza, coltiva la guerra e impone il dominio attraverso il carisma.

    Il denaro dei proprietari terrieri e la rabbia della piccola borghesia impoverita trasformano il fascismo in un’arma da usare contro il socialismo. Diversi imprenditori agricoli e industriali finanziano le camicie nere per spazzare via le organizzazioni sindacali operaie, bracciantili e contadine, mettendo in evidenza le contraddizioni del PSI e minando la fiducia dei suoi militanti.

    La violenza dispiegata

    I fascisti prima vendicano gli atti di sfida alla proprietà privata, poi passano all’offensiva, aprendo un vero e proprio od: tra il 1921 e il 1922 devastano e incendiano sedi di partito, camere del lavoro, redazioni di giornali e case del popolo. Molte amministrazioni comunali socialiste sono indotte o costrette a dimettersi per gli effetti delle violenze fasciste.

    Come partecipare

    Per partecipare alla passeggiata storica Modena 1922. Il buco nero, con narrazioni di Daniel Degli Esposti, è necessario iscriversi. Occorre inoltre pagare una quota di partecipazione, da versare alla partenza: 10€ a persona5€ per ragazze e ragazzi minori di 12 annigratuito per bambine e bambini minori di 6 anni. Anche i tuoi amici a quattro zampe sono i benvenuti!

    Il ritrovo è fissato per giovedì 11 settembre alle 20:15 davanti al teatro Storchi, in Largo Garibaldi 15. La partenza è prevista per le ore 20:30. L’evento dura circa 2 ore, comprese le soste per le narrazioni storiche. La passeggiata si svolgerà su un percorso urbano, non ad anello, e si concluderà in piazza Grande. Da lì, sarà possibile raggiungere il punto di partenza con una camminata di 10 minuti.

    Qui sotto trovi il modulo per l’iscrizione alla passeggiata.

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  • Modena 1945: passeggiata storica

    Modena 1945: passeggiata storica

    Giovedì 4 settembre 2025 ti aspetto alla passeggiata storica Modena 1945. Al lavoro per rinascere.

    Camminando tra le strade e le piazze del centro, conoscerai le vicende dell’estate di ottant’anni fa, quando le donne e gli uomini affrontarono il dopoguerra con un impegno collettivo per superare le difficoltà e plasmare una società più giusta.

    Il ritrovo è fissato alle 20:45 davanti al teatro Storchi, in Largo Garibaldi 15. La partenza è prevista per le ore 21. Se vuoi partecipare, iscriviti compilando il modulo in fondo a questo articolo.

    Modena 1945: una piccola anteprima

    Il 22 aprile 1945 Modena si libera dall’occupazione nazista e dal fascismo collaborazionista della Repubblica sociale italiana. Le formazioni partigiane della città e della provincia cacciano gli ultimi presidi tedeschi, prendendo il controllo degli spazi pubblici.

    Il Comitato di liberazione nazionale – l’ente che ha riunito i rappresentanti dei partiti politici antifascisti nell’organizzazione della Resistenza – incarica l’operaio e dirigente comunista Alfeo Corassori di reggere provvisoriamente l’amministrazione del Comune, affinché gestisca la transizione dalla guerra alla pace.

    Il sindaco rivolge subito un appello a tutti i modenesi, affinché si mettano «al lavoro» per cominciare subito la ricostruzione.

    L’esperienza del confino e l’organizzazione della Resistenza consentono a Corassori di avere il carisma e la credibilità necessari a mobilitare nuovamente i partigiani, formando squadre di pronto intervento per i lavori più urgenti.

    Una stagione difficile

    Nonostante gli slanci partecipativi e gli entusiasmi per la fine della guerra, la primavera 1945 dà inizio a un periodo molto complesso. La festa della Liberazione non cancella, infatti, i problemi della povertà e il risentimento nei confronti di chi ha trascinato il Paese verso la rovina.

    Anche se il fascismo non è più al potere, le disuguaglianze sono ancora molto diffuse nella società. Il regime ha infatti consolidato la supremazia delle classi dirigenti tradizionali, sfruttando al tempo stesso le paure e i risentimenti dei ceti medi urbani per soffocare le rivendicazioni delle classi più umili.

    Le politiche di Mussolini hanno però generato un decennio di conflitti armati, culminati nei venti mesi di guerra totale, successivi all’armistizio dell’8 settembre 1943.

    Dopo aver vissuto le esperienze e i traumi della lotta di liberazione, parecchi protagonisti vedono nelle disuguaglianze i segni dell’ingiustizia e sono pronti a battersi per realizzare una società libera.

    Come superare il fascismo?

    I processi contro i responsabili dei crimini di guerra e l’epurazione nei confronti dei fascisti procedono tuttavia con tempi piuttosto lunghi, poiché richiedono il ripristino delle strutture giuridiche e l’apertura di Corti d’assise straordinarie.

    Temendo che i delitti restino impuniti, alcuni gruppi di partigiani decidono di passare all’azione: recuperando modalità sviluppate nel corso della lotta armata, prelevano i fascisti con blitz improvvisi e li uccidono, occultando quasi sempre i loro corpi.

    La violenza inerziale

    Comincia così una violenza inerziale, alimentata dalla rabbia e dall’abitudine all’uso delle armi, alla quale si uniscono le attività di gruppi criminali slegati dagli ambienti partigiani, ma desiderosi di approfittare della difficile transizione alla democrazia per arricchirsi o per regolare conti in sospeso. A maggio in provincia di Modena vengono uccise 91 persone, a giugno 48.

    Nell’immediato dopoguerra i bersagli delle violenze sono soprattutto i responsabili delle stragi fasciste: vengono eliminati soprattutto i militi delle Brigate Nere, i sostenitori della Repubblica sociale italiana e gli squadristi della prima ora, responsabili di aggressioni agli antifascisti o alle sedi delle organizzazioni legate alle Sinistre all’inizio degli anni Venti.

    Nella seconda metà del 1945 le ritorsioni vendicative diminuiscono nettamente, ma il disagio sociale persiste. I sostenitori della rivoluzione prendono dunque di mira i “nemici di classe”, ovvero agrari e imprenditori che hanno sostenuto il regime o l’occupazione nazista, ma anche alcuni sacerdoti.

    Superare le difficoltà valorizzando il lavoro

    Il contesto sociale rischia dunque di diventare esplosivo. I più anziani e i più colti tra gli oppositori del regime fascista temono che le tensioni del secondo dopoguerra convincano la classe dirigente ad appoggiare soluzioni autoritarie, facendo ripiombare il Paese in un contesto di tipo fascista.

    Molti ricordano che l’ascesa di Mussolini e dello squadrismo è stata resa prima possibile e poi travolgente dalle difficoltà economiche del primo dopoguerra. Prima che gli stenti e la miseria diffondano il risentimento, aprendo il campo a nuove recrudescenze identitarie e autoritarie, i rappresentanti delle istituzioni si impegnano dunque a generare nuove possibilità di lavoro per tutti, specialmente per gli ultimi.

    Le giunte dei Comitati di liberazione nazionale sostengono in vari modi le persone meno abbienti e le famiglie danneggiate dalla guerra: di fronte all’emergenza della disoccupazione, cercano di garantire a tutti un minimo di lavoro, mettendo spesso da parte gli interessi di partito. Soddisfare i bisogni primari dei più poveri diventa un obiettivo imprescindibile per generare fiducia nelle istituzioni.

    La rinascita sindacale

    Nelle difficoltà dell’immediato dopoguerra anche la Confederazione generale dei lavoratori (CGIL) diventa una forza consistente. Il sindacato è di nuovo unitario e riorganizza le proprie strutture sia in senso orizzontale, riaprendo le Camere del lavoro nei principali centri della provincia, sia in verticale, concedendo spazi alle organizzazioni di categoria.

    Nel modenese i comunisti ottengono una netta maggioranza in tutte le federazioni sindacali e si mobilitano per cambiare la struttura del sistema economico, battendosi per una maggiore giustizia sociale.

    Distribuire il lavoro…

    Le organizzazioni sindacali e le Camere del lavoro ottengono in molti casi il controllo del collocamento, sottraendolo ai proprietari terrieri e agli industriali. Il lavoro viene dunque distribuito agli iscritti in maniera equa.

    Per garantire a tutti un impiego sufficiente, la CGIL si propone di ottenere l’imponibile di manodopera, che obbliga la controparte ad assumere i lavoratori richiesti nelle condizioni di massima capacità produttiva.

    Le organizzazioni sindacali s’impegnano infine nell’assistenza ai bisognosi, cercando di garantire a tutti il minimo indispensabile per la sopravvivenza in un periodo di stenti e miserie.

    Come partecipare

    Per partecipare alla passeggiata storica Modena 1945. Al lavoro per rinascere, con narrazioni di Daniel Degli Esposti, è necessario iscriversi. Occorre inoltre pagare una quota di partecipazione, da versare alla partenza: 10€ a persona5€ per ragazze e ragazzi minori di 12 annigratuito per bambine e bambini minori di 6 anni. Anche i tuoi amici a quattro zampe sono i benvenuti!

    Il ritrovo è fissato per giovedì 4 settembre alle 20:45 davanti al teatro Storchi, in Largo Garibaldi 15. La partenza è prevista per le ore 21. L’evento dura circa 2 ore, comprese le soste per le narrazioni storiche. La passeggiata si svolgerà su un percorso urbano, non ad anello, e si concluderà in piazza Grande. Da lì, sarà possibile raggiungere il punto di partenza con una camminata di 10 minuti.

    Qui sotto trovi il modulo per l’iscrizione alla passeggiata.

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  • Hiroshima e Nagasaki 80 anni dopo: serata a Modena

    Hiroshima e Nagasaki 80 anni dopo: serata a Modena

    Venerdì 8 agosto 2025 ci incontriamo al parco Amendola di Modena per la serata Hiroshima e Nagasaki 80 anni dopo. Ancora sull’orlo dell’abisso. Nell’anniversario dei due bombardamenti atomici statunitensi sul Giappone, ci muoveremo tra storia e presente per ricordare che solo il disarmo può salvare l’umanità.

    Protagonista della serata sarà Pasquale Pugliese, già segretario nazionale del Movimento Nonviolento e ora membro del Coordinamento nazionale. Io porterò un contributo storico e avrò il piacere di dialogare con lui.

    Possiamo ancora parlare di deterrenza nucleare? Le armi atomiche garantiscono la difesa e la sicurezza? A chi conviene investire nella moltiplicazione degli arsenali?

    Queste domande orienteranno la conversazione, che sarà arricchita dagli spunti del dialogo e dalla partecipazione del pubblico.

    Come partecipare

    L’iniziativa Hiroshima e Nagasaki 80 anni dopo è in programma per venerdì 8 agosto alle ore 21 nello spazio eventi del parco Amendola. La partecipazione è gratuita e non è necessario prenotare.

    L’evento è promosso da Casa per la Pace Modena OdV e dal centro territoriale di Modena del Movimento Nonviolento all’interno della Rassegna Culturale del Loving Amendola.

    Hiroshima e Nagasaki: una piccola anteprima

    Il 9 agosto 1945 l’aviazione degli Stati Uniti sgancia “Fat man”, una bomba al plutonio, sulla città giapponese di Nagasaki. I morti sono decine di migliaia e i danni sembrano fin da subito impossibili da calcolare.

    Sono passati solo tre giorni dal primo bombardamento atomico su un centro urbano. La mattina del 6 agosto 1945 l’aereo statunitense Enola Gay ha colpito la città giapponese di Hiroshima. Da qualche giorno il presidente Harry Truman si era convinto a sperimentare gli esiti del “Progetto Manhattan”, che aveva portato alla realizzazione della bomba atomica.

    In quell’estate il Giappone era ormai allo stremo delle forze, ma non sembrava disposto ad arrendersi. Gli Stati Uniti, non volendo rischiare di subire ulteriori perdite umane nel Pacifico, hanno deciso di assestare un colpo tremendo ai nipponici.

    Così l’Enola Gay ha sganciato su Hiroshima “Little Boy”, una bomba atomica all’uranio. L’esplosione ha raso al suolo la città, uccidendo decine di migliaia di persone: 90.000 secondo la stima meno grave, 166.000 secondi quella più catastrofica.

    Un evento spartiacque?

    Gli attacchi nucleari statunitensi a Hiroshima e Nagasaki possono essere letti anche come un messaggio all’URSS: l’alleanza anti-nazista si sta sgretolando e gli Stati Uniti vogliono affermare la propria potenza militare fino in fondo.

    Dopo gli attacchi l’imperatore del Giappone si rivolge al popolo per preparare la resa, che viene siglata il 2 settembre. Nelle isole del Sol Levante viene così istituito un governo provvisorio, che applica gli orientamenti dell’occupazione militare statunitense.

    Iniziano così il secondo dopoguerra e l’era atomica: la rivalità USA-URSS lancia una corsa agli armamenti nucleari, che genera un sottile “equilibrio del terrore”, quello della “guerra fredda”, con duri conflitti nelle “periferie” del mondo e una maggiore stabilità in Occidente.

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  • Nelson Mandela e l’apartheid: serata a Modena

    Nelson Mandela e l’apartheid: serata a Modena

    Venerdì 18 luglio 2025 al Parco Amendola di Modena sarà celebrato l’International Mandela Day. Come ogni anno, Loving Amendola e Modena Terzo Mondo ricorderanno Nelson Mandela con una serata di danze, parole e musica. L’edizione 2025 è inserita nel programma del Modena Buskers Festival.

    L’evento inizierà alle ore 21 con le danze afro di Wontanara. Alle 21:45 toccherà a me. Racconterò l’apartheid sudafricano, l’impegno di Nelson Mandela contro il razzismo e il legame da lui instaurato con il movimento per la liberazione della Palestina. Spingendomi verso il presente, ricostruirò come si sono sviluppati i rapporti tra il Sudafrica, Israele e la Palestina. Rifletterò anche sul concetto di apartheid in relazione alla legislazione israeliana nei confronti della popolazione palestinese. Al termine del mio intervento, intorno alle 22:15, ci sarà l’esibizione di Grace e Alessandro Live.

    La partecipazione è gratuita e non è necessario prenotare.

    Chi era Nelson Mandela?

    Nelson Mandela nasce a Mvezo, nella provincia di Cape Town, il 18 luglio 1918. Tuttavia non si chiama Nelson: i genitori gli impongono il nome Rolihlahla. È un bambino fortunato, poiché è figlio di un capo locale, inserito nell’alta società xhosa. Quando supera la soglia dei 20 anni, la famiglia cerca di imporgli un matrimonio combinato. Rolihlahla non accetta però l’idea di sposarsi per rispettare un ordine e fugge a Johannesburg.

    Quando arriva in città, decide di chiamarsi “Nelson” e s’iscrive alla facoltà di legge dello University college of Fort Hare. Ha già una personalità piuttosto spiccata: ama lo sport, in particolare il pugilato, e le donne. Vive una giovinezza intensa e appagante, ma qualcosa gli impedisce di sentirsi del tutto realizzato. È molto più ricco e fortunato di tanti altri ragazzi africani, ma nella società sudafricana di quegli anni la pelle dal colore dell’ebano è l’ostacolo più grande.

    Nella “patria” dei britannici e degli afrikaner, discendenti dei colonizzatori olandesi, i neri non sono cittadini al pari dei bianchi. Non possono neppure vivere al loro fianco, frequentando gli stessi luoghi. È infatti in vigore l’apartheid, un sistema legislativo che impone la segregazione razziale.

    Nelson non accetta il razzismo. Già nel 1942 aderisce a un partito di ispirazione proletaria, l’African National Congress. Comincia a studiare i problemi da una prospettiva di profonda apertura culturale. Si sente un privilegiato, quindi decide di lottare per garantire i diritti anche ai suoi fratelli più poveri.

    Dalla lotta contro il razzismo al penitenziario di Robben Island

    A 40 anni Nelson capisce che i sostenitori dell’apartheid, pur di mantenere i loro privilegi, sarebbero disposti a massacrare i neri. Accetta allora di impugnare le armi e di organizzare la guerriglia. È disposto a rischiare tutto ciò che ha, pur di cambiare il Sudafrica.

    Entra in clandestinità, ma presto le forze governative lo scoprono e lo arrestano. I media degli afrikaner lo presentano come un pericoloso terrorista. Nel 1964 Mandela viene rinchiuso a Robben Island, nel buio di una cella di isolamento. Ogni giorno sente il rumore dei picconi con cui gli altri detenuti spaccano le pietre del cortile. Diventa così il numero 46664.

    I carcerieri si convincono che quell’uomo in catene non sarebbe più tornato a essere Mandela, il leader carismatico della lotta contro l’apartheid. In fondo, nel resto del mondo quelli che conoscono la sua storia sono troppo pochi per muovere le opinioni delle masse. Negli anni Sessanta il regime segregazionista è anche piuttosto tollerato dall’establishment occidentale. Chi potrebbe mai mantenere viva la speranza di rovesciarlo dall’interno?

    Nel buio della sua cella, tuttavia, Mandela non smette di credere nel cambiamento. Gli anni Settanta del Sudafrica scorrono senza stravolgimenti, ma nel resto dell’Occidente molte persone cominciano a interessarsi delle ingiustizie subite dai “dannati della terra”.

    Il mondo comincia ad accorgersi che quell’uomo, ormai chiamato affettuosamente Madiba, può diventare l’anima libera dell’Africa nera. Comincia una mobilitazione che si prolunga fino alla metà degli anni Ottanta. Nel decennio di Ronald Reagan e Margaret Thatcher, una generazione di musicisti raccoglie il grido degli oppressi del Sudafrica e chiede la libertà del prigioniero numero 46664. Anche diverse istituzioni sportive decidono di punire gli artefici dell’apartheid, escludendo le rappresentative sudafricane dalle competizioni internazionali.

    La liberazione dal carcere e l’arrivo al potere

    Alla fine degli anni Ottanta la battaglia di Nelson Mandela si avvicina a una conclusione positiva. Madiba continua infatti a far sentire un’energia che si proietta al di là delle sbarre e dei muri. Anche l’apartheid ha le ore contate: il governo inizia infatti a smantellare la segregazione razziale.

    L’11 febbraio 1990 il presidente De Klerk ordina la scarcerazione del detenuto-simbolo dell’apartheid, che pronuncia subito un discorso molto ispirato. Il Sudafrica sta per entrare in una nuova epoca.

    Quando esce dal carcere, Mandela assume ufficialmente la guida dell’African national congress. Passano quattro anni e il Sudafrica organizza le prime elezioni presidenziali alle quali possono partecipare liberamente anche i neri. Con quel voto Mandela diventa presidente dello Stato che lo ha rinchiuso per 27 anni nella cella di Robben Island. Un’intera generazione di neri non vede l’ora di abbattere i simboli della discriminazione.

    Quasi tutti vorrebbero cancellare la nazionale di rugby, ovvero gli Springboks, il simbolo sportivo della supremazia bianca. Quasi tutti si aspettano che Mandela annienti una squadra che ha sempre sostenuto la propaganda dell’apartheid. I piani di Madiba, però, sono radicalmente diversi. Quando era giovane, non sognava di eliminare i bianchi, ma di costruire una nuova nazione per tutti i sudafricani.

    Per questo nel 1995, quando il Sudafrica organizza il Mondiale di rugby, Mandela decide di abbracciare in pubblico François Pienaar, il capitano degli Springboks.

    La “nazione arcobaleno”

    Il giocatore si lascia guidare dal presidente in una visita a Robben Island, poi trasmette alla squadra un messaggio di unità. Il Sudafrica non è favorito dai pronostici, ma gioca con grande determinazione e riesce a vincere il campionato del mondo. Per la prima volta il Paese celebra un trionfo degli Springboks in un’atmosfera di festa generale.

    Dopo decenni di segregazione e di odio, i bianchi e i neri si scoprono uniti sotto la bandiera della nuova Repubblica. Mandela non riesce a risolvere completamente il problema del razzismo, ma dimostra che lo sport può trasformarsi in un linguaggio di fratellanza. Nel 1996 il calcio, giocato soprattutto dai neri, gli regala un’altra grande gioia. La sua nazionale, conosciuta con l’appellativo di Bafana-Bafana, vince la Coppa d’Africa.

    Gli ultimi anni di Nelson Mandela

    Negli anni Duemila decine di atleti fanno visita a Madiba, ritenuto ormai un simbolo della lotta antirazzista. La NBA, il massimo campionato del basket statunitense, lo nomina addirittura ambasciatore del proprio sport in Africa. L’ultimo grande regalo arriva dalla FIFA: il discusso presidente Joseph Blatter assegna al Sudafrica l’organizzazione della Coppa del Mondo di calcio del 2010.

    Quando si aprono i giochi, Madiba ha già 92 anni ed è malato, ma non rinuncia a partecipare. Sfida il gelo di Johannesburg per un giro di campo su un caddy elettrico. È la sua ultima immagine pubblica. Nei tre anni successivi i polmoni non gli permettono più di restare sotto i riflettori. Madiba trascorre l’ultima fase della sua vita tra la casa di Johannesburg e l’ospedale.

    Nel 2019, a sei anni dalla morte, Nelson Mandela può ancora essere considerato uno dei personaggi più influenti di due secoli distinti: il Ventesimo e il Ventunesimo. Il suo ricordo continua a guidare chi si batte per i diritti degli “ultimi”, anche quando le missioni sembrano impossibili. Proprio per questo, oggi più che mai, è importante conoscere la storia di questo protagonista dell’ultimo secolo. Perché sapere chi è Nelson Mandela aiuta a ricordare che le battaglie per la giustizia e la libertà possono essere vinte.

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  • Passeggiata storica contro la guerra a Modena

    Passeggiata storica contro la guerra a Modena

    Giovedì 10 luglio 2025 ti aspetto a Modena per la passeggiata storica Né un uomo, né un soldo. Modenesi contro la guerra: 1911-1968. Camminando nel centro storico della città, ti farò scoprire le vicende delle donne e degli uomini che si ribellarono ai conflitti. Ascolterai anche le loro voci grazie alle letture attoriali di Federico Benuzzi. In questa passeggiata storica contro la guerra scoprirai le vicende di chi mise la voce e il corpo al servizio della pace.

    Una piccola anteprima della passeggiata storica contro la guerra

    Nel 1911 l’industria pesante e l’alta finanza convincono il primo ministro Giovanni Giolitti ad attaccare l’Impero ottomano. La guerra italo-turca galvanizza i nazionalisti, che sognano la conquista della Libia. La canzone Tripoli bel suol d’amore accompagna la propaganda interventista, ma nel Paese c’è chi non ci sta.

    Le famiglie contadine e operaie non si lasciano sedurre dal patriottismo. I loro problemi sono diversi e molto più impellenti: le fatiche del lavoro, i salari troppo bassi, lo sfruttamento, l’invisibilità sociale. Perché dovrebbero partire per una guerra che avvantaggia i benestanti?

    A Modena, come in tante altre città, alcune persone cercano di fermare le partenze dei soldati. La loro protesta apre la lunga serie delle lotte contro le guerre del Novecento italiano e globale. Nei decenni successivi, il popolo modenese si farà sentire – in tempi e in modi diversi – per contrastare il militarismo e invocare la pace.

    Per scoprire queste storie di coraggio e impegno civile, ti aspetto alla passeggiata storica contro la guerra.

    Come partecipare

    Per partecipare alla passeggiata storica Né un uomo, né un soldo. Modenesi contro la guerra: 1911-1968, con narrazioni di Daniel Degli Esposti, è necessario iscriversi. Occorre inoltre pagare una quota di partecipazione, da versare alla partenza: 10€ a persona5€ per ragazze e ragazzi minori di 12 annigratuito per bambine e bambini minori di 6 anni. Anche i tuoi amici a quattro zampe sono i benvenuti!

    Il ritrovo è fissato per giovedì 10 luglio alle 20:45 davanti al teatro Storchi, in Largo Garibaldi 15. La partenza è prevista per le ore 21. L’evento dura circa 2 ore, comprese le soste per le narrazioni storiche. La passeggiata si svolgerà su un percorso urbano, non ad anello, e si concluderà in piazza Grande. Da lì, sarà possibile raggiungere il punto di partenza con una camminata di 10 minuti.

    Qui trovi il modulo per l’iscrizione alla passeggiata.

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  • Sul sentiero di Alex: trekking storico a Modena

    Sul sentiero di Alex: trekking storico a Modena

    Giovedì 3 luglio 2025 ci incontriamo a Modena per il trekking urbano Sul sentiero di Alex. Sarà un evento dedicato alla vita e al pensiero di Alexander Langer, promotore di convivenza, diritti umani, pace e riconciliazione con la natura.

    Camminando tra i parchi di Modena, racconterò la storia di questo protagonista del secondo Novecento europeo. Mi affiancheranno persone amiche della nonviolenza, che leggeranno brani scritti da Langer nelle fasi del suo impegno civile.

    A trent’anni esatti dal 3 luglio 1995, quando Alex scelse di lasciare questo mondo, riprenderemo gli innumerevoli fili del suo pensiero. Ci muoveremo dall’ecologia alla gestione dell’economia, dalla costruzione di una sana convivenza ai tentativi di fermare le guerre.

    Alexander Langer: una piccola anteprima

    Alexander Langer (1946-1995) incarna la complessità del Novecento. Tirolese di Sterzing/Vipiteno, in gioventù riflette sulla propria identità, elaborando principi di convivenza per contrastare i nazionalismi e valorizzare le specificità di ciascun gruppo umano.

    La formazione cattolica lo porta a mettere al centro dell’attenzione la dignità di ogni persona. Puntando a una maggiore giustizia sociale, nella seconda parte degli anni Sessanta comincia a militare nei movimenti giovanili. Aderisce a Lotta Continua e s’interroga sulle conseguenze sociali e ambientali dello sviluppo economico.

    Come docente, giornalista e attivista, approfondisce le riflessioni sull’ecologia. Alla fine degli anni Settanta promuove il gruppo politico dei Verdi, di cui diventerà parlamentare europeo.

    Ripensando ai principi della convivenza, Langer si confronta col Movimento Nonviolento. Promuove un pacifismo concreto, basato sull’azione dal basso e sui contatti tra le parti dialoganti dei popoli. Mette alla prova le sue esperienze nel disperato tentativo di fermare la guerra nell’ex-Jugoslavia, in cui le radicalizzazioni nazionaliste e il cinismo dell’Occidente contribuiscono a generare scenari brutali.

    Per scoprire la vita e il pensiero di Alexander Langer, ti aspetto alla passeggiata storica di giovedì 3 luglio a Modena.

    Come partecipare

    Il ritrovo per il trekking urbano Sul sentiero di Alex è fissato per giovedì 3 luglio alle ore 18:30 al Bonvi Parken. Ci incontriamo all’ingresso lungo viale Amendola, vicino alla Baracchina.

    Dopo un percorso facile di circa 2 ore, comprese le soste narrative, arriveremo al Parco Amendola. Dopo l’ultimo racconto, andremo al chiosco del Loving Amendola, dove ci sarà un aperitivo.

    Alle ore 21:30, nello spazio eventi del Parco Amendola, ci sarà lo spettacolo di musica e parole Il viaggiatore leggero. 30 anni senza Alexander Langer, a cura di SOTTOPELLE – collettivo artistico.

    Per partecipare al trekking storico, è gradita l’iscrizione (e-mail: movimentononviolentomodena@gmail.com; cell. 349 3704622).

    L’evento è promosso dal Movimento Nonviolento – Gruppo territoriale di Modena, dal Comune di Modena, da Europe Direct Modena e dal Quartiere 3 in collaborazione con Casa per la Pace Modena odv, Loving Amendola, Sottopelle – collettivo artistico, Collettivo Amigdala, Officina Windsor Park, ARCI Modena e Tam-Tam di Pace.

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