Martedì 3 febbraio 2026 comincia un nuovo ciclo di incontri a Modena. Democrazia imperialista. Una storia degli Stati Uniti nell’età contemporanea ti aiuterà a capire meglio le contraddizioni di un Paese che ha segnato profondamente gli ultimi 200 anni dell’umanità.
L’attacco diretto al Venezuela e le mire sulla Groenlandia hanno riportato l’imperialismo statunitense al centro dell’attenzione. Il dibattito pubblico sui media è, tuttavia, spesso caotico e inconcludente. Se vuoi saperne di più, ma fatichi a orientarti, ti consiglio di rallentare e approfondire, seguendo l’approccio di Storia oggi.
Democrazia imperialista: di cosa si parla?
Perché un Paese nato da una guerra d’indipendenza contro un impero coloniale ha scelto di espandersi compiendo un genocidio? E come mai la “terra della libertà” ha dato vita sia a un colonialismo di insediamento ai danni delle popolazioni native, sia a progetti imperialistici?
In che modo la classe dirigente ha coltivato contemporaneamente i principi democratici della Costituzione e il razzismo segregazionista delle leggi Jim Crow?
E ancora, che cosa significa davvero “America first”? Esiste un legame tra questo motto e la “dottrina Monroe”, recentemente riscoperta e rivisitata dalla presidenza Trump nella versione “Donroe”?
Per conoscere le risposte a queste domande e per scoprire molto altro sulla storia degli Stati Uniti, ti aspetto al ciclo di incontri Democrazia imperialista.

Come si svolgono gli incontri
Ogni incontro durerà circa due ore. Nella prima parte, terrò la relazione storica, sfruttando anche immagini e/o materiali multimediali. Nella seconda parte, risponderò alle vostre domande aprendo un dibattito sugli argomenti trattati nell’esposizione.
Consiglio di partecipare a chi desidera comprendere come e quando nascono le contraddizioni nella storia degli Stati Uniti contemporanei. I docenti degli istituti scolastici possono ricavare dagli incontri alcuni spunti di riflessione e approfondimento, dal momento che proporrò fonti visive e fornirò riferimenti bibliografici.
Il programma del ciclo di incontri
I quattro incontri sulla storia degli Stati Uniti torisi svolgeranno a Modena nella sala civica di via Viterbo 80. L’inizio di ciascun appuntamento è previsto per le ore 18.
Martedì 3/2/2026 – Liberi e razzisti. Diritti e contraddizioni dallo sterminio dei nativi americani al suprematismo bianco.
Martedì 10/2/2026 – Dalla dottrina Monroe alla dottrina Donroe. L’imperialismo statunitense nelle Americhe dall’inizio dell’Ottocento all’attacco contro il Venezuela.
Martedì 17/2/2026 – America first. Isolazionismo e interessi economici dalla Grande Guerra a Donald Trump.
Martedì 24/2/2026 – Esportare la democrazia… e gli affari. L’interventismo statunitense dalla guerra fredda alle mire sulla Groenlandia.
Come partecipare
Gli incontri si svolgeranno in una sala con un numero limitato di posti. Per partecipare, è necessario prenotare scrivendo una e-mail a info@storiaoggi.it.
L’iscrizione prevede una quota di 10€ per ciascun incontro, da versare all’ingresso in sala. È possibile prenotare in anticipo il proprio posto per tutti e 4 gli incontri, godendo di uno sconto del 10% (36€ invece di 40€).

Storia degli Stati Uniti: una piccola anteprima
La società statunitense degli anni Cinquanta è attraversata da tensioni dovute non soltanto alle questioni economiche, ma anche alla cultura e alla mentalità.
Anche se i flussi migratori della prima metà del Novecento hanno portato negli Stati Uniti gruppi provenienti dall’Europa orientale, dall’area tedesca e dai Paesi mediterranei, la maggioranza della popolazione è ancora “wasp” (acronimo di “white anglo-saxon protestant”), ovvero è composta da persone dalla pelle bianca, di origine anglo-sassone e di religione protestante.
Il gruppo etnico dominante si sente depositario dei “veri valori americani” e coltiva pregiudizi nei confronti delle minoranze. Le classi privilegiate usano il razzismo come arma per tutelare la propria posizione, alimentando la guerra tra i poveri e diffondendo l’odio nella parte bassa della società.
I cittadini afroamericani, in particolare, sono considerati inferiori per il colore della loro pelle e subiscono discriminazioni di vario genere, culminate spesso in atti di violenza. Negli Stati del Sud è ancora in vigore la segregazione razziale, che impedisce per legge i contatti tra bianchi e neri nei luoghi pubblici.
Le lotte del movimento per i diritti civili
Intorno alla metà degli anni Cinquanta, gli afroamericani cominciano a chiedere di essere inseriti nella società americana con pari diritti rispetto a quelli degli altri cittadini.
L’episodio che contribuisce a innescare le lotte contro la segregazione razziale avviene il 1° dicembre 1955, quando Rosa Parks sale su un autobus di Montgomery, in Alabama, e si siede in uno dei posti centrali.
Sembra un giorno come tanti, fino a quando l’autista vede alcune donne bianche in piedi. Allora controlla la situazione e decide di applicare la legge: in Alabama gli afroamericani devono sedersi in fondo agli autobus e possono occupare i posti della parte centrale solo se sono liberi. Di quelli davanti non se ne parla nemmeno. Se salgono altri bianchi, i neri sono obbligati a scendere. È infatti in vigore la segregazione razziale, come in altri Stati del Sud.
L’autista ingiunge ai passeggeri afroamericani di lasciare i posti ai bianchi. Tutti obbediscono, Rosa Parks no: ha 42 anni, è afroamericana ed è un’attivista della National association for the advancement of colored people, un’organizzazione che si batte per contrastare la segregazione razziale e per garantire i diritti civili agli afroamericani.
Boicottaggio
Di fronte alla sua resistenza nonviolenta, l’autista chiama la polizia. Rosa Parks viene arrestata e passa la notte in carcere. Quattro giorni dopo, viene condannata per aver provocato disordini e per aver infranto un’ordinanza: riceve una multa di 10 dollari ed è costretta a pagarne altri 4 per le spese processuali.
Questa vicenda, però, non finisce lì. Il gesto di Rosa Parks ispira una protesta nonviolenta: gli afroamericani di Montgomery decidono infatti di boicottare gli autobus per un anno, chiedendo di poter occupare i posti delle file centrali e di far assumere anche autisti neri.
Donne e uomini, adulti e bambini si spostano a piedi o con altri mezzi, richiamando sulla città e sull’Alabama l’attenzione dell’opinione pubblica americana.
Così, dopo un anno di boicottaggio, il 20 dicembre 1956 una legge del governo federale rende incostituzionale la segregazione sugli autobus dell’Alabama. Sembra un piccolo passo, ma avrà un’importanza notevole per lanciare il movimento per i diritti civili verso nuove sfide.
Approcci diversi
In quegli anni le lotte sono guidate dal pastore protestante Martin Luther King Jr., un sostenitore della nonviolenza. Gli atti di disobbedienza civile contro le leggi discriminatorie avvengono con modalità che mettono in evidenza le ingiustizie del sistema, attirando il sostegno di una parte consistente dell’opinione pubblica statunitense.
Non tutti gli afroamericani sono, tuttavia, convinti che l’approccio di Martin Luther King sia efficace: i Black Muslims, ad esempio, esprimono il risentimento per l’umiliazione e lo sfruttamento subito per mano dei bianchi; il loro leader, Malcolm X, non vuole trattare con la classe dirigente statunitense, ma esorta gli afroamericani a lottare anche con metodi radicali per migliorare le loro condizioni di vita.
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