Giovedì 3 settembre 2026 ci incontriamo alle 20:15 davanti al Teatro Storchi (largo Garibaldi 15) per la passeggiata storica Modena 1943. Alba di Resistenza.
Camminando nel centro della città, scoprirai cosa accadde a Modena nei 45 giorni di un’estate decisiva per le sorti dell’Italia nella Seconda guerra mondiale.
Come reagì la società modenese alle notizie disastrose che provenivano dai fronti di guerra? Cosa pensavano le persone comuni di Mussolini e del regime fascista? Che cosa accadde quando la radio annunciò che il Duce era stato arrestato? E quali reazioni provocò il radiomessaggio dell’armistizio con gli anglo-americani, firmato il 3 settembre e comunicato nella serata dell’8?
I miei racconti storici e le letture di Federico Benuzzi ti faranno scoprire il risveglio delle coscienze e il ritorno in scenadi persone che si erano opposte al fascismo, trovandosi costrette ad agire in clandestinità. Che cosa fecero appena ritrovarono l’opportunità di parlare in pubblico? Come reagirono all’occupazione nazista dopo l’8 settembre 1943?
La partenza della passeggiata storica è prevista per le ore 20:30.
Se vuoi partecipare, iscriviti seguendo le indicazioni presenti nella parte finale dell’articolo.
Come partecipare a Modena 1943
Per partecipare alla passeggiata storica Modena 1943. Alba di Resistenza, con narrazioni di Daniel Degli Esposti e letture di Federico Benuzzi, è necessario iscriversi. Occorre inoltre pagare una quota di partecipazione, da versare alla partenza: 10€ a persona, 5€ per ragazze e ragazzi minori di 12 anni, gratuito per bambine e bambini minori di 6 anni. Anche i tuoi amici a quattro zampe sono i benvenuti!
L’evento dura circa 2 ore, comprese le soste per le narrazioni storiche. La passeggiata si svolgerà su un percorso urbano, non ad anello. Dalla tappa conclusiva, sarà possibile raggiungere il punto di partenza con una camminata di circa 10 minuti.
Per iscriverti alla passeggiata, scrivi una e-mail con il tuo nome e cognome e con il numero dei partecipanti a info@storiaoggi.it.
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AGGIORNAMENTO: l’evento è annullato per le previsioni di temporali intensi su tutta l’Emilia nella giornata del 21 luglio. Martedì 21 luglio 2026 ci incontriamo per la passeggiata storica La caduta del fascismo. I 45 giorni del 1943 a Modena.Camminando nel centro della città, scoprirai ciò che accadde in un momento chiave della Seconda guerra mondiale.
Come reagì la società modenese alle notizie disastrose che provenivano dai fronti di guerra? Cosa pensavano le persone comuni di Mussolini e del regime fascista? E che cosa accadde quando la radio annunciò che il Duce era stato arrestato?
I miei racconti storici ti faranno scoprire il risveglio delle coscienze e il ritorno in scenadi persone che si erano opposte al fascismo, trovandosi costrette ad agire in clandestinità. Che cosa fecero appena ritrovarono l’opportunità di parlare in pubblico?
Il ritrovo è fissato alle ore 20:45davanti al Teatro Storchi (largo Garibaldi 15). La partenza è prevista per le ore 21.
Se vuoi partecipare, iscriviti seguendo le indicazioni presenti nella parte finale dell’articolo.
La caduta del fascismo: una piccola anteprima
Nella seconda metà di luglio alcuni gerarchi sollecitano la convocazione del Gran Consiglio del Fascismo. Mussolini accetta questa proposta e fissa la riunione per il pomeriggio del 24 luglio.
a discussione è animata, poiché i rovesci degli ultimi mesi e l’impatto dei bombardamenti spingono diversi membri a chiedere la rottura dell’alleanza con la Germania nazista. Nel corso della seduta Dino Grandi presenta un ordine del giorno che mette in minoranza la posizione bellicista e filonazista di Mussolini.
L’arresto di Mussolini
Il voto del Gran Consiglio apre la strada all’arresto del Duce, che il 25 luglio viene ratificato dal re Vittorio Emanuele III. Il sovrano “dimentica” di aver aperto la strada all’ascesa del fascismo e di averne sostenuto le politiche fino al collasso militare di quell’estate. Cerca dunque di scaricare sul Duce tutte le responsabilità del fallimento militare e dei crimini commessi dalle truppe italiane.
Il cambiamento è però tutt’altro che radicale. Di fronte al tracollo del Regio Esercito, la monarchia cerca semplicemente di salvare la propria immagine e la compattezza del blocco sociale che ha sostenuto il fascismo. Togliendo dalla scena il leader più visibile e compromesso, Casa Savoia spera di raggiungere un’intesa con gli Alleati senza smarrire il controllo sulla politica nazionale.
Il governo Badoglio
Vittorio Emanuele III affida dunque il governo a un uomo tutto sommato gradito ai conservatori britannici. È il maresciallo Pietro Badoglio, un militare che ha goduto a lungo dei favori di Mussolini e si è macchiato di crimini nella guerra di Etiopia.
Appena prende il controllo dell’ufficio, Badoglio si adopera affinché le manifestazioni di giubilo per la destituzione del Duce vengano contenute o soffocate dalle forze di polizia. Si affretta poi a dichiarare che «la guerra continua al fianco dell’alleato tedesco». Intanto però i diplomatici avviano trattative con gli Alleati per portare il Paese fuori dal conflitto.
Una classe dirigente allo sbando
La classe dirigente del regime fascista si spacca. Alcuni gerarchi prendono le distanze dal progetto politico-militare che hanno sostenuto negli otto anni precedenti; altri rimangono invece fedeli alla linea tracciata dal dittatore, rifiutando ogni tentativo di uscire dalla guerra.
In tutta la penisola comincia un periodo di tensioni e incertezze. I britannici e gli statunitensi proseguono i bombardamenti a tappeto sulle città per convincere il popolo ad allontanarsi definitivamente dalla guerra fascista, mentre Badoglio non rompe subito l’alleanza con il Reich per timore di generare una reazione non controllabile.
Ordine pubblico e repressione
La linea del Governo costringe le autorità periferiche dello Stato e i reggenti dei municipi a intensificare la sorveglianza sulle comunità, affinché l’ordine pubblico non risulti turbato dall’incedere degli eventi.
Poco dopo l’annuncio dell’avvicendamento al vertice dell’esecutivo, ad esempio, il questore di Modena invita i podestà e i commissari prefettizi alla guida delle amministrazioni comunali a vigilare «per evitare manifestazioni di qualsiasi genere».
I vertici del Regno temono che le piazze d’Italia si riempiano di persone pronte a chiedere pane e pace, caricando di ulteriori pressioni le trattative per l’uscita dalla guerra e innescando nuovi sospetti nelle coscienze dei militari tedeschi.
Come partecipare alla passeggiata
Per partecipare alla passeggiata storica La caduta del fascismo, con narrazioni di Daniel Degli Esposti e letture di Federico Benuzzi, è necessario iscriversi. Occorre inoltre pagare una quota di partecipazione, da versare alla partenza: 10€ a persona, 5€ per ragazze e ragazzi minori di 12 anni, gratuito per bambine e bambini minori di 6 anni. Anche i tuoi amici a quattro zampe sono i benvenuti!
L’evento dura circa 2 ore, comprese le soste per le narrazioni storiche. La passeggiata si svolgerà su un percorso urbano, non ad anello. Dalla tappa conclusiva, sarà possibile raggiungere il punto di partenza con una camminata di circa 10 minuti.
Per iscriverti alla passeggiata, scrivi una e-mail con il tuo nome e cognome e con il numero dei partecipanti a info@storiaoggi.it.
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Sabato 18 luglio 2026 al Parco Amendola di Modena sarà celebrato l’International Mandela Day. Come ogni anno, Loving Amendola e Modena Terzo Mondo ricorderanno Nelson Mandela con una serata di parole e musica.
L’evento inizierà alle ore 21 con il mio intervento storico. Racconterò l’apartheid sudafricano, l’impegno di Nelson Mandela contro il razzismo e il legame da lui instaurato con il movimento per la liberazione della Palestina. Spingendomi verso il presente, ricostruirò come si sono sviluppati i rapporti tra il Sudafrica, Israele e la Palestina.
Rifletterò anche sui motivi che recentemente hanno fatto crescere l’ostilità nei confronti delle persone straniere in Sudafrica. Perché nel Paese che Mandela sognava di trasformare nella “nazione arcobaleno” si sono diffuse idee xenofobe? E perché le vittime del razzismo (o i loro eredi) possono diventare artefici del razzismo?
Al termine del mio intervento, intorno alle 21:30, ci sarà l’esibizione dei Calaluna in un tributo a Fabrizio de André.
La partecipazione è gratuita e non è necessario prenotare.
Mandela Day: chi era Nelson Mandela?
Nelson Mandela nasce a Mvezo, nella provincia di Cape Town, il 18 luglio 1918. Tuttavia non si chiama Nelson: i genitori gli impongono il nome Rolihlahla. È un bambino fortunato, poiché è figlio di un capo locale, inserito nell’alta società xhosa. Quando supera la soglia dei 20 anni, la famiglia cerca di imporgli un matrimonio combinato. Rolihlahla non accetta però l’idea di sposarsi per rispettare un ordine e fugge a Johannesburg.
Quando arriva in città, decide di chiamarsi “Nelson” e s’iscrive alla facoltà di legge dello University college of Fort Hare. Ha già una personalità piuttosto spiccata: ama lo sport, in particolare il pugilato, e le donne. Vive una giovinezza intensa e appagante, ma qualcosa gli impedisce di sentirsi del tutto realizzato. È molto più ricco e fortunato di tanti altri ragazzi africani, ma nella società sudafricana di quegli anni la pelle dal colore dell’ebano è l’ostacolo più grande.
Nella “patria” dei britannici e degli afrikaner, discendenti dei colonizzatori olandesi, i neri non sono cittadini al pari dei bianchi. Non possono neppure vivere al loro fianco, frequentando gli stessi luoghi. È infatti in vigore l’apartheid, un sistema legislativo che impone la segregazione razziale.
Nelson non accetta il razzismo. Già nel 1942 aderisce a un partito di ispirazione proletaria, l’African National Congress. Comincia a studiare i problemi da una prospettiva di profonda apertura culturale. Si sente un privilegiato, quindi decide di lottare per garantire i diritti anche ai suoi fratelli più poveri.
Dalla lotta contro il razzismo al penitenziario di Robben Island
A 40 anni Nelson capisce che i sostenitori dell’apartheid, pur di mantenere i loro privilegi, sarebbero disposti a massacrare i neri. Accetta allora di impugnare le armi e di organizzare la guerriglia. È disposto a rischiare tutto ciò che ha, pur di cambiare il Sudafrica.
Entra in clandestinità, ma presto le forze governative lo scoprono e lo arrestano. I media degli afrikaner lo presentano come un pericoloso terrorista. Nel 1964 Mandela viene rinchiuso a Robben Island, nel buio di una cella di isolamento. Ogni giorno sente il rumore dei picconi con cui gli altri detenuti spaccano le pietre del cortile. Diventa così il numero 46664.
I carcerieri si convincono che quell’uomo in catene non sarebbe più tornato a essere Mandela, il leader carismatico della lotta contro l’apartheid. In fondo, nel resto del mondo quelli che conoscono la sua storia sono troppo pochi per muovere le opinioni delle masse. Negli anni Sessanta il regime segregazionista è anche piuttosto tollerato dall’establishment occidentale. Chi potrebbe mai mantenere viva la speranza di rovesciarlo dall’interno?
Nel buio della sua cella, tuttavia, Mandela non smette di credere nel cambiamento. Gli anni Settanta del Sudafrica scorrono senza stravolgimenti, ma nel resto dell’Occidente molte persone cominciano a interessarsi delle ingiustizie subite dai “dannati della terra”.
Il mondo comincia ad accorgersi che quell’uomo, ormai chiamato affettuosamente Madiba, può diventare l’anima libera dell’Africa nera. Comincia una mobilitazione che si prolunga fino alla metà degli anni Ottanta. Nel decennio di Ronald Reagan e Margaret Thatcher, una generazione di musicisti raccoglie il grido degli oppressi del Sudafrica e chiede la libertà del prigioniero numero 46664. Anche diverse istituzioni sportive decidono di punire gli artefici dell’apartheid, escludendo le rappresentative sudafricane dalle competizioni internazionali.
La liberazione dal carcere e l’arrivo al potere
Alla fine degli anni Ottanta la battaglia di Nelson Mandela si avvicina a una conclusione positiva. Madiba continua infatti a far sentire un’energia che si proietta al di là delle sbarre e dei muri. Anche l’apartheid ha le ore contate: il governo inizia infatti a smantellare la segregazione razziale.
L’11 febbraio 1990 il presidente De Klerk ordina la scarcerazione del detenuto-simbolo dell’apartheid, che pronuncia subito un discorso molto ispirato. Il Sudafrica sta per entrare in una nuova epoca.
Quando esce dal carcere, Mandela assume ufficialmente la guida dell’African national congress. Passano quattro anni e il Sudafrica organizza le prime elezioni presidenziali alle quali possono partecipare liberamente anche i neri. Con quel voto Mandela diventa presidente dello Stato che lo ha rinchiuso per 27 anni nella cella di Robben Island. Un’intera generazione di neri non vede l’ora di abbattere i simboli della discriminazione.
Quasi tutti vorrebbero cancellare la nazionale di rugby, ovvero gli Springboks, il simbolo sportivo della supremazia bianca. Quasi tutti si aspettano che Mandela annienti una squadra che ha sempre sostenuto la propaganda dell’apartheid. I piani di Madiba, però, sono radicalmente diversi. Quando era giovane, non sognava di eliminare i bianchi, ma di costruire una nuova nazione per tutti i sudafricani.
Per questo nel 1995, quando il Sudafrica organizza il Mondiale di rugby, Mandela decide di abbracciare in pubblico François Pienaar, il capitano degli Springboks.
La “nazione arcobaleno”
Il giocatore si lascia guidare dal presidente in una visita a Robben Island, poi trasmette alla squadra un messaggio di unità. Il Sudafrica non è favorito dai pronostici, ma gioca con grande determinazione e riesce a vincere il campionato del mondo. Per la prima volta il Paese celebra un trionfo degli Springboks in un’atmosfera di festa generale.
Dopo decenni di segregazione e di odio, i bianchi e i neri si scoprono uniti sotto la bandiera della nuova Repubblica. Mandela non riesce a risolvere completamente il problema del razzismo, ma dimostra che lo sport può trasformarsi in un linguaggio di fratellanza. Nel 1996 il calcio, giocato soprattutto dai neri, gli regala un’altra grande gioia. La sua nazionale, conosciuta con l’appellativo di Bafana-Bafana, vince la Coppa d’Africa.
Gli ultimi anni di Nelson Mandela
Negli anni Duemila decine di atleti fanno visita a Madiba, ritenuto ormai un simbolo della lotta antirazzista. La NBA, il massimo campionato del basket statunitense, lo nomina addirittura ambasciatore del proprio sport in Africa. L’ultimo grande regalo arriva dalla FIFA: il discusso presidente Joseph Blatter assegna al Sudafrica l’organizzazione della Coppa del Mondo di calcio del 2010.
Quando si aprono i giochi, Madiba ha già 92 anni ed è malato, ma non rinuncia a partecipare. Sfida il gelo di Johannesburg per un giro di campo su un caddy elettrico. È la sua ultima immagine pubblica. Nei tre anni successivi i polmoni non gli permettono più di restare sotto i riflettori. Madiba trascorre l’ultima fase della sua vita tra la casa di Johannesburg e l’ospedale.
Nel 2019, a sei anni dalla morte, Nelson Mandela può ancora essere considerato uno dei personaggi più influenti di due secoli distinti: il Ventesimo e il Ventunesimo. Il suo ricordo continua a guidare chi si batte per i diritti degli “ultimi”, anche quando le missioni sembrano impossibili. Proprio per questo, oggi più che mai, è importante conoscere la storia di questo protagonista dell’ultimo secolo. Perché sapere chi è Nelson Mandela aiuta a ricordare che le battaglie per la giustizia e la libertà possono essere vinte.
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AGGIORNAMENTO: INIZIATIVA RINVIATA A DATA DA DESTINARSI. Martedì 28 luglio 2026 ci incontriamo per la passeggiata storica Modena nel regno d’Italia. Libertà e disuguaglianze.Camminando nel centro della città, scoprirai ciò che accadde negli ultimi quarant’anni dell’Ottocento.
Come reagì la società modenese al passaggio dal ducato estense al regno d’Italia? Che cosa accadde quando l’imperialismo allargò gli orizzonti dell’economia? Perché le persone comuni spesso non trovavano risposte nella politica? Che cosa fecero per far sentire la propria voce e ritagliarsi uno spazio pubblico? E come reagirono i gruppi che traevano vantaggio dalla situazione esistente?
Il ritrovo è fissato alle ore 20:45 in via della Manifattura dei Tabacchi. La partenza è prevista per le ore 21. La passeggiata era stata originariamente programmata per martedì 14 luglio.
Se vuoi partecipare, iscriviti seguendo le indicazioni presenti nella parte finale dell’articolo.
Una piccola anteprima generale…
L’Italia nasce senza avere risolto gli squilibri e le contraddizioni del Risorgimento. L’unità nazionale non è affatto solida, poiché manca una classe dirigente consapevole della propria missione politica e culturale.
I leader degli schieramenti parlamentari appartengono al ceto dei possidenti e alle classi più agiate. Le differenze di pensiero fra questi notabili sono talmente sfumate da favorire il «trasformismo». I governi contengono le rivendicazioni delle masse popolari, alternando provvedimenti permissivi e azioni repressive.
La politica attiva è preclusa ai lavoratori più umili, poiché non garantisce alcun mezzo di sostentamento.
L’avvio dello sviluppo industriale pone le basi per la nascita della società di massa, ma le campagne e il Mezzogiorno rimangono in gran parte esclusi dalla crescita economica. Nelle zone del Sud dove sono più forti il familismo e il clientelismo di matrice mafiosa, gli schieramenti di maggioranza si appoggiano ai potentati per ottenere voti e mantenere il controllo del governo.
L’analfabetismo e la povertà sono molto diffusi in tutte le province rurali, tra le quali spicca quella modenese. Per molti degli “ultimi” la principale opportunità di riscatto è l’emigrazione, che funziona anche come “valvola di sfogo” delle tensioni sociali: dal 1876 al 1915 quattordici milioni di italiani si trasferiscono in altri Paesi europei o al di là degli oceani per cercare lavoro e fortuna.
Modena nel regno d’Italia: come partecipare
Per partecipare alla passeggiata storica Modena nel regno d’Italia, con narrazioni di Daniel Degli Esposti e letture di Federico Benuzzi, è necessario iscriversi. Occorre inoltre pagare una quota di partecipazione, da versare alla partenza: 10€ a persona, 5€ per ragazze e ragazzi minori di 12 anni, gratuito per bambine e bambini minori di 6 anni. Anche i tuoi amici a quattro zampe sono i benvenuti!
L’evento dura circa 2 ore, comprese le soste per le narrazioni storiche. La passeggiata si svolgerà su un percorso urbano, non ad anello. Dalla tappa conclusiva, sarà possibile raggiungere il punto di partenza con una camminata di circa 10 minuti.
Per iscriverti alla passeggiata, scrivi una e-mail con il tuo nome e cognome e con il numero dei partecipanti a info@storiaoggi.it.
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Martedì 5 maggio 2026 ci incontriamo alle ore 15 nel Salone Corassori della Camera del Lavoro in piazza Cittadella a Modena per l’iniziativa Iran. Tra guerra, futuro di pace e democrazia.
Le sanguinose repressioni delle opposizioni nella Repubblica islamica e le sconvolgenti operazioni militari israelo-statunitensi hanno aggravato la crisi del Medio Oriente. Nel corso dell’evento, racconterò la storia dell’Iran per riflettere sulle origini di questi tragici sviluppi.
Nel corso del pomeriggio interverranno anche Greta Ansaloni (laureanda in Relazioni internazionali), Aurora Ferrari (per la segreteria CGIL Modena), Alìreza Sherafat Almi (dissidente iraniano e attivista per i diritti umani) e Roberto Righi (segretario dello SPI-CGIL).
Come partecipare
La partecipazione all’iniziativa è gratuita e non è necessario prenotare grazie al sostegno della CGIL e dello SPI-CGIL Modena.
Una piccola anteprima: la rivoluzione iraniana
Nel 1979 comincia un movimento di rivolta popolare contro lo scià, che controlla l’Iran. Il sovrano deve lasciare il Paese. Nelle città le proteste sono avviate dai militanti delle Sinistre, ma vengono presto controllate dai religiosi sciiti (imam e ayatollah), che avviano una rivoluzione islamica.
Quando l’ayatollah Khomeini rientra dall’esilio, decreta la nascita della Repubblica islamica e istituisce il Consiglio dei guardiani della rivoluzione, formato dai gruppi armati dei pasdaran.
Il nuovo regime reprime ogni opposizione e guida con durezza il Paese, regolando ogni aspetto della vita secondo un’interpretazione rigida della legge islamica.
La condizione femminile peggiora e, stoegnando una discontinuità con l’epoca precedente, il nuovo governo rompe l’alleanza con gli Stati Uniti.
La guerra tra Iran e Iraq
Nel 1980 il dittatore iracheno Saddam Hussein si convince che l’Iran sia indebolito militarmente e invade una regione di confine, ricca di giacimenti petroliferi.
L’esercito iraniano resiste all’attacco e viene affiancato da reparti dei pasdaran, che combattono con fanatismo.
Così, la guerra si stabilizza lungo la linea di confine e dura otto anni, senza alcun intervento internazionale. Neppure i massacri delle comunità curde, messi in atto dagli iracheni con il pretesto del conflitto, spingono altri Stati a prendere provvedimenti.
La guerra tra Iraq e Iran termina nel 1988 senza vincitori, provocando più di un milione di morti.
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Domenica 3 maggio 2026 ci incontriamo alle 15:30 nel parcheggio del Parco Ferrari in via Emilia Ovest per una pedalata storica tra i parchi di Modena.
Racconterò come nascono le aree verdi, cosa c’era prima al loro posto e per quali motivi portano i nomi attuali.
Sarà un modo per conoscere meglio alcuni spazi che ci permettono di vivere meglio la città, ma anche per riflettere sull’importanza urbanistica dei parchi nell’era della crisi climatica.
Quando a Modena si è cominciato a pensare che fosse necessario pianificare la presenza dei parchi? Quali sono state le prime aree a essere effettivamente trasformate in parchi urbani? Chi si è occupata/occupato della loro progettazione e realizzazione? Quali ostacoli si sono manifestati lungo il percorso che ha portato alla loro nascita?
E ancora: perché le memorie del Novecento modenese s’intrecciano così fortemente ai parchi? Quali storie sono custodite in questi spazi di socialità?
Queste e altre domande ci accompagneranno in una pedalata facile e adatta a tutti, che si concluderà entro le ore 18:45.
Indicazioni organizzative per la pedalata storica tra i parchi di Modena
La partecipazione all’uscita è riservata ai soci FIAB (ci si può iscrivere anche online partendo da qui). Si può rinnovare la tessera FIAB anche prima della partenza.
Ritrovo nel parcheggio del Parco Ferrari in via Emilia Ovest (in strada Vaciglio Sud) alle ore 15:30
Distanza totale: 16 km – pianeggiante
Fondo: asfalto e ghiaia – ciclabili urbane e percorsi nei parchi
Bici adatte: qualsiasi – in buone condizioni e dispositivi a norma Codice della Strada
Casco raccomandato
In caso di maltempo l’uscita potrà essere rinviata
Quota per assicurazione: 3€
Info: Josè – 3292024420.
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Sabato 11 aprile 2026 ci incontriamo per una passeggiata con storie di Resistenza a Modena. Ribelli ti farà scoprire come le lotte per la conquista di diritti e di migliori condizioni di vita abbiano reso possibile la Resistenza. Vedrai anche che, nel dopoguerra, l’eredità della lotta partigiana alimentò nuove rivendicazioni.
Perché le fabbriche modenesi furono spesso caratterizzate dai conflitti sociali? Come agirono i sindacati nelle fasi più difficili del Novecento? Dopo l’8 settembre 1943, quali spinte diffusero nella società la scelta della Resistenza? Come si comportarono coloro che decisero di non prendere le armi? E quali speranze animarono le nuove stagioni della lotta dopo la Liberazione?
Il ritrovo è fissato alle ore 14:50 davanti alla Biblioteca Crocetta, in largo Mario Alberto Pucci 33, La partenza è prevista per le ore 15:00. Se vuoi partecipare, iscriviti seguendo le indicazioni presenti nella parte finale dell’articolo.
Storie di Resistenza a Modena: come partecipare
Per partecipare alla passeggiata storica Ribelli. Storie di lotta e di Resistenza a Modena, con narrazioni di Daniel Degli Esposti e letture di Federico Benuzzi, è necessario iscriversi. Occorre inoltre pagare una quota di partecipazione, da versare alla partenza: 10€ a persona, 5€ per ragazze e ragazzi minori di 12 anni, gratuito per bambine e bambini minori di 6 anni. Anche i tuoi amici a quattro zampe sono i benvenuti!
L’evento dura circa 2 ore, comprese le soste per le narrazioni storiche. La passeggiata si svolgerà su un percorso urbano, non ad anello. Dalla tappa conclusiva, sarà possibile raggiungere il punto di partenza con una camminata di circa 10 minuti.
Per iscriverti alla passeggiata, scrivi una e-mail con il tuo nome e cognome e con il numero dei partecipanti a info@storiaoggi.it.
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Cammineremo per un paio d’ore, andando insieme sui luoghi che portano le memorie di diverse associazioni o che tuttora ospitano le loro sedi.
Lì racconterò le origini del volontariato modenese, partendo da una serie di domande e di curiosità che hanno acceso la scintilla della ricerca storica: quando comincia l’avventura della solidarietà? Chi la inaugura? Quali problemi cerca di risolvere e quali speranze alimentano le attività dei gruppi?
Nell’anno in cui Modena è capitale del volontariato, riscoprire le radici di un impegno collettivo al servizio della collettività e del benessere pubblico aiuta a consolidare e a rilanciare attività sempre più importanti per l’assistenza nei confronti delle persone bisognose e per migliorare la convivenza all’interno della comunità.
Come partecipare
Il trekking urbano è gratuito. Per partecipare, è necessario iscriversi compilando il form raggiungibile da qui.
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Domenica 22 marzo 2026 accompagnerò le socie e i soci della Federazione italiana ambiente e bicicletta (FIAB) nella pedalata storicaLa locomotiva.
Ci incontreremo a Vaciglio (strada Vaciglio sud) alle ore 9. Lungo la pista ciclabile Modena-Vignola, scopriremo le storie della linea ferroviaria che correva lungo lo stesso tracciato.
Alla fine dell’Ottocento la locomotiva accorciò le distanze tra i paesi della provincia: chi lavorò per farla fischiare tra le campagne? Quali speranze di riscatto e di progresso si accesero grazie al treno? Salire a bordo era alla portata di tutti? E perché, a un certo punto della storia, si è deciso di rinunciare alla ferrovia, sostituita infine da una pista ciclabile?
Lungo il viaggio, i miei racconti storici apriranno una finestra su quel mondo così vicino nel tempo, ma così lontano dalle nostre esperienze di ogni giorno. Sarà un modo per conoscere come vivevano, come lavoravano e come si spostavano le persone che abitavano nei luoghi della nostra quotidianità.
Arrivati a Vignola, ci fermeremo per un pranzo al sacco e poi torneremo per la stessa strada verso Modena, che raggiungeremo verso le 16.00.
Indicazioni organizzative per la pedalata storica
La partecipazione all’uscita è riservata ai soci FIAB (ci si può iscrivere anche online partendo da qui). Si può rinnovare la tessera FIAB anche prima della partenza.
Ritrovo a Vaciglio (in strada Vaciglio Sud) alle ore 9,00
Partenza alle ore 9:15
Distanza totale: 46 km – pianeggiante
Fondo: 100% asfalto – Ciclabile Modena Vignola
Bici adatte: qualsiasi – in buone condizioni e dispositivi a norma Codice della Strada
Casco raccomandato
Pranzo al sacco o presso locali pubblici che troveremo lungo il percorso
In caso di maltempo l’uscita potrà essere rinviata
Info: Roberto 3494936595 – Ermes 3406764713
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Martedì 3 febbraio 2026 comincia un nuovo ciclo di incontri a Modena. Democrazia imperialista. Una storia degli Stati Uniti nell’età contemporanea ti aiuterà a capire meglio le contraddizioni di un Paese che ha segnato profondamente gli ultimi 200 anni dell’umanità.
L’attacco diretto al Venezuela e le mire sulla Groenlandia hanno riportato l’imperialismo statunitense al centro dell’attenzione. Il dibattito pubblico sui media è, tuttavia, spesso caotico e inconcludente. Se vuoi saperne di più, ma fatichi a orientarti, ti consiglio di rallentare e approfondire, seguendo l’approccio di Storia oggi.
Democrazia imperialista: di cosa si parla?
Perché un Paese nato da una guerra d’indipendenza contro un impero coloniale ha scelto di espandersi compiendo un genocidio? E come mai la “terra della libertà” ha dato vita sia a un colonialismo di insediamento ai danni delle popolazioni native, sia a progetti imperialistici?
In che modo la classe dirigente ha coltivato contemporaneamente i principi democratici della Costituzione e il razzismo segregazionista delle leggi Jim Crow?
E ancora, che cosa significa davvero “America first”? Esiste un legame tra questo motto e la “dottrina Monroe”, recentemente riscoperta e rivisitata dalla presidenza Trump nella versione “Donroe”?
Per conoscere le risposte a queste domande e per scoprire molto altro sulla storia degli Stati Uniti, ti aspetto al ciclo di incontri Democrazia imperialista.
Come si svolgono gli incontri
Ogni incontro durerà circa due ore. Nella prima parte, terrò la relazione storica, sfruttando anche immagini e/o materiali multimediali. Nella seconda parte, risponderò alle vostre domande aprendo un dibattito sugli argomenti trattati nell’esposizione.
Consiglio di partecipare a chi desidera comprendere come e quando nascono le contraddizioni nella storia degli Stati Uniti contemporanei. I docenti degli istituti scolastici possono ricavare dagli incontri alcuni spunti di riflessione e approfondimento, dal momento che proporrò fonti visive e fornirò riferimenti bibliografici.
Il programma del ciclo di incontri
I quattro incontri sulla storia degli Stati Uniti torisi svolgeranno a Modena nella sala civica di via Viterbo 80. L’inizio di ciascun appuntamento è previsto per le ore 18.
Martedì 3/2/2026 – Liberi e razzisti. Diritti e contraddizioni dallo sterminio dei nativi americani al suprematismo bianco.
Martedì 10/2/2026 – Dalla dottrina Monroe alla dottrina Donroe. L’imperialismo statunitense nelle Americhe dall’inizio dell’Ottocento all’attacco contro il Venezuela.
Martedì 17/2/2026 – America first. Isolazionismo e interessi economici dalla Grande Guerra a Donald Trump.
Martedì 24/2/2026 – Esportare la democrazia… e gli affari. L’interventismo statunitense dalla guerra fredda alle mire sulla Groenlandia.
Come partecipare
Gli incontri si svolgeranno in una sala con un numero limitato di posti. Per partecipare, è necessario prenotare scrivendo una e-mail a info@storiaoggi.it.
L’iscrizione prevede una quota di 10€ per ciascun incontro, da versare all’ingresso in sala. È possibile prenotare in anticipo il proprio posto per tutti e 4 gli incontri, godendo di uno sconto del 10% (36€ invece di 40€).
Storia degli Stati Uniti: una piccola anteprima
La società statunitense degli anni Cinquanta è attraversata da tensioni dovute non soltanto alle questioni economiche, ma anche alla cultura e alla mentalità.
Anche se i flussi migratori della prima metà del Novecento hanno portato negli Stati Uniti gruppi provenienti dall’Europa orientale, dall’area tedesca e dai Paesi mediterranei, la maggioranza della popolazione è ancora “wasp” (acronimo di “white anglo-saxon protestant”), ovvero è composta da persone dalla pelle bianca, di origine anglo-sassone e di religione protestante.
Il gruppo etnico dominante si sente depositario dei “veri valori americani” e coltiva pregiudizi nei confronti delle minoranze. Le classi privilegiate usano il razzismo come arma per tutelare la propria posizione, alimentando la guerra tra i poveri e diffondendo l’odio nella parte bassa della società.
I cittadini afroamericani, in particolare, sono considerati inferiori per il colore della loro pelle e subiscono discriminazioni di vario genere, culminate spesso in atti di violenza. Negli Stati del Sud è ancora in vigore la segregazione razziale, che impedisce per legge i contatti tra bianchi e neri nei luoghi pubblici.
Le lotte del movimento per i diritti civili
Intorno alla metà degli anni Cinquanta, gli afroamericani cominciano a chiedere di essere inseriti nella società americana con pari diritti rispetto a quelli degli altri cittadini.
L’episodio che contribuisce a innescare le lotte contro la segregazione razziale avviene il 1° dicembre 1955, quando Rosa Parks sale su un autobus di Montgomery, in Alabama, e si siede in uno dei posti centrali.
Sembra un giorno come tanti, fino a quando l’autista vede alcune donne bianche in piedi. Allora controlla la situazione e decide di applicare la legge: in Alabamagli afroamericani devono sedersi in fondo agli autobus e possono occupare i posti della parte centrale solo se sono liberi. Di quelli davanti non se ne parla nemmeno. Se salgono altri bianchi, i neri sono obbligati a scendere. È infatti in vigore la segregazione razziale, come in altri Stati del Sud.
L’autista ingiunge ai passeggeri afroamericani di lasciare i posti ai bianchi. Tutti obbediscono, Rosa Parks no: ha 42 anni, è afroamericana ed è un’attivista della National association for the advancement of colored people, un’organizzazione che si batte per contrastare la segregazione razziale e per garantire i diritti civili agli afroamericani.
Boicottaggio
Di fronte alla sua resistenza nonviolenta, l’autista chiama la polizia. Rosa Parks viene arrestata e passa la notte in carcere. Quattro giorni dopo, viene condannata per aver provocato disordini e per aver infranto un’ordinanza: riceve una multa di 10 dollari ed è costretta a pagarne altri 4 per le spese processuali.
Questa vicenda, però, non finisce lì. Il gesto di Rosa Parks ispira una protesta nonviolenta: gli afroamericani di Montgomery decidono infatti di boicottare gli autobus per un anno, chiedendo di poter occupare i posti delle file centrali e di far assumere anche autisti neri.
Donne e uomini, adulti e bambini si spostano a piedi o con altri mezzi, richiamando sulla città e sull’Alabama l’attenzione dell’opinione pubblica americana.
Così, dopo un anno di boicottaggio, il 20 dicembre 1956 una legge del governo federale rende incostituzionale la segregazione sugli autobus dell’Alabama. Sembra un piccolo passo, ma avrà un’importanza notevole per lanciare il movimento per i diritti civili verso nuove sfide.
Approcci diversi
In quegli anni le lotte sono guidate dal pastore protestante Martin Luther King Jr., un sostenitore della nonviolenza. Gli atti di disobbedienza civile contro le leggi discriminatorie avvengono con modalità che mettono in evidenza le ingiustizie del sistema, attirando il sostegno di una parte consistente dell’opinione pubblica statunitense.
Non tutti gli afroamericani sono, tuttavia, convinti che l’approccio di Martin Luther King sia efficace: i Black Muslims, ad esempio, esprimono il risentimento per l’umiliazione e lo sfruttamento subito per mano dei bianchi; il loro leader, Malcolm X, non vuole trattare con la classe dirigente statunitense, ma esorta gli afroamericani a lottare anche con metodi radicali per migliorare le loro condizioni di vita.
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