Storia oggi

Il blog di Daniel Degli Esposti

Categoria: Incontri

  • La Nakba continua: incontro a Sassuolo

    La Nakba continua: incontro a Sassuolo

    Nel pomeriggio di sabato 16 maggio sarò a Sassuolo per partecipare all’iniziativa 78 anni dopo: la Nakba continua.

    Dopo le ore 17 interverrò per raccontare la catastrofe del popolo palestinese a partire dalla pulizia etnica del 1948. Al mio intervento storico si aggiungerà il contributo dell’onorevole Stefania Ascari.

    L’iniziativa si terrà a partire dalle 14:30 – con proiezioni, stand e mostre – presso il centro Al Medina, in via Decorati al Valore 30, a Sassuolo. La partecipazione è gratuita e non è necessario prenotare.

    Il 1948 in Palestina

    Il 14 maggio 1948 il leader sionista David Ben Gurion proclama la nascita dello Stato d’Israele, di cui sia gli Stati Uniti sia l’URSS riconoscono immediatamente la sovranità.

    Nella notte successiva, le forze armate della Lega araba entrano in Palestina. Inizia la prima guerra arabo-israeliana. Lo Stato ebraico la interpreta come una guerra d’indipendenza e può contare su aiuti internazionali.

    Avendo accumulato un’organizzazione militare e armamenti superiori a quelli della Lega araba, nel 1949 Israele estende il proprio territorio oltre i confini assegnati dalle Nazioni Unite.

    Altre parti dell’ipotizzato Stato palestinese passano invece sotto il controllo dell’Egitto e della Transgiordania, ribattezzata Giordania.

    La Nakba

    Al termine del conflitto, oltre 700.000 palestinesi sono costretti ad abbandonare le loro terre e cercano rifugio nei campi profughi dei Paesi vicini. Per tutti loro la sconfitta e la perdita dei beni diventano la Nakba (“catastrofe”).

    È un’esperienza di distacco che per alcuni sfocia nell’esilio, mentre per altri apre decenni di straniamento. C’è chi cerca salvezza trasferendosi in uno dei Paesi della Lega Araba, trovando un’accoglienza contraddittoria e problematica.

    I governi non vogliono, infatti, assumersi l’onere di assisterli e sperano che la loro sventura faccia pressione sulle organizzazioni internazionali, inducendole a forzare la mano con Israele.

    I palestinesi e la Lega Araba

    Emerge, così, una tendenza nel rapporto tra i palestinesi e i Paesi della Lega Araba. I governi di questi Stati non considerano le esigenze dei rifugiati, ma si servono di loro (e, più in generale, della questione palestinese) per posizionarsi o per perseguire i propri interessi.

    Altri rifugiati palestinesi si stabiliscono a ridosso della propria terra d’origine, in una parte della Cisgiordania (sotto l’amministrazione giordana) o della Striscia di Gaza (affidata all’Egitto).

    La Nakba continua: un’emergenza divenuta strutturale

    Col passare degli anni gli insediamenti precari si stabilizzano e, pur essendo chiamati campi profughi, si trasformano “città di fatto”. Le baracche diventano edifici e, per dare un tetto alle generazioni nate lì, si alzano verso il cielo, perché possono crescere solo in verticale.

    La vita è difficile: il lavoro è quasi sempre precario e sottopagato, le condizioni igieniche sono problematiche e spesso la sussistenza è affidata alla United Nations Relief and Works Agency for Palestine Refugees in the Near East (UNRWA), l’agenzia che l’ONU istituisce per assistere i rifugiati palestinesi.

    Nessuno cancella esplicitamente il “diritto al ritorno”, ma le organizzazioni internazionali sono impotenti di fronte al rifiuto di Israele. Lo Stato ebraico non vuole aprire al reinsediamento dei profughi palestinesi, che rimangono confinati in un limbo pluridecennale.

    Palestinesi in Israele

    Non mancano, infine, persone e famiglie che scelgono di rimanere nei territori controllati da Israele. Pur ottenendo la cittadinanza, non vivono in condizioni di effettiva parità, perché lo Stato non li considera come parte della propria missione politica.

    Fino al 1966 i “palestinesi del 1948” sono sottoposti a un regime di legge marziale. Il governo giustifica tale stato d’eccezione facendo riferimento al mancato raggiungimento di una pace con gli Stati della Lega Araba, per il quale la classe dirigente israeliana è in buona parte responsabile.

    Nei decenni successivi la legislazione mantiene elementi discriminatori che evolvono per accompagnare i cambiamenti economico-sociali del Paese, trovando ulteriori rafforzamenti a partire dalla seconda metà degli anni Novanta.

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  • Imperialismo e capitalismo nella storia: incontro a Limidi

    Imperialismo e capitalismo nella storia: incontro a Limidi

    Venerdì 8 maggio 2026 ci diamo appuntamento alle ore 21 a Limidi di Soliera per un incontro intitolato Volontà di dominio. Sfere d’influenza, imperialismo e capitalismo. Sarà un’occasione per riflettere su come sono cambiati gli equilibri di potere e le relazioni internazionali nel corso della storia.

    Imperialismo e capitalismo: di cosa parliamo?

    Per comprendere ciò che accade oggi, partirò dal passato, ricostruendo alcuni tra i più importanti tentativi di affermare un dominio imperiale nella storia dell’Occidente.

    Che cosa contraddistinse l’espansione geografica ed economica dell’antica Roma? Come si sviluppò il primo tentativo di globalizzazione nell’età moderna? Perché il capitalismo ha segnato un cambio di passo non solo nella sfera economica, ma anche nelle relazioni internazionali?

    E, infine, che cosa intendiamo oggi col termine imperialismo? Quali risposte sono state elaborare per arginare o per fronteggiare questo fenomeno? In che modo la potenza economica incide sulle relazioni internazionali?

    Nel corso della serata traccerò una serie di collegamenti tra epoche storiche diverse, cercando di mettere in luce elementi di continuità nelle differenze dei contesti.

    Come partecipare

    L’evento si terrà nella sala al primo piano del Centro polivalente di Limidi, in via Papotti 18. L’ingresso sarà libero e gratuito, senza necessità di prenotazione. Su richiesta, alle/agli studenti e alle/ai docenti delle scuole secondarie sarà rilasciato un certificato di partecipazione.

    L’iniziativa è organizzata dal Centro polivalente Limidi Asd.

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  • Iran: tra guerra, futuro di pace e democrazia

    Iran: tra guerra, futuro di pace e democrazia

    Martedì 5 maggio 2026 ci incontriamo alle ore 15 nel Salone Corassori della Camera del Lavoro in piazza Cittadella a Modena per l’iniziativa Iran. Tra guerra, futuro di pace e democrazia.

    Le sanguinose repressioni delle opposizioni nella Repubblica islamica e le sconvolgenti operazioni militari israelo-statunitensi hanno aggravato la crisi del Medio Oriente. Nel corso dell’evento, racconterò la storia dell’Iran per riflettere sulle origini di questi tragici sviluppi.

    Nel corso del pomeriggio interverranno anche Greta Ansaloni (laureanda in Relazioni internazionali), Aurora Ferrari (per la segreteria CGIL Modena), Alìreza Sherafat Almi (dissidente iraniano e attivista per i diritti umani) e Roberto Righi (segretario dello SPI-CGIL).

    Come partecipare

    La partecipazione all’iniziativa è gratuita e non è necessario prenotare grazie al sostegno della CGIL e dello SPI-CGIL Modena.

    Una piccola anteprima: la rivoluzione iraniana

    Nel 1979 comincia un movimento di rivolta popolare contro lo scià, che controlla l’Iran. Il sovrano deve lasciare il Paese. Nelle città le proteste sono avviate dai militanti delle Sinistre, ma vengono presto controllate dai religiosi sciiti (imam e ayatollah), che avviano una rivoluzione islamica.

    Quando l’ayatollah Khomeini rientra dall’esilio, decreta la nascita della Repubblica islamica e istituisce il Consiglio dei guardiani della rivoluzione, formato dai gruppi armati dei pasdaran.

    Il nuovo regime reprime ogni opposizione e guida con durezza il Paese, regolando ogni aspetto della vita secondo un’interpretazione rigida della legge islamica.

    La condizione femminile peggiora e, stoegnando una discontinuità con l’epoca precedente, il nuovo governo rompe l’alleanza con gli Stati Uniti.

    La guerra tra Iran e Iraq

    Nel 1980 il dittatore iracheno Saddam Hussein si convince che l’Iran sia indebolito militarmente e invade una regione di confine, ricca di giacimenti petroliferi.

    L’esercito iraniano resiste all’attacco e viene affiancato da reparti dei pasdaran, che combattono con fanatismo.

    Così, la guerra si stabilizza lungo la linea di confine e dura otto anni, senza alcun intervento internazionale. Neppure i massacri delle comunità curde, messi in atto dagli iracheni con il pretesto del conflitto, spingono altri Stati a prendere provvedimenti.

    La guerra tra Iraq e Iran termina nel 1988 senza vincitori, provocando più di un milione di morti.

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  • Nuovi incontri di storia contemporanea a Rubiera

    Nuovi incontri di storia contemporanea a Rubiera

    Riprendono gli incontri di storia contemporanea all’Università del tempo libero di Rubiera. Racconterò altri passaggi chiave del Novecento italiano e globale, con una costante proiezione verso il presente.

    30/3: Le guerre dimenticate

    Il primo appuntamento con la storia contemporanea sarà lunedì 30 marzo. In quel pomeriggio, parlerò di Guerre dimenticate.

    Sarà un’occasione per osservare quegli scenari bellici che rimangono fuori dai racconti dei media. Da quali storie nascono quelle tragedie? Quali sono i rapporti tra il passato e il presente? E come incidono quelle guerre sulla nostra vita?

    13/4: Vengono tutti qui?

    Il secondo appuntamento, in programma lunedì 13 aprile, si basa su una domanda. Davvero i migranti vengono tutti qui?

    Racconterò la storia delle migrazioni, mettendo in evidenza come sono cambiati i comportamenti degli italiani.

    Per quanto tempo le persone hanno lasciato la penisola in cerca di una vita migliore? Quali fattori hanno reso l’Italia una meta migratoria? Quando il nostro Paese è stato contagiato dal razzismo?

    20/4: Mare di mezzo

    Il terzo appuntamento, previsto per lunedì 20 aprile, aprirà una riflessione sul Mare di mezzo.

    Per comprendere ciò che accade oggi nel Mediterraneo, partirò dal passato, ricostruendo le principali vicende del mare di mezzo nella storia contemporanea.

    Racconterò come si svilupparono i tentativi di assumere il controllo delle rotte commerciali. Metterò, inoltre, in luce come gli scambi culturali furono influenzati dai progetti di dominio coloniale e dalla volontà di impadronirsi delle risorse economiche.

    Perché, infine, oggi il Mediterraneo sta diventando un grande cimitero d’acqua? Quali meccanismi hanno innescato le attuali dinamiche di gestione dei flussi migratori?

    Come partecipare agli incontri di storia contemporanea a Rubiera

    Tutti gli incontri si terranno a partire dalle ore 15 presso la Sala Lea Garofalo (via De Gasperi 3, Rubiera, RE).

    Per partecipare agli incontri, è necessario iscriversi contattando Vilma Bulla (ufficio Sport/Cultura del Comune di Rubiera):
    Tel.: 0522.622294;
    E-mail: vilmabulla@comune.rubiera.re.it.

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  • Storia dell’Iran: serata a Nonantola

    Storia dell’Iran: serata a Nonantola

    Lunedì 30 marzo 2026 ci incontriamo a Nonantola per la serata Iran. Le radici storiche di una tragedia. Le sanguinose repressioni delle opposizioni nella Repubblica islamica e le sconvolgenti operazioni militari israelo-statunitensi hanno aggravato la crisi del Medio Oriente. Nel corso dell’evento, racconterò la storia dell’Iran per riflettere sulle origini di questi tragici sviluppi.

    Storia dell’Iran: come partecipare

    L’appuntamento è fissato per lunedì 30 marzo alle ore 21 nella Sala dei Giuristi del Palazzo della Partecipanza agraria di Nonantola, in via Roma 21.

    La partecipazione è gratuita e non è necessario prenotare.

    L’iniziativa è compresa nel programma di attività Aula 22, promosso da Anni in fuga APS Nonantola, SPI CGIL, ANPI – sezione di Nonantola e ACLI.

    Una piccola anteprima: la rivoluzione iraniana

    Nel 1979 comincia un movimento di rivolta popolare contro lo scià, che controlla l’Iran. Il sovrano deve lasciare il Paese. Nelle città le proteste sono avviate dai militanti delle Sinistre, ma vengono presto controllate dai religiosi sciiti (imam e ayatollah), che avviano una rivoluzione islamica.

    Quando l’ayatollah Khomeini rientra dall’esilio, decreta la nascita della Repubblica islamica e istituisce il Consiglio dei guardiani della rivoluzione, formato dai gruppi armati dei pasdaran.

    Il nuovo regime reprime ogni opposizione e guida con durezza il Paese, regolando ogni aspetto della vita secondo un’interpretazione rigida della legge islamica.

    La condizione femminile peggiora e, stoegnando una discontinuità con l’epoca precedente, il nuovo governo rompe l’alleanza con gli Stati Uniti.

    La guerra tra Iran e Iraq

    Nel 1980 il dittatore iracheno Saddam Hussein si convince che l’Iran sia indebolito militarmente e invade una regione di confine, ricca di giacimenti petroliferi.

    L’esercito iraniano resiste all’attacco e viene affiancato da reparti dei pasdaran, che combattono con fanatismo.

    Così, la guerra si stabilizza lungo la linea di confine e dura otto anni, senza alcun intervento internazionale. Neppure i massacri delle comunità curde, messi in atto dagli iracheni con il pretesto del conflitto, spingono altri Stati a prendere provvedimenti.

    La guerra tra Iraq e Iran termina nel 1988 senza vincitori, provocando più di un milione di morti.

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  • Terra contesa: incontro sulla Palestina a Castelfranco

    Terra contesa: incontro sulla Palestina a Castelfranco

    Mercoledì 25 marzo 2026 ci incontriamo alle ore 21 nella Sala della Pro Loco di Castelfranco Emilia (piazza Garibaldi 14) per la serata Terra contesa. Palestina/Israele: una bussola storica.

    Affronteremo lo scenario del Medio Oriente, ripercorrendo la questione palestinese, per riflettere sul genocidio in corso nella Striscia di Gaza e sulla pulizia etnica della Cisgiordania.

    Ci porremo l’obiettivo di contrastare narrazioni propagandistiche, fake news e strumentalizzazioni utili soltanto a generare polemiche.

    Per comprendere meglio ciò che accade in quel drammatico scenario, senza lasciarsi intrappolare dai contrapposti discorsi d’odio, è utile ricostruire correttamente e criticamente le radici storiche di quello scenario conflittuale, al fine ultimo di generare o consolidare una cultura di pace.

    Terra contesa: come partecipare

    La partecipazione all’incontro Terra contesa. Palestina/Israele: una bussola storica è libera e gratuita. Non è necessario prenotare.

    L’iniziativa è organizzata dalla Pro Loco Castelfranco Emilia con il patrocinio del Comune di Castelfranco Emilia.

    Una piccola anteprima: il 1948 in Palestina

    Il 14 maggio 1948 il leader sionista David Ben Gurion proclama la nascita dello Stato d’Israele, di cui sia gli Stati Uniti sia l’URSS riconoscono immediatamente la sovranità.

    Nella notte successiva, le forze armate della Lega araba entrano in Palestina. Inizia la prima guerra arabo-israeliana. Lo Stato ebraico la interpreta come una guerra d’indipendenza e può contare su aiuti internazionali.

    Avendo accumulato un’organizzazione militare e armamenti superiori a quelli della Lega araba, nel 1949 Israele estende il proprio territorio oltre i confini assegnati dalle Nazioni Unite.

    Altre parti dell’ipotizzato Stato palestinese passano invece sotto il controllo dell’Egitto e della Transgiordania, ribattezzata Giordania.

    La Nakba

    Al termine del conflitto, oltre 700.000 palestinesi sono costretti ad abbandonare le loro terre e cercano rifugio nei campi profughi dei Paesi vicini. Per tutti loro la sconfitta e la perdita dei beni diventano la Nakba (“catastrofe”).

    È un’esperienza di distacco che per alcuni sfocia nell’esilio, mentre per altri apre decenni di straniamento. C’è chi cerca salvezza trasferendosi in uno dei Paesi della Lega Araba, trovando un’accoglienza contraddittoria e problematica.

    I governi non vogliono, infatti, assumersi l’onere di assisterli e sperano che la loro sventura faccia pressione sulle organizzazioni internazionali, inducendole a forzare la mano con Israele.

    I palestinesi e la Lega Araba

    Emerge, così, una tendenza nel rapporto tra i palestinesi e i Paesi della Lega Araba. I governi di questi Stati non considerano le esigenze dei rifugiati, ma si servono di loro (e, più in generale, della questione palestinese) per posizionarsi o per perseguire i propri interessi.

    Altri rifugiati palestinesi si stabiliscono a ridosso della propria terra d’origine, in una parte della Cisgiordania (sotto l’amministrazione giordana) o della Striscia di Gaza (affidata all’Egitto).

    Rifugiati: un’emergenza divenuta strutturale

    Col passare degli anni gli insediamenti precari si stabilizzano e, pur essendo chiamati campi profughi, si trasformano “città di fatto”. Le baracche diventano edifici e, per dare un tetto alle generazioni nate lì, si alzano verso il cielo, perché possono crescere solo in verticale.

    La vita è difficile: il lavoro è quasi sempre precario e sottopagato, le condizioni igieniche sono problematiche e spesso la sussistenza è affidata alla United Nations Relief and Works Agency for Palestine Refugees in the Near East (UNRWA), l’agenzia che l’ONU istituisce per assistere i rifugiati palestinesi.

    Nessuno cancella esplicitamente il “diritto al ritorno”, ma le organizzazioni internazionali sono impotenti di fronte al rifiuto di Israele. Lo Stato ebraico non vuole aprire al reinsediamento dei profughi palestinesi, che rimangono confinati in un limbo pluridecennale.

    Palestinesi in Israele

    Non mancano, infine, persone e famiglie che scelgono di rimanere nei territori controllati da Israele. Pur ottenendo la cittadinanza, non vivono in condizioni di effettiva parità, perché lo Stato non li considera come parte della propria missione politica.

    Fino al 1966 i “palestinesi del 1948” sono sottoposti a un regime di legge marziale. Il governo giustifica tale stato d’eccezione facendo riferimento al mancato raggiungimento di una pace con gli Stati della Lega Araba, per il quale la classe dirigente israeliana è in buona parte responsabile.

    Nei decenni successivi la legislazione mantiene elementi discriminatori che evolvono per accompagnare i cambiamenti economico-sociali del Paese, trovando ulteriori rafforzamenti a partire dalla seconda metà degli anni Novanta.

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  • Antifascismo e Resistenza: corso di storia a Maranello

    Antifascismo e Resistenza: corso di storia a Maranello

    Giovedì 26 marzo 2026, a Maranello, comincerà il mio terzo corso di storia contemporanea alla Piccola università popolare di YAWP! Passioni in movimento. S’intitola La legge dell’avvenir. Antifascismo e Resistenza nella storia d’Italia.

    Cosa ci aspetta

    Il corso approfondisce antifascismo e Resistenza come momenti fondamentali per l’affermazione di una cultura politica finalizzata non solo alla lotta contro il regime mussoliniano e alla liberazione dall’occupazione nazi-fascista, ma anche all’affermazione della democrazia e al riscatto sociale delle categorie più deboli.

    In un’epoca segnata da un revisionismo antistorico e strumentale al raggiungimento di obiettivi politici, è importante comprendere lo sviluppo storico dell’antifascismo e contestualizzare adeguatamente la Resistenza.

    Per contrastare i luoghi comuni e le “narrazioni tossiche”, è utile migliorare le proprie conoscenze, partendo dalla storia e arrivando al presente.

    Il programma

    26/3 – Clandestini: l’antifascismo in Italia nel ventennio della dittatura.

    2/4 – «Oggi in Spagna, domani in Italia»: l’antifascismo nella guerra civile spagnola e all’estero.

    9/4 – Resistenze: le molteplici esperienze della lotta di Liberazione tra il 1943 e il 1945.

    16/4 – Partigiani rubagalline? L’importanza della Resistenza e gli “argomenti” di chi la squalifica.

    23/4 – Antifascismo sempre: «l’avvenire di un mondo più umano» dal dopoguerra a oggi. 

    Data da definire – USCITA: Antifascismo e Resistenza a Maranello.

    Come partecipare

    Come tutti i corsi e le attività dell’associazione YAWP, il corso Terra contesa si svolgerà presso la sede di via Grizzaga 107, a Bell’Italia di Maranello (MO).

    È necessario iscriversi almeno 1 settimana prima dell’inizio. I posti sono limitati e consiglio di prenotare per tempo.

    La partecipazione è riservata ai soci di YAWP. Si può fare la tessera per l’occasione e in qualsiasi momento. Dura 12 mesi dall’attivazione e costa 20€ per gli adulti, 10€ per i ragazzi da 13 a 18 anni ed è gratuita per i bambini.

    Per info e iscrizioni:
    Tel. 329 68 68 387
    E-Mail: yawpmaranello@gmail.com

    Antifascismo e Resistenza: una piccola anteprima

    Il 28 ottobre 1922 la marcia su Roma dà inizio all’era fascista. Mussolini guida un governo in cui le “camicie nere” sono in minoranza, ma cominciano fin dall’inizio a svuotare dall’interno le istituzioni democratiche.

    Per dare legittimità alle squadre d’azione e alle loro violenze, il presidente del Consiglio dei ministri istituisce la Milizia volontaria per la sicurezza nazionale, che legalizza i gruppi eversivi e li inserisce nel sistema delle istituzioni.

    Anche i prefetti e le forze dell’ordine mantengono inalterate le simpatie per Mussolini e consentono al governo di radicare l’ideologia del littorio nelle periferie. I picchiatori del “Biennio Nero” proseguono dunque le missioni punitive contro gli oppositori politici senza temere ritorsioni giuridiche.

    Le persecuzioni nei confronti degli antifascisti

    Gli antifascisti vengono discriminati sul lavoro e perseguitati nella sfera privata. Gli squadristi li costringono a ingurgitare l’olio di ricino per umiliarli pubblicamente, ma spesso aggiungono a quell’onta altri oltraggi e parecchie percosse.

    Gli oppositori politici più colpiti sono i socialisti e i comunisti, accusati di minacciare l’integrità della patria con le idee dell’internazionalismo e della rivoluzione proletaria. Per salvarsi dagli attacchi degli squadristi, molti di loro sono costretti a proseguire le proprie attività politiche in semi-clandestinità o a fuggire dall’Italia.

    Lasciare l’Italia…

    Negli anni Venti la Francia diventa la meta prediletta dai fuoriusciti antifascisti, poiché è molto vicina, ha una forte tradizione repubblicana e mostra un’apparente solidità economica. Parecchi leader socialisti e della sinistra liberale trovano riparo a Parigi o nelle città della Costa Azzurra.

    Gli intellettuali sono accolti nell’alta società e tengono vive le idee antifasciste, ma i lavoratori più umili faticano a sbarcare il lunario. Gli imprenditori li guardano infatti con sospetto poiché li giudicano come potenziali sovversivi.

    Fra il 1925 e il 1926 Mussolini completa la svolta totalitaria e dà forma al regime fascista. I partiti di opposizione sono sciolti e i loro giornali vengono chiusi, perché non è più possibile avere una stampa dissociata dalla linea ufficiale della dittatura.

    Tanti altri protagonisti della politica fuggono all’estero, ma i gerarchi fascisti prendono contatti con i diplomatici per suscitare contro di loro l’ostilità delle comunità che li “accolgono”.

    … o agire in clandestinità

    Le persecuzioni proseguono per tutti gli anni Trenta, nonostante le amnistie per il decennale della “marcia su Roma” e la conquista dell’Etiopia.

    Solo il Partito comunista d’Italia riesce a mantenere una struttura clandestina, spesso investita dai blitz delle autorità: chi cade nei tentacoli dell’Opera per la vigilanza e la repressione antifascista finisce in carcere o al confino.

    Molti trovano scampo soltanto con una nuova fuga all’estero e nell’estate del 1936 partono per la Spagna, dove si arruolano volontari nelle Brigate Internazionali e combattono la guerra civile contro i golpisti di Francisco Franco.

    Antifascismo e Resistenza: un legame stretto

    La Resistenza italiana nasce dalle idee dell’antifascismo e dalla disperazione di un’intera generazione: è quella dei giovani nati negli anni Venti, cresciuti sotto il regime fascista e poi costretti a fare i conti non solo con l’occupazione nazista, ma anche con la voglia di vendetta degli irriducibili seguaci di Mussolini.

    La lotta partigiana è un’esperienza complessa, ricca di spunti e di problemi interpretativi; affonda le proprie radici nei vent’anni del regime fascista e matura nelle difficoltà di un conflitto totale.

    Tre guerre in una

    Come afferma lo storico Claudio Pavone, tra l’autunno del 1943 e la primavera del 1945 i partigiani italiani intraprendono una guerra che ne contiene tre:

    • La “prima” è una lotta di liberazione, che ha lo scopo di liberare il Paese dai nazisti; può pertanto essere assimilata agli slanci patriottici per la cacciata dei dominatori stranieri.
    • La “seconda” colpisce quegli italiani che decidono di proseguire la guerra al fianco della Germania nazista per non tradire l’alleanza con Adolf Hitler; è dunque una vera e propria guerra civile, poiché contrappone due fazioni dello stesso popolo, separate da una scelta che richiede di essere costantemente rinnovata.
    • La “terza” contrappone le donne e gli uomini della Resistenza ai proprietari terrieri e agli industriali, percepiti come i “poteri forti” che hanno sostenuto il fascismo; è un conflitto di classe, alimentato dalla rabbia degli “ultimi” nei confronti di chi ha accumulato ingenti fortune in cambio dell’appoggio alla dittatura di Mussolini.

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  • Questione palestinese: incontro a Monte San Pietro

    Questione palestinese: incontro a Monte San Pietro

    Giovedì 19 marzo 2026 ci incontriamo a Monte San Pietro per la serata Terra contesa. Palestina/Israele: una bussola storica. Racconterò la questione palestinese con un approccio di lungo periodo, mettendo in luce le origini dei drammi e dei crimini attuali.

    Affronteremo lo scenario del Medio Oriente, ripercorrendo la questione palestinese, per riflettere sul genocidio in corso nella Striscia di Gaza e sulla pulizia etnica della Cisgiordania.

    Ci porremo l’obiettivo di contrastare narrazioni propagandistiche, fake news e strumentalizzazioni utili soltanto a generare polemiche.

    Per comprendere meglio ciò che accade in quel drammatico scenario, senza lasciarsi intrappolare dai contrapposti discorsi d’odio, è utile ricostruire correttamente e criticamente le radici storiche di quello scenario conflittuale, al fine ultimo di generare o consolidare una cultura di pace.

    Come partecipare all’incontro sulla questione palestinese

    L’incontro Terra contesa. Palestina/Israele: una bussola storica è in programma per giovedì 19 marzo alle ore 20:30 nell’Antica Conserva da neve di Amola da Montagna. Vi aspettiamo in Via Lavino 89/d a Calderino, Monte San Pietro (BO). L’affascinante struttura ospita la sede dell’Associazione La Conserva.

    L’ingresso all’iniziativa è libero e gratuito per chi abbia una tessera ARCI in corso di validità. L’Associazione La Conserva garantisce la possibilità di tesserarsi in sede.

    L’iniziativa si inserisce nel ciclo La finestra sul mondo, ideato dall’Associazione La Conserva per conoscere le realtà del sistema globale, tenendo insieme la storia e il presente.

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  • La complessa vicenda del confine orientale: incontro in Valsamoggia

    La complessa vicenda del confine orientale: incontro in Valsamoggia

    Mercoledì 11 marzo 2026 ci incontriamo alle ore 20:30 nella Sala polivalente di Castello di Serravalle (piazza della Pace) per una serata di contributi e riflessioni sulla complessa vicenda del confine orientale.

    L’incontro Spine di confine sarà il secondo appuntamento del ciclo Fascismo, crimini di guerra e memoria dimezzata. Le sezioni ANPI di Valsamoggia si uniscono per riflettere sull’uso pubblico della storia. Come ci rapportiamo al passato? Come lo usiamo? Cosa intendiamo quando parliamo di memoria selettiva?

    Nel corso dell’incontro, moderato da Riccardo Tagliati, lo storico Eric Gobetti parlerà delle foibe tra storia e memoria, ma anche della Resistenza dimenticata, ovvero degli italiani che s’impegnarono nella lotta di Liberazione nei Balcani. Dino Spanghero parlerà del confine orientale. Cesare Galantini interverrà per raccontare la memoria della Divisione Garibaldi Montenegro. Io chiuderò il programma con un contributo sulle guerre tra poveri nell’Emilia del secondo dopoguerra, quando gli imprenditori e gli agrari cercarono di utilizzare gli esuli del confine orientale per contrastare gli scioperi e le rivendicazioni dei lavoratori.

    L’iniziativa è organizzata dalle sezioni di Valsamoggia e dal Comitato provinciale bolognese dell’ANPI, dal Centro sociale Bruno Pedrini di Crespellano, dallo SPI-CGIL Bologna, dal Comune di Valsamoggia e dalla Fondazione Rocca dei Bentivoglio.

    Il confine orientale: un’anteprima

    Negli ultimi 20 anni in Italia il discorso pubblico ha spesso fatto coincidere le difficili relazioni italo-jugoslave del dopoguerra con le uccisioni e gli occultamenti di cadaveri nelle foibe.

    Nell’autunno del 1943 e poi nell’estate del 1945, in due fasi ben distinte tra loro, circa 4.000/5.000 persone di lingua e cultura italiana vengono uccise prima dalle formazioni della Resistenza e poi dai militanti della nascente Repubblica popolare federale jugoslava.

    Quando la guerra è ancora in corso, anche per non incorrere nel rischio di far trovare i cadaveri alle forze di occupazione tedesche, i corpi vengono spesso gettati nelle cavità carsiche. Dopo la Liberazione, le uccisioni avvengono in circostanze diverse e una parte consistente dei decessi si verifica nei campi di prigionia allestiti dalle autorità jugoslave.

    Alcune vittime sono compromesse con l’occupazione fascista, altre non sono disposte ad accettare il controllo della Repubblica nata dalla Resistenza titoista sui territori annessi dall’Italia dopo la Grande Guerra.

    La sorte degli italiani uccisi nell’Alto Adriatico rispecchia la difficile conclusione di un conflitto totale, anche se nel senso comune non viene quasi mai ricondotta agli eventi accaduti nel periodo bellico e nel ventennio del regime fascista.

    Una vicenda complessa

    In realtà queste vicende storiche – chiamate in causa ogni 10 febbraio con il Giorno del ricordo – presentano una maggiore complessità. Innanzi tutto, la data scelta per commemorarle è quella del Trattato di pace di Parigi, che nel 1947 disegna gli equilibri successivi alla Seconda guerra mondiale, togliendo all’Italia le colonie e i territori sulla sponda destra dell’Adriatico.

    Si tratta tuttavia di una vicenda geopolitica assai più estesa, che ridisegna completamente gli scenari europei. Non è dunque possibile isolarne e assolutizzarne un solo elemento, come se si trattasse di un semplice contenzioso italo-jugoslavo. Non è neppure possibile rimuovere tutto ciò che era accaduto prima del 1945.

    I Balcani sotto l’occupazione fascista e nazista

    A partire dall’aprile 1941, l’occupazione tedesca e italiana della penisola balcanica inaugura infatti una fase carica di problemi e violenze, crimini di guerra e contraddizioni di potere.

    Per controllare la Jugoslavia, i nazisti e i fascisti rispolverano il principio romano del “divide et impera”. Alcuni gruppi armati, come gli ustascia croati, ricevono la fiducia e la responsabilità di amministrare parte dei territori, mentre altri (come i cetnici serbi) vengono squalificati e denigrati, pur essendo fieramente monarchici e anticomunisti.

    Le tensioni interetniche diventano dunque strumenti di dominio. La visione razziale della Germania nazista prevede la riduzione dei popoli slavi ai lavori forzati. Anche i fascisti recuperano l’originaria ostilità nei confronti delle etnie balcaniche per rinvigorire il morale dei soldati e stimolarli ad aggredire il nemico del momento.

    Il destino peggiore è comunque riservato ai partigiani di Josip Broz “Tito”, ai sinti, ai rom e agli ebrei, considerati senza alcun dubbio nemici del popolo germanico e dei fascismi europei.

    Crimini di guerra

    Nel corso del conflitto i nazisti e i fascisti commettono diversi crimini di guerra e contro l’umanità. Le forze armate incendiano e saccheggiano diversi villaggi, stuprano e uccidono migliaia di civili non soltanto per vendicare gli agguati subiti dalla Resistenza, ma anche per cercare di spezzare col terrore la solidarietà tra i partigiani e la popolazione.

    L’Italia fascista non nasconde affatto le proprie responsabilità. Diversi soldati scelgono addirittura di inviare le foto delle atrocità ai parenti per mostrare i risultati fisici delle proprie vittorie.

    L’esodo

    Le violenze, le uccisioni e l’occultamento dei cadaveri non possono inoltre far dimenticare altri due processi storici, strettamente legati al confine orientale. Si tratta dell’esodo di circa 250.000 persone di lingua e cultura italiana dalle aree slave del confine orientale.

    L’accoglienza di queste persone si rivela ben presto problematica. Lo Stato deve farsi carico del loro mantenimento, ma le comunità di destinazione non vedono di buon occhio l’arrivo di nuovi “concorrenti” nel consumo delle risorse e sul lavoro.

    In Emilia alle preoccupazioni di sopravvivenza si aggiungono inoltre i pregiudizi politici. Coloro che fuggono dalla Jugoslavia di Tito vengono infatti percepiti come fascisti, anche se molti di loro vivono nel disimpegno e nell’indifferenza. L’ostilità reciproca induce le Sinistre a inasprire i propri giudizi sui profughi e questi ultimi ad abbracciare un nazionalismo sempre più incline a sviluppare nostalgie degli anni Trenta.

    Milioni di persone in movimento

    L’esodo istriano e giuliano-dalmata si svolge in un’epoca di grandi migrazioni. Nel secondo dopoguerra milioni di persone sono infatti costrette ad abbandonare i loro spazi di vita per raggiungere altri luoghi.

    È, ad esempio, il caso dei circa 13 milioni di tedeschi residenti nei territori occupati dalla Wehrmacht tra il 1938 e il 1945. Le loro vicende, intrecciate alle occupazioni militari del periodo bellico e alle contrapposizioni ideologiche del dopoguerra, rappresentano una pagina di storia mai completamente “elaborata”. Una questione complessa, spesso liquidata con disprezzo o strumentalizzata dalle forze politiche.

    Limitandosi al contesto del confine orientale, occorre infatti analizzare le cause scatenanti la violenza, valutando i “precedenti” fra italiani e slavi.

    Considerare adeguatamente le azioni di occupazione e controllo bellico che il regime fascista ha dispiegato nella penisola balcanica è fondamentale per comprendere storicamente la difficoltà dei rapporti fra le comunità nelle regioni di confine.

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  • Costruire la pace: ciclo di incontri a Campogalliano

    Costruire la pace: ciclo di incontri a Campogalliano

    Lunedì 2 marzo 2026 a Campogalliano partirà il terzo ciclo degli incontri La storia e il presente. Si intitola Costruire la pace. Corso di storia contemporanea su pacifismo, antimilitarismo e nonviolenza.

    Costruire la pace: perché questo argomento?

    Il ciclo di incontri approfondisce la storia del pacifismo, dell’antimilitarismo e della nonviolenza, partendo dalle vicende delle persone che hanno promosso l’opposizione alla guerra con azioni, comportamenti e attività di promozione dei valori alternativi all’esaltazione della violenza bellica.

    L’iniziativa intende fornire elementi di conoscenza storica sulla possibilità di battersi e lottare per la giustizia sociale senza ricorrere alle armi e senza adottare atteggiamenti violenti.

    Gli eventi storici raccontati nel corso degli incontri permettono di comprendere che la militanza pacifista, antimilitarista e nonviolenta si è contraddistinta per la capacità di far emergere i conflitti latenti nella società, puntando a una loro soluzione alternativa alla guerra e pertanto scongiurando gravi danni ai popoli.

    Si propongono, inoltre, riflessioni sui concetti di “rivoluzione” e di “guerra civile” per fare chiarezza sulla vera natura di tali processi storici, consolidando l’obiettivo di generare o fortificare una cultura di pace.

    Con lo sviluppo di questo corso si vogliono promuovere la pace, la nonviolenza, la cultura del rispetto, dell’inclusione, della solidarietà e della condivisione, nel solco dei principi costituzionali di dignità della persona, libertà, giustizia e democrazia.

    Come si svolgono gli incontri

    Ogni incontro durerà circa due ore. Nella prima parte, terrò la relazione storica, sfruttando anche immagini e/o materiali multimediali. Nella seconda parte, risponderò alle vostre domande aprendo un dibattito sugli argomenti trattati nell’esposizione.

    Consiglio di partecipare a chi desidera comprendere come costruire la pace attraverso la cultura e la conoscenza. I docenti degli istituti scolastici possono ricavare dagli incontri alcuni spunti di riflessione e approfondimento, dal momento che proporrò fonti visive e fornirò riferimenti bibliografici.

    Programma del corso

    2/3/2026 – Pacifismo: una storia giuridica, filosofica e politica.

    9/3/2026 – Iran: le ragioni storiche di una tragedia (incontro speciale aperto a tutte e a tutti).

    16/3/2026 – Antimilitarismo: il rifiuto dell’esercito come critica sociale.

    18/3/2026 – Nonviolenza: una rivoluzione aperta contro ogni ingiustizia.

    23/3/2026 – Rivoluzione: potenzialità e pericoli di una rottura radicale col passato.

    30/3/2026 – Guerra civile: perché scoppia e come cercare di evitarla.

    Come partecipare

    Gli incontri si svolgeranno in una sala con un numero limitato di posti. Le iscrizioni saranno a numero chiuso ed è necessario prenotare.

    Per iscriverti, telefona o invia un messaggio Whatsapp al numero 370.3494419. Nel testo, indica nome e cognome, numero di telefono e indirizzo e-mail. In alternativa, scrivi gli stessi dati all’indirizzo di posta elettronica centrolaquercia2000@gmail.com.

    L’iscrizione agli incontri prevede una quota di 25 euro, comprensivi di tutte e 5 le date, che dovrà essere versata all’inizio del primo incontro.

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