Storia oggi

Il blog di Daniel Degli Esposti

Categoria: Incontri

  • Ecocidio: incontro a Cento sull’impatto ambientale della guerra

    Ecocidio: incontro a Cento sull’impatto ambientale della guerra

    Giovedì 11 dicembre 2025 ci diamo appuntamento a Cento per una serata dedicata a uno dei temi più urgenti (e trascurati) del presente. L’incontro Ecocidio. L’impatto ambientale della guerra sarà un’occasione per osservare in modo insolito la devastazione provocata dai conflitti armati. Non ci concentreremo solo sui combattimenti, che compromettono gli ecosistemi e gli ambienti dove le comunità cercano di vivere. Parleremo anche della produzione di armamenti, che contribuisce in modo determinante alla crisi climatica.

    L’incontro si terrà alle ore 20:45 nella Sala Rossa, in piazza del Guercino, a Cento. Nel corso della serata, dialogherò con le/i ragazz* del Tavolo dei Giovani di Cento.

    L’ingresso è gratuito e non è necessario prenotare il posto.

    Ecocidio: una piccola anteprima

    Nel 1970 il biologo statunitense Arthur Galston inventa il termine ecocidio per descrivere la devastazione provocata dall’«agente arancio» sulle foreste tropicali del Vietnam. Il defoliante utilizzato dalle forze armate degli USA sconvolse l’ambiente a tal punto da rendere necessaria l’adozione di un nuovo termine.

    Analogamente, 26 anni prima, il giurista polacco Raphael Lemkin aveva inventato il termine genocidio per indicare lo sterminio nazista e fascista degli ebrei d’Europa. Per comprendere la natura e gli effetti di un crimine dalla portata inedita, è necessario dotarsi delle parole adatte a descriverlo.

    Tuttavia, il piano lessicale non è sufficiente. Di fronte a un crimine, è necessario prendere provvedimenti per contrastare l’ingiustizia e dare slancio a ideali più sani di convivenza.

    Il reato di ecocidio

    Nel giugno 2021 il Gruppo di esperti indipendenti per la definizione giuridica di ecocidio afferma che il termine ecocidio indica atti illeciti o sconsiderati commessi con la consapevolezza che esiste una probabilità sostanziale che tali atti causino danni gravi, diffusi o a lungo termine all’ambiente.

    Nell’agosto 2021 il governo francese ha introdotto una legge per definire e punire il reato di ecocidio. La norma colpisce coloro che «causano danni gravi e duraturi alla terra, alla flora, alla fauna o alla qualità dell’aria, del terreno o dell’acqua». Anche il Regno Unito, il Cile e il Messico si sono mossi per sanzionare giuridicamente il reato di ecocidio.

    In Italia, il 24 luglio 2023 i deputati Zaratti, Zanella, Bonelli, Borrelli, Dori, Fratoianni, Ghirra, Grimaldi, Mari e Piccolotti hanno presentato alla Camera una proposta di legge per l’introduzione del reato di ecocidio.

    Il 26 marzo 2024 il Consiglio dell’Unione Europea ha votato per criminalizzare casi paragonabili all’ecocidio.

    Manca ancora, tuttavia, una capacità di contrastare con forza la distruzione dell’ambiente. Sarebbe necessario perseguire l’ecocidio con un’azione coordinata a livello globale.

    Le guerre e gli investimenti nel riarmo dovrebbero essere fermati con effetto immediato alla luce del loro tremendo impatto sull’ambiente e sul clima.

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  • Guiglia è Medaglia d’oro al Merito Civile per la Resistenza

    Guiglia è Medaglia d’oro al Merito Civile per la Resistenza

    Martedì 16 dicembre 2025 sarà un grande giorno per Guiglia. Il Comune riceverà la Medaglia d’Oro al Merito Civile. La Presidenza della Repubblica ha deciso di concederla con questa motivazione.

    Durante il secondo conflitto mondiale il territorio di Guiglia fu vittima dell’occupazione tedesca, che costrinse gli abitanti a difendersi da feroci aggressioni; i cittadini non mancarono di prodigarsi per dare rifugio ai partigiani, che si adoperavano per liberare il territorio. In particolare, nel dicembre 1944 furono catturati diversi ostaggi che, portati nella sede del comando tedesco, furono torturati ed uccisi. Negli ultimi mesi del conflitto il Comune di Guiglia fu colpito da 25 bombardamenti, che provocarono numerosi morti e feriti fra la popolazione, e distrussero o danneggiarono molte abitazioni. Mirabile esempio di sacrificio, di spirito di solidarietà e di virtù civiche. Settembre 1943 – Dicembre 1944 – Guiglia (MO).

    Una ricerca sulla storia di Guiglia

    Nell’estate 2019 ho passato diversi giorni nell’Archivio storico comunale di Guiglia per una ricerca sulle vicende della comunità nella Seconda guerra mondiale.

    Da quelle carte e da altri documenti, custoditi in diversi archivi modenesi, ho ricostruito una serie di storie che facevano emergere l’impegno civile di tante persone e famiglie, pronte a battersi anche senza le armi per costruire una realtà più giusta.

    Il Comune di Guiglia utilizzò la relazione nata da quella ricerca storica come punto di partenza per la richiesta di un riconoscimento al merito civile. Nel 2025, a sei anni dall’inizio del lavoro, è arrivata la risposta che ci ha riempito di gioia.

    La consegna della Medaglia d’Oro

    Il grande giorno sarà martedì 16 dicembre e ci ritroveremo alle ore 10 nella Sala degli Scolopi (castello di Guiglia) per la cerimonia pubblica.

    Nel corso della mattinata, racconterò brevemente le vicende storiche che hanno portato al riconoscimento.

    Guiglia nella Seconda guerra mondiale: una piccola anteprima

    La popolazione di Guiglia fu pienamente coinvolta nelle dinamiche della “guerra totale”, che caratterizzarono il fronte italiano del secondo conflitto mondiale, in modo particolare fra l’8 settembre 1943 e l’ultima decade dell’aprile 1945.

    La prima fase del conflitto

    Nella prima fase del conflitto il richiamo alle armi dei giovani e le necessità del razionamento alimentare misero in seria difficoltà diverse famiglie. I mezzadri e i coltivatori diretti dovettero adeguarsi al sistema degli ammassi, conferendo i prodotti nelle località indicate dalle autorità.

    Gli approvvigionamenti alimentari ai lavoratori non agricoli arrivavano spesso in ritardo e non garantivano sempre il fabbisogno necessario al mantenimento dell’efficienza fisica.

    Le conseguenze dell’8 settembre 1943

    All’indomani dell’armistizio diverse famiglie si attivarono a proprio rischio per proteggere gli ex prigionieri alleati e i militari italiani sbandati. Qualcuno riuscì inoltre a fornire carte d’identità in bianco a 7 ebrei stranieri, internati per alcuni mesi nel territorio comunale: soltanto uno di loro sarebbe poi stato catturato e deportato ad Auschwitz, trovando la morte in circostanze non meglio definibili.

    Guiglia e la “Spedizione Bandiera”

    Alla fine del primo inverno dell’occupazione nazista la “Spedizione Bandiera” segnò l’avvio della Resistenza armata nella valle del Panaro. Il 12 marzo 1944 la battaglia di Pieve di Trebbio fu il primo combattimento tra partigiani e fascisti repubblicani.

    Dopo una mattinata di lotta il comandante Leonida Patrignani fu costretto a far ripiegare i volontari della libertà sulla riva sinistra del Panaro, dove sciolse la formazione. Diversi giovani proseguirono comunque la Resistenza anche nei mesi successivi.

    n quella prima battaglia morirono 7 partigiani, mentre un altro venne sorpreso e ucciso dai fascisti il giorno successivo. Gli effetti delle operazioni militari non riguardarono soltanto i protagonisti, ma si estesero alla comunità della frazione, che dovette fare i conti con i prelevamenti della Guardia nazionale repubblicana.

    Guiglia nell’estate del 1944

    Nell’estate del 1944 i nuclei partigiani presenti tra Castello di Serravalle, Savignano sul Panaro, Guiglia e Zocca intensificarono le proprie attività, inducendo in diversi casi i fascisti alla ritirata temporanea o alla resa. A Guiglia il distaccamento della GNR si consegnò alle forze della Resistenza, lasciando il paese privo della sorveglianza armata fascista. I partigiani assaltarono dunque l’ammasso per evitare che i generi alimentari venissero utilizzati dai nazisti.

    I rastrellamenti e la strage dei Boschi di Ciano

    A partire dalla seconda metà di luglio le forze armate e i corpi paramilitari tedeschi si avvalsero della collaborazione dei repubblicani per mettere in atto una serie di rastrellamenti nel territorio di Guiglia.

    I principali obiettivi erano la cattura di uomini adulti, da impiegare nei lavori di fortificazione delle linee difensive oppure da inviare in Germania come manodopera per le industrie belliche, e l’intimidazione della popolazione civile, accusata di eccessiva vicinanza al movimento partigiano.

    Il 18 luglio il rastrellamento si verificò anche a Castello di Serravalle e a Zocca: 20 ostaggi furono impiccati in località Boschi di Ciano, mentre altri 22 vennero trasferiti a Bologna e rinchiusi nel campo di smistamento delle Caserme Rosse; la maggior parte di loro, prima di rientrare in paese, dovette svolgere un periodo di lavoro nell’Organizzazione Todt nelle retrovie del fronte.

    Guiglia nell’autunno 1944

    Altri rastrellamenti sconvolsero il paese e le frazioni tra ottobre e novembre. Le truppe e i reparti paramilitari saccheggiarono più volte le abitazioni e le stalle, arrecando gravi danni alla popolazione civile. Alle loro razzie si aggiungevano inoltre i prelevamenti delle formazioni partigiane e le scorrerie di gruppi criminali, pronti ad approfittare del caos bellico per ricavare vantaggi personali.

    Retrovia della Linea Gotica

    Nel corso dell’autunno la zona di Samone divenne nevralgica per le operazioni militari naziste. Il fronte del conflitto si stabilizzò sulla Linea gotica e l’area a sud di Zocca divenne nevralgica per le operazioni militari, che andarono tuttavia incontro a una lunga stasi invernale. Nell’abitato di Samone si insediò un comando tedesco, che si proponeva di controllare tutta la zona e il transito lungo la strada fondovalle del Panaro.

    Da quella località partì uno dei contingenti che il 5 novembre contribuì ad accerchiare i partigiani nella zona di Benedello, innescando una delle battaglie più significative nella storia della Resistenza modenese. In quelle circostanze diversi partigiani riuscirono a salvarsi grazie all’aiuto delle donne e delle famiglie contadine.

    Le azioni delle SS e la strage di villa Martuzzi

    Tra novembre e dicembre la presenza dei nazisti sul territorio di Guiglia aumentò ulteriormente. Venne allestito un ospedale militare e trovarono alloggio diversi reparti: gli avvicendamenti erano frequenti per la vicinanza alle linee del fronte.

    Tra il 23 e il 30 dicembre un reparto della XVI Panzergrenadier Reichsführer SS di stanza a Vignola effettuò alcune operazioni di rastrellamento nel territorio di Guiglia, prelevando diversi ostaggi. Sedici di loro furono condotti nella sede del comando a villa Martuzzi: lì vennero torturati e uccisi insieme a un altro uomo.

    Salvare le persone e le opere d’arte

    Nei primi mesi del 1945 le formazioni partigiane attive nella zona di Guiglia e Zocca s’impegnarono a far oltrepassare il fronte ai soggetti più deboli e alle persone in pericolo, correndo gravi rischi per la forte presenza di reparti armati. L’impegno di Pietro Zampetti, Soprintendente alle Gallerie di Modena, consentì di mettere in salvo la collezione delle opere d’arte estensi, collocate nel castello di Guiglia fin dal 1940.

    I bombardamenti aerei

    Nelle ultime due settimane del conflitto i bombardamenti alleati contro i reparti nazisti e le infrastrutture di collegamento si intensificarono notevolmente, poiché la riva destra del Panaro divenne di fatto una zona di operazioni militari.

    In tutto l’arco del conflitto Guiglia fu colpita da 25 azioni di bombardamento e cannoneggiamento, che provocarono 19 morti e 12 feriti tra la popolazione civile. Le abitazioni completamente distrutte furono 28, quelle danneggiate 184 e quelle che riportarono alcune lesioni 212.

    Una Resistenza civile

    La fascia pedemontana e le colline intorno al Panaro ebbero dunque un ruolo fondamentale nella lotta di liberazione, poiché consentirono di mantenere i collegamenti fra i nuclei partigiani della montagna, le basi logistico-organizzative e le strutture delle formazioni attive in pianura.

    La collaborazione che i contadini e le famiglie di Guiglia offrirono agli organizzatori della lotta di liberazione permise ai gruppi combattenti di rifornirsi e nascondersi in luoghi sicuri.

    Il timore dei rastrellamenti non fece riavvicinare le comunità alla guerra nazista e fascista: la solidarietà e il sostegno nei confronti della Resistenza non furono unanimi, ma conobbero una diffusione tale da permettere alla lotta partigiana di sopravvivere in clandestinità fino alla Liberazione.

    Una storia da conoscere

    L’impegno civile della popolazione, segnata dalle difficoltà materiali e dalle sofferenze morali, merita dunque la riconoscenza delle istituzioni. Se il desiderio di democrazia alimenterà il bisogno di conoscere le radici storiche del presente, l’eredità della lotta partigiana continuerà ad avere un senso anche quando saranno scomparsi tutti i protagonisti e i testimoni di quei fatti.

    Comprendere storicamente quel passato significa infatti riconoscere da dove provenivano le idee di giustizia, equità e libertà che indussero migliaia di persone in tutta l’Italia a mobilitarsi per chiudere i conti con le tragedie dei fascismi.

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  • La crisi dell’Occidente: incontro a Nonantola

    La crisi dell’Occidente: incontro a Nonantola

    Mercoledì 3 dicembre 2025 ci incontriamo a Nonantola per una serata intitolata La crisi dell’Occidente. Europeismo, atlantismo e difficoltà del capitalismo.

    Gli spunti di riflessione nascono da ciò che è accaduto negli ultimi cinque anni. La pandemia da Covid-19, la rinuncia ad affrontare costruttivamente la crisi climatica e la corsa al riarmo hanno messo in evidenza parecchie storture del sistema economico-sociale in cui viviamo.

    Perché l’Europa sembra avvinghiata dall’immobilismo politico e condannata all’irrilevanza globale? Cosa sta succedendo agli Stati Uniti dopo l’illusione che il collasso dell’URSS segnasse la “fine della storia”? Quali prospettive può riservare l’alleanza atlantica nell’era di Donald Trump?

    Queste domande guideranno le riflessioni e il racconto della storia per accendere una luce sullo stato di salute del capitalismo. Quale ruolo hanno gli squilibri generati dal sistema economico nella crisi dell’Occidente? Che cosa si può fare, oggi, per cercare di correggere la rotta?

    La serata sarà condotta da Greta Ansaloni del Gruppo Aula 22. Io porterò un contributo storico per mettere in evidenza le connessioni tra il passato e il presente. Conoscere ciò che è accaduto tra la seconda metà del Novecento e l’inizio degli anni Duemila aiuta a comprendere le origini dei problemi attuali e ad affrontarli con maggiori consapevolezze.

    La crisi dell’Occidente: come partecipare

    L’appuntamento è fissato per mercoledì 3 dicembre alle ore 21 nella Sala dei Giuristi del Palazzo della Partecipanza agraria di Nonantola, in via Roma 21.

    La partecipazione è gratuita e non è necessario prenotare.

    L’iniziativa è compresa nel programma di attività Aula 22, promosso da Anni in fuga APS Nonantola, SPI CGIL, ANPI – sezione di Nonantola e ACLI.

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  • Il Mediterraneo nella storia contemporanea: incontro a Limidi

    Il Mediterraneo nella storia contemporanea: incontro a Limidi

    Venerdì 14 novembre 2025 ci diamo appuntamento alle ore 21 a Limidi di Soliera per un incontro intitolato Mediterraneo. Il mare di mezzo e la sua importanza nella storia contemporanea. Sarà un’occasione per conoscere le vicende storiche di uno spazio geografico fondamentale per l’evoluzione della nostra mentalità.

    Il Mediterraneo nella storia contemporanea: di cosa parliamo?

    Per comprendere ciò che accade oggi, partirò dal passato, ricostruendo le principali vicende del Mediterraneo nella storia contemporanea. Racconterò come si svilupparono i tentativi di assumere il controllo delle rotte commerciali. Metterò, inoltre, in luce come gli scambi culturali furono influenzati dai progetti di dominio coloniale e dalla volontà di impadronirsi delle risorse economiche.

    Perché, infine, oggi il Mediterraneo sta diventando un grande cimitero d’acqua? Quali meccanismi hanno innescato le attuali dinamiche di gestione dei flussi migratori?

    Come partecipare

    L’evento si terrà nella sala al primo piano del Centro polivalente di Limidi, in via Papotti 18. L’ingresso sarà libero e gratuito, senza necessità di prenotazione. Su richiesta, alle/agli studenti e alle/ai docenti delle scuole secondarie sarà rilasciato un certificato di partecipazione.

    L’iniziativa è organizzata dal Centro polivalente Limidi Asd.

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  • La forza della nonviolenza: serata a Nonantola

    La forza della nonviolenza: serata a Nonantola

    Martedì 11 novembre 2025 ci incontriamo a Nonantola per una serata di riflessioni e racconti storici sulla forza della nonviolenza.

    Gli scioperi, le manifestazioni e le mobilitazioni delle ultime settimane hanno messo in luce l’importanza delle azioni collettive contro ogni forma di prevaricazione. Da tempo non si vedeva una simile capacità di coinvolgere tante persone nella lotta nonviolenta per una causa comune.

    Per comprendere quanto è importante mobilitarsi insieme, è utile conoscere la storia delle campagne nonviolente. Lo faremo nel corso dell’iniziativa intitolata I giovani, lo sviluppo dei movimenti e la nonviolenza. Per la pace, per l’ambiente, per i diritti.

    La serata sarà condotta da Silvia Panzetta del Gruppo Aula 22. Io racconterò storie di persone e di popoli che hanno scelto di applicare la forza della nonviolenza per contrastare le ingiustizie e le disuguaglianze.

    Che cos’è la nonviolenza?

    La nonviolenza è una forma di lotta radicale contro ogni ingiustizia sociale e umana. Prevede di battersi fino all’ottenimento della giustizia, ricorrendo unicamente a metodi nonviolenti (sciopero, boicottaggio, occupazione, blocco stradale, propaganda, controinformazione, educazione, organizzazione di gruppi…). Il principio base della nonviolenza prevede che, per raggiungere un fine “buono”, non è possibile utilizzare mezzi “cattivi”.

    La forza della nonviolenza: come partecipare

    L’appuntamento è fissato per martedì 11 novembre alle ore 21 nella Sala dei Giuristi del Palazzo della Partecipanza agraria di Nonantola, in via Roma 21.

    La partecipazione è gratuita e non è necessario prenotare.

    L’iniziativa è compresa nel programma di attività Aula 22, promosso da Anni in fuga APS Nonantola, SPI CGIL, ANPI – sezione di Nonantola e ACLI.

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  • Costruire la pace in tempo di guerra: intervento a Savignano sul Panaro

    Costruire la pace in tempo di guerra: intervento a Savignano sul Panaro

    Sabato 1° novembre parteciperò alla commemorazione indetta dal Comune di Savignano sul Panaro per la Giornata dell’unità nazionale e delle forze armate con l’intervento storico Costruire la pace in tempo di guerra.

    Sarà un modo per ricordare le mobilitazioni pacifiste e antimilitariste negli anni del conflitto, ma anche – e soprattutto – un esercizio per coltivare il ripudio della guerra nel nostro presente, sempre più segnato da tragedie umanitarie e progetti di riarmo.

    Racconterò le vicende di persone che si opposero ai meccanismi che costruivano l’odio nei confronti del nemico. Queste storie si legheranno idealmente alla recente Marcia della Pace Perugia-Assisi, un’esperienza condivisa insieme a tante persone di Savignano.

    Come partecipare

    Il mio intervento si terrà alle ore 11 nella piazza della Pace, davanti al cimitero di Savignano sul Panaro.

    La partecipazione è gratuita e non è necessario prenotare.

    L’iniziativa è organizzata dal Comune di Savignano sul Panaro.

    Costruire la pace: una piccola anteprima

    Per capire se e come si possa costruire la pace in tempo di guerra, ecco qui una storia che non racconterò il 1° novembre a Savignano sul Panaro. Accadde nel Natale del 1914, mentre in Belgio infuriavano i combattimenti del primo conflitto mondiale.

    Una guerra sorprendente e sanguinosa

    All’inizio dell’inverno la guerra smentisce i pronostici di quasi tutti i suoi artefici. L’imperatore tedesco Guglielmo II, ad esempio, attendeva i soldati vincitori prima che le foglie cadessero dagli alberi. La sera del 24 dicembre le truppe sono ancora in trincea e sanno che ci resteranno a lungo. La vigilia di Natale risveglia tuttavia la voglia di normalità. Da quattro mesi i soldati sono immersi nella morte di massa: sparano e lanciano bombe, uccidono e cercano di salvarsi. Molti di loro non ne possono più.

    Nei pressi di Ypres le trincee sono vicinissime. In molti luoghi i soldati dell’Intesa sentono quello che fanno i loro nemici e viceversa. Nella notte di Natale gli uni sentono gli altri cantare e celebrare in qualche modo la festa imminente. È una tregua non scritta, ma fissata dagli ordini degli ufficiali. Nessuno vuole dare spazio alla rabbia della propaganda avversaria per aver organizzato un attacco nel giorno di Natale.

    La “tregua di Natale”

    A un certo punto, però, accade l’imprevisto. Qualcuno decide di uscire dalle trincee con le mani in alto. I nemici si stringono la mano, si scambiano doni e si mostrano le fotografie di famiglia. I soldati non solo rispettano la tregua, ma cominciano anche a fraternizzare. In una distesa fangosa non lontano da Ypres va addirittura in scena una partita di foot-ball, nella quale i tedeschi battono 3-2 i “maestri del gioco” britannici. 

    I soldati non dimenticheranno mai quel “Natale di pace” nel mezzo della Grande Guerra, anche perché sanno che non può durare. La notizia della tregua corre da una linea all’altra, fino a raggiungere i comandi. Gli ufficiali temono che i soldati facciano la pace nelle trincee. Qualcuno, particolarmente spaventato dai moti del popolo, sente addirittura aria di rivoluzione… In entrambi gli schieramenti si alzano i toni: per non finire al muro, i i comandanti dei reparti devono tornare nei ranghi e convincere i soldati a combattere. La guerra continua.

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  • Luce sulla Palestina: serata a Spilamberto

    Luce sulla Palestina: serata a Spilamberto

    Mercoledì 22 ottobre 2025 ci incontriamo a Spilamberto per Luce sulla Palestina. Sarà una serata di approfondimento durante la quale uno storico (Daniel Degli Esposti), una avvocata (Francesca Capuozzo di Giuristi Democratici) e vari attivisti (Giovanni Iozzoli di Modena per la Palestina, Flavio Novara di BDS Modena e rappresentanti de Le ali di Camilla e della rete F.R.A.N.C.A.) guideranno un percorso di conoscenza e consapevolezza sulla realtà palestinese e sul valore dell’impegno civile.

    Ci sarà, inoltre, la possibilità di visitare la mostra del vignettista palestinese Naji El Ali, allestita nell’ambito della rassegna culturale In Pace.

    Luce sulla Palestina: come partecipare

    L’appuntamento è fissato per le ore 20:30 allo Spazio Eventi L. Famigli, in Viale Rimembranze 19.

    La partecipazione è gratuita e non è necessaria la prenotazione.

    L’evento è promosso da: ANPI Sezione di Spilamberto, PD, Alleanza Verdi e Sinistra, Movimento 5 Stelle, CGIL, SPI, ARCI, Associazione ISAAF.

    Luce sulla Palestina: la locandina

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  • La forza del disarmo: incontro a Spilamberto

    La forza del disarmo: incontro a Spilamberto

    Venerdì 17 ottobre 2025 ci incontriamo a Spilamberto per una serata di racconti e riflessioni sull’opposizione alla guerra. Ci lasceremo guidare dal titolo dell’evento: La forza del disarmo. Pacifismo, antimilitarismo e nonviolenza tra storia e presente.

    Racconterò le vicende di persone che hanno organizzato e/o realizzato azioni pacifiste, antimilitariste o nonviolente. Farò emergere alcune differenze d’approccio tra il pacifismo, l’antimilitarismo e la nonviolenza. Metterò, tuttavia, in risalto gli aspetti comuni, tra i quali spicca il contrasto al riarmo.

    Promuovere il disarmo in un’epoca bellicista

    Ripercorrendo le storie delle persone protagoniste delle mobilitazioni contro la guerra, rifletteremo insieme sulla necessità di affrontare i conflitti senza lasciare spazio alla catena della violenza.

    Come si possono spezzare i meccanismi di azione-reazione che inaspriscono i conflitti, trasformandoli in guerre? Quali scelte strategiche rendono più sicura la convivenza interna e meno pericoloso lo scenario internazionale?

    La storia ci insegna che il riarmo arricchisce i privilegiati, penalizza i poveri e favorisce le guerre. Esistono strategie di disarmo che possono aiutare a risolvere le controversie internazionali. Le metteremo in evidenza per costruire e consolidare una cultura di pace.

    Non dimenticheremo, inoltre, che molte guerre nascono dagli squilibri nella distribuzione delle risorse. Le storie proposte nel corso della serata ci aiuteranno a ricordare che, per coltivare la pace, è necessario praticare la giustizia sociale.

    "La guerra: buona per pochi, cattiva per la maggior parte della società". Carlos Latuff, 2006.
    “La guerra: buona per pochi, cattiva per la maggior parte della società”. Carlos Latuff, 2006.

    La forza del disarmo: come partecipare

    La forza del disarmo è in programma per venerdì 17 ottobre alle ore 20:30 nell’ex chiesa di Santa Maria degli Angeli, in via Vischi. La partecipazione è gratuita è non è necessario prenotare.

    L’iniziativa si inserisce nella terza edizione della rassegna In Pace, promossa dal Comune di Spilamberto in collaborazione con Overseas Onlus e con altre associazioni del territorio. La manifestazione promuove la cultura della pace e della convivenza in un’epoca segnata da oltre 50 conflitti armati e dall’ascesa di una retorica pubblica bellicista.

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  • Peace-makers: incontri sul pacifismo a Modena

    Peace-makers: incontri sul pacifismo a Modena

    Martedì 7 ottobre 2025 partirà un nuovo ciclo di incontri sulla storia contemporanea a Modena. Il titolo, Peace-makers. Persone che hanno fatto la pace, rivela la volontà di far emergere le molteplici esperienze del pacifismo in un’epoca sempre più segnata dalle tragedie delle guerre e dall’illusione del riarmo.

    Nel corso degli incontri, approfondirò la storia della nonviolenza, dell’antimilitarismo e del pacifismo in Italia. Partirò sempre dal racconto delle vicende biografiche di alcune persone che sono state protagoniste di lotte e mobilitazioni contro la guerra, il riarmo e le istituzioni militari.

    Il ciclo di incontri è inserito nel programma Modena città per la pace ed è promosso da un gruppo di associazioni: Casa per la Pace Modena ODV, Emergency Modena, Gruppo don Milani – Modena, Movimento Nonviolento – Centro territoriale di Modena e Officina Windsor Park.

    Come si svolgeranno gli incontri

    Ogni incontro durerà circa due ore. Nella prima parte, terrò la relazione storica, sfruttando anche immagini e/o materiali multimediali. Nella seconda parte, risponderò alle vostre domande aprendo un dibattito sugli argomenti trattati nell’esposizione.

    Consiglio di partecipare a chi desidera comprendere le radici storiche del presente. I docenti degli istituti scolastici possono ricavare dagli incontri alcuni spunti di riflessione e approfondimento, dal momento che proporrò fonti visive e fornirò riferimenti bibliografici.

    Peace-makers: il programma

    7/10: Rifiutiamo le armi. Augusto Masetti e Rosa Genoni: antimilitarismo e pacifismo tra la Belle Époque e la Grande Guerra.

    14/10: Azione nonviolenta. Aldo Capitini dall’antifascismo alla Marcia della Pace Perugia-Assisi.

    21/10: Disobbedire. Pietro Pinna, Ernesto Balducci, don Lorenzo Milani e l’obiezione di coscienza.

    4/11: Umanizzare la guerra significa abolirla. Teresa Sarti e Gino Strada dalla Croce rossa internazionale a Emergency.

    Come partecipare

    La partecipazione al ciclo di incontri è libera e gratuita, senza prenotazione. L’ingresso sarà consentito fino all’esaurimento dei posti disponibili in sala.

    Proteo fare Sapere rilascerà, a chi ne farà richiesta, un attestato di partecipazione. L’iniziativa, essendo organizzata da Ente accreditato/qualificato per la formazione DM 8/06/2005 e DM 170/2016, è automaticamente autorizzata ai sensi dell’art. 36 del CCNL 2019/2021 del Comparto Scuola.

    Pacifismo, antimilitarismo e nonviolenza: una piccola anteprima

    Pacifismo, antimilitarismo e nonviolenza non sono sinonimi. Anche se sono accomunati dall’opposizione alla guerra come strumento di aggressione o di risoluzione dei conflitti, non hanno lo stesso approccio nei confronti degli eserciti e della lotta armata.

    Pacifismo

    Il pacifismo liberale e giuridico affida la costruzione e il mantenimento della pace al diritto internazionale. In quest’ottica, sono fondamentali la diplomazia degli Stati e il controllo degli organismi internazionali o sovranazionali. Quando uno Stato infrange il diritto, è considerato legittimo ricorrere alla guerra per ristabilire l’ordine, secondo una logica di “polizia internazionale”.

    Antimilitarismo

    L’antimilitarismo è un’opposizione dal basso nei confronti dell’esercito e, per estensione, della polizia. Le forze armate sono considerate istituzioni al servizio della classe dirigente, che affida a esse la difesa dei propri privilegi contro i subalterni. Alcuni antimilitaristi rifiutano la violenza, ma altri ammettono rivolte, insurrezioni, forme di resistenza armata e rivoluzioni.

    Nonviolenza

    La nonviolenza è una forma di lotta radicale contro ogni ingiustizia sociale e umana. Prevede di battersi fino all’ottenimento della giustizia, ricorrendo unicamente a metodi nonviolenti (sciopero, boicottaggio, occupazione, blocco stradale, propaganda, controinformazione, educazione, organizzazione di gruppi…). Il principio base della nonviolenza prevede che, per raggiungere un fine “buono”, non è possibile utilizzare mezzi “cattivi”.

    Conclusioni

    • I nonviolenti sono sempre anche pacifisti e antimilitaristi;
    • gli antimilitaristi non sono tutti nonviolenti (alcuni ammettono la rivoluzione violenta);
    • i pacifisti non sono tutti nonviolenti (ammettono alcune guerre), né antimilitaristi (ammettono gli eserciti).

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  • Incontri di storia contemporanea all’UTL di Rubiera

    Incontri di storia contemporanea all’UTL di Rubiera

    Con l’arrivo dell’autunno, l’Università del tempo libero di Rubiera riprende le attività. Anche quest’anno avrò il piacere di condurre diversi incontri di storia contemporanea, raccontando alcuni passaggi chiave del Novecento italiano e globale.

    22/09: Anni cruciali

    Il primo appuntamento con la storia contemporanea sarà lunedì 22 settembre. In quel pomeriggio, parlerò di Anni cruciali. L’Italia dal “miracolo economico” alla strage di Bologna.

    Sarà un’occasione per osservare criticamente gli slanci e le contraddizioni di un periodo storico che ha trasformato la società, generando al tempo stesso aperture progressiste e tentazioni di ripiegamento.

    6/10: Le radici del presente

    Il secondo appuntamento, in programma lunedì 6 ottobre, proseguirà lungo il percorso tracciato il 22 settembre.

    Le radici del presente. L’Italia dagli anni Ottanta alla lunga stagnazione ci darà modo di riflettere sulle situazioni che hanno contribuito a innescare le crisi in atto nel nostro tempo.

    10/11: Giochi di potere

    Il terzo appuntamento, previsto per lunedì 10 novembre, aprirà una riflessione sui rapporti tra lo sport, la società e la politica.

    Giochi di potere. Le Olimpiadi nella storia mi darà l’occasione di raccontare alcune delle vicende più significative che hanno caratterizzato la nascita e lo sviluppo del movimento olimpico.

    In molti casi, infatti, lo sport è stato utilizzato come strumento di propaganda o come elemento funzionale alle relazioni internazionali.

    A pochi mesi dall’inizio dei Giochi olimpici invernali di Milano-Cortina 2026, l’incontro permetterà di osservare da una prospettiva storica l’importanza politica, economica e sociale delle grandi manifestazioni sportive.

    Come partecipare agli incontri di storia contemporanea

    Tutti gli incontri si terranno a partire dalle ore 15 presso la Sala Lea Garofalo (via De Gasperi 3, Rubiera, RE).

    Per partecipare agli incontri, è necessario iscriversi contattando Vilma Bulla (ufficio Sport/Cultura del Comune di Rubiera):
    Tel.: 0522.622294;
    E-mail: vilmabulla@comune.rubiera.re.it.

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