Storia oggi

Il blog di Daniel Degli Esposti

Categoria: Incontri

  • Storia dell’Iran: serata a Nonantola

    Storia dell’Iran: serata a Nonantola

    Lunedì 30 marzo 2026 ci incontriamo a Nonantola per la serata Iran. Le radici storiche di una tragedia. Le sanguinose repressioni delle opposizioni nella Repubblica islamica e le sconvolgenti operazioni militari israelo-statunitensi hanno aggravato la crisi del Medio Oriente. Nel corso dell’evento, racconterò la storia dell’Iran per riflettere sulle origini di questi tragici sviluppi.

    Storia dell’Iran: come partecipare

    L’appuntamento è fissato per lunedì 30 marzo alle ore 21 nella Sala dei Giuristi del Palazzo della Partecipanza agraria di Nonantola, in via Roma 21.

    La partecipazione è gratuita e non è necessario prenotare.

    L’iniziativa è compresa nel programma di attività Aula 22, promosso da Anni in fuga APS Nonantola, SPI CGIL, ANPI – sezione di Nonantola e ACLI.

    Una piccola anteprima: la rivoluzione iraniana

    Nel 1979 comincia un movimento di rivolta popolare contro lo scià, che controlla l’Iran. Il sovrano deve lasciare il Paese. Nelle città le proteste sono avviate dai militanti delle Sinistre, ma vengono presto controllate dai religiosi sciiti (imam e ayatollah), che avviano una rivoluzione islamica.

    Quando l’ayatollah Khomeini rientra dall’esilio, decreta la nascita della Repubblica islamica e istituisce il Consiglio dei guardiani della rivoluzione, formato dai gruppi armati dei pasdaran.

    Il nuovo regime reprime ogni opposizione e guida con durezza il Paese, regolando ogni aspetto della vita secondo un’interpretazione rigida della legge islamica.

    La condizione femminile peggiora e, stoegnando una discontinuità con l’epoca precedente, il nuovo governo rompe l’alleanza con gli Stati Uniti.

    La guerra tra Iran e Iraq

    Nel 1980 il dittatore iracheno Saddam Hussein si convince che l’Iran sia indebolito militarmente e invade una regione di confine, ricca di giacimenti petroliferi.

    L’esercito iraniano resiste all’attacco e viene affiancato da reparti dei pasdaran, che combattono con fanatismo.

    Così, la guerra si stabilizza lungo la linea di confine e dura otto anni, senza alcun intervento internazionale. Neppure i massacri delle comunità curde, messi in atto dagli iracheni con il pretesto del conflitto, spingono altri Stati a prendere provvedimenti.

    La guerra tra Iraq e Iran termina nel 1988 senza vincitori, provocando più di un milione di morti.

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  • Terra contesa: incontro sulla Palestina a Castelfranco

    Terra contesa: incontro sulla Palestina a Castelfranco

    Mercoledì 25 marzo 2026 ci incontriamo alle ore 21 nella Sala della Pro Loco di Castelfranco Emilia (piazza Garibaldi 14) per la serata Terra contesa. Palestina/Israele: una bussola storica.

    Affronteremo lo scenario del Medio Oriente, ripercorrendo la questione palestinese, per riflettere sul genocidio in corso nella Striscia di Gaza e sulla pulizia etnica della Cisgiordania.

    Ci porremo l’obiettivo di contrastare narrazioni propagandistiche, fake news e strumentalizzazioni utili soltanto a generare polemiche.

    Per comprendere meglio ciò che accade in quel drammatico scenario, senza lasciarsi intrappolare dai contrapposti discorsi d’odio, è utile ricostruire correttamente e criticamente le radici storiche di quello scenario conflittuale, al fine ultimo di generare o consolidare una cultura di pace.

    Terra contesa: come partecipare

    La partecipazione all’incontro Terra contesa. Palestina/Israele: una bussola storica è libera e gratuita. Non è necessario prenotare.

    L’iniziativa è organizzata dalla Pro Loco Castelfranco Emilia con il patrocinio del Comune di Castelfranco Emilia.

    Una piccola anteprima: il 1948 in Palestina

    Il 14 maggio 1948 il leader sionista David Ben Gurion proclama la nascita dello Stato d’Israele, di cui sia gli Stati Uniti sia l’URSS riconoscono immediatamente la sovranità.

    Nella notte successiva, le forze armate della Lega araba entrano in Palestina. Inizia la prima guerra arabo-israeliana. Lo Stato ebraico la interpreta come una guerra d’indipendenza e può contare su aiuti internazionali.

    Avendo accumulato un’organizzazione militare e armamenti superiori a quelli della Lega araba, nel 1949 Israele estende il proprio territorio oltre i confini assegnati dalle Nazioni Unite.

    Altre parti dell’ipotizzato Stato palestinese passano invece sotto il controllo dell’Egitto e della Transgiordania, ribattezzata Giordania.

    La Nakba

    Al termine del conflitto, oltre 700.000 palestinesi sono costretti ad abbandonare le loro terre e cercano rifugio nei campi profughi dei Paesi vicini. Per tutti loro la sconfitta e la perdita dei beni diventano la Nakba (“catastrofe”).

    È un’esperienza di distacco che per alcuni sfocia nell’esilio, mentre per altri apre decenni di straniamento. C’è chi cerca salvezza trasferendosi in uno dei Paesi della Lega Araba, trovando un’accoglienza contraddittoria e problematica.

    I governi non vogliono, infatti, assumersi l’onere di assisterli e sperano che la loro sventura faccia pressione sulle organizzazioni internazionali, inducendole a forzare la mano con Israele.

    I palestinesi e la Lega Araba

    Emerge, così, una tendenza nel rapporto tra i palestinesi e i Paesi della Lega Araba. I governi di questi Stati non considerano le esigenze dei rifugiati, ma si servono di loro (e, più in generale, della questione palestinese) per posizionarsi o per perseguire i propri interessi.

    Altri rifugiati palestinesi si stabiliscono a ridosso della propria terra d’origine, in una parte della Cisgiordania (sotto l’amministrazione giordana) o della Striscia di Gaza (affidata all’Egitto).

    Rifugiati: un’emergenza divenuta strutturale

    Col passare degli anni gli insediamenti precari si stabilizzano e, pur essendo chiamati campi profughi, si trasformano “città di fatto”. Le baracche diventano edifici e, per dare un tetto alle generazioni nate lì, si alzano verso il cielo, perché possono crescere solo in verticale.

    La vita è difficile: il lavoro è quasi sempre precario e sottopagato, le condizioni igieniche sono problematiche e spesso la sussistenza è affidata alla United Nations Relief and Works Agency for Palestine Refugees in the Near East (UNRWA), l’agenzia che l’ONU istituisce per assistere i rifugiati palestinesi.

    Nessuno cancella esplicitamente il “diritto al ritorno”, ma le organizzazioni internazionali sono impotenti di fronte al rifiuto di Israele. Lo Stato ebraico non vuole aprire al reinsediamento dei profughi palestinesi, che rimangono confinati in un limbo pluridecennale.

    Palestinesi in Israele

    Non mancano, infine, persone e famiglie che scelgono di rimanere nei territori controllati da Israele. Pur ottenendo la cittadinanza, non vivono in condizioni di effettiva parità, perché lo Stato non li considera come parte della propria missione politica.

    Fino al 1966 i “palestinesi del 1948” sono sottoposti a un regime di legge marziale. Il governo giustifica tale stato d’eccezione facendo riferimento al mancato raggiungimento di una pace con gli Stati della Lega Araba, per il quale la classe dirigente israeliana è in buona parte responsabile.

    Nei decenni successivi la legislazione mantiene elementi discriminatori che evolvono per accompagnare i cambiamenti economico-sociali del Paese, trovando ulteriori rafforzamenti a partire dalla seconda metà degli anni Novanta.

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  • Antifascismo e Resistenza: corso di storia a Maranello

    Antifascismo e Resistenza: corso di storia a Maranello

    Giovedì 26 marzo 2026, a Maranello, comincerà il mio terzo corso di storia contemporanea alla Piccola università popolare di YAWP! Passioni in movimento. S’intitola La legge dell’avvenir. Antifascismo e Resistenza nella storia d’Italia.

    Cosa ci aspetta

    Il corso approfondisce antifascismo e Resistenza come momenti fondamentali per l’affermazione di una cultura politica finalizzata non solo alla lotta contro il regime mussoliniano e alla liberazione dall’occupazione nazi-fascista, ma anche all’affermazione della democrazia e al riscatto sociale delle categorie più deboli.

    In un’epoca segnata da un revisionismo antistorico e strumentale al raggiungimento di obiettivi politici, è importante comprendere lo sviluppo storico dell’antifascismo e contestualizzare adeguatamente la Resistenza.

    Per contrastare i luoghi comuni e le “narrazioni tossiche”, è utile migliorare le proprie conoscenze, partendo dalla storia e arrivando al presente.

    Il programma

    26/3 – Clandestini: l’antifascismo in Italia nel ventennio della dittatura.

    2/4 – «Oggi in Spagna, domani in Italia»: l’antifascismo nella guerra civile spagnola e all’estero.

    9/4 – Resistenze: le molteplici esperienze della lotta di Liberazione tra il 1943 e il 1945.

    16/4 – Partigiani rubagalline? L’importanza della Resistenza e gli “argomenti” di chi la squalifica.

    23/4 – Antifascismo sempre: «l’avvenire di un mondo più umano» dal dopoguerra a oggi. 

    Data da definire – USCITA: Antifascismo e Resistenza a Maranello.

    Come partecipare

    Come tutti i corsi e le attività dell’associazione YAWP, il corso Terra contesa si svolgerà presso la sede di via Grizzaga 107, a Bell’Italia di Maranello (MO).

    È necessario iscriversi almeno 1 settimana prima dell’inizio. I posti sono limitati e consiglio di prenotare per tempo.

    La partecipazione è riservata ai soci di YAWP. Si può fare la tessera per l’occasione e in qualsiasi momento. Dura 12 mesi dall’attivazione e costa 20€ per gli adulti, 10€ per i ragazzi da 13 a 18 anni ed è gratuita per i bambini.

    Per info e iscrizioni:
    Tel. 329 68 68 387
    E-Mail: yawpmaranello@gmail.com

    Antifascismo e Resistenza: una piccola anteprima

    Il 28 ottobre 1922 la marcia su Roma dà inizio all’era fascista. Mussolini guida un governo in cui le “camicie nere” sono in minoranza, ma cominciano fin dall’inizio a svuotare dall’interno le istituzioni democratiche.

    Per dare legittimità alle squadre d’azione e alle loro violenze, il presidente del Consiglio dei ministri istituisce la Milizia volontaria per la sicurezza nazionale, che legalizza i gruppi eversivi e li inserisce nel sistema delle istituzioni.

    Anche i prefetti e le forze dell’ordine mantengono inalterate le simpatie per Mussolini e consentono al governo di radicare l’ideologia del littorio nelle periferie. I picchiatori del “Biennio Nero” proseguono dunque le missioni punitive contro gli oppositori politici senza temere ritorsioni giuridiche.

    Le persecuzioni nei confronti degli antifascisti

    Gli antifascisti vengono discriminati sul lavoro e perseguitati nella sfera privata. Gli squadristi li costringono a ingurgitare l’olio di ricino per umiliarli pubblicamente, ma spesso aggiungono a quell’onta altri oltraggi e parecchie percosse.

    Gli oppositori politici più colpiti sono i socialisti e i comunisti, accusati di minacciare l’integrità della patria con le idee dell’internazionalismo e della rivoluzione proletaria. Per salvarsi dagli attacchi degli squadristi, molti di loro sono costretti a proseguire le proprie attività politiche in semi-clandestinità o a fuggire dall’Italia.

    Lasciare l’Italia…

    Negli anni Venti la Francia diventa la meta prediletta dai fuoriusciti antifascisti, poiché è molto vicina, ha una forte tradizione repubblicana e mostra un’apparente solidità economica. Parecchi leader socialisti e della sinistra liberale trovano riparo a Parigi o nelle città della Costa Azzurra.

    Gli intellettuali sono accolti nell’alta società e tengono vive le idee antifasciste, ma i lavoratori più umili faticano a sbarcare il lunario. Gli imprenditori li guardano infatti con sospetto poiché li giudicano come potenziali sovversivi.

    Fra il 1925 e il 1926 Mussolini completa la svolta totalitaria e dà forma al regime fascista. I partiti di opposizione sono sciolti e i loro giornali vengono chiusi, perché non è più possibile avere una stampa dissociata dalla linea ufficiale della dittatura.

    Tanti altri protagonisti della politica fuggono all’estero, ma i gerarchi fascisti prendono contatti con i diplomatici per suscitare contro di loro l’ostilità delle comunità che li “accolgono”.

    … o agire in clandestinità

    Le persecuzioni proseguono per tutti gli anni Trenta, nonostante le amnistie per il decennale della “marcia su Roma” e la conquista dell’Etiopia.

    Solo il Partito comunista d’Italia riesce a mantenere una struttura clandestina, spesso investita dai blitz delle autorità: chi cade nei tentacoli dell’Opera per la vigilanza e la repressione antifascista finisce in carcere o al confino.

    Molti trovano scampo soltanto con una nuova fuga all’estero e nell’estate del 1936 partono per la Spagna, dove si arruolano volontari nelle Brigate Internazionali e combattono la guerra civile contro i golpisti di Francisco Franco.

    Antifascismo e Resistenza: un legame stretto

    La Resistenza italiana nasce dalle idee dell’antifascismo e dalla disperazione di un’intera generazione: è quella dei giovani nati negli anni Venti, cresciuti sotto il regime fascista e poi costretti a fare i conti non solo con l’occupazione nazista, ma anche con la voglia di vendetta degli irriducibili seguaci di Mussolini.

    La lotta partigiana è un’esperienza complessa, ricca di spunti e di problemi interpretativi; affonda le proprie radici nei vent’anni del regime fascista e matura nelle difficoltà di un conflitto totale.

    Tre guerre in una

    Come afferma lo storico Claudio Pavone, tra l’autunno del 1943 e la primavera del 1945 i partigiani italiani intraprendono una guerra che ne contiene tre:

    • La “prima” è una lotta di liberazione, che ha lo scopo di liberare il Paese dai nazisti; può pertanto essere assimilata agli slanci patriottici per la cacciata dei dominatori stranieri.
    • La “seconda” colpisce quegli italiani che decidono di proseguire la guerra al fianco della Germania nazista per non tradire l’alleanza con Adolf Hitler; è dunque una vera e propria guerra civile, poiché contrappone due fazioni dello stesso popolo, separate da una scelta che richiede di essere costantemente rinnovata.
    • La “terza” contrappone le donne e gli uomini della Resistenza ai proprietari terrieri e agli industriali, percepiti come i “poteri forti” che hanno sostenuto il fascismo; è un conflitto di classe, alimentato dalla rabbia degli “ultimi” nei confronti di chi ha accumulato ingenti fortune in cambio dell’appoggio alla dittatura di Mussolini.

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  • Questione palestinese: incontro a Monte San Pietro

    Questione palestinese: incontro a Monte San Pietro

    Giovedì 19 marzo 2026 ci incontriamo a Monte San Pietro per la serata Terra contesa. Palestina/Israele: una bussola storica. Racconterò la questione palestinese con un approccio di lungo periodo, mettendo in luce le origini dei drammi e dei crimini attuali.

    Affronteremo lo scenario del Medio Oriente, ripercorrendo la questione palestinese, per riflettere sul genocidio in corso nella Striscia di Gaza e sulla pulizia etnica della Cisgiordania.

    Ci porremo l’obiettivo di contrastare narrazioni propagandistiche, fake news e strumentalizzazioni utili soltanto a generare polemiche.

    Per comprendere meglio ciò che accade in quel drammatico scenario, senza lasciarsi intrappolare dai contrapposti discorsi d’odio, è utile ricostruire correttamente e criticamente le radici storiche di quello scenario conflittuale, al fine ultimo di generare o consolidare una cultura di pace.

    Come partecipare all’incontro sulla questione palestinese

    L’incontro Terra contesa. Palestina/Israele: una bussola storica è in programma per giovedì 19 marzo alle ore 20:30 nell’Antica Conserva da neve di Amola da Montagna. Vi aspettiamo in Via Lavino 89/d a Calderino, Monte San Pietro (BO). L’affascinante struttura ospita la sede dell’Associazione La Conserva.

    L’ingresso all’iniziativa è libero e gratuito per chi abbia una tessera ARCI in corso di validità. L’Associazione La Conserva garantisce la possibilità di tesserarsi in sede.

    L’iniziativa si inserisce nel ciclo La finestra sul mondo, ideato dall’Associazione La Conserva per conoscere le realtà del sistema globale, tenendo insieme la storia e il presente.

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  • La complessa vicenda del confine orientale: incontro in Valsamoggia

    La complessa vicenda del confine orientale: incontro in Valsamoggia

    Mercoledì 11 marzo 2026 ci incontriamo alle ore 20:30 nella Sala polivalente di Castello di Serravalle (piazza della Pace) per una serata di contributi e riflessioni sulla complessa vicenda del confine orientale.

    L’incontro Spine di confine sarà il secondo appuntamento del ciclo Fascismo, crimini di guerra e memoria dimezzata. Le sezioni ANPI di Valsamoggia si uniscono per riflettere sull’uso pubblico della storia. Come ci rapportiamo al passato? Come lo usiamo? Cosa intendiamo quando parliamo di memoria selettiva?

    Nel corso dell’incontro, moderato da Riccardo Tagliati, lo storico Eric Gobetti parlerà delle foibe tra storia e memoria, ma anche della Resistenza dimenticata, ovvero degli italiani che s’impegnarono nella lotta di Liberazione nei Balcani. Dino Spanghero parlerà del confine orientale. Cesare Galantini interverrà per raccontare la memoria della Divisione Garibaldi Montenegro. Io chiuderò il programma con un contributo sulle guerre tra poveri nell’Emilia del secondo dopoguerra, quando gli imprenditori e gli agrari cercarono di utilizzare gli esuli del confine orientale per contrastare gli scioperi e le rivendicazioni dei lavoratori.

    L’iniziativa è organizzata dalle sezioni di Valsamoggia e dal Comitato provinciale bolognese dell’ANPI, dal Centro sociale Bruno Pedrini di Crespellano, dallo SPI-CGIL Bologna, dal Comune di Valsamoggia e dalla Fondazione Rocca dei Bentivoglio.

    Il confine orientale: un’anteprima

    Negli ultimi 20 anni in Italia il discorso pubblico ha spesso fatto coincidere le difficili relazioni italo-jugoslave del dopoguerra con le uccisioni e gli occultamenti di cadaveri nelle foibe.

    Nell’autunno del 1943 e poi nell’estate del 1945, in due fasi ben distinte tra loro, circa 4.000/5.000 persone di lingua e cultura italiana vengono uccise prima dalle formazioni della Resistenza e poi dai militanti della nascente Repubblica popolare federale jugoslava.

    Quando la guerra è ancora in corso, anche per non incorrere nel rischio di far trovare i cadaveri alle forze di occupazione tedesche, i corpi vengono spesso gettati nelle cavità carsiche. Dopo la Liberazione, le uccisioni avvengono in circostanze diverse e una parte consistente dei decessi si verifica nei campi di prigionia allestiti dalle autorità jugoslave.

    Alcune vittime sono compromesse con l’occupazione fascista, altre non sono disposte ad accettare il controllo della Repubblica nata dalla Resistenza titoista sui territori annessi dall’Italia dopo la Grande Guerra.

    La sorte degli italiani uccisi nell’Alto Adriatico rispecchia la difficile conclusione di un conflitto totale, anche se nel senso comune non viene quasi mai ricondotta agli eventi accaduti nel periodo bellico e nel ventennio del regime fascista.

    Una vicenda complessa

    In realtà queste vicende storiche – chiamate in causa ogni 10 febbraio con il Giorno del ricordo – presentano una maggiore complessità. Innanzi tutto, la data scelta per commemorarle è quella del Trattato di pace di Parigi, che nel 1947 disegna gli equilibri successivi alla Seconda guerra mondiale, togliendo all’Italia le colonie e i territori sulla sponda destra dell’Adriatico.

    Si tratta tuttavia di una vicenda geopolitica assai più estesa, che ridisegna completamente gli scenari europei. Non è dunque possibile isolarne e assolutizzarne un solo elemento, come se si trattasse di un semplice contenzioso italo-jugoslavo. Non è neppure possibile rimuovere tutto ciò che era accaduto prima del 1945.

    I Balcani sotto l’occupazione fascista e nazista

    A partire dall’aprile 1941, l’occupazione tedesca e italiana della penisola balcanica inaugura infatti una fase carica di problemi e violenze, crimini di guerra e contraddizioni di potere.

    Per controllare la Jugoslavia, i nazisti e i fascisti rispolverano il principio romano del “divide et impera”. Alcuni gruppi armati, come gli ustascia croati, ricevono la fiducia e la responsabilità di amministrare parte dei territori, mentre altri (come i cetnici serbi) vengono squalificati e denigrati, pur essendo fieramente monarchici e anticomunisti.

    Le tensioni interetniche diventano dunque strumenti di dominio. La visione razziale della Germania nazista prevede la riduzione dei popoli slavi ai lavori forzati. Anche i fascisti recuperano l’originaria ostilità nei confronti delle etnie balcaniche per rinvigorire il morale dei soldati e stimolarli ad aggredire il nemico del momento.

    Il destino peggiore è comunque riservato ai partigiani di Josip Broz “Tito”, ai sinti, ai rom e agli ebrei, considerati senza alcun dubbio nemici del popolo germanico e dei fascismi europei.

    Crimini di guerra

    Nel corso del conflitto i nazisti e i fascisti commettono diversi crimini di guerra e contro l’umanità. Le forze armate incendiano e saccheggiano diversi villaggi, stuprano e uccidono migliaia di civili non soltanto per vendicare gli agguati subiti dalla Resistenza, ma anche per cercare di spezzare col terrore la solidarietà tra i partigiani e la popolazione.

    L’Italia fascista non nasconde affatto le proprie responsabilità. Diversi soldati scelgono addirittura di inviare le foto delle atrocità ai parenti per mostrare i risultati fisici delle proprie vittorie.

    L’esodo

    Le violenze, le uccisioni e l’occultamento dei cadaveri non possono inoltre far dimenticare altri due processi storici, strettamente legati al confine orientale. Si tratta dell’esodo di circa 250.000 persone di lingua e cultura italiana dalle aree slave del confine orientale.

    L’accoglienza di queste persone si rivela ben presto problematica. Lo Stato deve farsi carico del loro mantenimento, ma le comunità di destinazione non vedono di buon occhio l’arrivo di nuovi “concorrenti” nel consumo delle risorse e sul lavoro.

    In Emilia alle preoccupazioni di sopravvivenza si aggiungono inoltre i pregiudizi politici. Coloro che fuggono dalla Jugoslavia di Tito vengono infatti percepiti come fascisti, anche se molti di loro vivono nel disimpegno e nell’indifferenza. L’ostilità reciproca induce le Sinistre a inasprire i propri giudizi sui profughi e questi ultimi ad abbracciare un nazionalismo sempre più incline a sviluppare nostalgie degli anni Trenta.

    Milioni di persone in movimento

    L’esodo istriano e giuliano-dalmata si svolge in un’epoca di grandi migrazioni. Nel secondo dopoguerra milioni di persone sono infatti costrette ad abbandonare i loro spazi di vita per raggiungere altri luoghi.

    È, ad esempio, il caso dei circa 13 milioni di tedeschi residenti nei territori occupati dalla Wehrmacht tra il 1938 e il 1945. Le loro vicende, intrecciate alle occupazioni militari del periodo bellico e alle contrapposizioni ideologiche del dopoguerra, rappresentano una pagina di storia mai completamente “elaborata”. Una questione complessa, spesso liquidata con disprezzo o strumentalizzata dalle forze politiche.

    Limitandosi al contesto del confine orientale, occorre infatti analizzare le cause scatenanti la violenza, valutando i “precedenti” fra italiani e slavi.

    Considerare adeguatamente le azioni di occupazione e controllo bellico che il regime fascista ha dispiegato nella penisola balcanica è fondamentale per comprendere storicamente la difficoltà dei rapporti fra le comunità nelle regioni di confine.

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  • Costruire la pace: ciclo di incontri a Campogalliano

    Costruire la pace: ciclo di incontri a Campogalliano

    Lunedì 2 marzo 2026 a Campogalliano partirà il terzo ciclo degli incontri La storia e il presente. Si intitola Costruire la pace. Corso di storia contemporanea su pacifismo, antimilitarismo e nonviolenza.

    Costruire la pace: perché questo argomento?

    Il ciclo di incontri approfondisce la storia del pacifismo, dell’antimilitarismo e della nonviolenza, partendo dalle vicende delle persone che hanno promosso l’opposizione alla guerra con azioni, comportamenti e attività di promozione dei valori alternativi all’esaltazione della violenza bellica.

    L’iniziativa intende fornire elementi di conoscenza storica sulla possibilità di battersi e lottare per la giustizia sociale senza ricorrere alle armi e senza adottare atteggiamenti violenti.

    Gli eventi storici raccontati nel corso degli incontri permettono di comprendere che la militanza pacifista, antimilitarista e nonviolenta si è contraddistinta per la capacità di far emergere i conflitti latenti nella società, puntando a una loro soluzione alternativa alla guerra e pertanto scongiurando gravi danni ai popoli.

    Si propongono, inoltre, riflessioni sui concetti di “rivoluzione” e di “guerra civile” per fare chiarezza sulla vera natura di tali processi storici, consolidando l’obiettivo di generare o fortificare una cultura di pace.

    Con lo sviluppo di questo corso si vogliono promuovere la pace, la nonviolenza, la cultura del rispetto, dell’inclusione, della solidarietà e della condivisione, nel solco dei principi costituzionali di dignità della persona, libertà, giustizia e democrazia.

    Come si svolgono gli incontri

    Ogni incontro durerà circa due ore. Nella prima parte, terrò la relazione storica, sfruttando anche immagini e/o materiali multimediali. Nella seconda parte, risponderò alle vostre domande aprendo un dibattito sugli argomenti trattati nell’esposizione.

    Consiglio di partecipare a chi desidera comprendere come costruire la pace attraverso la cultura e la conoscenza. I docenti degli istituti scolastici possono ricavare dagli incontri alcuni spunti di riflessione e approfondimento, dal momento che proporrò fonti visive e fornirò riferimenti bibliografici.

    Programma del corso

    2/3/2026 – Pacifismo: una storia giuridica, filosofica e politica.

    9/3/2026 – Iran: le ragioni storiche di una tragedia (incontro speciale aperto a tutte e a tutti).

    16/3/2026 – Antimilitarismo: il rifiuto dell’esercito come critica sociale.

    18/3/2026 – Nonviolenza: una rivoluzione aperta contro ogni ingiustizia.

    23/3/2026 – Rivoluzione: potenzialità e pericoli di una rottura radicale col passato.

    30/3/2026 – Guerra civile: perché scoppia e come cercare di evitarla.

    Come partecipare

    Gli incontri si svolgeranno in una sala con un numero limitato di posti. Le iscrizioni saranno a numero chiuso ed è necessario prenotare.

    Per iscriverti, telefona o invia un messaggio Whatsapp al numero 370.3494419. Nel testo, indica nome e cognome, numero di telefono e indirizzo e-mail. In alternativa, scrivi gli stessi dati all’indirizzo di posta elettronica centrolaquercia2000@gmail.com.

    L’iscrizione agli incontri prevede una quota di 25 euro, comprensivi di tutte e 5 le date, che dovrà essere versata all’inizio del primo incontro.

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  • Giorno del ricordo: incontro a Maranello sulle vicende del confine orientale

    Giorno del ricordo: incontro a Maranello sulle vicende del confine orientale

    Mercoledì 11 febbraio ci incontriamo a Maranello per l’incontro Spine di confine. Racconterò i fatti avvenuti nell’Alto Adriatico tra la Grande Guerra e il passaggio di Trieste alla Repubblica italiana (1954), facendo emergere anche i riflessi di queste vicende sul territorio modenese.

    L’appuntamento è fissato per le ore 17 presso la Biblioteca comunale MABIC, in via Vittorio Veneto 5.

    L’iniziativa è promossa dal Servizio Cultura del Comune di Maranello nel calendario degli eventi per il Giorno del Ricordo.

    L’ingresso è gratuito e non è necessario prenotare.

    Giorno del ricordo: la vicenda del confine orientale

    Negli ultimi 20 anni in Italia il discorso pubblico ha spesso fatto coincidere le difficili relazioni italo-jugoslave del dopoguerra con le uccisioni e gli occultamenti di cadaveri nelle foibe. Nell’autunno del 1943 e poi nell’estate del 1945, in due fasi ben distinte tra loro, circa 4.000/5.000 persone di lingua e cultura italiana vengono uccise prima dalle formazioni della Resistenza e poi dai militanti della nascente Repubblica popolare federale jugoslava.

    Quando la guerra è ancora in corso, anche per non incorrere nel rischio di far trovare i cadaveri alle forze di occupazione tedesche, i corpi vengono spesso gettati nelle cavità carsiche.

    Dopo la Liberazione, le uccisioni avvengono in circostanze diverse e una parte consistente dei decessi si verifica nei campi di prigionia allestiti dalle autorità jugoslave. Alcune vittime sono compromesse con l’occupazione fascista, altre non sono disposte ad accettare il controllo della Repubblica nata dalla Resistenza titoista sui territori annessi dall’Italia dopo la Grande Guerra.

    Uscire dalla guerra

    La sorte degli italiani uccisi nell’Alto Adriatico rispecchia la difficile conclusione di un conflitto totale, anche se nel senso comune non viene quasi mai ricondotta agli eventi accaduti nel periodo bellico e nel ventennio del regime fascista.

    In realtà queste vicende storiche – chiamate in causa ogni 10 febbraio con il Giorno del ricordo – presentano una maggiore complessità. Innanzitutto, la data scelta per commemorarle è quella del Trattato di pace di Parigi, che nel 1947 disegna gli equilibri successivi alla Seconda guerra mondiale, togliendo all’Italia le colonie e i territori sulla sponda destra dell’Adriatico.

    Si tratta tuttavia di una vicenda geopolitica assai più estesa, che ridisegna completamente gli scenari europei: non è dunque possibile isolarne e assolutizzarne un solo elemento, come se si trattasse di un semplice contenzioso italo-jugoslavo. Non è neppure possibile rimuovere tutto ciò che era accaduto prima del 1945.

    I crimini italiani e i crimini tedeschi

    A partire dall’aprile 1941, l’occupazione tedesca e italiana della penisola balcanica inaugura infatti una fase carica di problemi e violenze, crimini di guerra e contraddizioni di potere. Per controllare la Jugoslavia, i nazisti e i fascisti rispolverano il principio romano del “divide et impera”: alcuni gruppi armati, come gli ustascia croati, ricevono la fiducia e la responsabilità di amministrare parte dei territori, mentre altri (come i cetnici serbi) vengono squalificati e denigrati, pur essendo fieramente monarchici e anticomunisti.

    Le tensioni interetniche diventano dunque strumenti di dominio. La visione razziale della Germania nazista prevede la riduzione dei popoli slavi ai lavori forzati. Anche i fascisti recuperano l’originaria ostilità nei confronti delle etnie balcaniche per rinvigorire il morale dei soldati e stimolarli ad aggredire il nemico del momento. Il destino peggiore è comunque riservato ai partigiani di Josip Broz “Tito”, ai sinti, ai rom e agli ebrei, considerati senza alcun dubbio nemici del popolo germanico e dei fascismi europei.

    Nel corso del conflitto i nazisti e i fascisti commettono diversi crimini di guerra e contro l’umanità: le forze armate incendiano e saccheggiano diversi villaggi, stuprano e uccidono migliaia di civili non soltanto per vendicare gli agguati subiti dalla Resistenza, ma anche per cercare di spezzare col terrore la solidarietà tra i partigiani e la popolazione.

    L’Italia fascista non nasconde affatto le proprie responsabilità: diversi soldati scelgono addirittura di inviare le foto delle atrocità ai parenti per mostrare i risultati fisici delle proprie vittorie.

    Milioni di persone in movimento

    Le violenze, le uccisioni e l’occultamento dei cadaveri non possono inoltre far dimenticare altri due processi storici, strettamente legati al confine orientale. Si tratta dell’esodo di circa 250.000 persone di lingua e cultura italiana dalle aree slave del confine orientale. L’accoglienza di queste persone si rivela ben presto problematica: lo Stato deve farsi carico del loro mantenimento, ma le comunità di destinazione non vedono di buon occhio l’arrivo di nuovi “concorrenti” nel consumo delle risorse e sul lavoro.

    In Emilia alle preoccupazioni di sopravvivenza si aggiungono inoltre i pregiudizi politici: coloro che fuggono dalla Jugoslavia di Tito vengono infatti percepiti come fascisti, anche se molti di loro vivono nel disimpegno e nell’indifferenza. L’ostilità reciproca induce le Sinistre a inasprire i propri giudizi sui profughi e questi ultimi ad abbracciare un nazionalismo sempre più incline a sviluppare nostalgie degli anni Trenta.

    L’esodo istriano e giuliano-dalmata si svolge in un’epoca di grandi migrazioni. Nel secondo dopoguerra milioni di persone sono infatti costrette ad abbandonare i loro spazi di vita per raggiungere altri luoghi. È, ad esempio, il caso dei circa 13 milioni di tedeschi residenti nei territori occupati dalla Wehrmacht tra il 1938 e il 1945. Le loro vicende, intrecciate alle occupazioni militari del periodo bellico e alle contrapposizioni ideologiche del dopoguerra, rappresentano una pagina di storia mai completamente “elaborata”. Una questione complessa, spesso liquidata con disprezzo o strumentalizzata dalle forze politiche.

    Un approccio diverso

    Limitandosi al contesto del confine orientale, occorre infatti analizzare le cause scatenanti la violenza, valutando i “precedenti” fra italiani e slavi. Considerare adeguatamente le azioni di occupazione e controllo bellico che il regime fascista ha dispiegato nella penisola balcanica è fondamentale per comprendere storicamente la difficoltà dei rapporti fra le comunità nelle regioni di confine.

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  • EqUality 2026: la tua voce per la parità dei diritti

    EqUality 2026: la tua voce per la parità dei diritti

    Nei prossimi mesi, Valsamoggia sarà l’epicentro del progetto EqUality 2026. La tua voce per la parità dei diritti. Le iniziative saranno legate all’ottantesimo anniversario di una giornata che segnò la storia d’Italia. Anch’io porterò una serie di contributi per raccontare pubblicamente queste vicende insieme alle ragazze e ai ragazzi che sceglieranno di partecipare a questa avventura.

    1946-2026: gli ottant’anni della Repubblica e del voto femminile

    Il 2 giugno 1946 un referendum istituzionale portò alla nascita della Repubblica, che prevalse sulla monarchia al termine di una contesa serrata. Nello stesso giorno, le donne e gli uomini elessero l’Assemblea costituente, incaricata di delineare e redigere il testo della Costituzione.

    Nelle settimane precedenti, durante le prime elezioni amministrative del dopoguerra, le donne italiane avevano esercitato per la prima volta il diritto di voto. Il 1° febbraio 1945 un decreto legislativo luogotenenziale aveva assicurato loro la possibilità di votare. Oltre un anno dopo, il 10 marzo 1946, un nuovo decreto garantì alle cittadine anche l’opportunità di essere elette, completando così l’assegnazione dei diritti politici.

    EqUality: un progetto per raccontare questa storia

    La Fondazione Rocca dei Bentivoglio e il Comune di Valsamoggia, in collaborazione con Radio Città Fujiko, invitano ogni ragazz* dai 14 ai 19 anni a far parte della redazione di EqUality: un laboratorio gratuito di giornalismo e audio-storytelling per esplorare insieme la storia delle pari opportunità e dei diritti.

    Raccontiamo cosa si è fatto, chi lo ha fatto e cosa resta ancora da fare.

    EqUality è uno spazio aperto di confronto in cui, insieme a professionisti della radio e della storia, diventerai parte di una redazione incaricata di produrre una serie podcast.

    Io e i professionisti di Radio Città Fujiko ti porteremo alla ricerca delle storie delle donne che hanno trasformato il Paese. Dalla conquista del voto al rifiuto della guerra, dall’emancipazione sul lavoro al contrasto alla violenza. Il percorso ti fornirà gli strumenti critici e tecnici per trasformare le idee in contenuti multimediali.

    Il calendario del progetto

    9 MARZO – 17:00/19:00 | Mediateca di Bazzano

    Storie e fonti: Le protagoniste del 1946 e la costruzione della cittadinanza.

    Come la ricerca storica diventa narrazione.

    A cura di Daniel Degli Esposti (Ricercatore e divulgatore storico – Storia oggi)

    16 MARZO 17:00/18:30 | Mediateca di Bazzano

    Format, clock e come si struttura una puntata di un podcast.

    A cura di Alessandro Canella (Direttore Radio Città Fujiko)

    23 MARZO 17:00/18:30 | Mediateca di Bazzano

    Le fonti giornalistiche e gli strumenti di verifica

    A cura di Alessandro Canella (Direttore Radio Città Fujiko)

    30 MARZO 17:00/18:30 | Mediateca di Bazzano

    Comunicazione di genere: linguaggio inclusivo senza pregiudizi.

    A cura di Donatella Allegro (Attrice, speaker e formatrice)

    13 APRILE 17:00/19:00 | Radio Città Fujiko

    Registrazione podcast: tecniche vocali di registrazione, gestione dei microfoni e del mixer in studio, registrazione audio.

    A cura di Claudio Succi (Presentatore e speaker di Radio Città Fujiko)

    Come partecipare

    La partecipazione è gratuita. I posti sono limitati per garantire a ogni componente della redazione l’uso della strumentazione professionale. Iscriviti qui.

    Contatti: email: progetto.equality@gmail.com | sito: frb.valsamoggia.bo.it

    Sedi: Mediateca di Bazzano (Via Contessa Matilde 10, Valsamoggia, loc. Bazzano) e studi di Radio Città Fujiko (Via Zanardi 369, Bologna).

    Le iscrizioni sono aperte fino al 22 febbraio 2026.

    Il progetto è progetto promosso dal Comune di Valsamoggia e dalla Fondazione Rocca dei Bentivoglio in collaborazione con Radio Città Fujiko.

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  • Storia degli Stati Uniti: ciclo di incontri “Democrazia imperialista”

    Storia degli Stati Uniti: ciclo di incontri “Democrazia imperialista”

    Martedì 3 febbraio 2026 comincia un nuovo ciclo di incontri a Modena. Democrazia imperialista. Una storia degli Stati Uniti nell’età contemporanea ti aiuterà a capire meglio le contraddizioni di un Paese che ha segnato profondamente gli ultimi 200 anni dell’umanità.

    L’attacco diretto al Venezuela e le mire sulla Groenlandia hanno riportato l’imperialismo statunitense al centro dell’attenzione. Il dibattito pubblico sui media è, tuttavia, spesso caotico e inconcludente. Se vuoi saperne di più, ma fatichi a orientarti, ti consiglio di rallentare e approfondire, seguendo l’approccio di Storia oggi.

    Democrazia imperialista: di cosa si parla?

    Perché un Paese nato da una guerra d’indipendenza contro un impero coloniale ha scelto di espandersi compiendo un genocidio? E come mai la “terra della libertà” ha dato vita sia a un colonialismo di insediamento ai danni delle popolazioni native, sia a progetti imperialistici?

    In che modo la classe dirigente ha coltivato contemporaneamente i principi democratici della Costituzione e il razzismo segregazionista delle leggi Jim Crow?

    E ancora, che cosa significa davvero “America first”? Esiste un legame tra questo motto e la “dottrina Monroe”, recentemente riscoperta e rivisitata dalla presidenza Trump nella versione “Donroe”?

    Per conoscere le risposte a queste domande e per scoprire molto altro sulla storia degli Stati Uniti, ti aspetto al ciclo di incontri Democrazia imperialista.

    Come si svolgono gli incontri

    Ogni incontro durerà circa due ore. Nella prima parte, terrò la relazione storica, sfruttando anche immagini e/o materiali multimediali. Nella seconda parte, risponderò alle vostre domande aprendo un dibattito sugli argomenti trattati nell’esposizione.

    Consiglio di partecipare a chi desidera comprendere come e quando nascono le contraddizioni nella storia degli Stati Uniti contemporanei. I docenti degli istituti scolastici possono ricavare dagli incontri alcuni spunti di riflessione e approfondimento, dal momento che proporrò fonti visive e fornirò riferimenti bibliografici.

    Il programma del ciclo di incontri

    I quattro incontri sulla storia degli Stati Uniti torisi svolgeranno a Modena nella sala civica di via Viterbo 80. L’inizio di ciascun appuntamento è previsto per le ore 18.

    Martedì 3/2/2026 – Liberi e razzisti. Diritti e contraddizioni dallo sterminio dei nativi americani al suprematismo bianco.

    Martedì 10/2/2026 – Dalla dottrina Monroe alla dottrina Donroe. L’imperialismo statunitense nelle Americhe dall’inizio dell’Ottocento all’attacco contro il Venezuela.

    Martedì 17/2/2026 – America first. Isolazionismo e interessi economici dalla Grande Guerra a Donald Trump.

    Martedì 24/2/2026 – Esportare la democrazia… e gli affari. L’interventismo statunitense dalla guerra fredda alle mire sulla Groenlandia.

    Come partecipare

    Gli incontri si svolgeranno in una sala con un numero limitato di posti. Per partecipare, è necessario prenotare scrivendo una e-mail a info@storiaoggi.it.

    L’iscrizione prevede una quota di 10€ per ciascun incontro, da versare all’ingresso in sala. È possibile prenotare in anticipo il proprio posto per tutti e 4 gli incontri, godendo di uno sconto del 10% (36€ invece di 40€).

    Storia degli Stati Uniti: una piccola anteprima

    La società statunitense degli anni Cinquanta è attraversata da tensioni dovute non soltanto alle questioni economiche, ma anche alla cultura e alla mentalità.

    Anche se i flussi migratori della prima metà del Novecento hanno portato negli Stati Uniti gruppi provenienti dall’Europa orientale, dall’area tedesca e dai Paesi mediterranei, la maggioranza della popolazione è ancora “wasp” (acronimo di “white anglo-saxon protestant”), ovvero è composta da persone dalla pelle bianca, di origine anglo-sassone e di religione protestante.

    Il gruppo etnico dominante si sente depositario dei “veri valori americani” e coltiva pregiudizi nei confronti delle minoranze. Le classi privilegiate usano il razzismo come arma per tutelare la propria posizione, alimentando la guerra tra i poveri e diffondendo l’odio nella parte bassa della società.

    I cittadini afroamericani, in particolare, sono considerati inferiori per il colore della loro pelle e subiscono discriminazioni di vario genere, culminate spesso in atti di violenza. Negli Stati del Sud è ancora in vigore la segregazione razziale, che impedisce per legge i contatti tra bianchi e neri nei luoghi pubblici.

    Le lotte del movimento per i diritti civili

    Intorno alla metà degli anni Cinquanta, gli afroamericani cominciano a chiedere di essere inseriti nella società americana con pari diritti rispetto a quelli degli altri cittadini.

    L’episodio che contribuisce a innescare le lotte contro la segregazione razziale avviene il 1° dicembre 1955, quando Rosa Parks sale su un autobus di Montgomery, in Alabama, e si siede in uno dei posti centrali.

    Sembra un giorno come tanti, fino a quando l’autista vede alcune donne bianche in piedi. Allora controlla la situazione e decide di applicare la legge: in Alabama gli afroamericani devono sedersi in fondo agli autobus e possono occupare i posti della parte centrale solo se sono liberi. Di quelli davanti non se ne parla nemmeno. Se salgono altri bianchi, i neri sono obbligati a scendere. È infatti in vigore la segregazione razziale, come in altri Stati del Sud.

    L’autista ingiunge ai passeggeri afroamericani di lasciare i posti ai bianchi. Tutti obbediscono, Rosa Parks no: ha 42 anni, è afroamericana ed è un’attivista della National association for the advancement of colored people, un’organizzazione che si batte per contrastare la segregazione razziale e per garantire i diritti civili agli afroamericani.

    Boicottaggio

    Di fronte alla sua resistenza nonviolenta, l’autista chiama la polizia. Rosa Parks viene arrestata e passa la notte in carcere. Quattro giorni dopo, viene condannata per aver provocato disordini e per aver infranto un’ordinanza: riceve una multa di 10 dollari ed è costretta a pagarne altri 4 per le spese processuali.

    Questa vicenda, però, non finisce lì. Il gesto di Rosa Parks ispira una protesta nonviolenta: gli afroamericani di Montgomery decidono infatti di boicottare gli autobus per un anno, chiedendo di poter occupare i posti delle file centrali e di far assumere anche autisti neri.

    Donne e uomini, adulti e bambini si spostano a piedi o con altri mezzi, richiamando sulla città e sull’Alabama l’attenzione dell’opinione pubblica americana.

    Così, dopo un anno di boicottaggio, il 20 dicembre 1956 una legge del governo federale rende incostituzionale la segregazione sugli autobus dell’Alabama. Sembra un piccolo passo, ma avrà un’importanza notevole per lanciare il movimento per i diritti civili verso nuove sfide.

    Approcci diversi

    In quegli anni le lotte sono guidate dal pastore protestante Martin Luther King Jr., un sostenitore della nonviolenza. Gli atti di disobbedienza civile contro le leggi discriminatorie avvengono con modalità che mettono in evidenza le ingiustizie del sistema, attirando il sostegno di una parte consistente dell’opinione pubblica statunitense.

    Non tutti gli afroamericani sono, tuttavia, convinti che l’approccio di Martin Luther King sia efficace: i Black Muslims, ad esempio, esprimono il risentimento per l’umiliazione e lo sfruttamento subito per mano dei bianchi; il loro leader, Malcolm X, non vuole trattare con la classe dirigente statunitense, ma esorta gli afroamericani a lottare anche con metodi radicali per migliorare le loro condizioni di vita.

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  • La storia dietro le guerre di oggi: corso a Maranello

    La storia dietro le guerre di oggi: corso a Maranello

    Giovedì 5 febbraio 2026, a Maranello, comincerà il mio secondo corso di storia contemporanea alla Piccola università popolare di YAWP! Passioni in movimento. S’intitola Conflitti. La storia dietro le guerre di oggi.

    In 6 incontri, racconterò le contrapposizioni, gli scontri armati e le violenze che caratterizzano alcuni scenari del mondo di oggi, mettendo in luce le origini storiche degli squilibri e delle contraddizioni che hanno innescato i disastri.

    Non approfondirò soltanto le questioni politiche, ma mi concentrerò soprattutto su ciò che è più vicino alle persone comuni. Ricostruirò le cause economiche delle guerre e metterò in evidenza le ripercussioni delle operazioni militari sulla vita quotidiana dei civili, sia negli scenari di guerra, sia in Occidente. Perché una guerra, quando scoppia, colpisce anche chi si sente lontano e al riparo.

    La storia dietro le guerre di oggi

    I discorsi sulla guerra ci circondano da ogni parte, segnando la nostra quotidianità. Finiscono, addirittura, per risultarci familiari. Eppure, cosa sappiamo davvero dei conflitti armati in corso nel mondo? Abbiamo idea delle cause che li hanno innescati? Sappiamo chi ha interesse a mantenerli attivi, devastando territori e vite umane?

    Mentre la finanza e l’apparato industriale allestiscono il riarmo, la mentalità di guerra cambia anche le società lontane dai combattimenti. Si costruiscono nemici interni e li si getta in pasto alle masse. Si cerca di tenere sotto stretto controllo tutto ciò che accade. Si colpiscono i più deboli, sottraendo mezzi ai servizi. Si rafforzano i potenti, premiando la sopraffazione.

    Quando le azioni nonviolente di protesta e la disobbedienza civile vengono criminalizzate giuridicamente, le istituzioni sperperano risorse ingenti per ghettizzare il “nemico migrante” e gran parte delle forze politiche sostengono un piano di riarmo generalizzato, non basta più struggersi per la crisi della democrazia. Serve un riscatto umano e civile.

    Oggi, in un’epoca di cinismo e di riarmo, abbiamo bisogno di conoscere il passato per capire il presente e trasformare la realtà in vista del futuro. Si tratta di una premessa necessaria per ogni azione rivolta alla giustizia.

    Conflitti: il programma

    Gli incontri si terranno di giovedì sera, tra le 20:30 e le 22:30. Nella prima parte, terrò la relazione storica, sfruttando anche immagini e/o materiali multimediali. Nella seconda parte, risponderò alle domande, aprendo un dibattito sugli argomenti trattati nell’esposizione.

    Il programma degli incontri sarà il seguente.

    5/2: L’attacco USA al Venezuela: l’imperialismo statunitense e le vene aperte dell’America latina.

    12/2: Russia-Ucraina: la faglia dell’Europa orientale.

    19/2: Congo-Rwanda: il “cuore di tenebra” e le vene aperte dell’Africa.

    26/2: Libia, Siria e Yemen dopo la primavera araba: guerre civili ed emergenze umanitarie.

    5/3: Cina-Taiwan: la frontiera di una nuova “guerra fredda”?

    12/3: Sudan: una guerra civile e una catastrofe umanitaria.

    Come partecipare

    Come tutti i corsi e le attività dell’associazione YAWP, il corso Terra contesa si svolgerà presso la sede di via Grizzaga 107, a Bell’Italia di Maranello (MO).

    È necessario iscriversi almeno 1 settimana prima dell’inizio. I posti sono limitati e consiglio di prenotare per tempo.

    La partecipazione è riservata ai soci di YAWP. Si può fare la tessera per l’occasione e in qualsiasi momento. Dura 12 mesi dall’attivazione e costa 20€ per gli adulti, 10€ per i ragazzi da 13 a 18 anni ed è gratuita per i bambini.

    Per info e iscrizioni:
    Tel. 329 68 68 387
    E-Mail: yawpmaranello@gmail.com

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