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Il blog di Daniel Degli Esposti

Tag: Lama Mocogno

  • Festival Con la Palestina nel cuore: un grande successo

    Festival Con la Palestina nel cuore: un grande successo

    Domenica 30 novembre 2025, a Maranello, centinaia di persone hanno salutato con un applauso il festival Con la Palestina nel cuore. Al termine dell’ultimo incontro, organizzato nella chiesa di San Biagio con la presenza di don Mattia Ferrari, il pubblico ha espresso apprezzamento e gratitudine per una rassegna che ha dato voce alla cultura palestinese attraverso il racconto della storia, le testimonianze, la poesia, il teatro, il cinema, la musica e il cibo.

    Festival Con la Palestina nel cuore: una rassegna fatta di tanti linguaggi

    Dal 20 al 30 novembre 2025, tra Maranello e Lama Mocogno, un pubblico partecipe e numeroso ha seguito interventi che hanno aperto prospettive non solo per comprendere le cause del genocidio in corso nel territorio occupato palestinese, ma anche per agire concretamente contro la violenza del colonialismo d’insediamento e dell’economia di guerra.

    La rassegna ha accolto i contributi di Moni Ovadia, Vauro Senesi, padre Ibrahim Faltas, Linda Maggiori, Raffaela Baiocchi (Emergency), Fausto Gianelli e Daniel Degli Esposti.

    Luca Caffaro, Moni Ovadia, Tiziana Tagliazucchi e Daniel Degli Esposti al festival "Con la Palestina nel cuore". Foto di Elena Zafferri
    Luca Caffaro, Moni Ovadia, Tiziana Tagliazucchi e Daniel Degli Esposti al festival “Con la Palestina nel cuore”. Foto di Elena Zafferri

    La cultura palestinese a tavola

    Il festival è stato arricchito da spettacoli teatrali, proiezioni cinematografiche e mostre. Una cena e un pranzo palestinesi, realizzati da Altoforno impasti agresti, ci hanno permesso di entrare ancora più in contatto con la cultura del popolo oppresso.

    Un punto di vista diverso

    Nel corso del festival ci siamo immersi in una riflessione al tempo stesso emozionante, ironica e tragica.

    Da decenni, ormai, la Palestina è uno specchio del mondo. Nel colonialismo d’insediamento e nel genocidio che strazia la Striscia di Gaza si riflettono le storture di un sistema economico che schiaccia le società per favorire i privilegiati.

    Intorno a noi la violenza del potere non fa scorrere il sangue. Eppure, cancella quel principio costituzionale che chiama la Repubblica a “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana”.

    Oggi la Palestina sta risvegliando le nostre coscienze. Continuiamo a batterci, non solo per porre fine all’orrore del genocidio, ma anche per affermare che un altro mondo è ancora possibile.

    Costruire una cultura di pace

    Non capita tutti i giorni di raccontare ciò che sarebbe potuto succedere in Palestina se le lotte sindacali degli anni Trenta si fossero estese fino a contagiare positivamente la maggioranza delle persone.

    Quanti episodi videro i palestinesi e gli ebrei spalleggiarsi sui luoghi di lavoro per migliorare le proprie condizioni di vita…

    Conoscere queste storie e riflettere sul loro significato è indispensabile per capire che lo scontro tra i popoli non è inesorabile, ma viene fomentato da chi alimenta l’odio nazionalista.

    Contrastiamo l’aggressività criminale del sionismo e affermiamo che un’altra umanità è possibile.

    I promotori

    Il festival è stato organizzato dalle associazioni Yawp – Passioni in movimento di Maranello e Anpi – Associazione nazionale partigiani d’Italia – sezioni di Lama Mocogno e Maranello, in collaborazione con le parrocchie di Maranello e Lama Mocogno e con il patrocinio del Comune di Maranello.

    Il comitato organizzatore del festival era composto da Tiziana Tagliazucchi (Yawp), Elisabetta Tagliazucchi (Yawp), Luca Maria Caffaro (Anpi) e Daniel Degli Esposti (Storia oggi).

    La serata del 29 novembre al festival "Con la Palestina nel cuore". Foto di Elena Zafferri
    La serata del 29 novembre al festival “Con la Palestina nel cuore”. Foto di Elena Zafferri

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  • Nakba: reading teatrale a Lama Mocogno

    Nakba: reading teatrale a Lama Mocogno

    Sabato 22 novembre 2025 ci incontriamo alle ore 19 nella sala parrocchiale di Lama Mocogno per il reading teatrale Nakba. Racconterò le vicende storiche avvenute in Palestina tra la fine del 1947 e il 1949. Tania Corsini e Francesco Pio D’Arminio daranno voce con letture attoriali alle persone che vissero «la pulizia etnica della Palestina» (Ilan Pappé).

    Il reading è inserito nel festival Con la Palestina nel cuore, una rassegna di talk, spettacoli, mostre e camminate storiche, in programma dal 20 al 30 novembre tra Maranello e Lama Mocogno. Daremo voce alla cultura palestinese attraverso il racconto della storia, le testimonianze, la poesia, il teatro, il cinema, la musica e il cibo.

    Il festival è organizzato dalle associazioni Yawp – Passioni in movimento di Maranello Anpi – Associazione nazionale partigiani d’Italia – sezioni di Lama Mocogno e Maranello, in collaborazione con le parrocchie di Maranello e Lama Mocogno e con il patrocinio del Comune di Maranello.

    Una piccola anteprima: il 1948 in Palestina

    Il 14 maggio 1948 il leader sionista David Ben Gurion proclama la nascita dello Stato d’Israele, di cui sia gli Stati Uniti sia l’URSS riconoscono immediatamente la sovranità.

    Nella notte successiva, le forze armate della Lega araba entrano in Palestina. Inizia la prima guerra arabo-israeliana. Lo Stato ebraico la interpreta come una guerra d’indipendenza e può contare su aiuti internazionali.

    Avendo accumulato un’organizzazione militare e armamenti superiori a quelli della Lega araba, nel 1949 Israele estende il proprio territorio oltre i confini assegnati dalle Nazioni Unite.

    Altre parti dell’ipotizzato Stato palestinese passano invece sotto il controllo dell’Egitto e della Transgiordania, ribattezzata Giordania.

    La Nakba

    Al termine del conflitto, oltre 700.000 palestinesi sono costretti ad abbandonare le loro terre e cercano rifugio nei campi profughi dei Paesi vicini. Per tutti loro la sconfitta e la perdita dei beni diventano la Nakba (“catastrofe”).

    È un’esperienza di distacco che per alcuni sfocia nell’esilio, mentre per altri apre decenni di straniamento. C’è chi cerca salvezza trasferendosi in uno dei Paesi della Lega Araba, trovando un’accoglienza contraddittoria e problematica.

    I governi non vogliono, infatti, assumersi l’onere di assisterli e sperano che la loro sventura faccia pressione sulle organizzazioni internazionali, inducendole a forzare la mano con Israele.

    I palestinesi e la Lega Araba

    Emerge, così, una tendenza nel rapporto tra i palestinesi e i Paesi della Lega Araba. I governi di questi Stati non considerano le esigenze dei rifugiati, ma si servono di loro (e, più in generale, della questione palestinese) per posizionarsi o per perseguire i propri interessi.

    Altri rifugiati palestinesi si stabiliscono a ridosso della propria terra d’origine, in una parte della Cisgiordania (sotto l’amministrazione giordana) o della Striscia di Gaza (affidata all’Egitto).

    Rifugiati: un’emergenza divenuta strutturale

    Col passare degli anni gli insediamenti precari si stabilizzano e, pur essendo chiamati campi profughi, si trasformano “città di fatto”. Le baracche diventano edifici e, per dare un tetto alle generazioni nate lì, si alzano verso il cielo, perché possono crescere solo in verticale.

    La vita è difficile: il lavoro è quasi sempre precario e sottopagato, le condizioni igieniche sono problematiche e spesso la sussistenza è affidata alla United Nations Relief and Works Agency for Palestine Refugees in the Near East (UNRWA), l’agenzia che l’ONU istituisce per assistere i rifugiati palestinesi.

    Nessuno cancella esplicitamente il “diritto al ritorno”, ma le organizzazioni internazionali sono impotenti di fronte al rifiuto di Israele. Lo Stato ebraico non vuole aprire al reinsediamento dei profughi palestinesi, che rimangono confinati in un limbo pluridecennale.

    Palestinesi in Israele

    Non mancano, infine, persone e famiglie che scelgono di rimanere nei territori controllati da Israele. Pur ottenendo la cittadinanza, non vivono in condizioni di effettiva parità, perché lo Stato non li considera come parte della propria missione politica.

    Fino al 1966 i “palestinesi del 1948” sono sottoposti a un regime di legge marziale. Il governo giustifica tale stato d’eccezione facendo riferimento al mancato raggiungimento di una pace con gli Stati della Lega Araba, per il quale la classe dirigente israeliana è in buona parte responsabile.

    Nei decenni successivi la legislazione mantiene elementi discriminatori che evolvono per accompagnare i cambiamenti economico-sociali del Paese, trovando ulteriori rafforzamenti a partire dalla seconda metà degli anni Novanta.

    Come partecipare al reading Nakba

    Il reading Nakba è in programma sabato 22 novembre alle ore 19 nella sala parrocchiale di Lama Mocogno, in via XXV aprile 21. L’evento è a ingresso libero e gratuito fino a esaurimento posti.

    A seguire, presso la Locanda Bellavista, ci sarà la cena palestinese Cibo oltre la guerra, a cura di Altoforno Impasti agresti. Per partecipare, occorre prenotare entro mercoledì 19 novembre (cell. 320.6345096).

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  • Con la Palestina nel cuore: festival tra Maranello e Lama Mocogno

    Con la Palestina nel cuore: festival tra Maranello e Lama Mocogno

    Fuori le agende, perché è in arrivo il festival Con la Palestina nel cuore. Dal 20 al 30 novembre ci incontriamo per una serie di talk, spettacoli, mostre, racconti itineranti e incontri tra Maranello e Lama Mocogno.

    Saranno presenti, tra gli altri, Moni Ovadia, Vauro Senesi, Linda Maggiori, don Mattia Ferrari, padre Ibrahim Faltas e Fausto Gianelli. Francesca Albanese ci manderà un suo contributo video.

    Mantenendo l’approccio di Storia oggi, nel corso del festival porterò contributi per capire il presente della Palestina partendo dal passato. Metterò in luce le origini dei problemi attuali per rilanciare la riflessione collettiva su quali azioni possono aiutarci a cambiare una realtà atroce.

    Il festival Con la Palestina nel cuore è organizzato dalle associazioni Yawp – Passioni in movimento di Maranello e Anpi – Associazione nazionale partigiani d’Italia – sezioni di Lama Mocogno e Maranello, in collaborazione con le parrocchie di Maranello e Lama Mocogno con il patrocinio del Comune di Maranello.

    Il comitato organizzatore è composto da Tiziana Tagliazucchi (Yawp), Elisabetta Tagliazucchi (Yawp), Luca Maria Caffaro (Anpi) e Daniel Degli Esposti (Storia oggi).

    Articolo pubblicato sulla Gazzetta di Modena il 7 novembre 2025
    Articolo pubblicato sulla «Gazzetta di Modena» il 7 novembre 2025

    Gli obiettivi del festival

    Non ci proponiamo soltanto di denunciare il genocidio in corso in Palestina, ma anche di dare una voce e un volto alle persone che praticando il Sumud continuano a resistere. Ci impegneremo per riconoscere in loro quell’umanità che il colonialismo dell’Occidente ha più volte calpestato.

    È inevitabile che anche l’occidentale più empatico e consapevole veda la Palestina attraverso una lente deformante. Per questo lasceremo che a parlare sia, nel modo più diretto possibile, la cultura palestinese attraverso le testimonianze, la poesia, il cinema, il teatro, la musica e anche il cibo. Emergeranno così l’identità e la vita quotidiana di un popolo che oggi se le vede negare in modo scandalosamente violento.

    Le altre voci che ci accompagneranno, quelle occidentali, sono di chi ha davvero la Palestina nel cuore. Alcune persone hanno viaggiato, lavorato o vissuto là, altre hanno studiato a fondo quella realtà geografica e umana. Sono, per questo, in grado di proporre una sorta di mediazione culturale.

    Un’esperienza da vivere insieme

    L’iniziativa darà ampio spazio anche alle associazioni, a partire da Emergency, che porterà la testimonianza del suo personale medico a Gaza, e BDS Italia, che darà risposte concrete alla domanda “e io che cosa posso fare per non essere complice?”.

    Saranno presenti anche Alkemia, Watermelon Friends Italia, Modena per la Palestina, Modena incontra Jenin, Per non dimenticare Sabra e Chatila.

    Con la Palestina nel cuore: il programma

    Qui puoi scaricare il programma completo in formato PDF.

    Tutti gli eventi – con l’eccezione del pranzo e della cena palestinesi – sono a ingresso libero e gratuito fino a esaurimento posti.

    Giovedì 20 novembre | Maranello 

    Circolo parrocchiale | ore 18

    Anteprima del festival

    HeART of Gaza. Mostra di disegni dei bambini di Gaza, a cura di Mohammed Timraz e Casa per la Pace Modena (fino a domenica 30)

    Auditorium “Enzo Ferrari” | ore 20:40

    Anteprima del festival

    Proiezione del film Tutto quello che resta di te, di Cherien Dabis

    Presentazione a cura di Tiziana Tagliazucchi

    Sabato 22 novembre | Lama Mocogno

    Sala parrocchiale | ore 19       

    Gaza: il silenzio ci rende complici

    Mostra delle vignette di Vauro (fino a venerdì 28)    

    Nakba

    Reading teatrale con Daniel Degli Esposti, Tania Corsini e Francesco Pio D’Arminio

    Locanda Bellavista | ore 20:30

    Cibo oltre la guerra

    Cena palestinese a cura di Altoforno Impasti agresti. Prenotazione entro mercoledì 19 novembre: cell. 320.6345096

    Martedì 25 novembre | Maranello

    MaBiC | ore 17

    Gaza: il silenzio ci rende complici

    Mostra delle vignette di Vauro (fino a venerdì 28)      

    Essere donne in Palestina

    Talk con Francesca Capuozzo e Daniel Degli Esposti             

    MaBiC | ore 18

    Donne che curano

    Talk con un’operatrice sanitaria di Emergency a Gaza e Tiziana Tagliazucchi                     

    Mercoledì 26 novembre | Maranello

    MaBiC | ore 17

    Un fotoreporter di guerra in Palestina

    Foto e talk con Francesco Cito e Luca Caffaro

    MaBiC | ore 18

    Fare giornalismo su Gaza

    Talk con Linda Maggiori (Altreconomia) e Daniel Degli Esposti

    Mercoledì 26 novembre | Lama Mocogno             

    Sala parrocchiale | ore 20:30

    Essere donne in Palestina

    Talk con Houda Hdily, Barbara Baldaccini e Daniel Degli Esposti

    Giovedì 27 novembre | Maranello 

    MaBiC | ore 17

    Palestina: storia di una devastazione ecologica

    Talk con Daniel Degli Esposti            

    MaBiC | ore 18

    Gaza: il silenzio ci rende complici

    Talk con Vauro Senesi e Luca Caffaro   

    Auditorium “Enzo Ferrari” | ore 20:30        

    Presentazione del festival

    Proiezione e proiezione del film No Other Land , di Basel Adra, Yuval Abraham, Hamdan Ballal e Rachel Szor

    Presentazione a cura di Tiziana Tagliazucchi                   

    Venerdì 28 novembre | Maranello 

    Sala parrocchiale | ore 17

    Israele: il boicottaggio come dovere civile

    Talk con Stefano Rebecchi (BDS) e Daniel Degli Esposti

    Sala parrocchiale | ore 18

    Salvare vite a Gaza

    Talk con Laura Rubbianesi (Emergency) e Daniel Degli Esposti

    Madonna del Corso | ore 21

    Il loro grido è la mia voce

    Spettacolo teatrale con Youssef El Gahda, Luca Caffaro e Tiziana Tagliazucchi   

    Venerdì 28 novembre | Lama Mocogno

    Sala parrocchiale | ore 20:30

    Israele: il boicottaggio come dovere civile

    Talk con Flavio Novara (BDS) e Barbara Baldaccini

    Salvare vite a Gaza

    Talk con Paolo Giorgio (Emergency) e Simone Tollari

    Sabato 29 novembre | Maranello  

    Madonna del Corso | ore 17

    Due popoli, due stati?

    Talk con Fausto Gianelli e Daniel Degli Esposti                     

    Madonna del Corso | ore 18

    Vittime perfette

    Talk con Clara Nubile (traduttrice italiana di Mohammed el-Kurd) e Luca Caffaro 

    Auditorium “Enzo Ferrari” | ore 20:30

    Con la Palestina nel cuore

    Incontro pubblico con Francesca Albanese e Moni Ovadia

    Sabato 29 novembre | Lama Mocogno

    Locanda Bellavista | ore 20:30

    Videoconferenza live del talk di Maranello

    Domenica 30 novembre | Maranello

    Portico dell’oratorio | ore 10

    Sumud e Resistenza

    Camminata storica per le vie di Maranello con Daniel Degli Esposti (in caso di maltempo talk in sala parrocchiale)    

    Stand delle associazioni

    BDS, Emergency, Modena incontra Jenin, Modena per la Palestina, Per non dimenticare Sabra e Chatila, Watermelon Friends Italia, Alkemia (in caso di maltempo in sala parrocchiale)                      

    Circolo parrocchiale | ore 13

    Cibo oltre la guerra

    Pranzo palestinese a cura di Altoforno Impasti agresti. Prenotazione entro giovedì 27 novembre: cell. 320.6345096 

    Chiesa parrocchiale | ore 16

    Operatori di pace

    Talk con Ibrahim Faltas (in videoconferenza), Mattia Ferrari (Mediterranea saving humans), Marco Bonfatti (parrocchia di Maranello), Fausto Gianelli e Daniel Degli Esposti.

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  • Mario Ricci “Armando” dal mito alla storia: mostra a Lama Mocogno

    Mario Ricci “Armando” dal mito alla storia: mostra a Lama Mocogno

    Nel primo fine settimana di ottobre 2025, la sezione ANPI di Lama Mocogno riproporrà la mostra Mario Ricci “Armando” dal mito alla storia. Sarà un’occasione per riscoprire le vicende di un uomo che fu coinvolto in diversi momenti chiave del Novecento.

    Mario Ricci non fu soltanto il comandante partigiano “Armando”. Prima di guidare le operazioni della Resistenza sulle montagne modenesi era stato un militante antifascista. Dopo la Liberazione, continuò a impegnarsi nella politica e nell’associazionismo.

    Una mostra storico-biografica

    Mario Ricci “Armando” dal mito alla storia è una mostra a carattere storico-biografico. È stata allestita per la prima volta a Pavullo nel Frignano nel 2019 nell’ambito del progetto Con Armando nel cuore.

    Io ho curato la narrazione storica, Elisabetta Tagliazucchi ha realizzato l’allestimento e il professor Luca Maria Caffaro ha coordinato il progetto.

    La militanza e l’impegno politico di Mario Ricci sono strettamente legati ad alcuni nodi fondamentali della storia italiana. “Armando” non è stato soltanto uno dei più importanti comandanti partigiani emiliano-romagnoli. La sua vita permette di raccontare importanti passaggi storici del Novecento, come:

    • l’emigrazione per motivi economici dall’Appennino modenese;
    • la maturazione dell’antifascismo all’estero;
    • l’esperienza nella Guerra civile spagnola come miliziano delle Brigate Internazionali anti-franchiste;
    • l’internamento nella Francia del 1939 e il confino nell’Italia in guerra;
    • la Resistenza e, dopo il passaggio della Linea Gotica, la lotta di liberazione al di là del fronte;
    • la lunga esperienza amministrativa nel Comune di Pavullo nel Frignano;
    • l’impegno politico a livello nazionale, come deputato del Partito comunista italiano;
    • la partecipazione personale alla costruzione del proprio “mito” e la trasmissione della memoria.

    Informazioni per la visita

    La mostra Mario Ricci “Armando” dal mito alla storia sarà visitabile dal 3 al 5 ottobre con i seguenti orari.

    • Venerdì 3 ottobre: 15-18:30;
    • Sabato 4 ottobre: 9-19;
    • Domenica 5 ottobre: 9-17.

    Sabato 4 ottobre alle ore 15 ci sarà un momento ufficiale di inaugurazione. Io parteciperò con una narrazione storica delle vicende di “Armando”, raccontando anche alcuni aspetti che non sono stati inseriti nella mostra.

    Mario Ricci “Armando”: una piccola anteprima

    Mario Ricci “Armando” è un uomo del “Secolo breve”. La sua vita scorre insieme alle principali vicende politiche e sociali del Novecento italiano. Nasce a Sassoguidano di Pavullo nel Frignano il 20 maggio 1908 e a soli 7 anni lascia la scuola per svolgere vari mestieri.

    Durante la Grande Guerra, sull’Appennino modenese lavorano anche i bambini, altrimenti non si mangia. Nel 1918 Mario contrae l’influenza spagnola: guarisce, ma la crisi di fine conflitto colpisce la sua famiglia. I Ricci diventano mezzadri e “fanno San Martino” tutti gli anni. Poi arriva il fascismo e gli scenari peggiorano ulteriormente.

    Nel 1931 Mario emigra per lavoro in Francia: di lì a poco diventa un militante comunista. Quando Francisco Franco guida la ribellione dei militari contro la Repubblica spagnola, gli antifascisti si mobilitano per sostenere il governo legittimo del Fronte Popolare. Mario si arruola come miliziano nelle Brigate Internazionali e impara a conoscere l’amarezza della sconfitta. Rientrato in Francia, subisce un duro internamento fino al 1941, quando rientra in Italia. Allora le autorità fasciste lo mandano al confino a Ventotene.

    La Resistenza di “Armando”

    Dopo l’arresto di Mussolini rientra a Pavullo, ma riceve subito la chiamata alle armi. Nella notte tra l’8 e il 9 settembre 1943, successiva all’annuncio dell’armistizio, si salva in maniera rocambolesca durante il blitz nazista alle scuole di Maranello.

    Non accetta che i nazisti e i fascisti lo rendano clandestino nella sua terra. Decide di organizzare la Resistenza nel suo Frignano, ma non può più permettersi di essere Mario Ricci. La guerriglia gli impone di scegliere un nome di battaglia per nascondere la propria identità. Si chiama “Armando”, come il fratello minore, morto nei Balcani nella prima fase della guerra. Vuole far pagare ai fascisti il dolore che prova per una perdita così grave.

    La lotta partigiana esalta e getta nello sconforto, alterna azioni e attese, propone successi e problemi. Armando affronta le difficoltà degli inizi, quando fatica a mettere insieme una formazione partigiana.

    Non si abbatte e rilancia sempre, sfruttando la forza della disperazione: tanti ragazzi lo raggiungono per sfuggire al reclutamento di Mussolini. I comandanti della Resistenza costruiscono le fortune delle formazioni sulla loro voglia di sopravvivere in un mondo migliore.

    Nell’estate del 1944 Armando vive la gioia della conquista di Montefiorino e l’esaltazione della zona libera. Per poco più di 40 giorni un’area di sette comuni (oggi otto) non vede nazisti, né fascisti. È un richiamo per tanti giovani, che sperano di vedere la fine della guerra senza combattere. Tuttavia quell’esperimento di libertà e autogoverno partigiano non può durare. All’inizio di agosto i nazisti attaccano e Armando prova il dolore del ripiegamento.

    Nella seconda parte dell’estate deve affrontare le critiche dei “rivali” e fugare i dubbi dei compagni. È dura, perché il tempo peggiora rapidamente. Alla fine di settembre oltrepassa la Linea Gotica e continua la lotta al fianco degli Alleati fino alla Liberazione.

    Sindaco, onorevole e simbolo della memoria

    Quando rientra a Pavullo, Armando trova un paese devastato dalla guerra. Fame e miseria tengono il campo. Armando non accetta questa situazione e s’impegna in politica per costruire un’Italia diversa da quella che lo ha indotto ad andarsene negli anni Trenta.

    Nel 1946 proprio lui, arrivato in terza elementare a 12 anni e impegnato in mestieri umilissimi per sopravvivere, diventa sindaco di Pavullo nel Frignano. Alle elezioni politiche del 1948 ottiene addirittura una poltrona da onorevole alla Camera dei Deputati.

    Sembra l’inizio di un nuovo corso, eppure il cambiamento non è immediato. La classe dirigente dell’Italia repubblicana rimane in buona parte la stessa del regime fascista. Da sindaco, Armando si scontra spesso con la Prefettura, che rappresenta il potere dello Stato centrale, spesso ostile alle amministrazioni comuniste.

    Nei suoi ultimi vent’anni, Mario Ricci non smette di impegnarsi nella società. Come presidente dell’ANPI modenese e pavullese, mantiene viva la memoria della Resistenza. Continua a rilasciare interviste e a comparire in pubblico fino alla festa dell’ottantesimo compleanno, poi cede alla malattia. Muore il 18 agosto 1989, poco meno di tre mesi prima della notte in cui i berlinesi abbattono il Muro, innescando simbolicamente la fine del “Secolo breve”.

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  • Processo alla Resistenza: incontro a Lama Mocogno

    Processo alla Resistenza: incontro a Lama Mocogno

    Sabato 16 agosto ci incontriamo a Lama Mocogno per l’iniziativa Processo alla Resistenza. In un dialogo col professor Luca Caffaro, racconterò alcuni aspetti molto discussi ma poco noti del dopoguerra in Italia. Mi concentrerò, in particolare, sulle vicende giudiziarie di diversi partigiani, accusati di aver commesso crimini nel contesto del conflitto e della difficile transizione postbellica.

    L’incontro si terrà negli spazi della Locanda Bellavista (via Giardini 215, Lama Mocogno), all’aperto o al chiuso a seconda delle condizioni meteo. L’inizio è previsto per le ore 18.

    L’iniziativa è organizzata dalla sezione ANPI di Lama Mocogno, che offrirà un aperitivo al termine dell’incontro. La partecipazione è gratuita e non è necessario prenotare.

    Processo alla Resistenza: una piccola presentazione

    Quando finisce una guerra? Come si può costruire la pace dopo un conflitto totale, nel quale la violenza ha lacerato le comunità e le famiglie? Quali strategie possono aiutare a prevenire il ricorso alle vendette o alla giustizia sommaria? E quali decisioni pubbliche sono efficaci nel riportare la violenza sotto il controllo delle istituzioni?

    La riflessione dell’iniziativa Processo alla Resistenza intreccerà questi spunti ai processi aperti tra la seconda metà degli anni Quaranta e l’inizio degli anni Cinquanta contro centinaia di partigiani, accusati di aver commesso atti illeciti o crimini andando oltre gli obiettivi liberatori ed emancipatori della lotta di Liberazione. Quali intenzioni animano l’accusa? Come si muove la difesa? E quali sono le conseguenze dei processi sulla società?

    Ne parleremo sabato 16 agosto a Lama Mocogno. Anticipo, però, un po’ di informazioni sul contesto storico e giuridico del dopoguerra.

    L’amnistia Togliatti: una piccola anteprima

    Tra la fine degli anni Quaranta e il decennio successivo, gli effetti dell’amnistia Togliatti assestano un “colpo di spugna” sui crimini fascisti.

    Il 22 giugno 1946 segretario del PCI, nella veste di Ministro della Giustizia, si propone di liberare i numerosi partigiani che erano stati rinchiusi in carcere con l’accusa di aver commesso atti illeciti nel corso della guerra.

    L’amnistia consente tuttavia a parecchi criminali fascisti di scontare i propri debiti con la giustizia senza avere mai trascorso neppure un giorno in una prigione.

    Lo spirito originario del provvedimento mira a distinguere tra i responsabili degli eventi più efferati e gli ultimi anelli della catena repressiva fascista, ma l’arte di arrangiarsi e il sostegno dei moderati consentono a non pochi criminali di restare lontani dal meccanismo compensatorio della giustizia italiana.

    Anche la magistratura è incline a valutare con comprensione – e talvolta con benevolenza – i crimini fascisti, dal momento che quasi tutti i giudici si sono formati sotto il regime o devono gli avanzamenti di carriera alla fedeltà nei confronti della dittatura.

    Tra la fine degli anni Quaranta e il decennio successivo, gli effetti dell’amnistia Togliatti finiscono dunque per assestare un “colpo di spugna” sui crimini fascisti.

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