Sabato 22 agosto 2026 ci incontriamo alle ore 18 alla Locanda Bellavista di Lama Mocogno per il primo appuntamento di una nuova rassegna organizzata dalla locale sezione dell’ANPI. L’iniziativa s’intitola L’obbedienza non è più una virtù. Don Lorenzo Milani e l’obiezione di coscienza tra storia e presente.
Barbara Baldaccini, vicepresidente della sezione ANPI Lama Mocogno – Scoltenna, parlerà di don Lorenzo Milani. La vita del sacerdote di Barbiana offre parecchi spunti di riflessione sia nell’ambito educativo, sia nel rapporto tra il pastore cattolico e la società civile. Nell’incontro emergerà, in particolare, l’impegno a favore dei giovani che rifiutavano il servizio militare.
Io cercherò di far emergere perché anche oggi l’obbedienza non è più una virtù. Anche se gli interessi economici ci spingono verso il riarmo degli arsenali e delle coscienze, non mancano le obiezioni. Chi riesce, oggi, a dire NO alla guerra? Quali sono i modi con cui si può contrastare la militarizzazione della società?
La partecipazione è gratuita e non è necessario prenotare.
«L’obbedienza non è più una virtù»: una piccola anteprima
«Non discuterò qui l’idea di Patria in sé. Non mi piacciono queste divisioni. Se voi però avete diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni son la mia Patria, gli altri i miei stranieri. E se voi avete il diritto, senza essere richiamati dalla Curia, di insegnare che italiani e stranieri possono lecitamente anzi eroicamente squartarsi a vicenda, allora io reclamo il diritto di dire che anche i poveri possono e debbono combattere i ricchi. E almeno nella scelta dei mezzi sono migliore di voi: le armi che voi approvate sono orribili macchine per uccidere, mutilare, distruggere, far orfani e vedove. Le uniche armi che approvo io sono nobili e incruente: lo sciopero e il voto» (dalla Lettera ai cappellani militari toscani che hanno sottoscritto il comunicato dell’11 febbraio 1965).
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Domenica 26 luglio 2026 ci incontriamo alle Piane di Mocogno per un trekking storico che aprirà la giornata della pastasciutta antifascista a Lama Mocogno.
L’appuntamento è fissato per le ore 9 nella zona del Centro Fondo. Cammineremo per un paio d’ore, andando alla scoperta delle storie custodite dai “caselli della Resistenza”. Per arricchire i miei racconti, Federico Benuzzi darà voce alle memorie legate a quei luoghi.
Intorno alle 11 saremo di ritorno alle Piane di Mocogno per partecipare alla pastasciutta antifascista (con inizio alle 12) e alle attività del pomeriggio. Dalle 15 suoneranno la Banda Popolare dell’Emilia Rossa e Le piccole morti, mentre alle 17:30 ci sarà l’estrazione della sottoscrizione a premi.
La pastasciutta è offerta dalla sezione ANPI Lama Mocogno. A seguire sarà disponibile un menu con crescentine, insalate miste, un piatto vegetariano, dolci, frutta, bevande e caffè a offerta libera.
Come partecipare alla pastasciutta antifascista a Lama Mocogno
Per partecipare al trekking è consigliato (ma non necessario) prenotare (info: 334.1647273).
Per la pastasciutta è necessaria la prenotazione (334.1647273).
Il progetto di ricerca sui “caselli della Resistenza”
Negli ultimi mesi ho cominciato una ricerca per ricostruire le vicende storiche della Resistenza nel territorio di Lama Mocogno. La locale sezione dell’ANPI sta costruendo un percorso per unire una serie di “caselli”, fabbricati che servivano per dare riparo al bestiame, ai pastori e agli attrezzi nelle zone dei pascoli.
Le indagini negli archivi delle formazioni partigiane, il recupero delle interviste e delle memorie familiari si legano alla volontà di capire e raccontare la funzione di quelle strutture durante la lotta di Liberazione.
Parliamo di “caselli della Resistenza” perché i partigiani trovarono riparo in molti di questi fabbricati. La comunità locale ha tramandato per decenni aneddoti su ciò che accadde tra i pascoli e i singoli “caselli”.
Dove finisce la storia e comincia la “leggenda”? Che cosa sappiamo davvero di quei “caselli”? Quali fatti si sono verificati nei dintorni delle Piane di Mocogno? E perché, in ogni caso, quella zona è stata fondamentale per lo sviluppo della Resistenza?
Il trekking storico e la pastasciutta antifascista a Lama Mocogno del 26 luglio saranno l’anteprima di un progetto che continuerà ad accompagnarci nei prossimi mesi.
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Domenica 30 novembre 2025, a Maranello, centinaia di persone hanno salutato con un applauso il festival Con la Palestina nel cuore. Al termine dell’ultimo incontro, organizzato nella chiesa di San Biagio con la presenza di don Mattia Ferrari, il pubblico ha espresso apprezzamento e gratitudine per una rassegna che ha dato voce alla cultura palestinese attraverso il racconto della storia, le testimonianze, la poesia, il teatro, il cinema, la musica e il cibo.
Festival Con la Palestina nel cuore: una rassegna fatta di tanti linguaggi
Dal 20 al 30 novembre 2025, tra Maranello e Lama Mocogno, un pubblico partecipe e numeroso ha seguito interventi che hanno aperto prospettive non solo per comprendere le cause del genocidio in corso nel territorio occupato palestinese, ma anche per agire concretamente contro la violenza del colonialismo d’insediamento e dell’economia di guerra.
La rassegna ha accolto i contributi di Moni Ovadia, Vauro Senesi, padre Ibrahim Faltas, Linda Maggiori, Raffaela Baiocchi (Emergency), Fausto Gianelli e Daniel Degli Esposti.
Luca Caffaro, Moni Ovadia, Tiziana Tagliazucchi e Daniel Degli Esposti al festival “Con la Palestina nel cuore”. Foto di Elena Zafferri
La cultura palestinese a tavola
Il festival è stato arricchito da spettacoli teatrali, proiezioni cinematografiche e mostre. Una cena e un pranzo palestinesi, realizzati da Altoforno impasti agresti, ci hanno permesso di entrare ancora più in contatto con la cultura del popolo oppresso.
Un punto di vista diverso
Nel corso del festival ci siamo immersi in una riflessione al tempo stesso emozionante, ironica e tragica.
Da decenni, ormai, la Palestina è uno specchio del mondo. Nel colonialismo d’insediamento e nel genocidio che strazia la Striscia di Gaza si riflettono le storture di un sistema economico che schiaccia le società per favorire i privilegiati.
Intorno a noi la violenza del potere non fa scorrere il sangue. Eppure, cancella quel principio costituzionale che chiama la Repubblica a “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana”.
Oggi la Palestina sta risvegliando le nostre coscienze. Continuiamo a batterci, non solo per porre fine all’orrore del genocidio, ma anche per affermare che un altro mondo è ancora possibile.
Costruire una cultura di pace
Non capita tutti i giorni di raccontare ciò che sarebbe potuto succedere in Palestina se le lotte sindacali degli anni Trenta si fossero estese fino a contagiare positivamente la maggioranza delle persone.
Quanti episodi videro i palestinesi e gli ebrei spalleggiarsi sui luoghi di lavoro per migliorare le proprie condizioni di vita…
Conoscere queste storie e riflettere sul loro significato è indispensabile per capire che lo scontro tra i popoli non è inesorabile, ma viene fomentato da chi alimenta l’odio nazionalista.
Contrastiamo l’aggressività criminale del sionismo e affermiamo che un’altra umanità è possibile.
I promotori
Il festival è stato organizzato dalle associazioni Yawp – Passioni in movimento di Maranello e Anpi – Associazione nazionale partigiani d’Italia – sezioni di Lama Mocogno e Maranello, in collaborazione con le parrocchie di Maranello e Lama Mocogno e con il patrocinio del Comune di Maranello.
Il comitato organizzatore del festival era composto da Tiziana Tagliazucchi (Yawp), Elisabetta Tagliazucchi (Yawp), Luca Maria Caffaro (Anpi) e Daniel Degli Esposti (Storia oggi).
La serata del 29 novembre al festival “Con la Palestina nel cuore”. Foto di Elena Zafferri
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Sabato 22 novembre 2025 ci incontriamo alle ore 19 nella sala parrocchiale di Lama Mocogno per il reading teatrale Nakba. Racconterò le vicende storiche avvenute in Palestina tra la fine del 1947 e il 1949. Tania Corsini e Francesco Pio D’Arminio daranno voce con letture attoriali alle persone che vissero «la pulizia etnica della Palestina» (Ilan Pappé).
Il reading è inserito nel festivalCon la Palestina nel cuore, una rassegna di talk, spettacoli, mostre e camminate storiche, in programma dal 20 al 30 novembre tra Maranello e Lama Mocogno. Daremo voce alla cultura palestinese attraverso il racconto della storia, le testimonianze, la poesia, il teatro, il cinema, la musica e il cibo.
Il festival è organizzato dalle associazioni Yawp – Passioni in movimento di Maranello e Anpi – Associazione nazionale partigiani d’Italia – sezioni di Lama Mocogno e Maranello, in collaborazione con le parrocchie di Maranello e Lama Mocogno e con il patrocinio del Comune di Maranello.
Una piccola anteprima: il 1948 in Palestina
Il 14 maggio 1948 il leader sionista David Ben Gurion proclama la nascita dello Stato d’Israele, di cui sia gli Stati Uniti sia l’URSS riconoscono immediatamente la sovranità.
Nella notte successiva, le forze armate della Lega araba entrano in Palestina. Inizia la prima guerra arabo-israeliana. Lo Stato ebraico la interpreta come una guerra d’indipendenza e può contare su aiuti internazionali.
Avendo accumulato un’organizzazione militare e armamenti superiori a quelli della Lega araba, nel 1949 Israele estende il proprio territorio oltre i confini assegnati dalle Nazioni Unite.
Altre parti dell’ipotizzato Stato palestinese passano invece sotto il controllo dell’Egitto e della Transgiordania, ribattezzata Giordania.
La Nakba
Al termine del conflitto, oltre 700.000 palestinesi sono costretti ad abbandonare le loro terre e cercano rifugio nei campi profughi dei Paesi vicini. Per tutti loro la sconfitta e la perdita dei beni diventano la Nakba (“catastrofe”).
È un’esperienza di distacco che per alcuni sfocia nell’esilio, mentre per altri apre decenni di straniamento. C’è chi cerca salvezza trasferendosi in uno dei Paesi della Lega Araba, trovando un’accoglienza contraddittoria e problematica.
I governi non vogliono, infatti, assumersi l’onere di assisterli e sperano che la loro sventura faccia pressione sulle organizzazioni internazionali, inducendole a forzare la mano con Israele.
I palestinesi e la Lega Araba
Emerge, così, una tendenza nel rapporto tra i palestinesi e i Paesi della Lega Araba. I governi di questi Stati non considerano le esigenze dei rifugiati, ma si servono di loro (e, più in generale, della questione palestinese) per posizionarsi o per perseguire i propri interessi.
Altri rifugiati palestinesi si stabiliscono a ridosso della propria terra d’origine, in una parte della Cisgiordania (sotto l’amministrazione giordana) o della Striscia di Gaza (affidata all’Egitto).
Rifugiati: un’emergenza divenuta strutturale
Col passare degli anni gli insediamenti precari si stabilizzano e, pur essendo chiamati campi profughi, si trasformano “città di fatto”. Le baracche diventano edifici e, per dare un tetto alle generazioni nate lì, si alzano verso il cielo, perché possono crescere solo in verticale.
La vita è difficile: il lavoro è quasi sempre precario e sottopagato, le condizioni igieniche sono problematiche e spesso la sussistenza è affidata alla United Nations Relief and Works Agency for Palestine Refugees in the Near East (UNRWA), l’agenzia che l’ONU istituisce per assistere i rifugiati palestinesi.
Nessuno cancella esplicitamente il “diritto al ritorno”, ma le organizzazioni internazionali sono impotenti di fronte al rifiuto di Israele. Lo Stato ebraico non vuole aprire al reinsediamento dei profughi palestinesi, che rimangono confinati in un limbo pluridecennale.
Palestinesi in Israele
Non mancano, infine, persone e famiglie che scelgono di rimanere nei territori controllati da Israele. Pur ottenendo la cittadinanza, non vivono in condizioni di effettiva parità, perché lo Stato non li considera come parte della propria missione politica.
Fino al 1966 i “palestinesi del 1948” sono sottoposti a un regime di legge marziale. Il governo giustifica tale stato d’eccezione facendo riferimento al mancato raggiungimento di una pace con gli Stati della Lega Araba, per il quale la classe dirigente israeliana è in buona parte responsabile.
Nei decenni successivi la legislazione mantiene elementi discriminatori che evolvono per accompagnare i cambiamenti economico-sociali del Paese, trovando ulteriori rafforzamenti a partire dalla seconda metà degli anni Novanta.
Come partecipare al reading Nakba
Il reading Nakba è in programma sabato 22 novembre alle ore 19 nella sala parrocchiale di Lama Mocogno, in via XXV aprile 21. L’evento è a ingresso libero e gratuito fino a esaurimento posti.
A seguire, presso la Locanda Bellavista, ci sarà la cena palestinese Cibo oltre la guerra, a cura di Altoforno Impasti agresti. Per partecipare, occorre prenotare entro mercoledì 19 novembre (cell. 320.6345096).
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Fuori le agende, perché è in arrivo il festival Con la Palestina nel cuore. Dal 20 al 30 novembre ci incontriamo per una serie di talk, spettacoli, mostre, racconti itineranti e incontri tra Maranello e Lama Mocogno.
Saranno presenti, tra gli altri, Moni Ovadia, Vauro Senesi, Linda Maggiori, don Mattia Ferrari, padre Ibrahim Faltas e Fausto Gianelli. Francesca Albanese ci manderà un suo contributo video.
Mantenendo l’approccio di Storia oggi, nel corso del festival porterò contributi per capire il presente della Palestina partendo dal passato. Metterò in luce le origini dei problemi attuali per rilanciare la riflessione collettiva su quali azioni possono aiutarci a cambiare una realtà atroce.
Il festival Con la Palestina nel cuore è organizzato dalle associazioni Yawp – Passioni in movimento di Maranello e Anpi – Associazione nazionale partigiani d’Italia – sezioni di Lama Mocogno e Maranello, in collaborazione con le parrocchie di Maranello e Lama Mocogno con il patrocinio del Comune di Maranello.
Il comitato organizzatore è composto da Tiziana Tagliazucchi (Yawp), Elisabetta Tagliazucchi (Yawp), Luca Maria Caffaro (Anpi) e Daniel Degli Esposti (Storia oggi).
Articolo pubblicato sulla «Gazzetta di Modena» il 7 novembre 2025
Gli obiettivi del festival
Non ci proponiamo soltanto di denunciare il genocidio in corso in Palestina, ma anche di dare una voce e un volto alle persone che praticando il Sumud continuano a resistere. Ci impegneremo per riconoscere in loro quell’umanità che il colonialismo dell’Occidente ha più volte calpestato.
È inevitabile che anche l’occidentale più empatico e consapevole veda la Palestina attraverso una lente deformante. Per questo lasceremo che a parlare sia, nel modo più diretto possibile, la cultura palestinese attraverso le testimonianze, la poesia, il cinema, il teatro, la musica e anche il cibo. Emergeranno così l’identità e la vita quotidiana di un popolo che oggi se le vede negare in modo scandalosamente violento.
Le altre voci che ci accompagneranno, quelle occidentali, sono di chi ha davvero la Palestina nel cuore. Alcune persone hanno viaggiato, lavorato o vissuto là, altre hanno studiato a fondo quella realtà geografica e umana. Sono, per questo, in grado di proporre una sorta di mediazione culturale.
Un’esperienza da vivere insieme
L’iniziativa darà ampio spazio anche alle associazioni, a partire da Emergency, che porterà la testimonianza del suo personale medico a Gaza, e BDS Italia, che darà risposte concrete alla domanda “e io che cosa posso fare per non essere complice?”.
Saranno presenti anche Alkemia, Watermelon Friends Italia, Modena per la Palestina, Modena incontra Jenin, Per non dimenticare Sabra e Chatila.
Con la Palestina nel cuore: il programma
Qui puoi scaricare il programma completo in formato PDF.
Tutti gli eventi – con l’eccezione del pranzo e della cena palestinesi – sono a ingresso libero e gratuito fino a esaurimento posti.
Giovedì 20 novembre | Maranello
Circolo parrocchiale | ore 18
Anteprima del festival
HeART of Gaza. Mostra di disegni dei bambini di Gaza, a cura di Mohammed Timraz e Casa per la Pace Modena (fino a domenica 30)
Auditorium “Enzo Ferrari” | ore 20:40
Anteprima del festival
Proiezione del film Tutto quello che resta di te, di Cherien Dabis
Presentazione a cura di Tiziana Tagliazucchi
Sabato 22 novembre| Lama Mocogno
Sala parrocchiale | ore 19
Gaza: il silenzio ci rende complici
Mostra delle vignette di Vauro (fino a venerdì 28)
Nakba
Reading teatrale con Daniel Degli Esposti, Tania Corsini e Francesco Pio D’Arminio
Locanda Bellavista | ore 20:30
Cibo oltre la guerra
Cena palestinese a cura di Altoforno Impasti agresti. Prenotazione entro mercoledì 19 novembre: cell. 320.6345096
Martedì 25 novembre | Maranello
MaBiC | ore 17
Gaza: il silenzio ci rende complici
Mostra delle vignette di Vauro (fino a venerdì 28)
Essere donne in Palestina
Talk con Francesca Capuozzo e Daniel Degli Esposti
MaBiC | ore 18
Donne che curano
Talk con un’operatrice sanitaria di Emergency a Gaza e Tiziana Tagliazucchi
Mercoledì 26 novembre | Maranello
MaBiC | ore 17
Un fotoreporter di guerra in Palestina
Foto e talk con Francesco Cito e Luca Caffaro
MaBiC | ore 18
Fare giornalismo su Gaza
Talk con Linda Maggiori (Altreconomia) e Daniel Degli Esposti
Mercoledì 26 novembre | Lama Mocogno
Sala parrocchiale | ore 20:30
Essere donne in Palestina
Talk con Houda Hdily, Barbara Baldaccini e Daniel Degli Esposti
Giovedì 27 novembre | Maranello
MaBiC | ore 17
Palestina: storia di una devastazione ecologica
Talk con Daniel Degli Esposti
MaBiC | ore 18
Gaza: il silenzio ci rende complici
Talk con Vauro Senesi e Luca Caffaro
Auditorium “Enzo Ferrari” | ore 20:30
Presentazione del festival
Proiezione e proiezione del film No Other Land , di Basel Adra, Yuval Abraham, Hamdan Ballal e Rachel Szor
Presentazione a cura di Tiziana Tagliazucchi
Venerdì 28 novembre | Maranello
Sala parrocchiale | ore 17
Israele: il boicottaggio come dovere civile
Talk con Stefano Rebecchi (BDS) e Daniel Degli Esposti
Sala parrocchiale | ore 18
Salvare vite a Gaza
Talk con Laura Rubbianesi (Emergency) e Daniel Degli Esposti
Madonna del Corso | ore 21
Il loro grido è la mia voce
Spettacolo teatrale con Youssef El Gahda, Luca Caffaro e Tiziana Tagliazucchi
Venerdì 28 novembre | Lama Mocogno
Sala parrocchiale | ore 20:30
Israele: il boicottaggio come dovere civile
Talk con Flavio Novara (BDS) e Barbara Baldaccini
Salvare vite a Gaza
Talk con Paolo Giorgio (Emergency) e Simone Tollari
Sabato 29 novembre | Maranello
Madonna del Corso | ore 17
Due popoli, due stati?
Talk con Fausto Gianelli e Daniel Degli Esposti
Madonna del Corso | ore 18
Vittime perfette
Talk con Clara Nubile (traduttrice italiana di Mohammed el-Kurd) e Luca Caffaro
Auditorium “Enzo Ferrari” | ore 20:30
Con la Palestina nel cuore
Incontro pubblico con Francesca Albanese e Moni Ovadia
Sabato 29 novembre | Lama Mocogno
Locanda Bellavista | ore 20:30
Videoconferenza live del talk di Maranello
Domenica 30 novembre | Maranello
Portico dell’oratorio | ore 10
Sumud e Resistenza
Camminata storica per le vie di Maranello con Daniel Degli Esposti (in caso di maltempo talk in sala parrocchiale)
Stand delle associazioni
BDS, Emergency, Modena incontra Jenin, Modena per la Palestina, Per non dimenticare Sabra e Chatila, Watermelon Friends Italia, Alkemia (in caso di maltempo in sala parrocchiale)
Circolo parrocchiale | ore 13
Cibo oltre la guerra
Pranzo palestinese a cura di Altoforno Impasti agresti. Prenotazione entro giovedì 27 novembre: cell. 320.6345096
Chiesa parrocchiale | ore 16
Operatori di pace
Talk con Ibrahim Faltas (in videoconferenza), Mattia Ferrari (Mediterranea saving humans), Marco Bonfatti (parrocchia di Maranello), Fausto Gianelli e Daniel Degli Esposti.
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Nel primo fine settimana di ottobre 2025, la sezione ANPI di Lama Mocogno riproporrà la mostra Mario Ricci “Armando” dal mito alla storia. Sarà un’occasione per riscoprire le vicende di un uomo che fu coinvolto in diversi momenti chiave del Novecento.
Mario Ricci non fu soltanto il comandante partigiano “Armando”. Prima di guidare le operazioni della Resistenza sulle montagne modenesi era stato un militante antifascista. Dopo la Liberazione, continuò a impegnarsi nella politica e nell’associazionismo.
Una mostra storico-biografica
Mario Ricci “Armando” dal mito alla storia è una mostra a carattere storico-biografico. È stata allestita per la prima volta a Pavullo nel Frignano nel 2019 nell’ambito del progetto Con Armando nel cuore.
Io ho curato la narrazione storica, Elisabetta Tagliazucchi ha realizzato l’allestimento e il professor Luca Maria Caffaro ha coordinato il progetto.
La militanza e l’impegno politico di Mario Ricci sono strettamente legati ad alcuni nodi fondamentali della storia italiana. “Armando” non è stato soltanto uno dei più importanti comandanti partigiani emiliano-romagnoli. La sua vita permette di raccontare importanti passaggi storici del Novecento, come:
l’emigrazione per motivi economici dall’Appennino modenese;
la maturazione dell’antifascismo all’estero;
l’esperienza nella Guerra civile spagnola come miliziano delle Brigate Internazionali anti-franchiste;
l’internamento nella Francia del 1939 e il confino nell’Italia in guerra;
la Resistenza e, dopo il passaggio della Linea Gotica, la lotta di liberazione al di là del fronte;
la lunga esperienza amministrativa nel Comune di Pavullo nel Frignano;
l’impegno politico a livello nazionale, come deputato del Partito comunista italiano;
la partecipazione personale alla costruzione del proprio “mito” e la trasmissione della memoria.
Informazioni per la visita
La mostra Mario Ricci “Armando” dal mito alla storia sarà visitabile dal 3 al 5 ottobre con i seguenti orari.
Venerdì 3 ottobre: 15-18:30;
Sabato 4 ottobre: 9-19;
Domenica 5 ottobre: 9-17.
Sabato 4 ottobre alle ore 15 ci sarà un momento ufficiale di inaugurazione. Io parteciperò con una narrazione storica delle vicende di “Armando”, raccontando anche alcuni aspetti che non sono stati inseriti nella mostra.
Mario Ricci “Armando”: una piccola anteprima
Mario Ricci “Armando” è un uomo del “Secolo breve”. La sua vita scorre insieme alle principali vicende politiche e sociali del Novecento italiano. Nasce a Sassoguidano di Pavullo nel Frignano il 20 maggio 1908 e a soli 7 anni lascia la scuola per svolgere vari mestieri.
Durante la Grande Guerra, sull’Appennino modenese lavorano anche i bambini, altrimenti non si mangia. Nel 1918 Mario contrae l’influenza spagnola: guarisce, ma la crisi di fine conflitto colpisce la sua famiglia. I Ricci diventano mezzadri e “fanno San Martino” tutti gli anni. Poi arriva il fascismo e gli scenari peggiorano ulteriormente.
Nel 1931 Mario emigra per lavoro in Francia: di lì a poco diventa un militante comunista. Quando Francisco Franco guida la ribellione dei militari contro la Repubblica spagnola, gli antifascisti si mobilitano per sostenere il governo legittimo del Fronte Popolare. Mario si arruola come miliziano nelle Brigate Internazionali e impara a conoscere l’amarezza della sconfitta. Rientrato in Francia, subisce un duro internamento fino al 1941, quando rientra in Italia. Allora le autorità fasciste lo mandano al confino a Ventotene.
La Resistenza di “Armando”
Dopo l’arresto di Mussolini rientra a Pavullo, ma riceve subito la chiamata alle armi. Nella notte tra l’8 e il 9 settembre 1943, successiva all’annuncio dell’armistizio, si salva in maniera rocambolesca durante il blitz nazista alle scuole di Maranello.
Non accetta che i nazisti e i fascisti lo rendano clandestino nella sua terra. Decide di organizzare la Resistenza nel suo Frignano, ma non può più permettersi di essere Mario Ricci. La guerriglia gli impone di scegliere un nome di battaglia per nascondere la propria identità. Si chiama “Armando”, come il fratello minore, morto nei Balcani nella prima fase della guerra. Vuole far pagare ai fascisti il dolore che prova per una perdita così grave.
La lotta partigiana esalta e getta nello sconforto, alterna azioni e attese, propone successi e problemi. Armando affronta le difficoltà degli inizi, quando fatica a mettere insieme una formazione partigiana.
Non si abbatte e rilancia sempre, sfruttando la forza della disperazione: tanti ragazzi lo raggiungono per sfuggire al reclutamento di Mussolini. I comandanti della Resistenza costruiscono le fortune delle formazioni sulla loro voglia di sopravvivere in un mondo migliore.
Nell’estate del 1944 Armando vive la gioia della conquista di Montefiorino e l’esaltazione della zona libera. Per poco più di 40 giorni un’area di sette comuni (oggi otto) non vede nazisti, né fascisti. È un richiamo per tanti giovani, che sperano di vedere la fine della guerra senza combattere. Tuttavia quell’esperimento di libertà e autogoverno partigiano non può durare. All’inizio di agosto i nazisti attaccano e Armando prova il dolore del ripiegamento.
Nella seconda parte dell’estate deve affrontare le critiche dei “rivali” e fugare i dubbi dei compagni. È dura, perché il tempo peggiora rapidamente. Alla fine di settembre oltrepassa la Linea Gotica e continua la lotta al fianco degli Alleati fino alla Liberazione.
Sindaco, onorevole e simbolo della memoria
Quando rientra a Pavullo, Armando trova un paese devastato dalla guerra. Fame e miseria tengono il campo. Armando non accetta questa situazione e s’impegna in politica per costruire un’Italia diversa da quella che lo ha indotto ad andarsene negli anni Trenta.
Nel 1946 proprio lui, arrivato in terza elementare a 12 anni e impegnato in mestieri umilissimi per sopravvivere, diventa sindaco di Pavullo nel Frignano. Alle elezioni politiche del 1948 ottiene addirittura una poltrona da onorevole alla Camera dei Deputati.
Sembra l’inizio di un nuovo corso, eppure il cambiamento non è immediato. La classe dirigente dell’Italia repubblicana rimane in buona parte la stessa del regime fascista. Da sindaco, Armando si scontra spesso con la Prefettura, che rappresenta il potere dello Stato centrale, spesso ostile alle amministrazioni comuniste.
Nei suoi ultimi vent’anni, Mario Ricci non smette di impegnarsi nella società. Come presidente dell’ANPI modenese e pavullese, mantiene viva la memoria della Resistenza. Continua a rilasciare interviste e a comparire in pubblico fino alla festa dell’ottantesimo compleanno, poi cede alla malattia. Muore il 18 agosto 1989, poco meno di tre mesi prima della notte in cui i berlinesi abbattono il Muro, innescando simbolicamente la fine del “Secolo breve”.
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Sabato 16 agosto ci incontriamo a Lama Mocogno per l’iniziativa Processo alla Resistenza. In un dialogo col professor Luca Caffaro, racconterò alcuni aspetti molto discussi ma poco noti del dopoguerra in Italia. Mi concentrerò, in particolare, sulle vicende giudiziarie di diversi partigiani, accusati di aver commesso crimini nel contesto del conflitto e della difficile transizione postbellica.
L’incontro si terrà negli spazi della Locanda Bellavista (via Giardini 215, Lama Mocogno), all’aperto o al chiuso a seconda delle condizioni meteo. L’inizio è previsto per le ore 18.
L’iniziativa è organizzata dalla sezione ANPI di Lama Mocogno, che offrirà un aperitivo al termine dell’incontro. La partecipazione è gratuita e non è necessario prenotare.
Processo alla Resistenza: una piccola presentazione
Quando finisce una guerra? Come si può costruire la pace dopo un conflitto totale, nel quale la violenza ha lacerato le comunità e le famiglie? Quali strategie possono aiutare a prevenire il ricorso alle vendette o alla giustizia sommaria? E quali decisioni pubbliche sono efficaci nel riportare la violenza sotto il controllo delle istituzioni?
La riflessione dell’iniziativa Processo alla Resistenza intreccerà questi spunti ai processi aperti tra la seconda metà degli anni Quaranta e l’inizio degli anni Cinquanta contro centinaia di partigiani, accusati di aver commesso atti illeciti o crimini andando oltre gli obiettivi liberatori ed emancipatori della lotta di Liberazione. Quali intenzioni animano l’accusa? Come si muove la difesa? E quali sono le conseguenze dei processi sulla società?
Ne parleremo sabato 16 agosto a Lama Mocogno. Anticipo, però, un po’ di informazioni sul contesto storico e giuridico del dopoguerra.
L’amnistia Togliatti: una piccola anteprima
Tra la fine degli anni Quaranta e il decennio successivo, gli effetti dell’amnistia Togliatti assestano un “colpo di spugna” sui crimini fascisti.
Il 22 giugno 1946 segretario del PCI, nella veste di Ministro della Giustizia, si propone di liberare i numerosi partigiani che erano stati rinchiusi in carcere con l’accusa di aver commesso atti illeciti nel corso della guerra.
L’amnistia consente tuttavia a parecchi criminali fascisti di scontare i propri debiti con la giustizia senza avere mai trascorso neppure un giorno in una prigione.
Lo spirito originario del provvedimento mira a distinguere tra i responsabili degli eventi più efferati e gli ultimi anelli della catena repressiva fascista, ma l’arte di arrangiarsi e il sostegno dei moderati consentono a non pochi criminali di restare lontani dal meccanismo compensatorio della giustizia italiana.
Anche la magistratura è incline a valutare con comprensione – e talvolta con benevolenza – i crimini fascisti, dal momento che quasi tutti i giudici si sono formati sotto il regime o devono gli avanzamenti di carriera alla fedeltà nei confronti della dittatura.
Tra la fine degli anni Quaranta e il decennio successivo, gli effetti dell’amnistia Togliatti finiscono dunque per assestare un “colpo di spugna” sui crimini fascisti.
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