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Mario Ricci “Armando” dal mito alla storia: mostra a Lama Mocogno

La mostra Mario Ricci "Armando" dal mito alla storia, allestita nel 2019 a Pavullo nel Frignano

Nel primo fine settimana di ottobre 2025, la sezione ANPI di Lama Mocogno riproporrà la mostra Mario Ricci “Armando” dal mito alla storia. Sarà un’occasione per riscoprire le vicende di un uomo che fu coinvolto in diversi momenti chiave del Novecento.

Mario Ricci non fu soltanto il comandante partigiano “Armando”. Prima di guidare le operazioni della Resistenza sulle montagne modenesi era stato un militante antifascista. Dopo la Liberazione, continuò a impegnarsi nella politica e nell’associazionismo.

Una mostra storico-biografica

Mario Ricci “Armando” dal mito alla storia è una mostra a carattere storico-biografico. È stata allestita per la prima volta a Pavullo nel Frignano nel 2019 nell’ambito del progetto Con Armando nel cuore.

Io ho curato la narrazione storica, Elisabetta Tagliazucchi ha realizzato l’allestimento e il professor Luca Maria Caffaro ha coordinato il progetto.

La militanza e l’impegno politico di Mario Ricci sono strettamente legati ad alcuni nodi fondamentali della storia italiana. “Armando” non è stato soltanto uno dei più importanti comandanti partigiani emiliano-romagnoli. La sua vita permette di raccontare importanti passaggi storici del Novecento, come:

  • l’emigrazione per motivi economici dall’Appennino modenese;
  • la maturazione dell’antifascismo all’estero;
  • l’esperienza nella Guerra civile spagnola come miliziano delle Brigate Internazionali anti-franchiste;
  • l’internamento nella Francia del 1939 e il confino nell’Italia in guerra;
  • la Resistenza e, dopo il passaggio della Linea Gotica, la lotta di liberazione al di là del fronte;
  • la lunga esperienza amministrativa nel Comune di Pavullo nel Frignano;
  • l’impegno politico a livello nazionale, come deputato del Partito comunista italiano;
  • la partecipazione personale alla costruzione del proprio “mito” e la trasmissione della memoria.

Informazioni per la visita

La mostra Mario Ricci “Armando” dal mito alla storia sarà visitabile dal 3 al 5 ottobre con i seguenti orari.

  • Venerdì 3 ottobre: 15-18:30;
  • Sabato 4 ottobre: 9-19;
  • Domenica 5 ottobre: 9-17.

Sabato 4 ottobre alle ore 15 ci sarà un momento ufficiale di inaugurazione. Io parteciperò con una narrazione storica delle vicende di “Armando”, raccontando anche alcuni aspetti che non sono stati inseriti nella mostra.

Mario Ricci “Armando”: una piccola anteprima

Mario Ricci “Armando” è un uomo del “Secolo breve”. La sua vita scorre insieme alle principali vicende politiche e sociali del Novecento italiano. Nasce a Sassoguidano di Pavullo nel Frignano il 20 maggio 1908 e a soli 7 anni lascia la scuola per svolgere vari mestieri.

Durante la Grande Guerra, sull’Appennino modenese lavorano anche i bambini, altrimenti non si mangia. Nel 1918 Mario contrae l’influenza spagnola: guarisce, ma la crisi di fine conflitto colpisce la sua famiglia. I Ricci diventano mezzadri e “fanno San Martino” tutti gli anni. Poi arriva il fascismo e gli scenari peggiorano ulteriormente.

Nel 1931 Mario emigra per lavoro in Francia: di lì a poco diventa un militante comunista. Quando Francisco Franco guida la ribellione dei militari contro la Repubblica spagnola, gli antifascisti si mobilitano per sostenere il governo legittimo del Fronte Popolare. Mario si arruola come miliziano nelle Brigate Internazionali e impara a conoscere l’amarezza della sconfitta. Rientrato in Francia, subisce un duro internamento fino al 1941, quando rientra in Italia. Allora le autorità fasciste lo mandano al confino a Ventotene.

La Resistenza di “Armando”

Dopo l’arresto di Mussolini rientra a Pavullo, ma riceve subito la chiamata alle armi. Nella notte tra l’8 e il 9 settembre 1943, successiva all’annuncio dell’armistizio, si salva in maniera rocambolesca durante il blitz nazista alle scuole di Maranello.

Non accetta che i nazisti e i fascisti lo rendano clandestino nella sua terra. Decide di organizzare la Resistenza nel suo Frignano, ma non può più permettersi di essere Mario Ricci. La guerriglia gli impone di scegliere un nome di battaglia per nascondere la propria identità. Si chiama “Armando”, come il fratello minore, morto nei Balcani nella prima fase della guerra. Vuole far pagare ai fascisti il dolore che prova per una perdita così grave.

La lotta partigiana esalta e getta nello sconforto, alterna azioni e attese, propone successi e problemi. Armando affronta le difficoltà degli inizi, quando fatica a mettere insieme una formazione partigiana.

Non si abbatte e rilancia sempre, sfruttando la forza della disperazione: tanti ragazzi lo raggiungono per sfuggire al reclutamento di Mussolini. I comandanti della Resistenza costruiscono le fortune delle formazioni sulla loro voglia di sopravvivere in un mondo migliore.

Nell’estate del 1944 Armando vive la gioia della conquista di Montefiorino e l’esaltazione della zona libera. Per poco più di 40 giorni un’area di sette comuni (oggi otto) non vede nazisti, né fascisti. È un richiamo per tanti giovani, che sperano di vedere la fine della guerra senza combattere. Tuttavia quell’esperimento di libertà e autogoverno partigiano non può durare. All’inizio di agosto i nazisti attaccano e Armando prova il dolore del ripiegamento.

Nella seconda parte dell’estate deve affrontare le critiche dei “rivali” e fugare i dubbi dei compagni. È dura, perché il tempo peggiora rapidamente. Alla fine di settembre oltrepassa la Linea Gotica e continua la lotta al fianco degli Alleati fino alla Liberazione.

Sindaco, onorevole e simbolo della memoria

Quando rientra a Pavullo, Armando trova un paese devastato dalla guerra. Fame e miseria tengono il campo. Armando non accetta questa situazione e s’impegna in politica per costruire un’Italia diversa da quella che lo ha indotto ad andarsene negli anni Trenta.

Nel 1946 proprio lui, arrivato in terza elementare a 12 anni e impegnato in mestieri umilissimi per sopravvivere, diventa sindaco di Pavullo nel Frignano. Alle elezioni politiche del 1948 ottiene addirittura una poltrona da onorevole alla Camera dei Deputati.

Sembra l’inizio di un nuovo corso, eppure il cambiamento non è immediato. La classe dirigente dell’Italia repubblicana rimane in buona parte la stessa del regime fascista. Da sindaco, Armando si scontra spesso con la Prefettura, che rappresenta il potere dello Stato centrale, spesso ostile alle amministrazioni comuniste.

Nei suoi ultimi vent’anni, Mario Ricci non smette di impegnarsi nella società. Come presidente dell’ANPI modenese e pavullese, mantiene viva la memoria della Resistenza. Continua a rilasciare interviste e a comparire in pubblico fino alla festa dell’ottantesimo compleanno, poi cede alla malattia. Muore il 18 agosto 1989, poco meno di tre mesi prima della notte in cui i berlinesi abbattono il Muro, innescando simbolicamente la fine del “Secolo breve”.

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