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  • Giorno del ricordo: incontro a Maranello sulle vicende del confine orientale

    Giorno del ricordo: incontro a Maranello sulle vicende del confine orientale

    Mercoledì 11 febbraio ci incontriamo a Maranello per l’incontro Spine di confine. Racconterò i fatti avvenuti nell’Alto Adriatico tra la Grande Guerra e il passaggio di Trieste alla Repubblica italiana (1954), facendo emergere anche i riflessi di queste vicende sul territorio modenese.

    L’appuntamento è fissato per le ore 17 presso la Biblioteca comunale MABIC, in via Vittorio Veneto 5.

    L’iniziativa è promossa dal Servizio Cultura del Comune di Maranello nel calendario degli eventi per il Giorno del Ricordo.

    L’ingresso è gratuito e non è necessario prenotare.

    Giorno del ricordo: la vicenda del confine orientale

    Negli ultimi 20 anni in Italia il discorso pubblico ha spesso fatto coincidere le difficili relazioni italo-jugoslave del dopoguerra con le uccisioni e gli occultamenti di cadaveri nelle foibe. Nell’autunno del 1943 e poi nell’estate del 1945, in due fasi ben distinte tra loro, circa 4.000/5.000 persone di lingua e cultura italiana vengono uccise prima dalle formazioni della Resistenza e poi dai militanti della nascente Repubblica popolare federale jugoslava.

    Quando la guerra è ancora in corso, anche per non incorrere nel rischio di far trovare i cadaveri alle forze di occupazione tedesche, i corpi vengono spesso gettati nelle cavità carsiche.

    Dopo la Liberazione, le uccisioni avvengono in circostanze diverse e una parte consistente dei decessi si verifica nei campi di prigionia allestiti dalle autorità jugoslave. Alcune vittime sono compromesse con l’occupazione fascista, altre non sono disposte ad accettare il controllo della Repubblica nata dalla Resistenza titoista sui territori annessi dall’Italia dopo la Grande Guerra.

    Uscire dalla guerra

    La sorte degli italiani uccisi nell’Alto Adriatico rispecchia la difficile conclusione di un conflitto totale, anche se nel senso comune non viene quasi mai ricondotta agli eventi accaduti nel periodo bellico e nel ventennio del regime fascista.

    In realtà queste vicende storiche – chiamate in causa ogni 10 febbraio con il Giorno del ricordo – presentano una maggiore complessità. Innanzitutto, la data scelta per commemorarle è quella del Trattato di pace di Parigi, che nel 1947 disegna gli equilibri successivi alla Seconda guerra mondiale, togliendo all’Italia le colonie e i territori sulla sponda destra dell’Adriatico.

    Si tratta tuttavia di una vicenda geopolitica assai più estesa, che ridisegna completamente gli scenari europei: non è dunque possibile isolarne e assolutizzarne un solo elemento, come se si trattasse di un semplice contenzioso italo-jugoslavo. Non è neppure possibile rimuovere tutto ciò che era accaduto prima del 1945.

    I crimini italiani e i crimini tedeschi

    A partire dall’aprile 1941, l’occupazione tedesca e italiana della penisola balcanica inaugura infatti una fase carica di problemi e violenze, crimini di guerra e contraddizioni di potere. Per controllare la Jugoslavia, i nazisti e i fascisti rispolverano il principio romano del “divide et impera”: alcuni gruppi armati, come gli ustascia croati, ricevono la fiducia e la responsabilità di amministrare parte dei territori, mentre altri (come i cetnici serbi) vengono squalificati e denigrati, pur essendo fieramente monarchici e anticomunisti.

    Le tensioni interetniche diventano dunque strumenti di dominio. La visione razziale della Germania nazista prevede la riduzione dei popoli slavi ai lavori forzati. Anche i fascisti recuperano l’originaria ostilità nei confronti delle etnie balcaniche per rinvigorire il morale dei soldati e stimolarli ad aggredire il nemico del momento. Il destino peggiore è comunque riservato ai partigiani di Josip Broz “Tito”, ai sinti, ai rom e agli ebrei, considerati senza alcun dubbio nemici del popolo germanico e dei fascismi europei.

    Nel corso del conflitto i nazisti e i fascisti commettono diversi crimini di guerra e contro l’umanità: le forze armate incendiano e saccheggiano diversi villaggi, stuprano e uccidono migliaia di civili non soltanto per vendicare gli agguati subiti dalla Resistenza, ma anche per cercare di spezzare col terrore la solidarietà tra i partigiani e la popolazione.

    L’Italia fascista non nasconde affatto le proprie responsabilità: diversi soldati scelgono addirittura di inviare le foto delle atrocità ai parenti per mostrare i risultati fisici delle proprie vittorie.

    Milioni di persone in movimento

    Le violenze, le uccisioni e l’occultamento dei cadaveri non possono inoltre far dimenticare altri due processi storici, strettamente legati al confine orientale. Si tratta dell’esodo di circa 250.000 persone di lingua e cultura italiana dalle aree slave del confine orientale. L’accoglienza di queste persone si rivela ben presto problematica: lo Stato deve farsi carico del loro mantenimento, ma le comunità di destinazione non vedono di buon occhio l’arrivo di nuovi “concorrenti” nel consumo delle risorse e sul lavoro.

    In Emilia alle preoccupazioni di sopravvivenza si aggiungono inoltre i pregiudizi politici: coloro che fuggono dalla Jugoslavia di Tito vengono infatti percepiti come fascisti, anche se molti di loro vivono nel disimpegno e nell’indifferenza. L’ostilità reciproca induce le Sinistre a inasprire i propri giudizi sui profughi e questi ultimi ad abbracciare un nazionalismo sempre più incline a sviluppare nostalgie degli anni Trenta.

    L’esodo istriano e giuliano-dalmata si svolge in un’epoca di grandi migrazioni. Nel secondo dopoguerra milioni di persone sono infatti costrette ad abbandonare i loro spazi di vita per raggiungere altri luoghi. È, ad esempio, il caso dei circa 13 milioni di tedeschi residenti nei territori occupati dalla Wehrmacht tra il 1938 e il 1945. Le loro vicende, intrecciate alle occupazioni militari del periodo bellico e alle contrapposizioni ideologiche del dopoguerra, rappresentano una pagina di storia mai completamente “elaborata”. Una questione complessa, spesso liquidata con disprezzo o strumentalizzata dalle forze politiche.

    Un approccio diverso

    Limitandosi al contesto del confine orientale, occorre infatti analizzare le cause scatenanti la violenza, valutando i “precedenti” fra italiani e slavi. Considerare adeguatamente le azioni di occupazione e controllo bellico che il regime fascista ha dispiegato nella penisola balcanica è fondamentale per comprendere storicamente la difficoltà dei rapporti fra le comunità nelle regioni di confine.

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  • La storia dietro le guerre di oggi: corso a Maranello

    La storia dietro le guerre di oggi: corso a Maranello

    Giovedì 5 febbraio 2026, a Maranello, comincerà il mio secondo corso di storia contemporanea alla Piccola università popolare di YAWP! Passioni in movimento. S’intitola Conflitti. La storia dietro le guerre di oggi.

    In 6 incontri, racconterò le contrapposizioni, gli scontri armati e le violenze che caratterizzano alcuni scenari del mondo di oggi, mettendo in luce le origini storiche degli squilibri e delle contraddizioni che hanno innescato i disastri.

    Non approfondirò soltanto le questioni politiche, ma mi concentrerò soprattutto su ciò che è più vicino alle persone comuni. Ricostruirò le cause economiche delle guerre e metterò in evidenza le ripercussioni delle operazioni militari sulla vita quotidiana dei civili, sia negli scenari di guerra, sia in Occidente. Perché una guerra, quando scoppia, colpisce anche chi si sente lontano e al riparo.

    La storia dietro le guerre di oggi

    I discorsi sulla guerra ci circondano da ogni parte, segnando la nostra quotidianità. Finiscono, addirittura, per risultarci familiari. Eppure, cosa sappiamo davvero dei conflitti armati in corso nel mondo? Abbiamo idea delle cause che li hanno innescati? Sappiamo chi ha interesse a mantenerli attivi, devastando territori e vite umane?

    Mentre la finanza e l’apparato industriale allestiscono il riarmo, la mentalità di guerra cambia anche le società lontane dai combattimenti. Si costruiscono nemici interni e li si getta in pasto alle masse. Si cerca di tenere sotto stretto controllo tutto ciò che accade. Si colpiscono i più deboli, sottraendo mezzi ai servizi. Si rafforzano i potenti, premiando la sopraffazione.

    Quando le azioni nonviolente di protesta e la disobbedienza civile vengono criminalizzate giuridicamente, le istituzioni sperperano risorse ingenti per ghettizzare il “nemico migrante” e gran parte delle forze politiche sostengono un piano di riarmo generalizzato, non basta più struggersi per la crisi della democrazia. Serve un riscatto umano e civile.

    Oggi, in un’epoca di cinismo e di riarmo, abbiamo bisogno di conoscere il passato per capire il presente e trasformare la realtà in vista del futuro. Si tratta di una premessa necessaria per ogni azione rivolta alla giustizia.

    Conflitti: il programma

    Gli incontri si terranno di giovedì sera, tra le 20:30 e le 22:30. Nella prima parte, terrò la relazione storica, sfruttando anche immagini e/o materiali multimediali. Nella seconda parte, risponderò alle domande, aprendo un dibattito sugli argomenti trattati nell’esposizione.

    Il programma degli incontri sarà il seguente.

    5/2: L’attacco USA al Venezuela: l’imperialismo statunitense e le vene aperte dell’America latina.

    12/2: Russia-Ucraina: la faglia dell’Europa orientale.

    19/2: Congo-Rwanda: il “cuore di tenebra” e le vene aperte dell’Africa.

    26/2: Libia, Siria e Yemen dopo la primavera araba: guerre civili ed emergenze umanitarie.

    5/3: Cina-Taiwan: la frontiera di una nuova “guerra fredda”?

    12/3: Sudan: una guerra civile e una catastrofe umanitaria.

    Come partecipare

    Come tutti i corsi e le attività dell’associazione YAWP, il corso Terra contesa si svolgerà presso la sede di via Grizzaga 107, a Bell’Italia di Maranello (MO).

    È necessario iscriversi almeno 1 settimana prima dell’inizio. I posti sono limitati e consiglio di prenotare per tempo.

    La partecipazione è riservata ai soci di YAWP. Si può fare la tessera per l’occasione e in qualsiasi momento. Dura 12 mesi dall’attivazione e costa 20€ per gli adulti, 10€ per i ragazzi da 13 a 18 anni ed è gratuita per i bambini.

    Per info e iscrizioni:
    Tel. 329 68 68 387
    E-Mail: yawpmaranello@gmail.com

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  • Israele e la Shoah: incontri

    Israele e la Shoah: incontri

    La settimana che ruota intorno al Giorno della Memoria sarà un’occasione per esplorare il rapporto storico tra Israele e la Shoah. Dedicherò a questo tema tre incontri pubblici.

    Il primo è in programma martedì 27 gennaio a Maranello. Il secondo è fissato per giovedì 29 gennaio a Castelfranco Emilia. Il terzo ci attende sabato 31 gennaio alla Rocca dei Bentivoglio di Bazzano (Valsamoggia).

    Racconterò perché lo Stato d’Israele ha inizialmente ricordato con reticenza lo sterminio degli ebrei d’Europa e farò emergere cos’è cambiato dal processo Eichmann all’attuale strumentalizzazione delle accuse di antisemitismo.

    27 gennaio a Maranello

    A Maranello l’incontro pubblico Israele e la Shoah si terrà martedì 27 gennaio alle ore 17 presso la Biblioteca comunale MABIC, in via Vittorio Veneto 5.

    L’iniziativa è promossa dal Servizio Cultura del Comune di Maranello.

    L’ingresso è gratuito e non è necessario prenotare.

    29 gennaio a Castelfranco Emilia

    A Castelfranco Emilia l’incontro pubblico Israele e la Shoah si terrà giovedì 29 gennaio alle ore 20:30 nella sala Gabriella Degli Esposti, presso la Biblioteca comunale Lea Garofalo, in piazza della Liberazione 5.

    L’iniziativa è promossa dall’assessorato alla Cultura del Comune di Castelfranco Emilia.

    L’ingresso è gratuito e non è necessario prenotare.

    31 gennaio a Bazzano

    A Bazzano (Valsamoggia) l’incontro pubblico Israele e la Shoah si terrà sabato 31 gennaio alle ore 16 alla Rocca dei Bentivoglio, in via Contessa Matilde 10.

    L’iniziativa è promossa dalla sezione ANPI di Bazzano, dal Comune di Valsamoggia e dalla Fondazione Rocca dei Bentivoglio.

    L’ingresso è gratuito e non è necessario prenotare.

    L’evento si inserisce nel programma realizzato dal Comune di Valsamoggia, dalla Fondazione Rocca dei Bentivoglio e dalle sezioni ANPI di Valsamoggia per il Giorno della Memoria.

    Israele e la Shoah: un’anticipazione

    Lo Stato d’Israele, nato da un progetto di colonialismo d’insediamento, si fonda sulla volontà di assicurare uno spazio di protezione, autodeterminazione e sovranità al popolo ebraico. Le istituzioni devono, pertanto, confrontarsi con la traumatica eredità della Shoah.

    I sionisti reduci dalle prime quattro Aliyot (le emigrazioni degli ebrei verso la Palestina storica) guardano con diffidenza ai sopravvissuti dei lager. Li ritengono, infatti, ancora segnati dalle titubanze della diaspora. Si chiedono, inoltre, come siano potuti passare attraverso l’orrore senza essere annientati.

    I sospetti nei confronti dei sopravvissuti alla Shoah

    Si diffondono, pertanto, sospetti di tradimento e collaborazionismo, che complicano l’apertura di un confronto pubblico sulla memoria della catastrofe.

    Mentre i laburisti chiedono di sospendere il giudizio nei confronti dei sopravvissuti, affermando che nessuno può comprendere fino in fondo la loro esperienza, i revisionisti criticano la classe dirigente dell’Agenzia ebraica, sostenendo che non ha fatto abbastanza per salvare i correligionari in pericolo e che in certi casi si è spinta fino alla collusione con i fascismi per difendere i propri interessi.

    La svolta del processo Eichmann

    Un momento di svolta nella costruzione della memoria pubblica israeliana arriva nel 1961, quando a Gerusalemme viene processato l’SS-Obersturmbannführer Adolf Eichmann, catturato dal Mossad in Argentina. Il procedimento giudiziario si conclude con una condanna a morte e con l’impiccagione dell’imputato.

    Le udienze consentono a molti sopravvissuti di raccontare la propria storia, trovando legittimità e riconoscimento. Le testimonianze fanno emergere la «banalità del male», rivelando da una parte l’ordinarietà dei meccanismi burocratici alla base dello sterminio nazista e dall’altra le specifiche responsabilità delle autorità ebraiche, che non hanno saputo contrastare le violenze.

    La seconda metà degli anni Settanta e le mosse dei conservatori

    A partire dalla seconda metà degli anni Settanta, in Occidente, molti liberali e conservatori continuano a manifestare il proprio appoggio a Israele, non volendo rinunciare a un alleato strategico e a un avamposto del proprio modello culturale.

    A loro si affiancano intellettuali ebrei che diventano consiglieri e collaboratori delle autorità, contribuendo a plasmare progetti finalizzati a mantenere lo status quo. Non mancano, tuttavia, specialmente tra i progressisti, le voci che perorano la causa dei palestinesi, criticando il sionismo.

    I governi israeliani reagiscono con durezza, accusando di antisemitismo chiunque minacci gli interessi o contesti le politiche dello Stato ebraico. I capi di Stato del Medio Oriente, che non riconoscono Israele, vengono sistematicamente paragonati a Hitler.

    Per alimentare questa narrazione, anche gli intellettuali favorevoli alla difesa dello status quo si servono dell’islamofobia, sostenendo la validità dei paragoni tra i leader arabi e i gerarchi nazisti. Il disprezzo e l’ostilità nei confronti dei musulmani sostituiscono, pertanto, l’antisemitismo come strumento per compattare il fronte conservatore.

    Per non confondere antisemitismo e antisionismo

    Alla luce della sovrapposizione arbitraria tra l’antisionismo e l’antisemitismo, realizzata dalla classe dirigente israeliana per ragioni politiche, è fondamentale recuperare le differenze tra i due fenomeni.

    Affermare che il sionismo propone un progetto sociale riconducibile al colonialismo d’insediamento, così come denunciare l’aggressività dello Stato d’Israele, significa mettere in luce la problematicità di un modello politico contingente. Tale critica non implica in nessun modo una volontà di discriminare razzialmente gli ebrei nel loro insieme.

    Sovrapporre l’antisemitismo e l’antisionismo diventa ancora più problematico quando il collasso dell’URSS e il tramonto delle ideologie aprono spiragli a interpretazioni revisionistiche della storia novecentesca.

    I problemi del “risveglio identitario”

    Il risveglio identitario riporta alla luce diversi luoghi comuni cari ai fascismi, facendo ridestare pensieri che delineano scenari di intolleranza, di odio, e di violenza. In questo contesto si riattiva anche l’antisemitismo, che mescola i propri argomenti nel dibattito fra i sostenitori di Israele e quelli della Palestina, aggiungendo un ulteriore (e pericoloso) elemento di complessità.

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  • Festival Con la Palestina nel cuore: un grande successo

    Festival Con la Palestina nel cuore: un grande successo

    Domenica 30 novembre 2025, a Maranello, centinaia di persone hanno salutato con un applauso il festival Con la Palestina nel cuore. Al termine dell’ultimo incontro, organizzato nella chiesa di San Biagio con la presenza di don Mattia Ferrari, il pubblico ha espresso apprezzamento e gratitudine per una rassegna che ha dato voce alla cultura palestinese attraverso il racconto della storia, le testimonianze, la poesia, il teatro, il cinema, la musica e il cibo.

    Festival Con la Palestina nel cuore: una rassegna fatta di tanti linguaggi

    Dal 20 al 30 novembre 2025, tra Maranello e Lama Mocogno, un pubblico partecipe e numeroso ha seguito interventi che hanno aperto prospettive non solo per comprendere le cause del genocidio in corso nel territorio occupato palestinese, ma anche per agire concretamente contro la violenza del colonialismo d’insediamento e dell’economia di guerra.

    La rassegna ha accolto i contributi di Moni Ovadia, Vauro Senesi, padre Ibrahim Faltas, Linda Maggiori, Raffaela Baiocchi (Emergency), Fausto Gianelli e Daniel Degli Esposti.

    Luca Caffaro, Moni Ovadia, Tiziana Tagliazucchi e Daniel Degli Esposti al festival "Con la Palestina nel cuore". Foto di Elena Zafferri
    Luca Caffaro, Moni Ovadia, Tiziana Tagliazucchi e Daniel Degli Esposti al festival “Con la Palestina nel cuore”. Foto di Elena Zafferri

    La cultura palestinese a tavola

    Il festival è stato arricchito da spettacoli teatrali, proiezioni cinematografiche e mostre. Una cena e un pranzo palestinesi, realizzati da Altoforno impasti agresti, ci hanno permesso di entrare ancora più in contatto con la cultura del popolo oppresso.

    Un punto di vista diverso

    Nel corso del festival ci siamo immersi in una riflessione al tempo stesso emozionante, ironica e tragica.

    Da decenni, ormai, la Palestina è uno specchio del mondo. Nel colonialismo d’insediamento e nel genocidio che strazia la Striscia di Gaza si riflettono le storture di un sistema economico che schiaccia le società per favorire i privilegiati.

    Intorno a noi la violenza del potere non fa scorrere il sangue. Eppure, cancella quel principio costituzionale che chiama la Repubblica a “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana”.

    Oggi la Palestina sta risvegliando le nostre coscienze. Continuiamo a batterci, non solo per porre fine all’orrore del genocidio, ma anche per affermare che un altro mondo è ancora possibile.

    Costruire una cultura di pace

    Non capita tutti i giorni di raccontare ciò che sarebbe potuto succedere in Palestina se le lotte sindacali degli anni Trenta si fossero estese fino a contagiare positivamente la maggioranza delle persone.

    Quanti episodi videro i palestinesi e gli ebrei spalleggiarsi sui luoghi di lavoro per migliorare le proprie condizioni di vita…

    Conoscere queste storie e riflettere sul loro significato è indispensabile per capire che lo scontro tra i popoli non è inesorabile, ma viene fomentato da chi alimenta l’odio nazionalista.

    Contrastiamo l’aggressività criminale del sionismo e affermiamo che un’altra umanità è possibile.

    I promotori

    Il festival è stato organizzato dalle associazioni Yawp – Passioni in movimento di Maranello e Anpi – Associazione nazionale partigiani d’Italia – sezioni di Lama Mocogno e Maranello, in collaborazione con le parrocchie di Maranello e Lama Mocogno e con il patrocinio del Comune di Maranello.

    Il comitato organizzatore del festival era composto da Tiziana Tagliazucchi (Yawp), Elisabetta Tagliazucchi (Yawp), Luca Maria Caffaro (Anpi) e Daniel Degli Esposti (Storia oggi).

    La serata del 29 novembre al festival "Con la Palestina nel cuore". Foto di Elena Zafferri
    La serata del 29 novembre al festival “Con la Palestina nel cuore”. Foto di Elena Zafferri

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  • Con la Palestina nel cuore: festival tra Maranello e Lama Mocogno

    Con la Palestina nel cuore: festival tra Maranello e Lama Mocogno

    Fuori le agende, perché è in arrivo il festival Con la Palestina nel cuore. Dal 20 al 30 novembre ci incontriamo per una serie di talk, spettacoli, mostre, racconti itineranti e incontri tra Maranello e Lama Mocogno.

    Saranno presenti, tra gli altri, Moni Ovadia, Vauro Senesi, Linda Maggiori, don Mattia Ferrari, padre Ibrahim Faltas e Fausto Gianelli. Francesca Albanese ci manderà un suo contributo video.

    Mantenendo l’approccio di Storia oggi, nel corso del festival porterò contributi per capire il presente della Palestina partendo dal passato. Metterò in luce le origini dei problemi attuali per rilanciare la riflessione collettiva su quali azioni possono aiutarci a cambiare una realtà atroce.

    Il festival Con la Palestina nel cuore è organizzato dalle associazioni Yawp – Passioni in movimento di Maranello e Anpi – Associazione nazionale partigiani d’Italia – sezioni di Lama Mocogno e Maranello, in collaborazione con le parrocchie di Maranello e Lama Mocogno con il patrocinio del Comune di Maranello.

    Il comitato organizzatore è composto da Tiziana Tagliazucchi (Yawp), Elisabetta Tagliazucchi (Yawp), Luca Maria Caffaro (Anpi) e Daniel Degli Esposti (Storia oggi).

    Articolo pubblicato sulla Gazzetta di Modena il 7 novembre 2025
    Articolo pubblicato sulla «Gazzetta di Modena» il 7 novembre 2025

    Gli obiettivi del festival

    Non ci proponiamo soltanto di denunciare il genocidio in corso in Palestina, ma anche di dare una voce e un volto alle persone che praticando il Sumud continuano a resistere. Ci impegneremo per riconoscere in loro quell’umanità che il colonialismo dell’Occidente ha più volte calpestato.

    È inevitabile che anche l’occidentale più empatico e consapevole veda la Palestina attraverso una lente deformante. Per questo lasceremo che a parlare sia, nel modo più diretto possibile, la cultura palestinese attraverso le testimonianze, la poesia, il cinema, il teatro, la musica e anche il cibo. Emergeranno così l’identità e la vita quotidiana di un popolo che oggi se le vede negare in modo scandalosamente violento.

    Le altre voci che ci accompagneranno, quelle occidentali, sono di chi ha davvero la Palestina nel cuore. Alcune persone hanno viaggiato, lavorato o vissuto là, altre hanno studiato a fondo quella realtà geografica e umana. Sono, per questo, in grado di proporre una sorta di mediazione culturale.

    Un’esperienza da vivere insieme

    L’iniziativa darà ampio spazio anche alle associazioni, a partire da Emergency, che porterà la testimonianza del suo personale medico a Gaza, e BDS Italia, che darà risposte concrete alla domanda “e io che cosa posso fare per non essere complice?”.

    Saranno presenti anche Alkemia, Watermelon Friends Italia, Modena per la Palestina, Modena incontra Jenin, Per non dimenticare Sabra e Chatila.

    Con la Palestina nel cuore: il programma

    Qui puoi scaricare il programma completo in formato PDF.

    Tutti gli eventi – con l’eccezione del pranzo e della cena palestinesi – sono a ingresso libero e gratuito fino a esaurimento posti.

    Giovedì 20 novembre | Maranello 

    Circolo parrocchiale | ore 18

    Anteprima del festival

    HeART of Gaza. Mostra di disegni dei bambini di Gaza, a cura di Mohammed Timraz e Casa per la Pace Modena (fino a domenica 30)

    Auditorium “Enzo Ferrari” | ore 20:40

    Anteprima del festival

    Proiezione del film Tutto quello che resta di te, di Cherien Dabis

    Presentazione a cura di Tiziana Tagliazucchi

    Sabato 22 novembre | Lama Mocogno

    Sala parrocchiale | ore 19       

    Gaza: il silenzio ci rende complici

    Mostra delle vignette di Vauro (fino a venerdì 28)    

    Nakba

    Reading teatrale con Daniel Degli Esposti, Tania Corsini e Francesco Pio D’Arminio

    Locanda Bellavista | ore 20:30

    Cibo oltre la guerra

    Cena palestinese a cura di Altoforno Impasti agresti. Prenotazione entro mercoledì 19 novembre: cell. 320.6345096

    Martedì 25 novembre | Maranello

    MaBiC | ore 17

    Gaza: il silenzio ci rende complici

    Mostra delle vignette di Vauro (fino a venerdì 28)      

    Essere donne in Palestina

    Talk con Francesca Capuozzo e Daniel Degli Esposti             

    MaBiC | ore 18

    Donne che curano

    Talk con un’operatrice sanitaria di Emergency a Gaza e Tiziana Tagliazucchi                     

    Mercoledì 26 novembre | Maranello

    MaBiC | ore 17

    Un fotoreporter di guerra in Palestina

    Foto e talk con Francesco Cito e Luca Caffaro

    MaBiC | ore 18

    Fare giornalismo su Gaza

    Talk con Linda Maggiori (Altreconomia) e Daniel Degli Esposti

    Mercoledì 26 novembre | Lama Mocogno             

    Sala parrocchiale | ore 20:30

    Essere donne in Palestina

    Talk con Houda Hdily, Barbara Baldaccini e Daniel Degli Esposti

    Giovedì 27 novembre | Maranello 

    MaBiC | ore 17

    Palestina: storia di una devastazione ecologica

    Talk con Daniel Degli Esposti            

    MaBiC | ore 18

    Gaza: il silenzio ci rende complici

    Talk con Vauro Senesi e Luca Caffaro   

    Auditorium “Enzo Ferrari” | ore 20:30        

    Presentazione del festival

    Proiezione e proiezione del film No Other Land , di Basel Adra, Yuval Abraham, Hamdan Ballal e Rachel Szor

    Presentazione a cura di Tiziana Tagliazucchi                   

    Venerdì 28 novembre | Maranello 

    Sala parrocchiale | ore 17

    Israele: il boicottaggio come dovere civile

    Talk con Stefano Rebecchi (BDS) e Daniel Degli Esposti

    Sala parrocchiale | ore 18

    Salvare vite a Gaza

    Talk con Laura Rubbianesi (Emergency) e Daniel Degli Esposti

    Madonna del Corso | ore 21

    Il loro grido è la mia voce

    Spettacolo teatrale con Youssef El Gahda, Luca Caffaro e Tiziana Tagliazucchi   

    Venerdì 28 novembre | Lama Mocogno

    Sala parrocchiale | ore 20:30

    Israele: il boicottaggio come dovere civile

    Talk con Flavio Novara (BDS) e Barbara Baldaccini

    Salvare vite a Gaza

    Talk con Paolo Giorgio (Emergency) e Simone Tollari

    Sabato 29 novembre | Maranello  

    Madonna del Corso | ore 17

    Due popoli, due stati?

    Talk con Fausto Gianelli e Daniel Degli Esposti                     

    Madonna del Corso | ore 18

    Vittime perfette

    Talk con Clara Nubile (traduttrice italiana di Mohammed el-Kurd) e Luca Caffaro 

    Auditorium “Enzo Ferrari” | ore 20:30

    Con la Palestina nel cuore

    Incontro pubblico con Francesca Albanese e Moni Ovadia

    Sabato 29 novembre | Lama Mocogno

    Locanda Bellavista | ore 20:30

    Videoconferenza live del talk di Maranello

    Domenica 30 novembre | Maranello

    Portico dell’oratorio | ore 10

    Sumud e Resistenza

    Camminata storica per le vie di Maranello con Daniel Degli Esposti (in caso di maltempo talk in sala parrocchiale)    

    Stand delle associazioni

    BDS, Emergency, Modena incontra Jenin, Modena per la Palestina, Per non dimenticare Sabra e Chatila, Watermelon Friends Italia, Alkemia (in caso di maltempo in sala parrocchiale)                      

    Circolo parrocchiale | ore 13

    Cibo oltre la guerra

    Pranzo palestinese a cura di Altoforno Impasti agresti. Prenotazione entro giovedì 27 novembre: cell. 320.6345096 

    Chiesa parrocchiale | ore 16

    Operatori di pace

    Talk con Ibrahim Faltas (in videoconferenza), Mattia Ferrari (Mediterranea saving humans), Marco Bonfatti (parrocchia di Maranello), Fausto Gianelli e Daniel Degli Esposti.

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  • Terra contesa: corso sulla questione palestinese

    Terra contesa: corso sulla questione palestinese

    Giovedì 9 ottobre 2025, a Maranello, comincerà il mio primo corso di storia contemporanea alla Piccola università popolare di YAWP! Passioni in movimento. S’intitola Terra contesa. Palestina/Israele: una bussola storica. In 6 incontri, racconterò la storia della questione palestinese, approfondendo una serie di temi fondamentali per comprendere i drammi del presente e il genocidio attualmente in corso nella Striscia di Gaza.

    Perché un corso sulla questione palestinese?

    L’intellettuale palestinese Edward W. Said era convinto che «la conoscenza sia meglio dell’ignoranza. Da un punto di vista intellettuale, semplicemente non vi è giustificazione razionale alla scelta di una politica dell’ignoranza o all’uso dell’ignoranza come strumento di lotta. L’ignoranza è ignoranza, né più e né meno. Sempre e in ogni caso».

    L’ignoranza della storia permette a tante persone, in modi anche tra loro opposti, di pronunciare a sproposito accuse di “antisemitismo” o di tracciare paragoni fuorvianti tra i fatti del presente e la Shoah.

    Non sono solo “discorsi da bar” o chiacchere senza importanza. Quando si radicano nel senso comune, le false convinzioni storiche diventano errori condivisi e possono aprire la strada a situazioni pericolose. Non a caso, in diversi Paesi, stiamo assistendo a ritorni di fiamma del vero antisemitismo, ma anche a una recrudescenza dell’islamofobia, l’odio nei confronti delle persone musulmane.

    La questione palestinese ci è davvero così familiare? Sappiamo cosa diciamo quando parliamo di “sionismo” in relazione alla nascita di Israele? Conosciamo la storia e la cultura dei palestinesi? Abbiamo mai provato a osservare con rispetto e distacco entrambi i popoli che si contendono quell’unica terra, riflettendo su quel concetto di “diaspora” che da tempo ormai li accomuna?

    Disinnescare i discorsi d’odio

    Con l’ignoranza non si contrastano le narrazioni propagandistiche, le fake news e le polarizzazioni. Anzi, al contrario, la mancanza di conoscenza è il terreno di coltura perfetto per i discorsi che inneggiano ad annientare l’altro.

    Molto spesso i promotori dei conflitti fanno leva su ricostruzioni distorte del passato per confondere le idee e polarizzare la società. Da tale atteggiamento derivano effetti divisivi. Si riducono gli spazi del dialogo, mentre cresce il desiderio di schierarsi “per partito preso”.

    Per comprendere meglio ciò che accade in Palestina, senza lasciarsi intrappolare dalle contrapposte retoriche d’odio, è utile ricostruire correttamente e criticamente le radici storiche dei problemi attuali, al fine ultimo di generare o consolidare una cultura di pace

    Mettendo a confronto le vicende dei palestinesi e quelle degli ebrei che hanno realizzato i progetti dei sionismi, sarà più facile individuare le contraddizioni alla base delle attuali tragedie. Riconoscendo la pericolosità di un discorso identitario che esclude la convivenza con l’altro, sarà possibile riflettere sul senso d’impotenza che proviamo nel presente.

    Terra contesa: il programma

    Gli incontri si terranno di giovedì sera, tra le 20:30 e le 22:30. Nella prima parte, terrò la relazione storica, sfruttando anche immagini e/o materiali multimediali. Nella seconda parte, risponderò alle domande, aprendo un dibattito sugli argomenti trattati nell’esposizione.

    Il programma degli incontri sarà il seguente.

    9/10: Terra contesa. La Palestina e il Medio Oriente nell’età contemporanea.

    16/10: Che cos’è il sionismo? Storia di un progetto politico che non coincide con l’ebraismo.

    23/10: «Straniero in terra propria». Storia del popolo e dell’identità palestinese.

    6/11: Fine del processo di pace. Errori e contraddizioni da Camp David a Oslo.

    13/11: Il peso delle memorie. Shoah, Nakba, antisemitismo e apartheid tra storia e dibattito.

    20/11: J’accuse. Violenze criminali e la questione del genocidio.

    Come partecipare

    Come tutti i corsi e le attività dell’associazione YAWP, il corso Terra contesa si svolgerà presso la sede di via Grizzaga 107, a Bell’Italia di Maranello (MO).

    È necessario iscriversi almeno 1 settimana prima dell’inizio. I posti sono limitati e consiglio di prenotare per tempo.

    La partecipazione è riservata ai soci di YAWP. Si può fare la tessera per l’occasione e in qualsiasi momento. Dura 12 mesi dall’attivazione e costa 20€ per gli adulti, 10€ per i ragazzi da 13 a 18 anni ed è gratuita per i bambini.

    Per info e iscrizioni:
    Tel. 329 68 68 387
    E-Mail: yawpmaranello@gmail.com

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