Storia oggi

Il blog di Daniel Degli Esposti

Tag: Savignano sul Panaro

  • Salvare. Narrazione-spettacolo su don Elio Monari

    Salvare. Narrazione-spettacolo su don Elio Monari

    Martedì 27 gennaio 2026, nel Giorno della Memoria, ci incontriamo alle 20:30 al Teatro La Venere di Savignano sul Panaro per la narrazione-spettacolo Salvare. Don Elio Monari e la rete di soccorso agli ebrei modenesi.

    Racconterò una storia di impegno collettivo nel nascondere e nell’assistere le persone perseguitate. È una vicenda di salvezza e di accoglienza, accaduta in un’epoca in cui la solidarietà nei confronti di chi era considerato “nemico” era un reato.

    Federico Benuzzi porterà in scena le voci di quel tempo tragico con le sue letture. Dalla nostra narrazione-spettacolo emergerà la figura di don Elio Monari, attivatore e animatore della rete clandestina per la salvezza delle persone oppresse.

    L’iniziativa è organizzata dall’Assessorato alla Legalità, Azioni per la pace, la memoria e le celebrazioni e dal Comitato per le Celebrazioni del Comune di Savignano sul Panaro.

    L’ingresso è gratuito e non è necessario prenotare.

    Don Elio Monari: una piccola anteprima

    Elio Monari, figlio di Augusto e Luigia Ori, nasce a Spilamberto il 25 settembre 1913. Ordinato sacerdote, nell’estate del 1943 opera nella parrocchia modenese di San Biagio.

    Dopo l’armistizio dell’8 settembre diventa un elemento fondamentale per la rete clandestina di assistenza ai prigionieri alleati in fuga dai campi nazisti. Si mette a disposizione anche delle altre persone oppresse e perseguitate, tra cui gli ebrei. Si avvicina così ai primi organizzatori della Resistenza.

    Nella primavera del 1944 è prima costretto ad agire con crescente circospezione, poi viene indotto a trasferirsi in montagna per non esporsi troppo al pericolo della cattura.

    Diventa dunque il cappellano dei partigiani nella zona libera di Montefiorino con il nome di “Don Luigi”.

    Il 5 luglio viene arrestato dai nazisti al termine di uno scontro armato con i partigiani a Piandelagotti. Lo conducono nella villa Triste di Firenze, dove lo affidano ai fascisti della banda Carità. Quel gruppo infierisce ripetutamente sui prigionieri con torture di vario genere. Don Elio Monari viene alv insieme ad altri 16 ostaggi. Il suo corpo è ritrovato solo nel 1956.

    Dopo la Liberazione riceve una Medaglia d’Oro al Valor Militare alla Memoria.

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  • Costruire la pace in tempo di guerra: intervento a Savignano sul Panaro

    Costruire la pace in tempo di guerra: intervento a Savignano sul Panaro

    Sabato 1° novembre parteciperò alla commemorazione indetta dal Comune di Savignano sul Panaro per la Giornata dell’unità nazionale e delle forze armate con l’intervento storico Costruire la pace in tempo di guerra.

    Sarà un modo per ricordare le mobilitazioni pacifiste e antimilitariste negli anni del conflitto, ma anche – e soprattutto – un esercizio per coltivare il ripudio della guerra nel nostro presente, sempre più segnato da tragedie umanitarie e progetti di riarmo.

    Racconterò le vicende di persone che si opposero ai meccanismi che costruivano l’odio nei confronti del nemico. Queste storie si legheranno idealmente alla recente Marcia della Pace Perugia-Assisi, un’esperienza condivisa insieme a tante persone di Savignano.

    Come partecipare

    Il mio intervento si terrà alle ore 11 nella piazza della Pace, davanti al cimitero di Savignano sul Panaro.

    La partecipazione è gratuita e non è necessario prenotare.

    L’iniziativa è organizzata dal Comune di Savignano sul Panaro.

    Costruire la pace: una piccola anteprima

    Per capire se e come si possa costruire la pace in tempo di guerra, ecco qui una storia che non racconterò il 1° novembre a Savignano sul Panaro. Accadde nel Natale del 1914, mentre in Belgio infuriavano i combattimenti del primo conflitto mondiale.

    Una guerra sorprendente e sanguinosa

    All’inizio dell’inverno la guerra smentisce i pronostici di quasi tutti i suoi artefici. L’imperatore tedesco Guglielmo II, ad esempio, attendeva i soldati vincitori prima che le foglie cadessero dagli alberi. La sera del 24 dicembre le truppe sono ancora in trincea e sanno che ci resteranno a lungo. La vigilia di Natale risveglia tuttavia la voglia di normalità. Da quattro mesi i soldati sono immersi nella morte di massa: sparano e lanciano bombe, uccidono e cercano di salvarsi. Molti di loro non ne possono più.

    Nei pressi di Ypres le trincee sono vicinissime. In molti luoghi i soldati dell’Intesa sentono quello che fanno i loro nemici e viceversa. Nella notte di Natale gli uni sentono gli altri cantare e celebrare in qualche modo la festa imminente. È una tregua non scritta, ma fissata dagli ordini degli ufficiali. Nessuno vuole dare spazio alla rabbia della propaganda avversaria per aver organizzato un attacco nel giorno di Natale.

    La “tregua di Natale”

    A un certo punto, però, accade l’imprevisto. Qualcuno decide di uscire dalle trincee con le mani in alto. I nemici si stringono la mano, si scambiano doni e si mostrano le fotografie di famiglia. I soldati non solo rispettano la tregua, ma cominciano anche a fraternizzare. In una distesa fangosa non lontano da Ypres va addirittura in scena una partita di foot-ball, nella quale i tedeschi battono 3-2 i “maestri del gioco” britannici. 

    I soldati non dimenticheranno mai quel “Natale di pace” nel mezzo della Grande Guerra, anche perché sanno che non può durare. La notizia della tregua corre da una linea all’altra, fino a raggiungere i comandi. Gli ufficiali temono che i soldati facciano la pace nelle trincee. Qualcuno, particolarmente spaventato dai moti del popolo, sente addirittura aria di rivoluzione… In entrambi gli schieramenti si alzano i toni: per non finire al muro, i i comandanti dei reparti devono tornare nei ranghi e convincere i soldati a combattere. La guerra continua.

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