Storia oggi

Il blog di Daniel Degli Esposti

Costruire la pace in tempo di guerra: intervento a Savignano sul Panaro

Monumento alla “partita di Natale”, giocata dalle truppe britanniche e da quelle tedesche il 25 dicembre 1914, durante la tregua. La scultura si trova in un piccolo paese vicino a Passchendaele, nelle Fiandre

Sabato 1° novembre parteciperò alla commemorazione indetta dal Comune di Savignano sul Panaro per la Giornata dell’unità nazionale e delle forze armate con l’intervento storico Costruire la pace in tempo di guerra.

Sarà un modo per ricordare le mobilitazioni pacifiste e antimilitariste negli anni del conflitto, ma anche – e soprattutto – un esercizio per coltivare il ripudio della guerra nel nostro presente, sempre più segnato da tragedie umanitarie e progetti di riarmo.

Racconterò le vicende di persone che si opposero ai meccanismi che costruivano l’odio nei confronti del nemico. Queste storie si legheranno idealmente alla recente Marcia della Pace Perugia-Assisi, un’esperienza condivisa insieme a tante persone di Savignano.

Come partecipare

Il mio intervento si terrà alle ore 11 nella piazza della Pace, davanti al cimitero di Savignano sul Panaro.

La partecipazione è gratuita e non è necessario prenotare.

L’iniziativa è organizzata dal Comune di Savignano sul Panaro.

Costruire la pace: una piccola anteprima

Per capire se e come si possa costruire la pace in tempo di guerra, ecco qui una storia che non racconterò il 1° novembre a Savignano sul Panaro. Accadde nel Natale del 1914, mentre in Belgio infuriavano i combattimenti del primo conflitto mondiale.

Una guerra sorprendente e sanguinosa

All’inizio dell’inverno la guerra smentisce i pronostici di quasi tutti i suoi artefici. L’imperatore tedesco Guglielmo II, ad esempio, attendeva i soldati vincitori prima che le foglie cadessero dagli alberi. La sera del 24 dicembre le truppe sono ancora in trincea e sanno che ci resteranno a lungo. La vigilia di Natale risveglia tuttavia la voglia di normalità. Da quattro mesi i soldati sono immersi nella morte di massa: sparano e lanciano bombe, uccidono e cercano di salvarsi. Molti di loro non ne possono più.

Nei pressi di Ypres le trincee sono vicinissime. In molti luoghi i soldati dell’Intesa sentono quello che fanno i loro nemici e viceversa. Nella notte di Natale gli uni sentono gli altri cantare e celebrare in qualche modo la festa imminente. È una tregua non scritta, ma fissata dagli ordini degli ufficiali. Nessuno vuole dare spazio alla rabbia della propaganda avversaria per aver organizzato un attacco nel giorno di Natale.

La “tregua di Natale”

A un certo punto, però, accade l’imprevisto. Qualcuno decide di uscire dalle trincee con le mani in alto. I nemici si stringono la mano, si scambiano doni e si mostrano le fotografie di famiglia. I soldati non solo rispettano la tregua, ma cominciano anche a fraternizzare. In una distesa fangosa non lontano da Ypres va addirittura in scena una partita di foot-ball, nella quale i tedeschi battono 3-2 i “maestri del gioco” britannici. 

I soldati non dimenticheranno mai quel “Natale di pace” nel mezzo della Grande Guerra, anche perché sanno che non può durare. La notizia della tregua corre da una linea all’altra, fino a raggiungere i comandi. Gli ufficiali temono che i soldati facciano la pace nelle trincee. Qualcuno, particolarmente spaventato dai moti del popolo, sente addirittura aria di rivoluzione… In entrambi gli schieramenti si alzano i toni: per non finire al muro, i i comandanti dei reparti devono tornare nei ranghi e convincere i soldati a combattere. La guerra continua.

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