Giovedì 11 giugno 2026 ci incontriamo a Bologna per l’iniziativa Palestina: quello che abbiamo lasciato accadere.
Racconterò come hanno preso forma il genocidio in corso nella Striscia di Gaza, la pulizia etnica della Cisgiordania e l’invasione del Libano meridionale.
Le riflessioni storiche saranno inserite in una conversazione a più voci, finalizzata a capire il presente e a stimolare forme di azione civile per una giustizia globale.
Nel corso della serata interverranno Alfredo Pasquali, presidente di Radio Città Fujiko ed esponente del Comitato Ricerche Associazione Pionieri, e il segretario provinciale del PRC bolognese Riccardo Gandini.
Ci sarà spazio anche per ripercorrere l’esperienza della mostra RiArt, artiste e artisti contro la guerra e per la pace. Il progetto è nato da un concorso di idee lanciato da Radio Citta Fujiko, dal CRAP (Comitato Ricerche Associazione Pionieri) e da diverse altre realtà associative. Questa rete ha chiesto al mondo delle arti di prendere parola di fronte alle politiche genocidarie del governo israeliano.
Come partecipare all’incontro “Palestina: quello che abbiamo lasciato accadere”
L’appuntamento è fissato per giovedì 11 giugno alle ore 19 nel Giardino Lorusso, in via Lodovico Berti 2. La partecipazione è gratuita e non è necessario prenotare. L’iniziativa è inserita nel programma della Festa provinciale di Rifondazione comunista.
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Domenica 14 giugno 2026 ti aspetto a un nuovo trekking storico sulle colline tra Castello di Serravalle e Ciano di Zocca. L’escursione fa parte di Italiani brava gente, un ciclo di tre escursioni storiche tra Valsamoggia e Zocca.
Attraverseremo un territorio che, nella parte conclusiva della Seconda guerra mondiale, fu segnato dalle violenze del Battaglione “Volontari della morte”, un reparto militare formato da fascisti che commisero diversi crimini.
Federica Ragazzi, Guida ambientale ed escursionistica delle valli bolognesi, ci accompagnerà per le strade e i sentieri tra l’antico borgo di Castello di Serravalle e la chiesa parrocchiale di Ciano.
Io racconterò i rapporti tra la comunità locale, le formazioni della Resistenza e i fascisti presenti sul territorio. Come agivano le forze militari incaricate di far rispettare l’ordine pubblico? Perché in certe zone si moltiplicavano i furti e le rapine? È vero che i partigiani erano solo dei “rubagalline”? E come ha fatto la Resistenza a sopravvivere nelle difficoltà della clandestinità?
La narrazione farà scoprire le risposte a queste domande e altre storie avvenute tra il 1943 e il 1945.
Il programma del trekking storico sulle colline
Ore 8.15: ritrovo presso il borgo antico di Castello di Serravalle
8.30: partenza dell’escursione
13.00 circa: arrivo a Mercatello; organizzazione per il rientro a Castello di Serravalle.
Caratteristiche del percorso
Difficoltà: escursione di media difficoltà su fondo misto (sentiero collinare, strada sterrata, alcuni brevi tratti di percorso asfaltato su strade poco trafficate); è richiesto un minimo di allenamento a camminare in collina. L’andata e il ritorno saranno in parte sullo stesso percorso.
Per partecipare, è richiesta l’abitudine a camminare in natura e in collina.
Lunghezza: 10 km
Dislivello: salita/discesa m. 310
Ore di cammino effettivo: 4
Maggiori informazioni sono disponibili nella scheda completa del percorso: puoi consultarla qui.
Per partecipare, è necessario prenotare entro le ore 12 di sabato 13 giugno o fino al raggiungimento del numero massimo di iscritti. Ci si iscrive compilando il form apposito o contattando la guida ai recapiti sopra indicati, comunicando un proprio recapito di telefono cellulare.
Quota di partecipazione: € 20 (adulti), comprensiva di servizio di accompagnamento da parte Guida Ambientale Escursionistica qualificata e di un narratore storico.
Consigli per l’equipaggiamento
Si consiglia di indossare abbigliamento da escursione per la collina. Occorrono scarpe da trekking o con la suola scolpita. Si consiglia di portare con sé almeno un litro di acqua. Sono consigliati vestiario e scarpe di ricambio da lasciare in auto, spray anti-zanzare (meglio se anche con specifiche per zecche) e bastoncini telescopici, se graditi.
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Giovedì 4 giugno 2026 ci incontriamo per una narrazione-spettacolo sul dopoguerra a Spilamberto. Nell’ottantesimo anniversario della Repubblica ripercorreremo insieme un’epoca decisiva per il rilancio del paese e della comunità. Proprio per questo l’evento s’intitola Rinascita. Spilamberto, il dopoguerra e il primo voto delle donne.
Racconterò quegli anni chiave a partire dai risultati delle ricerchestoriche che sono sfociate nel libro Lottare per scegliere. Antifascismo, Resistenza e ricostruzione a Spilamberto. A quegli spunti aggiungerò le scoperte fatte negli ultimi mesi consultando gli archivi del Comitato di liberazione nazionale e di altri privati.
Federico Benuzzi darà voce alle protagoniste e ai protagonisti del dopoguerra a Spilamberto con le sue letture attoriali.
La partecipazione è gratuita e non è necessario prenotare.
L’iniziativa è curata e sostenuta da ANPI Spilamberto in collaborazione con il Comune di Spilamberto.
Dopoguerra a Spilamberto: una piccola anteprima
Aspettando la narrazione-spettacolo, ecco qui una piccola anteprima sulla situazione del dopoguerra a Spilamberto. Si tratta di una lettera inviata il 12 dicembre 1945 dalla Camera del lavoro all’Ente comunale di assistenza.
«Vi portiamo a conoscenza le condizioni particolarmente misere dell’operaio agricolo A.S., abitante in via Settecani (casa Balugani). Siete pregato di fare un sopralluogo in quella casa e constatare di fatto la veridicità della nostra informazione. Egli versa nella più squallida miseria, padre di 4 figli, di cui uno da vari mesi ammalato, e quindi soggetto a forti spese. Non possiede neppure letti, quello su cui dorme gli è stato prestato ed egli onestamente lavora quanto può e vive miseramente nell’ombra senza aver il coraggio di chiedere nulla. Secondo il nostro criterio, occorre intervenire d’urgenza».
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Nel pomeriggio di martedì 2 giugno ci diamo appuntamento a San Cesario sul Panaro per Libere di votare, una narrazione-spettacolo dedicata alla festa della Repubblica.
Racconterò come le cittadine e i cittadini di San Cesario si avvicinarono al referendum istituzionale del 2 giugno 1946. Ripercorreremo insieme l’importanza del primo voto, che fece rinascere il Comune democratico, e le speranze per l’inizio di un’epoca nuova.
Federico Benuzzi leggerà le parole scritte dalle persone che vissero quei giorni decisivi, ma anche i ricordi di chi partecipò attivamente alla costruzione della Repubblica nella realtà locale.
Festa della Repubblica: come partecipare
Le celebrazioni per la Festa della Repubblica cominceranno martedì 2 giugno alle ore 16:30 nella corte di villa Boschetti. La narrazione-spettacolo Libere di votare è prevista per le ore 17:15.
La partecipazione è gratuita e non è necessario prenotare. L’iniziativa è sostenuta e organizzata dal Comune di San Cesario sul Panaro.
Una piccola anteprima
Il 3 giugno 1946, quando stavano per chiudere i seggi del referendum istituzionale, il sindaco di San Cesario sul Panaro adottò un provvedimento singolare.
«Il sindaco, considerata la necessità e l’urgenza di disporre di un rapido mezzo di comunicazione da servire pel servizio elettorale di questo comune, vista la vigente legge comunale e provinciale, ordina che la moto di tipo Guzzi di proprietà Fiorini Vittorio fu Luigi, giacente presso il di lui fratello Antonio in via Marconi di questo capoluogo, da oggi fino a tutto il 4 giugno è requisita agli effetti di cui sopra. Il signor Fiorini Antonio consegnerà quindi immediatamente all’incaricato Sola Gustavo la moto suddetta con diffida che in caso contrario incorrerà nelle sanzioni stabilite dalle leggi in vigore».
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Sabato 6 giugno 2026 ci incontriamo a Medicina per la presentazione del mio ultimo libro, La maestra della rinascita. Rosa Dall’Olio: insegnante e amministratrice di Medicina (1889-1978). Sarà il momento culminante di una ricerca che mi ha tenuto impegnato per diversi mesi.
L’appuntamento è fissato per le ore 18 nella Sala del Consiglio Comunale, in via Libertà 103. Alla presentazione saranno presenti l’onorevole Enrico Boselli, il sindaco Matteo Montanari e l’assessore alla cultura Enrico Caprara.
La partecipazione all’iniziativa è gratuita e non è necessario prenotare. La pubblicazione, realizzata dall’editore DuPress, è stata voluta e sostenuta dal Comune di Medicina.
Rosa Dall’Olio: una piccola anteprima
Per la comunità di Medicina, Rosa Dall’Olio è la maestra della rinascita, perché dopo la Seconda guerra mondiale s’impegnò a rilanciare la scuola e i servizi sociali come prima assessora del Comune democratico.
Quando scelse di impegnarsi nella politica, aveva 56 anni e una lunga esperienza come insegnante. Socialista, cercò di dare concretezza agli ideali con un’azione rivolta a chi non aveva mai avuto voce.
Il libro nasce da una ricerca storica che ho condotto nell’archivio personale di Rosa Dall’Olio, conservato dagli eredi e donato al Comune di Medicina.
Le carte sono l’insieme degli appunti preparatori e dei discorsi politici di una donna che, dopo aver vissuto le guerre mondiali e le oppressioni dei fascismi, partecipò con slancio alla ricostruzione dell’amministrazione locale nella stagione costituente della Repubblica italiana.
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Martedì 2 giugno 2026 ci incontriamo a Savignano sul Panaro per un trekking storico. Partiremo dal Borgo Castello e cammineremo sulle colline dei dintorni per raccontare la nascita della Repubblica. Io riporterò alla luce una serie di storie accadute tra la Liberazione e il 2 giugno 1946. Federico Benuzzi presterà la voce a protagonisti dell’epoca per far riemergere le parole di quel tempo.
Il ritrovo è fissato alle ore 9 nella Piazza della Pace, davanti al cimitero di Savignano Alto. Dopo un paio d’ore di camminata e soste narrative arriveremo al punto IAT per l’inaugurazione di una mostra sulle 21 madri costituenti e un aperitivo in onore della Repubblica.
La partecipazione è gratuita e non è necessario prenotare. L’iniziativa è sostenuta e organizzata dal Comune di Savignano sul Panaro.
2 giugno 1946: una piccola anteprima
Il 2 giugno 1946 le italiane e gli italiani sono chiamati a votare per il referendum istituzionale, ma anche eleggere i deputati dell’Assemblea costituente, che dovranno redigere la nuova Carta fondamentale.
Le Sinistre, i repubblicani, gli azionisti e i democratico-cristiani più progressisti si espongono a favore della repubblica; molti liberali, cattolici conservatori e notabili sostengono invece la monarchia.
I risultati del voto
Il referendum mobilita l’89,08% degli aventi diritto al voto. La repubblica ottiene 12.718.641 di consensi (54,27%), mentre la monarchia si ferma a 10.718.502 (45,73%).
Nella circoscrizione di Parma, Modena, Piacenza e Reggio Emilia la repubblica ottiene 646.214 preferenze (72,78%), mentre la monarchia si ferma a 241.663 (27,22%).
Alle elezioni dell’Assemblea costituente la Democrazia cristiana ottiene il 35,21% dei voti e 207 seggi; il Partito socialista italiano di unità proletaria il 20,68% dei consensi e 115 seggi; il Partito comunista italiano il 18,93% dei voti e 104 seggi. Nessun’altra formazione politica supera il 7%.
Un Paese diviso
Dalle urne emerge l’istantanea di un Paese diviso. Il nord, ancora segnato dall’occupazione nazi-fascista e dagli slanci della Resistenza, aderisce in massa all’idea repubblicana. Il sud, liberato già nel 1943 e reduce da oltre due anni di rapporti complessi con gli Alleati, sostiene diffusamente la monarchia.
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Domenica 31 maggio 2026 comincerà Italiani brava gente, un ciclo di tre escursioni storiche tra Valsamoggia e Zocca. Attraverseremo un territorio che, nella parte conclusiva della Seconda guerra mondiale, fu segnato dalle violenze del Battaglione “Volontari della morte”, un reparto militare formato da fascisti che commisero diversi crimini.
Federica Ragazzi, Guida ambientale ed escursionistica delle valli bolognesi, ci accompagnerà nel primo trekking tra la località Bersagliera e le colline di Castello di Serravalle.
Io racconterò le radici delle atrocità avvenute durante la Seconda guerra mondiale e le ragioni che spinsero una parte consistente della popolazione a scegliere la Resistenza.
In questa prima tappa la narrazione partirà da alcuni episodi accaduti all’inizio degli anni Venti, proseguendo poi attraverso la dittatura fascista e arrivando agli anni della guerra. A Castello di Serravalle scopriremo, infine, la vicenda di Guido, partito da Bologna per cercare libertà e giustizia nella zona di Montefiorino.
La seconda delle escursioni storiche tra Valsamoggia e Zocca è in programma per domenica 14 giugno, la terza per domenica 5 luglio. La prima era stata programmata per domenica 17 maggio, poi è stata rinviata per le conseguenze del maltempo.
Il programma della prima giornata
Ore 9.30: ritrovo presso il parcheggio in località Bersagliera di Valsamoggia, vicino alla trattoria Elisa
9.45 partenza dell’escursione
12.00: pranzo al sacco
16.00 circa: rientro al punto di partenza.
Caratteristiche del percorso
Difficoltà: escursione di media su fondo misto (sentiero collinare, strada sterrata, alcuni brevi tratti di percorso asfaltato su strade poco trafficate). I sentieri sono facilmente percorribili e adatti a ogni livello di abilità.
Per partecipare, è richiesta l’abitudine a camminare in natura e in collina.
Lunghezza: 9 km
Dislivello: salita/discesa m. 130
Ore di cammino effettivo: 3
Maggiori informazioni sono disponibili nella scheda completa del percorso: puoi consultarla qui.
Escursioni storiche tra Valsamoggia e Zocca: come partecipare
Per partecipare, è necessario prenotare entro le ore 12 di sabato 30 maggio o fino al raggiungimento del numero massimo di iscritti. Ci si iscrive compilando il form apposito o contattando la guida ai recapiti sopra indicati, comunicando un proprio recapito di telefono cellulare.
Quota di partecipazione: € 25 (adulti), comprensiva di servizio di accompagnamento da parte Guida Ambientale Escursionistica qualificata e di un narratore storico.
Consigli per l’equipaggiamento
Si consiglia di indossare abbigliamento da escursione per la collina. Occorrono scarpe da trekking o con la suola scolpita. Si consiglia di portare con sé almeno un litro di acqua. Sono consigliati vestiario e scarpe di ricambio da lasciare in auto, spray anti-zanzare (meglio se anche con specifiche per zecche) e bastoncini telescopici, se graditi.
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Domenica 24 maggio 2026 ci incontriamo nel Parco dei Sassi di Roccamalatina per l’escursione Le torri di roccia. Eleonora Fornasiero, Guida ambientale ed escursionistica certificata della Regione Emilia-Romagna, ci accompagnerà prima attraverso il “Sentiero dei Ponticelli” nel bosco e poi lungo la ciclovia panoramica.
Lungo il cammino racconterò vicende della Resistenza e della vita quotidiana nel Parco dei Sassi di Roccamalatina durante la Seconda guerra mondiale. Quali luoghi furono rifugi e nascondigli per chi cercava di non farsi catturare? Dove agivano i partigiani? E com’erano le giornate delle persone comuni?
Questa escursione ad anello sarà un itinerario lento che ci permetterà di unire il paesaggio e la storia. Davanti ai nostri occhi si apriranno ampie vedute sulla valle del Panaro e sui Sassi di Roccamalatina.
L’escursione era stata originariamente programmata per sabato 16 maggio e poi rinviata per le previsioni di maltempo.
Dati tecnici sul percorso
Difficoltà: 2 su 5
Lunghezza: 9 km
Dislivello: +/- 300 mt
Durata: 4 ore (soste escluse)
Escursione adatta a persone abituate a camminare in natura, in buono stato di salute psico-fisica e con abbigliamento adeguato
Come partecipare
Ritrovo: 9:30 Pieve di Trebbio (Guiglia-MO); sarà fornita la posizione esatta agli iscritti
I minori sono ammessi obbligatoriamente accompagnati da un adulto responsabile e garante, dagli 8 anni di età
CANI: ammessi se abituati a camminare in gruppo e tenuti al guinzaglio
Equipaggiamento obbligatorio
Scarpe da trail running o con suola scolpita tipo Vibram
Zaino
Abbigliamento a strati con un capo antivento ed impermeabile
Scorta personale di acqua (almeno 1 L)
Pranzo al sacco
Equipaggiamento consigliato
Bastoncini da trekking
Cappello da sole
Crema solare
Repellente per insetti
Eventuali snack
Prezzo e dettagli
Costo: 30€ adulti; 8€ ragazzi (10-14 anni)
Numero partecipanti: conferma con minimo di 8 iscritti
Prenotazione: obbligatoria entro giovedì 14 maggio 2026
Link per l’iscrizione: https://eleonorafornasiero-gae.understory.io/experience/ed5a5039e6dc6d9bf46ba83ace1eae72 Per ulteriori info e iscrizioni: Eleonora 329.4062025 – Daniel 338.4204265
Se dovesse rendersi necessario, le guide potrebbero modificare il percorso e in caso di maltempo l’evento potrebbe essere posticipato od annullato.
La quota di partecipazione comprende il solo accompagnamento per tutta la durata della giornata di Eleonora Fornasiero (Guida Ambientale Escursionistiche, associate AIGAE – Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche, abilitata ai sensi della L.R. 4/2013) e Daniel Degli Esposti (divulgatore storico).
CONFERMA il giorno precedente entro le 19:00 per condizioni metereologiche adeguate.
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Nel pomeriggio di sabato 16 maggio sarò a Sassuolo per partecipare all’iniziativa 78 anni dopo: la Nakba continua.
Dopo le ore 17 interverrò per raccontare la catastrofe del popolo palestinese a partire dalla pulizia etnica del 1948. Al mio intervento storico si aggiungerà il contributo dell’onorevole Stefania Ascari.
L’iniziativa si terrà a partire dalle 14:30 – con proiezioni, stand e mostre – presso il centro Al Medina, in via Decorati al Valore 30, a Sassuolo. La partecipazione è gratuita e non è necessario prenotare.
Il 1948 in Palestina
Il 14 maggio 1948 il leader sionista David Ben Gurion proclama la nascita dello Stato d’Israele, di cui sia gli Stati Uniti sia l’URSS riconoscono immediatamente la sovranità.
Nella notte successiva, le forze armate della Lega araba entrano in Palestina. Inizia la prima guerra arabo-israeliana. Lo Stato ebraico la interpreta come una guerra d’indipendenza e può contare su aiuti internazionali.
Avendo accumulato un’organizzazione militare e armamenti superiori a quelli della Lega araba, nel 1949 Israele estende il proprio territorio oltre i confini assegnati dalle Nazioni Unite.
Altre parti dell’ipotizzato Stato palestinese passano invece sotto il controllo dell’Egitto e della Transgiordania, ribattezzata Giordania.
La Nakba
Al termine del conflitto, oltre 700.000 palestinesi sono costretti ad abbandonare le loro terre e cercano rifugio nei campi profughi dei Paesi vicini. Per tutti loro la sconfitta e la perdita dei beni diventano la Nakba (“catastrofe”).
È un’esperienza di distacco che per alcuni sfocia nell’esilio, mentre per altri apre decenni di straniamento. C’è chi cerca salvezza trasferendosi in uno dei Paesi della Lega Araba, trovando un’accoglienza contraddittoria e problematica.
I governi non vogliono, infatti, assumersi l’onere di assisterli e sperano che la loro sventura faccia pressione sulle organizzazioni internazionali, inducendole a forzare la mano con Israele.
I palestinesi e la Lega Araba
Emerge, così, una tendenza nel rapporto tra i palestinesi e i Paesi della Lega Araba. I governi di questi Stati non considerano le esigenze dei rifugiati, ma si servono di loro (e, più in generale, della questione palestinese) per posizionarsi o per perseguire i propri interessi.
Altri rifugiati palestinesi si stabiliscono a ridosso della propria terra d’origine, in una parte della Cisgiordania (sotto l’amministrazione giordana) o della Striscia di Gaza (affidata all’Egitto).
La Nakba continua: un’emergenza divenuta strutturale
Col passare degli anni gli insediamenti precari si stabilizzano e, pur essendo chiamati campi profughi, si trasformano “città di fatto”. Le baracche diventano edifici e, per dare un tetto alle generazioni nate lì, si alzano verso il cielo, perché possono crescere solo in verticale.
La vita è difficile: il lavoro è quasi sempre precario e sottopagato, le condizioni igieniche sono problematiche e spesso la sussistenza è affidata alla United Nations Relief and Works Agency for Palestine Refugees in the Near East (UNRWA), l’agenzia che l’ONU istituisce per assistere i rifugiati palestinesi.
Nessuno cancella esplicitamente il “diritto al ritorno”, ma le organizzazioni internazionali sono impotenti di fronte al rifiuto di Israele. Lo Stato ebraico non vuole aprire al reinsediamento dei profughi palestinesi, che rimangono confinati in un limbo pluridecennale.
Palestinesi in Israele
Non mancano, infine, persone e famiglie che scelgono di rimanere nei territori controllati da Israele. Pur ottenendo la cittadinanza, non vivono in condizioni di effettiva parità, perché lo Stato non li considera come parte della propria missione politica.
Fino al 1966 i “palestinesi del 1948” sono sottoposti a un regime di legge marziale. Il governo giustifica tale stato d’eccezione facendo riferimento al mancato raggiungimento di una pace con gli Stati della Lega Araba, per il quale la classe dirigente israeliana è in buona parte responsabile.
Nei decenni successivi la legislazione mantiene elementi discriminatori che evolvono per accompagnare i cambiamenti economico-sociali del Paese, trovando ulteriori rafforzamenti a partire dalla seconda metà degli anni Novanta.
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Venerdì 8 maggio 2026 a Monte San Pietro inaugura la mostra Filastin. L’arte del vignettista palestinese Naji Al-Ali, allestita tra la sala del Consiglio comunale e la sede dell’Associazione La Conserva.
Giovedì 14 maggio ci incontriamo alle ore 20:30 nella sede della Conserva (via Lavino 89/d). Racconterò i legami tra l’arte di Naji Al-Ali, la storia della questione palestinese e il presente.
Per mantenere viva l’attenzione sul genocidio in corso nella striscia di Gaza, sulla pulizia etnica della Cisgiordania, l’Associazione La Conserva APS espone una selezione delle opere realizzate dal più grande vignettista palestinese, Naji Al-Ali.
Nel corso dell’inaugurazione e nella serata di giovedì 14 maggio racconterò l’importanza dell’arte di Naji Al-Ali in relazione alle tragedie vissute dal popolo palestinese, tracciando un collegamento con gli scenari del presente.
La mostra è organizzata con il patrocinio del Comune di Monte San Pietro e in collaborazione con Festival Betty B, CRAP e Radio Città Fujiko.
Filastin: inaugurazione e orari di visita
L’inaugurazione è prevista per venerdì 8 maggio alle ore 18:00 nella Sala del Consiglio comunale. L’indirizzo è Piazza della Pace 4 – Monte San Pietro. L’ingresso all’edificio si trova lungo la Via Lavino.
La mostra sarà visitabile dall’8 al 22 maggio negli orari di apertura della Biblioteca, in due sedi:
Sala Consiglio (Piazza della Pace 4 – ingresso da Via Lavino)
Locali della Conserva (Via Lavino 89/d).
Chi era Naji Al-Ali
Il profilo biografico di Naji Al-Ali è tratto dalla scheda pubblicata sul sito di Eris Edizioni, che nel 2013 ha proposto in Italia il volume Filastin.
Naji al-Ali è nato ad Asciagiara in Galilea in Palestina nel 1936. È il più grande vignettista palestinese mai esistito ed è uno dei più importanti artisti del mondo arabo. In venticinque anni di lavoro ha disegnato migliaia di vignette e ha pubblicato tre libri. È morto il 29 agosto 1987 a Londra, ucciso da un colpo di pistola sparato con il silenziatore, di fronte alla sede di al-Qabas International per cui lavorava. L’assassino è ancora ignoto.
Nel 1988 è stato il primo arabo e il primo vignettista a ricevere la Golden pen of freedom della FIEJ (Fédération Internationale des Éditeurs de Journaux, ora WAN IFRA), ed è stata solo la seconda volta che questo importantissimo riconoscimento è stato dato postumo. La FIEJ ha dichiarato: «C’è stato un esiguo numero di grandi vignettisti dalla fine del XVIII secolo, Naji al-Ali è senza dubbio uno di questi».
Negli ultimi anni le sue opere sono state raccolte in diversi libri pubblicati in tutto il mondo: in Europa, Stati Uniti, Giappone, Corea, Brasile e in tutto il Medio Oriente.
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