Storia oggi

Il blog di Daniel Degli Esposti

Categoria: Storie in cammino

  • Modena nel regno d’Italia: passeggiata storica

    Modena nel regno d’Italia: passeggiata storica

    Domenica 4 ottobre 2026 ci incontriamo per la passeggiata storica Modena nel regno d’Italia. Libertà e disuguaglianze. Camminando nel centro della città, scoprirai ciò che accadde negli ultimi quarant’anni dell’Ottocento.

    Come reagì la società modenese al passaggio dal ducato estense al regno d’Italia? Che cosa accadde quando l’imperialismo allargò gli orizzonti dell’economia? Perché le persone comuni spesso non trovavano risposte nella politica? Che cosa fecero per far sentire la propria voce e ritagliarsi uno spazio pubblico? E come reagirono i gruppi che traevano vantaggio dalla situazione esistente?

    Il ritrovo è fissato alle ore 15 in via della Manifattura dei Tabacchi.

    Se vuoi partecipare, iscriviti seguendo le indicazioni presenti nella parte finale dell’articolo.

    Una piccola anteprima generale…

    L’Italia nasce senza avere risolto gli squilibri e le contraddizioni del Risorgimento. L’unità nazionale non è affatto solida, poiché manca una classe dirigente consapevole della propria missione politica e culturale.

    I leader degli schieramenti parlamentari appartengono al ceto dei possidenti e alle classi più agiate. Le differenze di pensiero fra questi notabili sono talmente sfumate da favorire il «trasformismo». I governi contengono le rivendicazioni delle masse popolari, alternando provvedimenti permissivi e azioni repressive.

    La politica attiva è preclusa ai lavoratori più umili, poiché non garantisce alcun mezzo di sostentamento.

    L’avvio dello sviluppo industriale pone le basi per la nascita della società di massa, ma le campagne e il Mezzogiorno rimangono in gran parte esclusi dalla crescita economica. Nelle zone del Sud dove sono più forti il familismo e il clientelismo di matrice mafiosa, gli schieramenti di maggioranza si appoggiano ai potentati per ottenere voti e mantenere il controllo del governo.

    L’analfabetismo e la povertà sono molto diffusi in tutte le province rurali, tra le quali spicca quella modenese. Per molti degli “ultimi” la principale opportunità di riscatto è l’emigrazione, che funziona anche come “valvola di sfogo” delle tensioni sociali: dal 1876 al 1915 quattordici milioni di italiani si trasferiscono in altri Paesi europei o al di là degli oceani per cercare lavoro e fortuna.

    Modena nel regno d’Italia: come partecipare

    Per partecipare alla passeggiata storica Modena nel regno d’Italia, con narrazioni di Daniel Degli Esposti e letture di Federico Benuzzi, è necessario iscriversi. Occorre inoltre pagare una quota di partecipazione, da versare alla partenza: 10€ a persona, 5€ per ragazze e ragazzi minori di 12 anni, gratuito per bambine e bambini minori di 6 anni. Anche i tuoi amici a quattro zampe sono i benvenuti!

    L’evento dura circa 2 ore, comprese le soste per le narrazioni storiche. La passeggiata si svolgerà su un percorso urbano, non ad anello. Dalla tappa conclusiva, sarà possibile raggiungere il punto di partenza con una camminata di circa 10 minuti.

    Per iscriverti alla passeggiata, scrivi una e-mail con il tuo nome e cognome e con il numero dei partecipanti a info@storiaoggi.it.

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  • Bologna 1943: passeggiata storica

    Bologna 1943: passeggiata storica

    Domenica 18 ottobre 2026 ci incontriamo alle 15 in piazza del Memoriale della Shoah (Via Giacomo Matteotti angolo via Carracci) per la passeggiata storica Bologna 1943. Alba di Resistenza. L’evento era stato originariamente programmato per il 20 settembre e rinviato.

    Camminando nel quartiere Bolognina, scoprirai cosa accadde in città nel corso di un anno decisivo per le sorti dell’Italia nella Seconda guerra mondiale.

    Come reagì la società bolognese alle notizie disastrose che provenivano dai fronti di guerra? Cosa pensavano le persone comuni di Mussolini e del regime fascista? Che cosa accadde quando la radio annunciò che il Duce era stato arrestato? E quali reazioni provocò lo sciopero all’Officina Minganti?

    Come fu accolto il radiomessaggio dell’armistizio con gli anglo-americani, firmato il 3 settembre e comunicato nella serata dell’8? Perché la Bolognina divenne subito un fulcro e un motore della Resistenza cittadina? E, last but not least, quale impatto ebbero i bombardamenti aerei anglo-americani?

    I miei racconti storici e le letture di Federico Benuzzi ti faranno scoprire il risveglio delle coscienze e il ritorno in scena di persone che si erano opposte al fascismo, trovandosi costrette ad agire in clandestinità. Che cosa fecero appena ritrovarono l’opportunità di parlare in pubblico? Come reagirono all’occupazione nazista dopo l’8 settembre 1943?

    Una piccola anteprima

    La testimonianza di Ildebrando Bilacchi, operaio della classe 1912, ci restituisce la lunga durata dell’antifascismo nel quartiere Bolognina.

    «La mia attività clandestina antifascista era cominciata nel 1934. In qualità di operaio avevo lavorato prima nell’officina Milani, poi nell’officina Veronesi ed anche alla Cevolani, organizzando in tutte e tre queste fabbriche l’opposizione operaia al fascismo, in contatto con altre officine della zona della Bolognina. Nella zona del Pontevecchio, dove abitavo, avevo anche creato dei centri dell’organizzazione clandestina reclutando dei giovani per la diffusione della stampa antifascista. Una sede dell’organizzazione era in casa mia ed un’altra nella casa di Giuseppe Bertocchi, che era un operaio esterno del Polverificio
    di Marano».

    Come partecipare a Bologna 1943

    Per partecipare alla passeggiata storica Bologna 1943. Alba di Resistenza, con narrazioni di Daniel Degli Esposti e letture di Federico Benuzzi, è necessario iscriversi. Occorre inoltre pagare una quota di partecipazione, da versare alla partenza: 10€ a persona, 5€ per ragazze e ragazzi minori di 12 anni, gratuito per bambine e bambini minori di 6 anni. Anche i tuoi amici a quattro zampe sono i benvenuti!

    L’evento dura circa 2 ore, comprese le soste per le narrazioni storiche. La passeggiata si svolgerà su un percorso urbano. Dal luogo dell’ultima tappa narrativa, sarà possibile raggiungere il punto di partenza con una camminata di circa 5 minuti.

    Per iscriverti alla passeggiata, scrivi una e-mail con il tuo nome e cognome e con il numero dei partecipanti a info@storiaoggi.it.

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  • Il massacro di Monte Sole: trekking storico

    Il massacro di Monte Sole: trekking storico

    Sabato 12 settembre 2026 ci incontriamo alle 15 nel parcheggio del Parco storico di Monte Sole per il trekking Il massacro di Monte Sole.

    Cammineremo tra i borghi devastati nelle operazioni di terra bruciata che nell’autunno 1944 sconvolsero Marzabotto, Grizzana e Monzuno. Scoprirai i luoghi della memoria, ma anche le dinamiche e le cause del massacro di Monte Sole.

    Qual è il legame tra la Linea gotica e le devastazioni delle retrovie? Che cosa accade alla brigata partigiana “Stella Rossa”, attiva intorno a Monte Sole dalla primavera 1944? Perché i civili diventano obiettivi diretti della violenza nazista e fascista?

    I miei racconti storici e le letture di Federico Benuzzi ti faranno scoprire una delle vicende più tragiche ed emblematiche della Seconda guerra mondiale in Italia.

    Come partecipare

    Per partecipare alla passeggiata storica Il massacro di Monte Sole, con narrazioni di Daniel Degli Esposti e letture di Federico Benuzzi, è necessario iscriversi. Occorre inoltre pagare una quota di partecipazione, da versare alla partenza: 10€ a persona, 5€ per ragazze e ragazzi minori di 12 anni, gratuito per bambine e bambini minori di 6 anni. Anche i tuoi amici a quattro zampe sono i benvenuti!

    L’evento dura circa 3 ore, comprese le soste per le narrazioni storiche. La passeggiata si svolgerà su un percorso andata-ritorno, fatto di strade asfaltate e tratti carrabili con fondo in ghiaia. Sono presenti alcuni tratti in salita e discesa.

    Consigliamo di indossare scarpe e abbigliamento adatti a una camminata in un ambiente-parco.

    Per iscriverti alla passeggiata, scrivi una e-mail con il tuo nome e cognome e con il numero dei partecipanti a info@storiaoggi.it.

    Il massacro di Monte Sole: un approfondimento

    Il massacro di Monte Sole è la peggiore strage di civili nella storia contemporanea dell’Europa occidentale.

    Tra il 29 settembre e il 5 ottobre 1944 diversi reparti della XVI divisione corazzata granatieri SS eseguono un’operazione di “terra bruciata” sull’Appennino bolognese. I militi nazisti e le SS italiane devastano oltre 100 luoghi, compresi nei territori comunali di Marzabotto, Grizzana e Monzuno. Anche le istituzioni e i corpi armati della Repubblica sociale italiana partecipano al massacro come collaborazionisti.

    Al termine delle operazioni restano uccise 771 persone. Tuttavia la stampa fascista contribuisce a dipingere l’operazione come l’attacco decisivo contro la brigata partigiana “Stella Rossa”, nascondendo completamente la strage dei civili.

    Le forze armate naziste e fasciste compiono il massacro con l’obiettivo di sgomberare da ogni pericolo il percorso dal crinale appenninico alle porte di Bologna. Non vogliono soltanto colpire i partigiani della brigata “Stella Rossa”, ma si propongono di impedire ogni forma di lotta lungo quella direttrice di marcia.

    La strategia della “terra bruciata” prevede l’attacco ai civili, considerati sostenitori della Resistenza e quindi traditori. Le operazioni militari hanno pertanto l’obiettivo esplicito di uccidere donne, bambini e vecchi per fare “terra bruciata” intorno ai partigiani.

    I nazisti cercano di evitare a ogni costo gli scontri armati per correre meno rischi possibile. Il 5 ottobre il bilancio ufficiale delle
    perdite tedesche ammonta a soli 7 morti e 29 feriti, di cui 8 gravi.

    “Strage di Marzabotto” o “massacro di Monte Sole”?

    Per parlare di questa tragedia, la memoria pubblica nazionale utilizza spesso l’espressione “strage di Marzabotto”. Non è tuttavia un’opzione corretta, poiché limita e distorce la portata dei fatti.

    Tra il 29 settembre e il 5 ottobre 1944 il capoluogo del Comune di
    Marzabotto non viene infatti investito dalle violenze. Il perimetro della “terra bruciata” si estende invece in territori ancora più periferici, appartenenti anche ai municipi di Grizzana e Monzuno.

    È dunque opportuno utilizzare l’espressione “massacro di Monte Sole”, poiché le violenze si concentrano soprattutto nei borghi rurali intorno all’omonima altura.

    Ogni anno, nella prima domenica di ottobre, le istituzioni, le associazioni e i cittadini si ritrovano a Marzabotto per ricordare la
    tragedia.

    La fine dell’estate 1944 e la Linea gotica

    Alla fine dell’estate 1944 il fronte italiano della Seconda guerra mondiale raggiunge l’Appennino tosco-emiliano. I nazisti realizzano le fortificazioni della “Linea verde”, che i partigiani chiamano “Linea gotica”.

    Intanto il Comando unico militare dell’Emilia-Romagna
    (CUMER) sollecita le formazioni della Resistenza a pianificare l’insurrezione generale
    . Gli organizzatori della lotta armata sono convinti che i britannici, gli statunitensi e i loro alleati sfonderanno le difese tedesche prima dell’inverno.

    Sull’Appennino reggiano, modenese e bolognese le brigate partigiane si preparano per il massimo sforzo. Molti giovani raggiungono i combattenti più esperti per affrontare le ultime battaglie prima della Liberazione.

    Gli organici delle formazioni si allargano e i comandi devono affrontare nuove sfide: come armare, addestrare e nutrire così tanti volontari? Come gestire i trasferimenti verso le città? Intanto arrivano le piogge, le notti diventano sempre più fredde e la popolazione della montagna non riesce più a sostenere materialmente tanti uomini in clandestinità.

    Nella seconda metà di settembre, mentre gli Alleati fanno i conti con le difficoltà militari dell’attacco alla Linea gotica, i partigiani devono sopravvivere in condizioni sempre più difficili. Sui crinali dell’Emilia le voci della ritirata tedesca si alternano ai sospetti di nuovi rastrellamenti contro i civili. Si vive alla giornata, nell’attesa che qualcuno annunci l’arrivo dell’ora decisiva.

    La brigata “Stella Rossa” a Monte Sole

    Il Monte Sole si trova tra le valli del Reno e del Setta. Svetta su una zona strategica per i collegamenti tra il crinale e l’area urbana di Bologna. È una terra di lavoro e di sussistenza, nella quale le famiglie sono abituate a fare i conti con la miseria.

    In quella zona, da mesi, i civili convivono con i partigiani della brigata “Stella Rossa”, comandata da Mario Musolesi “Lupo”. Non è il solito comandante della Resistenza: ha una formazione militare, non sopporta la politica e si impone in modo molto autoritario. Conosce il Monte Sole e i suoi dintorni meglio di chiunque altro, poiché è nato e cresciuto sotto quei cieli. Proprio per questo non è disposto ad abbandonarli per nessun motivo, neppure sotto attacco.

    Tra la primavera e l’estate diversi partigiani hanno lasciato la formazione per seguire il vice-comandante Sugano Melchiorri a Montefiorino. Non è semplice convivere con “Lupo”, ma chi resta insieme a lui continua a portare avanti una lotta strettamente legata al territorio e alle sue comunità. La “Stella Rossa” trova appoggi presso diverse famiglie e cerca di colpire chi si oppone alla Resistenza.

    Tuttavia aiutare e ospitare i partigiani è pericoloso, soprattutto quando la zona in questione diventa retrovia del fronte.

    Nella seconda metà di settembre la brigata “Stella Rossa” rimane alle pendici del Monte Sole. Anche se nei giorni precedenti sono circolate voci di attacchi nazisti, i partigiani non sospettano l’incombere di un rastrellamento, poiché ritengono imminente lo sfondamento della Linea gotica. I battaglioni più numerosi sono insediati tra i borghi di Caprara, Poggio, Casaglia, Ca’ Dizzola, Cerpiano e Le Scope.

    L’attacco

    Nel settembre 1944 la XVI divisione corazzata granatieri SS, comandata dal generale Max Simon, è impegnata sul principale fronte della Linea gotica bolognese. È subordinata al I Corpo paracadutisti del generale Schlemm.

    Il battaglione esplorante, comandato dal maggiore Walter Reder, si trova in linea nella zona di Vergato. Tra il 26 e il 27 settembre è collocato a riposo, come riserva divisionale, nella valle del Setta a sud di Vado, tra Rioveggio e Montorio. Proprio in quei giorni riceve l’incarico di compiere un’operazione di terra bruciata nella zona del Monte Sole.

    Walter Reder non è l’unico responsabile delle operazioni. Oltre a rendere conto al generale Simon, il maggiore è coadiuvato dal colonnello Ekkehard Albert, che pianifica la lotta contro le bande partigiane. Nelle operazioni del Monte Sole è coinvolto anche il maggiore Helmut Loos, che gestisce il servizio informazioni e controspionaggio ed è responsabile per la sicurezza delle retrovie.

    I nazisti immaginano che il comando della brigata “Stella Rossa” si trovi nella zona di San Martino. La prima compagnia del battaglione esplorante ha il compito di attaccare quell’area. A quel reparto, comandato dal tenente Segebrecht, viene affiancato un plotone di mitraglieri della quinta compagnia, in azione di fanteria. Partecipa alla missione anche il tenente Vysek, ufficiale di osservazione di artiglieria con comando radio.

    La seconda compagnia, agli ordini del tenente Szillat, deve raggiungere il Monte Sole. Condivide l’obiettivo con la terza compagnia, comandata dal capitano Schmidtkunz. Gli elementi della quinta compagnia non coinvolti nel sostegno alla prima puntano invece su Caprara.

    Al massacro di Monte Sole partecipano anche il IV battaglione del 1059° reggimento granatieri dell’Est, formato da volontari russi, e reparti del 105° reggimento della contraerea (FlaK). In caso di necessità l’ausilio dell’artiglieria è garantito da una batteria del 16° reggimento di artiglieria SS della contraerea e della batteria del 16° reggimento di artiglieria SS collocata al fronte.

    Cadotto

    Il comandante Mario Musolesi “Lupo”, il vicecomandante Giovanni Rossi “Gianni”, il comandante della terza compagnia Gino Gamberini “Leone” e alcuni partigiani della brigata “Stella Rossa” passano la notte fra il 28 e il 29 settembre a Cadotto. Dormono insieme alle rispettive compagne, dopo aver partecipato a una piccola festa danzante.

    Il mattino successivo “Lupo” e i suoi compagni si fanno sorprendere dall’arrivo dei nazisti. Tuttavia neppure le SS si aspettano di trovarsi subito di fronte al comando della formazione. Piove a dirotto e i militi sono convinti di non trovare particolari resistenze fino a San Martino.

    Al sopraggiungere delle SS, alcuni partigiani si sbandano e cercano di mettersi in salvo. Gli uomini della Resistenza non possono reggere uno scontro prolungato contro le forze naziste. Non essendo armati ed equipaggiati allo stesso modo, devono adottare tattiche di guerriglia: prima colpire e poi scomparire.

    Julien Legoll, un mitragliere della quinta compagnia, racconta che i nazisti occupano due case coloniche. Dalla cantina di una terza abitazione partono però diversi colpi di arma da fuoco. I tedeschi subiscono dunque alcune perdite non pianificate, le più consistenti dell’intera operazione.

    A quel punto le SS si dividono i compiti: mentre alcuni assediano la casa, altri allineano contro un muro una trentina di persone tra donne, bambini e anziani. A quel punto aprono il fuoco con la mitragliatrice.

    Gli scontri proseguono ancora per un po’. Nel corso della mattinata anche Mario Musolesi “Lupo” rimane ucciso in un combattimento contro un milite della prima compagnia, mentre
    cerca di sganciarsi per chiedere aiuto.

    Caprara di Sopra

    La mattina del 29 settembre a Caprara di Sopra gli abitanti sentono colpi di cannone e di mitraglia. Allora si spaventano e corrono verso un rifugio.

    Intanto i partigiani della “Stella Rossa” si spostano tra il Monte Caprara e il Monte Sole per difendersi meglio in caso di rastrellamento.

    Sotto la forte pioggia del mattino arrivano 7-8 soldati tedeschi, che trovano il nascondiglio protetto e rastrellano le 70 persone presenti. A parte tre vecchi, ci sono solo donne e bambini. Tra di loro c’è Maria Collina, residente a Villa d’Ignano, ma fuggita a Caprara per paura degli scontri.

    Dopo avere messo tutti gli ostaggi in fila, i nazisti li portano in una delle case di Caprara. Li chiudono dentro, poi gettano bombe da una finestra e dalla porta. I militi sparano alle persone che cercano di salvarsi fuggendo via. Lucia Lanzarini, di 9 mesi, viene trovata morta fuori dalla casa, probabilmente per inedia.

    Sopravvivono solo in 8: i nomi noti sono Maria Collina, ferita alla gamba sinistra e madre di quattro bambini rimasti uccisi; Gilberto Fabbri, ferito alle gambe; Nerina Moschetti, di 9 anni, capace di saltare fuori da una finestra e di nascondersi in un tombino; le sorelle Maria e Paola Astrali, protette dai corpi dei morti.

    I responsabili della strage non sono i soldati del 105° reggimento FlaK, ma con ogni probabilità alcuni militi di una pattuglia appartenente alla quinta compagnia del battaglione esplorante.

    Il comandante Saalfrank afferma infatti di aver trovato “il quartier generale della Stella Rossa” in una postazione fortificata. Si tratta di 4 case con le cantine rafforzate e tutt’intorno un sistema di trincee. In realtà è soltanto un rifugio, nel quale sono nascosti 70 civili.

    Le case descritte dal militare nazista non sono fortificate, ma semplici abitazioni di civili, distrutte dai militi durante le operazioni di “terra bruciata”.

    Casaglia

    Il quarto battaglione della brigata Stella Rossa si trova fra Ca’ Dizzola, Cerpiano e Le Scope, a sud-est del Monte Sole, e in parte anche più a nord, fra Cà Tura e Ignano, alle pendici del Monte Santa Barbara. Occupa dunque un’area molto estesa e difficile da difendere.

    Nel mattino del 29 settembre Casaglia è l’obiettivo della terza compagnia del battaglione esplorante, che risale probabilmente da Casoncello. I partigiani ripiegano sul Monte Sole, mentre gli uomini validi cercano di nascondersi.

    Le donne, i bambini e i vecchi si radunano in chiesa, convinti di non essere gli obiettivi delle operazioni militari. Li assiste il giovane parroco di San Martino, don Ubaldo Marchioni.
    Il curato sta andando all’oratorio dell’Angelo Custode di Cerpiano per celebrare la messa, ma trova la chiesa piena e si ferma per recitare un rosario insieme ai fedeli.

    All’arrivo dei nazisti non si verificano scontri a fuoco o episodi di resistenza. Un piccolo gruppo di militi fa irruzione in chiesa e ordina a tutti i fedeli di uscire. I tedeschi accusano donne, bambini e vecchi di essere partigiani, poi li mettono in fila lungo la strada per Dizzola.

    Intanto, proprio all’interno della chiesa, uccidono don Marchioni e Vittoria Nanni, una ventottenne paralitica. Enrica Ansaloni e Giovanni Betti di Gardelletta cercano invece di nascondersi nel campanile e restano uccisi lì.

    Elena Ruggeri si salva insieme a una zia e al cugino Giorgio Munarini, nascondendosi in sagrestia.

    All’altezza del cimitero di Casaglia una piccola pattuglia di nazisti ferma il gruppo. Il comandante ordina di forzare il cancello e fa entrare tutti gli ostaggi nel camposanto, allineandoli contro il muro interno e aprendo il fuoco di una mitragliatrice. Le vittime della strage sono in tutto 93.

    Nella notte del 2 ottobre viene scavata una fossa comune all’interno del cimitero, dove sono sepolti 69 cadaveri, compreso quello di un 26enne ucciso in località Poggio.

    Al termine della fucilazione un bambino di otto anni, Vittorio Tonelli, entra nel camposanto e dice agli eventuali sopravvissuti che non ci sono più i tedeschi. Il piccolo vede tra le vittime la madre, cinque fratelli e le sorelle. Anche lui rimane ucciso poco dopo, lungo la strada per Vado, colpito da una granata.

    I superstiti

    Tra gli ostaggi fucilati al cimitero si salvano le sorelle Cornelia e Giuseppina Paselli, che restano vive sotto i corpi dei morti; piangono però l’uccisione dei fratellini gemelli Luigi e Maria, oltre a quella della madre Angiolina Mazzanti.

    Lidia Pirini rimane invalida alla gamba destra per le ferite riportate. Il 30 settembre trova il coraggio e la forza di uscire dal cimitero solo poco prima del tramonto. In quello stesso giorno sua madre e sua sorella vengono uccise nell’oratorio di Cerpiano.

    Anche Lucia Sabbioni si salva, ma perde la madre, 4 sorelle, un fratello e il nonno. Elide Ruggeri rimane ferita al fianco destro ed
    elabora il ricordo di essere stata aiutata da un nazista per contrastare il sentimento di essere stata abbandonata. Nella strage perde la madre, un fratello e una sorella.

    L’orefice Gino Chirici, sfollato da Bologna, si nasconde nel bosco. Sua moglie viene uccisa nel cimitero di Casaglia. La figlia, una studentessa ventenne, viene ritrovata dai nazisti mentre è riversa in un fosso con una ferita a un gomito; i militi la portano alla Gardelletta e la curano.

    Al cimitero di Casaglia, Chirici salva una bambina di 6 anni, rimasta ferita, e la porta al rifugio Beguzzi, dove trova anche la figlia ventenne. Il 5 ottobre due soldati lo prelevano insieme ad altri per ripulire Ca’ Belvedere e lui raccomanda a un ufficiale la figlia.

    Alla fine del lavoro, gli uomini vengono condotti sul ciglio di una scarpata e fucilati. Chirici però sopravvive, poiché si butta prima di ricevere il colpo.

    Quando torna al rifugio, trova la figlia e la bambina di 6 anni morte nei loro letti: i nazisti hanno infatti ucciso tutte e 11 le persone rimaste all’interno.

    Cerpiano

    La mattina del 29 settembre la seconda compagnia del battaglione esplorante risale dalla Quercia e dalla Gardelletta verso Cerpiano. I militi non trovano particolari resistenze.

    Il diciassettenne Francesco Pirini, sfollato a Cerpiano, vede alcune case bruciare verso il Setta e avvisa i partigiani, poi si dirige con loro verso il Monte Sole. Un altro gruppo di resistenti, provenienti da Le Scope, si ritrova davanti all’oratorio per andare a Dizzola. Quei giovani decidono poi di rifugiarsi in un bosco per non imbattersi nel fuoco tedesco.

    Mentre risalgono verso il Monte Sole, le SS incontrano 2 donne e 8 bambini subito dopo Ca’ di Zermino. Li uccidono tutti, incendiando
    anche l’abitazione.

    I militi arrivano a Cerpiano tra le 8:30 e le 9. Sentendoli, diverse persone corrono nel rifugio antiaereo, realizzato nel vicino bosco: i nazisti non trovano la struttura e quei civili si salvano.

    Nella cantina del “Palazzo”, l’edificio più importante di Cerpiano, si nascondono invece 27 donne, 20 bambini e 2 uomini, uno dei quali paralitico e l’altro ultrasettantenne. I nazisti fanno irruzione nel locale e costringono tutte le persone a uscire, conducendole nell’oratorio dell’Angelo Custode. Poi chiudono dentro gli ostaggi e lanciano una granata dall’esterno, rompendo una vetrata.

    Dopo l’esplosione sopravvivono circa 20 persone. Due vengono
    uccise con armi da fuoco mentre cercano di uscire, una dalla porta principale, la bidella Amelia Tossani da quella laterale.

    I nazisti non se ne vanno. I militi mangiano e bevono, mentre qualcuno suona l’armonium all’interno del Palazzo. Il caporale Mayer, comandante della seconda compagnia, non pensa di eliminare esseri umani, ma soltanto “loschi bacilli”.

    Con ogni probabilità i nazisti rientrano alla base prima della notte e fanno ritorno a Cerpiano soltanto l’indomani mattina. Nessuno tuttavia si muove dall’interno dell’oratorio. Solo nel pomeriggio di sabato 30 settembre le SS uccidono gli ostaggi con armi da fuoco e li depredano degli oggetti di valore.

    Nell’oratorio di Cerpiano muoiono in tutto 46 persone, tra le quali le maestre Teresina Bortolucci e Anita Serra. Si salva invece Antonietta Benni, la maestra orsolina dell’asilo di Gardelletta. Sopravvivono anche Fernando Piretti, di 8 anni, e Paola Rossi, di 6 anni, portati poi in salvo da Francesco Lamberti.

    San Martino

    Max Simon sostiene che il comando della brigata Stella Rossa si trovi a San Martino. I nazisti si aspettano dunque di trovare ingenti fortificazioni e pensano di ricorrere massicciamente all’artiglieria.

    Probabilmente alcune pattuglie di SS arrivano già il 29 settembre, ma non commettono eccidi. Il giorno successivo, intorno alle 15:30, un gruppo di militi, appartenente alla quinta compagnia del battaglione esplorante, sale dalla località Quercia e prosegue per San Martino.

    Le SS fanno uscire le persone rifugiatesi in chiesa, radunano in un cortile tutte quelle che cercano di fuggire dalle case vicine e le uccidono con la mitragliatrice. Poi accatastano delle fascine e cominciano a bruciare i cadaveri. In seguito viene scavata una fossa comune, in cui sono collocati 37 cadaveri.

    Gli ultimi eventi del massacro di Monte Sole

    Il massacro di Monte Sole si conclude il 5 ottobre. Nei 25 giorni successivi l’area viene investita dalle violenze dei combattimenti. I
    nazisti non smettono di fare blitz e incursioni nei borghi tra il Reno e il Setta
    . A farne le spese sono coloro che si sono prodigati per assistere la popolazione civile, sperando in un futuro di pace.

    Tra di loro spicca don Giovanni Fornasini, parroco di Sperticano, che nei giorni del massacro viene arrestato e condotto a Salvaro. Trova scampo, ma non smette di impegnarsi per le comunità che hanno perso i loro sacerdoti.

    I nazisti vedono nel suo lavoro per la pace e nelle richieste di porre fine alle violenze due atti di sfida. Forse per questo don Fornasini viene ucciso e il 13 ottobre il suo corpo, decapitato, viene abbandonato dietro al cimitero di San Martino.

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  • Trekking storico al parco Santa Giulia

    Trekking storico al parco Santa Giulia

    Sabato 26 settembre 2026 ci incontriamo nella piazza dei Caduti di Monchio (Palagano, MO) per un trekking storico al Parco Santa Giulia. Cammineremo in uno dei luoghi più importanti per la nascita e lo sviluppo della Resistenza modenese.

    L’escursione Sentieri ribelli al Parco Santa Giulia ci porterà infatti a scoprire perché nell’autunno 1943 quel monte è stato uno dei primi luoghi in cui nacque l’idea di opporsi all’occupazione nazista e agli obblighi imposti dal fascismo di Salò.

    Prima vennero i giovani della montagna, che rifiutavano l’esercito di Mussolini, poi anche i sassolesi e altri modenesi risalirono il Secchia, ponendo le basi della lotta partigiana.

    Ricorderemo la strage che il 18 marzo 1944 devastò le comunità di Monchio, Susano e Costrignano, ma anche le vicende della zona libera di Montefiorino e il difficile percorso che portò alla Liberazione.

    Racconterò queste storie insieme alla guida ambientale ed escursionistica Elisa Guerri.

    Come partecipare

    Orario di partenza: ore 9.30

    Punto di ritrovo:  parcheggio della piazza dei Caduti di Monchio (la posizione verrà inviata dalla guida il giorno precedente)

    Difficoltà: E 

    Lunghezza: 11 km

    Durata: 5 ore (soste escluse)

    Dislivello in salita: +345

    Dislivello in discesa: – 345

    Prezzo adulti: € 28

    Ridotto dai 12 ai 18 anni: € 25

    Escursione non adatta ai bambini di età inferiore ai 12 anni

    Riduzione per famiglie composte da almeno 4 partecipanti: € 25 a persona 

    Cani: Sono generalmente ammessi cani tenuti al guinzaglio salvo particolari condizioni, è quindi necessario segnalare l’intenzione di portare il proprio amico a quattro zampe prima di prenotare scrivendo a info@visitmodena.it

    Equipaggiamento: Scarponi alti da trekking con suola scolpita, zaino da 20-30 lt, borraccia acqua 1 litro, giacca antivento e antipioggia, copricapo, guanti, occhiali da sole, pranzo al sacco e snacks. Non ammesse scarpe basse.

    Maggiori info e iscrizioni su Visit Modena.

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  • Modena 1943: passeggiata storica sull’alba della Resistenza

    Modena 1943: passeggiata storica sull’alba della Resistenza

    Giovedì 3 settembre 2026 ci incontriamo alle 20:15 davanti al Teatro Storchi (largo Garibaldi 15) per la passeggiata storica Modena 1943. Alba di Resistenza.

    Camminando nel centro della città, scoprirai cosa accadde a Modena nei 45 giorni di un’estate decisiva per le sorti dell’Italia nella Seconda guerra mondiale.

    Come reagì la società modenese alle notizie disastrose che provenivano dai fronti di guerra? Cosa pensavano le persone comuni di Mussolini e del regime fascista? Che cosa accadde quando la radio annunciò che il Duce era stato arrestato? E quali reazioni provocò il radiomessaggio dell’armistizio con gli anglo-americani, firmato il 3 settembre e comunicato nella serata dell’8?

    I miei racconti storici e le letture di Federico Benuzzi ti faranno scoprire il risveglio delle coscienze e il ritorno in scena di persone che si erano opposte al fascismo, trovandosi costrette ad agire in clandestinità. Che cosa fecero appena ritrovarono l’opportunità di parlare in pubblico? Come reagirono all’occupazione nazista dopo l’8 settembre 1943?

    La partenza della passeggiata storica è prevista per le ore 20:30.

    Se vuoi partecipare, iscriviti seguendo le indicazioni presenti nella parte finale dell’articolo.

    Come partecipare a Modena 1943

    Per partecipare alla passeggiata storica Modena 1943. Alba di Resistenza, con narrazioni di Daniel Degli Esposti e letture di Federico Benuzzi, è necessario iscriversi. Occorre inoltre pagare una quota di partecipazione, da versare alla partenza: 10€ a persona, 5€ per ragazze e ragazzi minori di 12 anni, gratuito per bambine e bambini minori di 6 anni. Anche i tuoi amici a quattro zampe sono i benvenuti!

    L’evento dura circa 2 ore, comprese le soste per le narrazioni storiche. La passeggiata si svolgerà su un percorso urbano, non ad anello. Dalla tappa conclusiva, sarà possibile raggiungere il punto di partenza con una camminata di circa 10 minuti.

    Per iscriverti alla passeggiata, scrivi una e-mail con il tuo nome e cognome e con il numero dei partecipanti a info@storiaoggi.it.

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  • Medicina resiste: passeggiata storica

    Medicina resiste: passeggiata storica

    Martedì 8 settembre 2026 ci incontriamo per la passeggiata storica Medicina resiste. A 83 anni dall’annuncio dell’armistizio tra l’Italia e gli anglo-americani, ripercorreremo la fase più intensa della Seconda guerra mondiale nella pianura bolognese.

    Camminando nel centro storico, scopriremo come a Medicina l’antifascismo si trasformò in Resistenza. Ritroveremo i luoghi in cui le violenze naziste e fasciste lasciarono un segno rimasto nella memoria e ascolteremo le voci di chi visse la lotta di Liberazione grazie alle letture attoriali di Federico Benuzzi.

    L’appuntamento è fissato alle ore 20:15 sotto la loggia del Comune, in via Libertà 103, a Medicina.

    La partecipazione è gratuita e non è necessario prenotare. L’iniziativa è promossa da ANPI Medicina in collaborazione con l’amministrazione comunale.

    Medicina resiste: una piccola anteprima sull’8 settembre 1943

    Il 3 settembre 1943 il Regno d’Italia firma un armistizio con gli Stati Uniti e l’Impero britannico. Il Regio Esercito cessa le ostilità nei confronti delle forze armate alleate e s’impegna a resistere «ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza». Tuttavia, le truppe italiane non sono pronte a combattere contro gli ex alleati tedeschi. Anche per questo, il governo di Badoglio non vuole dare l’annuncio della resa agli anglo-americani.

    Dopo qualche giorno di attesa, gli Alleati pretendono che l’Italia riveli la nuova situazione, minacciando nuovi bombardamenti sulle città. Il governo cede e l’annuncio è trasmesso via radio alle 19:42 dell’8 settembre.

    L’Italia si ritira dal conflitto lasciando il Regio Esercito senza direttive precise. Intanto le forze armate germaniche si preparano ad applicare il piano Achse, che prevede l’occupazione della penisola fino alla Campania meridionale.

    L’armistizio a Bologna

    A Bologna, mentre si formano cortei lungo le strade e s’improvvisano comizi nelle piazze, alcuni esponenti del Comitato «pace e libertà» si mettono a disposizione del Comando militare territoriale per contribuire alla difesa della città, chiedendo di distribuire armi ai cittadini.

    Il generale Terziani rifiuta, affermando di essere pronto a eseguire gli ordini dei superiori. In quella serata, tuttavia, i vertici delle istituzioni e delle forze armate si eclissano, provocando il collasso del Paese.

    Terziani decide di arrendersi alle truppe tedesche e anche negli altri capoluoghi di provincia le autorità militari non organizzano sistematicamente la difesa, isolando di fatto i reparti che abbozzano una resistenza.

    Lo squadrone di cavalleria “Novara”, di stanza a Medicina, si disperde rapidamente, abbandonando armi ed equipaggiamenti.

    9 settembre: l’alba di “Medicina resiste”

    Così, il mattino del 9 settembre gli emiliani e i romagnoli si risvegliano sotto l’occupazione nazista. Il giorno successivo un Ordine del Führer istituisce il plenipotenziario civile del Reich in Italia, Rudolf Rahn, legato al Ministero degli Esteri. Hitler affida ai prefetti il compito di far funzionare le amministrazioni locali, insedia presso il governo fascista un consigliere straordinario per le questioni di polizia e istituisce un comandante militare territoriale per la zona occupata, favorendo il collocamento di presidi dell’esercito nelle principali città del centro-nord.

    I tedeschi impongono alle autorità italiane la collaborazione, garantendo l’appoggio delle truppe insediate nei centri urbani, ma la situazione rimane confusa per qualche giorno.

    In molti paesi i civili prendono d’assalto ammassi e salumifici per evitare che le scorte finiscano nelle mani dei tedeschi, provocando anche incidenti con gravi conseguenze.

    A Medicina, invece, nasce un comitato per la distribuzione del grano alla popolazione: dal momento che il commissario prefettizio Giuseppe Valeriani si è reso irreperibile, gli artefici dell’iniziativa sono antifascisti come Argentesi, Trippa, Bertolini, Baroncini, Mario Monterumici e il medico Leone Timoncini.

    Collaborando con l’ufficio annonario del Comune, il comitato distribuisce due quintali di grano per ogni persona a prezzo convenzionato, sostituendo per un anno la tessera del pane e della pasta. Si procede in gran fretta e il successo dell’iniziativa è soltanto parziale, ma sono evitati incidenti.

    Per scoprire altre vicende della lotta di Liberazione, ti aspetto alla passeggiata storica Medicina resiste.

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  • Trekking storico a Monteorsello

    Trekking storico a Monteorsello

    Sabato 29 agosto 2026, nel pomeriggio, ti aspetto a Selva di Monteorsello per la seconda edizione del trekking Storie da gustare, sentieri da vivere.

    Cammineremo tra le colline che circondano il rio Monteorsello, nello splendido territorio di Guiglia. Racconterò nuove storie di Resistenza, seguendo idealmente i passi dei partigiani che, tra il 1944 e il 1945, scelsero quei luoghi per portare avanti la lotta di Liberazione.

    Come partecipare al trekking storico a Monteorsello

    Il ritrovo è fissato per le ore 17 presso l’Agriturismo Nonna Nella (via Buzzeda 4, Monteorsello di Guiglia). Da lì partiremo per il trekking. Entro le 19:30 ritorneremo all’Agriturismo Nonna Nella per un ricco apericena a buffet.

    Consigliamo la partecipazione alle persone abituate a camminare. Il percorso presenta alcuni tratti in salita e alterna tratti su asfalto, su ghiaia, su sentiero e su capezzagna. Raccomandiamo di indossare scarpe adatte a camminare nella natura, di portare un cappellino e una scorta d’acqua.

    Per partecipare, è necessario iscriversi scrivendo al numero 335.496736 o al numero 342.6681316. La quota di partecipazione, comprensiva dell’accompagnamento storico e dell’apericena, è di 25€ (pagamento in loco).

    L’iniziativa è promossa dall’Agriturismo Nonna Nella, da Storia oggi e da ANPI Marano sul Panaro – Marano Resiste.

    Una piccola anteprima

    Tra i primi mesi del 1944 e la primavera del 1945 i campi e i boschi di Monteorsello furono nascondigli per diversi giovani. Se all’inizio molti di loro volevano solo cercare di non farsi arrestare, col passare dei mesi cominciarono a battersi per far finire la guerra e le ingiustizie che avevano vissuto.

    In una serie di tappe narrative, ti farò scoprire le storie delle donne e degli uomini della Resistenza a Selva di Monteorsello. Sono vicende in cui s’intrecciano disperazione e coraggio, determinazione e preoccupazioni. Sono storie vive, che scopriremo camminando, ovvero adottando ritmi simili a quelli di chi si spostava in clandestinità durante la lotta partigiana.

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  • Trekking e pastasciutta antifascista a Lama Mocogno

    Trekking e pastasciutta antifascista a Lama Mocogno

    Domenica 26 luglio 2026 ci incontriamo alle Piane di Mocogno per un trekking storico che aprirà la giornata della pastasciutta antifascista a Lama Mocogno.

    L’appuntamento è fissato per le ore 9 nella zona del Centro Fondo. Cammineremo per un paio d’ore, andando alla scoperta delle storie custodite dai “caselli della Resistenza”. Per arricchire i miei racconti, Federico Benuzzi darà voce alle memorie legate a quei luoghi.

    Intorno alle 11 saremo di ritorno alle Piane di Mocogno per partecipare alla pastasciutta antifascista (con inizio alle 12) e alle attività del pomeriggio. Dalle 15 suoneranno la Banda Popolare dell’Emilia Rossa e Le piccole morti, mentre alle 17:30 ci sarà l’estrazione della sottoscrizione a premi.

    La pastasciutta è offerta dalla sezione ANPI Lama Mocogno. A seguire sarà disponibile un menu con crescentine, insalate miste, un piatto vegetariano, dolci, frutta, bevande e caffè a offerta libera.

    Come partecipare alla pastasciutta antifascista a Lama Mocogno

    Per partecipare al trekking è consigliato (ma non necessario) prenotare (info: 334.1647273).

    Per la pastasciutta è necessaria la prenotazione (334.1647273).

    Il progetto di ricerca sui “caselli della Resistenza”

    Negli ultimi mesi ho cominciato una ricerca per ricostruire le vicende storiche della Resistenza nel territorio di Lama Mocogno. La locale sezione dell’ANPI sta costruendo un percorso per unire una serie di “caselli”, fabbricati che servivano per dare riparo al bestiame, ai pastori e agli attrezzi nelle zone dei pascoli.

    Le indagini negli archivi delle formazioni partigiane, il recupero delle interviste e delle memorie familiari si legano alla volontà di capire e raccontare la funzione di quelle strutture durante la lotta di Liberazione.

    Parliamo di “caselli della Resistenza” perché i partigiani trovarono riparo in molti di questi fabbricati. La comunità locale ha tramandato per decenni aneddoti su ciò che accadde tra i pascoli e i singoli “caselli”.

    Dove finisce la storia e comincia la “leggenda”? Che cosa sappiamo davvero di quei “caselli”? Quali fatti si sono verificati nei dintorni delle Piane di Mocogno? E perché, in ogni caso, quella zona è stata fondamentale per lo sviluppo della Resistenza?

    Il trekking storico e la pastasciutta antifascista a Lama Mocogno del 26 luglio saranno l’anteprima di un progetto che continuerà ad accompagnarci nei prossimi mesi.

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  • La caduta del fascismo: passeggiata a Modena

    La caduta del fascismo: passeggiata a Modena

    AGGIORNAMENTO: l’evento è annullato per le previsioni di temporali intensi su tutta l’Emilia nella giornata del 21 luglio. Martedì 21 luglio 2026 ci incontriamo per la passeggiata storica La caduta del fascismo. I 45 giorni del 1943 a Modena. Camminando nel centro della città, scoprirai ciò che accadde in un momento chiave della Seconda guerra mondiale.

    Come reagì la società modenese alle notizie disastrose che provenivano dai fronti di guerra? Cosa pensavano le persone comuni di Mussolini e del regime fascista? E che cosa accadde quando la radio annunciò che il Duce era stato arrestato?

    I miei racconti storici ti faranno scoprire il risveglio delle coscienze e il ritorno in scena di persone che si erano opposte al fascismo, trovandosi costrette ad agire in clandestinità. Che cosa fecero appena ritrovarono l’opportunità di parlare in pubblico?

    Il ritrovo è fissato alle ore 20:45 davanti al Teatro Storchi (largo Garibaldi 15). La partenza è prevista per le ore 21.

    Se vuoi partecipare, iscriviti seguendo le indicazioni presenti nella parte finale dell’articolo.

    La caduta del fascismo: una piccola anteprima

    Nella seconda metà di luglio alcuni gerarchi sollecitano la convocazione del Gran Consiglio del Fascismo. Mussolini accetta questa proposta e fissa la riunione per il pomeriggio del 24 luglio.

    a discussione è animata, poiché i rovesci degli ultimi mesi e l’impatto dei bombardamenti spingono diversi membri a chiedere la rottura dell’alleanza con la Germania nazista. Nel corso della seduta Dino Grandi presenta un ordine del giorno che mette in minoranza la posizione bellicista e filonazista di Mussolini.

    L’arresto di Mussolini

    Il voto del Gran Consiglio apre la strada all’arresto del Duce, che il 25 luglio viene ratificato dal re Vittorio Emanuele III. Il sovrano “dimentica” di aver aperto la strada all’ascesa del fascismo e di averne sostenuto le politiche fino al collasso militare di quell’estate. Cerca dunque di scaricare sul Duce tutte le responsabilità del fallimento militare e dei crimini commessi dalle truppe italiane.

    Il cambiamento è però tutt’altro che radicale. Di fronte al tracollo del Regio Esercito, la monarchia cerca semplicemente di salvare la propria immagine e la compattezza del blocco sociale che ha sostenuto il fascismo. Togliendo dalla scena il leader più visibile e compromesso, Casa Savoia spera di raggiungere un’intesa con gli Alleati senza smarrire il controllo sulla politica nazionale.

    Il governo Badoglio

    Vittorio Emanuele III affida dunque il governo a un uomo tutto sommato gradito ai conservatori britannici. È il maresciallo Pietro Badoglio, un militare che ha goduto a lungo dei favori di Mussolini e si è macchiato di crimini nella guerra di Etiopia.

    Appena prende il controllo dell’ufficio, Badoglio si adopera affinché le manifestazioni di giubilo per la destituzione del Duce vengano contenute o soffocate dalle forze di polizia. Si affretta poi a dichiarare che «la guerra continua al fianco dell’alleato tedesco». Intanto però i diplomatici avviano trattative con gli Alleati per portare il Paese fuori dal conflitto.

    Una classe dirigente allo sbando

    La classe dirigente del regime fascista si spacca. Alcuni gerarchi prendono le distanze dal progetto politico-militare che hanno sostenuto negli otto anni precedenti; altri rimangono invece fedeli alla linea tracciata dal dittatore, rifiutando ogni tentativo di uscire dalla guerra.

    In tutta la penisola comincia un periodo di tensioni e incertezze. I britannici e gli statunitensi proseguono i bombardamenti a tappeto sulle città per convincere il popolo ad allontanarsi definitivamente dalla guerra fascista, mentre Badoglio non rompe subito l’alleanza con il Reich per timore di generare una reazione non controllabile.

    Ordine pubblico e repressione

    La linea del Governo costringe le autorità periferiche dello Stato e i reggenti dei municipi a intensificare la sorveglianza sulle comunità, affinché l’ordine pubblico non risulti turbato dall’incedere degli eventi.

    Poco dopo l’annuncio dell’avvicendamento al vertice dell’esecutivo, ad esempio, il questore di Modena invita i podestà e i commissari prefettizi alla guida delle amministrazioni comunali a vigilare «per evitare manifestazioni di qualsiasi genere».

    I vertici del Regno temono che le piazze d’Italia si riempiano di persone pronte a chiedere pane e pace, caricando di ulteriori pressioni le trattative per l’uscita dalla guerra e innescando nuovi sospetti nelle coscienze dei militari tedeschi.

    Come partecipare alla passeggiata

    Per partecipare alla passeggiata storica La caduta del fascismo, con narrazioni di Daniel Degli Esposti e letture di Federico Benuzzi, è necessario iscriversi. Occorre inoltre pagare una quota di partecipazione, da versare alla partenza: 10€ a persona, 5€ per ragazze e ragazzi minori di 12 anni, gratuito per bambine e bambini minori di 6 anni. Anche i tuoi amici a quattro zampe sono i benvenuti!

    L’evento dura circa 2 ore, comprese le soste per le narrazioni storiche. La passeggiata si svolgerà su un percorso urbano, non ad anello. Dalla tappa conclusiva, sarà possibile raggiungere il punto di partenza con una camminata di circa 10 minuti.

    Per iscriverti alla passeggiata, scrivi una e-mail con il tuo nome e cognome e con il numero dei partecipanti a info@storiaoggi.it.

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  • Vignola 1946: passeggiata storica

    Vignola 1946: passeggiata storica

    Martedì 7 luglio 2026 ci incontriamo per la passeggiata storica Vignola 1946. Ricostruire e ripartire. Camminando nel centro della città, scoprirai la rinascita della comunità locale dopo le sofferenze della Seconda guerra mondiale. Tra la Liberazione e le elezioni organizzate nella primavera del 1946, l’eredità della Resistenza alimentò una stagione di partecipazione e rivendicazioni.

    Che cosa fecero le persone comuni per cercare di uscire dalla miseria? In che modo la cultura contadina si conciliò con le esigenze di un mondo che cambiava velocemente? Quali speranze animavano le/i giovani, usciti con slancio da un’epoca estrema? E quali paure segnavano la vita quotidiana?

    Il ritrovo è fissato alle ore 20:45 in piazza Braglia. La partenza è prevista per le ore 21. La passeggiata era stata prevista per martedì 30 giugno e poi rinviata in seguito alle allerte per temperature estreme.

    Se vuoi partecipare, iscriviti seguendo le indicazioni presenti nella parte finale dell’articolo.

    Una piccola anteprima: come si arriva al 1946…

    In provincia di Modena i festeggiamenti della Liberazione aprono una fase particolarmente delicata. Se la Resistenza armata ha coinvolto una “minoranza di massa”, tutt’altro che irrilevante dal punto di vista numerico, la collaborazione alla lotta partigiana si è allargata tantissimo, soprattutto nelle campagne della pianura e della fascia pedemontana. Nel corso dei mesi molte famiglie hanno maturato motivi di risentimento nei confronti dei fascisti e dei “padroni”.

    Una volta liquidate le forze occupanti, però, il CLN esorta i partigiani a passare dalla lotta armata al confronto delle idee sul terreno democratico. Non è una sfida facile, poiché molti giovani non conoscono affatto la politica. Prima di entrare nelle brigate partigiane, quasi nessuno ne aveva sentito parlare: gli unici discorsi ammessi erano quelli del regime fascista, che costringeva gli oppositori al silenzio oppure li vessava con pesanti provvedimenti punitivi.

    Dal momento che la scuola e le organizzazioni della dittatura reprimevano il dissenso, anche le famiglie degli antifascisti più convinti si esprimevano con cautela di fronte ai figli e ai nipoti: nessuno voleva correre il rischio di essere scoperto per l’imprudenza di un bambino.

    Dopo la Liberazione, tuttavia, la “generazione resistente” ha voglia di partecipare alla gestione dello Stato e intraprende in massa la strada della militanza politica. I giovani conoscono i dirigenti dei partiti e si attivano nell’organizzazione delle strutture territoriali.

    Circoli, sezioni e luoghi di confronto si aprono in quasi tutti i quartieri cittadini e nei paesi della provincia. L’entusiasmo per la ritrovata libertà moltiplica l’impegno “dal basso”. Tante persone fanno un passo avanti, mosse anche dalla speranza di scacciare l’incubo della fame.

    Vignola 1946: come partecipare

    Per partecipare alla passeggiata storica Vignola 1946, con narrazioni di Daniel Degli Esposti e letture di Federico Benuzzi, è necessario iscriversi. Occorre inoltre pagare una quota di partecipazione, da versare alla partenza: 10€ a persona, 5€ per ragazze e ragazzi minori di 12 anni, gratuito per bambine e bambini minori di 6 anni. Anche i tuoi amici a quattro zampe sono i benvenuti!

    L’evento dura circa 2 ore, comprese le soste per le narrazioni storiche. La passeggiata si svolgerà su un percorso urbano, non ad anello. Dalla tappa conclusiva, sarà possibile raggiungere il punto di partenza con una camminata di circa 5 minuti.

    Per iscriverti alla passeggiata, scrivi una e-mail con il tuo nome e cognome e con il numero dei partecipanti a info@storiaoggi.it.

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