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Il blog di Daniel Degli Esposti

“Operazione Bologna”: serata sul 2 agosto 1980 a Vignola

Vista della stazione di Bologna dopo l'esplosione dell'ordigno piazzato dai neofascisti dei Nuclei armati rivoluzionari il 2 agosto 1980. FOTO AFP (AFP/Getty Images)

Venerdì 11 luglio 2025 a Vignola sarà presentato il libro Operazione Bologna 1975-1980. L’inarrestabile onda della strategia della tensione. Le autrici – la giornalista e scrittrice Antonella Beccaria e la professoressa Cinzia Venturoli – ricostruiranno lo scenario che precedette l’attentato neofascista del 2 agosto 1980. Io avrò il piacere di rivolgere loro le prime domande e di stimolare la discussione intorno a una vicenda che ha segnato la storia dell’Italia repubblicana.

L’evento si terrà presso la Biblioteca comunale Francesco Selmi e inizierà alle ore 19. La partecipazione è gratuita e non è necessario prenotare.

L’iniziativa, curata dalla Libreria dei Contrari e dell’Associazione Dentro ai libri, si inserisce nel programma che il Comune di Vignola ha organizzato in vista del 45° anniversario della strage alla stazione di Bologna.

Operazione Bologna: una piccola anteprima

A lungo si è creduto che la strategia della tensione si fosse conclusa a ridosso della metà degli anni Settanta. Le ultime inchieste giudiziarie, culminate nel processo ai mandanti celebrato a Bologna, certificano che quell’ipotesi è sbagliata.

Tra il 1975 e il 1980 c’è stato un crescendo di violenza che non è l’esito di un progetto concepito e attuato unicamente dalla generazione più giovane di terroristi di estrema destra. La documentazione più recente dimostra infatti la regia delle organizzazioni neofasciste della vecchia guardia, legate a piani geopolitici orchestrati dalla loggia P2. Uno scenario di trame oscure che «scavallò la metà degli anni Settanta e preparò il più ferale degli attentati che l’Italia repubblicana abbia conosciuto»: la strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980.

2 agosto 1980: che cosa accadde a Bologna?

Il 2 agosto 1980 ha segnato la storia di Bologna. Da quel mattino un orologio alla Stazione centrale segna sempre le 10:25. Si trova fra l’ingresso principale e la sala d’attesa, dalla quale è possibile vedere i binari attraverso uno squarcio nel muro.

L’attentato neofascista

Quelle lancette, insieme all’apertura tra i mattoni, sono i segni di una memoria che non si può spegnere. Ricordano l’esplosione che il 2 agosto 1980 provocò 85 morti e oltre 200 feriti. La bomba si trovava in una valigia, appoggiata su un tavolino della sala d’attesa e lasciata incustodita.

Per arrivare a una prima verità giudiziaria sulle responsabilità dell’attentato ci sono voluti 15 anni. Il 23 novembre 1995 la Corte di Cassazione ha condannato all’ergastolo gli esecutori della strage, i neofascisti Giuseppe Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini.

Anche Licio Gelli, capo della P2, Francesco Pazienza, il generale Pietro Musumeci e il colonnello Giuseppe Belmonte sono stati condannati per depistaggio delle indagini.

I processi continuano: nel gennaio 2021 Gilberto Cavallini, militante neofascista, è condannato in primo grado per concorso nella strage. Nell’aprile 2022 arriva a giudizio anche l’inchiesta sui “mandanti”Licio GelliUmberto OrtolaniFederico Umberto D’Amato e Mario Tedeschi non vengono processati in quanto già morti; l’ex militante di Avanguardia nazionale (una formazione della destra neofascista ed eversiva) Paolo Bellini è condannato all’ergastolo dalla Corte d’Assise di Bologna, che infligge inoltre 6 anni di reclusione al capitano dei Carabinieri Piergiorgio Segatel per depistaggio e 4 anni di reclusione all’ex amministratore condominiale Domenico Catracchia, attivo a Roma in via Gradoli, per avere fornito false informazioni al pubblico ministero incaricato delle indagini.

La difficile verità giudiziaria e l’eredità della “strategia della tensione”

La verità giudiziaria sull’attentato del 2 agosto 1980 sta quindi prendendo forma dopo anni di depistaggi. Non è quindi un caso che la “strategia della tensione” e la stagione del terrorismo occupino un posto di rilievo tra le pagine mai del tutto comprese ed elaborate della storia italiana.

In molti casi si parla di questi argomenti in maniera superficiale, accontentandosi di confermare alcuni stereotipi di comodo. Tuttavia un atteggiamento del genere serve soltanto a confondere le acque: per capire meglio quel passato così scomodo, abbiamo bisogno di conoscerne la storia.

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