Domenica 15 marzo 2026 ci incontriamo a Spilamberto per una breve camminata con narrazione storica. L’evento Per essere libere. Le donne nella Resistenza e nella Liberazione di Spilamberto ti farà scoprire diverse esperienze femminili del “tempo di guerra”.
Ci ritroveremo alle ore 14:30 in piazza Caduti Libertà, dove racconterò le difficoltà del quotidiano e cosa fecero alcune donne per affrontarle attivamente.
Da lì ci dirigeremo verso le case popolari di via XXII aprile, dove ti farò conoscere le storie di Rosalia Haas ed Emma Sala. Donne comuni, coinvolte in una guerra totale e costrette a fare scelte estreme in un momento determinante per la storia del paese.
Al termine del mio racconto, è previsto un intervento dell’artista e dei curatori del progetto artistico Prospettive 2025, dedicato alla memoria della Resistenza.
La partecipazione all’iniziativa è gratuita e non è necessaria la prenotazione. L’evento è promosso dal Comune di Spilamberto nell’ambito del calendario proposto per la Giornata internazionale della donna.

Donne nella Resistenza: una piccola anteprima
Fra il 1939 e il 1945 la guerra totale concede alle donne spazi di partecipazione e opportunità di autodeterminazione ancora più importanti dei varchi aperti dalla mobilitazione per il primo conflitto mondiale. Molte ragazze e diverse donne già adulte sfruttano queste occasioni per assumersi responsabilità crescenti, contestando il pregiudizio diffuso che le lega a una subalternità perenne.
Salvare chi fugge
Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, diversi soldati del Regio Esercito scappano dai nazisti e cercano la salvezza nelle campagne. La solidarietà delle famiglie contadine si rivela decisiva per la loro sorte. In molti casi le donne e gli anziani aprono le porte delle cascine agli sbandati, li aiutano a liberarsi delle divise e donano loro abiti borghesi.
L’impegno delle reti clandestine antifasciste e di tante persone comuni – in primo luogo donne – consente all’organizzazione di condurre verso il fronte dell’Italia meridionale anche diversi militari anglo-americani fuggiti dalla prigionia, evitando loro la cattura da parte dei nazisti.
Le donne e gli uomini sorpresi nell’atto di assistere gli sbandati, i prigionieri in fuga o gli ebrei subiscono gravi conseguenze patrimoniali e fisiche.
Volontarie della libertà
A partire dall’autunno 1943, si registrano gli ingressi di diverse ragazze e donne nella Resistenza. La loro scelta non è forzata dal richiamo alle armi, ma completamente libera.
Molte non decidono di cominciare la lotta soltanto per far finire la guerra e liberare l’Italia dall’occupazione tedesca, ma anche per avviare o proseguire un cammino di emancipazione.
L’impegno nella Resistenza civile
Le attività assistenziali dei Gruppi di difesa della donna e le azioni armate delle combattenti sono fondamentali per il buon esito della lotta di liberazione.
Molte donne attive nelle organizzazioni clandestine non prendono le armi, ma si distinguono nell’aiuto ai prigionieri alleati e nel sostegno continuo ai partigiani combattenti. Sono dunque protagoniste della Resistenza civile, che consente al movimento armato di trovare basi e nascondigli sicuri.
Le staffette e le combattenti
Le staffette assicurano i contatti fra le unità, smistando ordini, munizioni e armi destinate ai ribelli. La condizione delle portatrici, equiparate agli ufficiali di collegamento, è una delle più pericolose in assoluto, poiché possono essere sorprese dai nemici nell’atto di nascondere biglietti in codice e strumenti offensivi.
Altre donne scelgono, invece, di entrare nelle formazioni combattenti e di prendere le armi, vivendo in clandestinità al pari degli uomini. Accettano, pertanto, il rischio di uccidere e di perdere la vita negli scontri col nemico.
Quando i nazisti e i fascisti catturano le partigiane, le sottopongono a torture più dolorose di quelle riservate agli uomini. I militi praticano la violenza sessuale per punire la sfrontatezza delle donne non disposte a conformarsi ai tradizionali ruoli di genere.
Una storia poco nota
Le azioni delle donne rimangono tuttavia molto spesso nell’ombra. Alla fine della guerra molte di loro preferiscono rientrare nelle famiglie senza farsi notare troppo, poiché nell’Italia rurale l’interpretazione tradizionale del ruolo femminile è ancora molto forte. Altre protagoniste della Resistenza, invece, restano escluse dalle grandi narrazioni, poiché il loro ruolo assistenziale è troppo poco “epico” per le volontà celebrative maschili.
La conquista del voto e la persistenza dei pregiudizi
Dopo la Liberazione l’impegno delle combattenti e la determinazione delle civili convince la maggioranza degli uomini politici ad assicurare il diritto di voto alle donne italiane.
La conquista dell’elettorato attivo e passivo costituisce il primo passo verso un’emancipazione problematica, poiché le tendenze conservatrici della società italiana contribuiscono a mantenere un forte attaccamento alla tradizione cattolica e ad ancorare le donne a ruoli casalinghi o subalterni.
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