Storia oggi

Il blog di Daniel Degli Esposti

Processo alla Resistenza: incontro a Lama Mocogno

Sabato 16 agosto ci incontriamo a Lama Mocogno per l’iniziativa Processo alla Resistenza. In un dialogo col professor Luca Caffaro, racconterò alcuni aspetti molto discussi ma poco noti del dopoguerra in Italia. Mi concentrerò, in particolare, sulle vicende giudiziarie di diversi partigiani, accusati di aver commesso crimini nel contesto del conflitto e della difficile transizione postbellica.

L’incontro si terrà negli spazi della Locanda Bellavista (via Giardini 215, Lama Mocogno), all’aperto o al chiuso a seconda delle condizioni meteo. L’inizio è previsto per le ore 18.

L’iniziativa è organizzata dalla sezione ANPI di Lama Mocogno, che offrirà un aperitivo al termine dell’incontro. La partecipazione è gratuita e non è necessario prenotare.

Processo alla Resistenza: una piccola presentazione

Quando finisce una guerra? Come si può costruire la pace dopo un conflitto totale, nel quale la violenza ha lacerato le comunità e le famiglie? Quali strategie possono aiutare a prevenire il ricorso alle vendette o alla giustizia sommaria? E quali decisioni pubbliche sono efficaci nel riportare la violenza sotto il controllo delle istituzioni?

La riflessione dell’iniziativa Processo alla Resistenza intreccerà questi spunti ai processi aperti tra la seconda metà degli anni Quaranta e l’inizio degli anni Cinquanta contro centinaia di partigiani, accusati di aver commesso atti illeciti o crimini andando oltre gli obiettivi liberatori ed emancipatori della lotta di Liberazione. Quali intenzioni animano l’accusa? Come si muove la difesa? E quali sono le conseguenze dei processi sulla società?

Ne parleremo sabato 16 agosto a Lama Mocogno. Anticipo, però, un po’ di informazioni sul contesto storico e giuridico del dopoguerra.

L’amnistia Togliatti: una piccola anteprima

Tra la fine degli anni Quaranta e il decennio successivo, gli effetti dell’amnistia Togliatti assestano un “colpo di spugna” sui crimini fascisti.

Il 22 giugno 1946 segretario del PCI, nella veste di Ministro della Giustizia, si propone di liberare i numerosi partigiani che erano stati rinchiusi in carcere con l’accusa di aver commesso atti illeciti nel corso della guerra.

L’amnistia consente tuttavia a parecchi criminali fascisti di scontare i propri debiti con la giustizia senza avere mai trascorso neppure un giorno in una prigione.

Lo spirito originario del provvedimento mira a distinguere tra i responsabili degli eventi più efferati e gli ultimi anelli della catena repressiva fascista, ma l’arte di arrangiarsi e il sostegno dei moderati consentono a non pochi criminali di restare lontani dal meccanismo compensatorio della giustizia italiana.

Anche la magistratura è incline a valutare con comprensione – e talvolta con benevolenza – i crimini fascisti, dal momento che quasi tutti i giudici si sono formati sotto il regime o devono gli avanzamenti di carriera alla fedeltà nei confronti della dittatura.

Tra la fine degli anni Quaranta e il decennio successivo, gli effetti dell’amnistia Togliatti finiscono dunque per assestare un “colpo di spugna” sui crimini fascisti.

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