Storia oggi

Il blog di Daniel Degli Esposti

Categoria: Incontri

  • Terra contesa: corso sulla questione palestinese

    Terra contesa: corso sulla questione palestinese

    Giovedì 9 ottobre 2025, a Maranello, comincerà il mio primo corso di storia contemporanea alla Piccola università popolare di YAWP! Passioni in movimento. S’intitola Terra contesa. Palestina/Israele: una bussola storica. In 6 incontri, racconterò la storia della questione palestinese, approfondendo una serie di temi fondamentali per comprendere i drammi del presente e il genocidio attualmente in corso nella Striscia di Gaza.

    Perché un corso sulla questione palestinese?

    L’intellettuale palestinese Edward W. Said era convinto che «la conoscenza sia meglio dell’ignoranza. Da un punto di vista intellettuale, semplicemente non vi è giustificazione razionale alla scelta di una politica dell’ignoranza o all’uso dell’ignoranza come strumento di lotta. L’ignoranza è ignoranza, né più e né meno. Sempre e in ogni caso».

    L’ignoranza della storia permette a tante persone, in modi anche tra loro opposti, di pronunciare a sproposito accuse di “antisemitismo” o di tracciare paragoni fuorvianti tra i fatti del presente e la Shoah.

    Non sono solo “discorsi da bar” o chiacchere senza importanza. Quando si radicano nel senso comune, le false convinzioni storiche diventano errori condivisi e possono aprire la strada a situazioni pericolose. Non a caso, in diversi Paesi, stiamo assistendo a ritorni di fiamma del vero antisemitismo, ma anche a una recrudescenza dell’islamofobia, l’odio nei confronti delle persone musulmane.

    La questione palestinese ci è davvero così familiare? Sappiamo cosa diciamo quando parliamo di “sionismo” in relazione alla nascita di Israele? Conosciamo la storia e la cultura dei palestinesi? Abbiamo mai provato a osservare con rispetto e distacco entrambi i popoli che si contendono quell’unica terra, riflettendo su quel concetto di “diaspora” che da tempo ormai li accomuna?

    Disinnescare i discorsi d’odio

    Con l’ignoranza non si contrastano le narrazioni propagandistiche, le fake news e le polarizzazioni. Anzi, al contrario, la mancanza di conoscenza è il terreno di coltura perfetto per i discorsi che inneggiano ad annientare l’altro.

    Molto spesso i promotori dei conflitti fanno leva su ricostruzioni distorte del passato per confondere le idee e polarizzare la società. Da tale atteggiamento derivano effetti divisivi. Si riducono gli spazi del dialogo, mentre cresce il desiderio di schierarsi “per partito preso”.

    Per comprendere meglio ciò che accade in Palestina, senza lasciarsi intrappolare dalle contrapposte retoriche d’odio, è utile ricostruire correttamente e criticamente le radici storiche dei problemi attuali, al fine ultimo di generare o consolidare una cultura di pace

    Mettendo a confronto le vicende dei palestinesi e quelle degli ebrei che hanno realizzato i progetti dei sionismi, sarà più facile individuare le contraddizioni alla base delle attuali tragedie. Riconoscendo la pericolosità di un discorso identitario che esclude la convivenza con l’altro, sarà possibile riflettere sul senso d’impotenza che proviamo nel presente.

    Terra contesa: il programma

    Gli incontri si terranno di giovedì sera, tra le 20:30 e le 22:30. Nella prima parte, terrò la relazione storica, sfruttando anche immagini e/o materiali multimediali. Nella seconda parte, risponderò alle domande, aprendo un dibattito sugli argomenti trattati nell’esposizione.

    Il programma degli incontri sarà il seguente.

    9/10: Terra contesa. La Palestina e il Medio Oriente nell’età contemporanea.

    16/10: Che cos’è il sionismo? Storia di un progetto politico che non coincide con l’ebraismo.

    23/10: «Straniero in terra propria». Storia del popolo e dell’identità palestinese.

    6/11: Fine del processo di pace. Errori e contraddizioni da Camp David a Oslo.

    13/11: Il peso delle memorie. Shoah, Nakba, antisemitismo e apartheid tra storia e dibattito.

    20/11: J’accuse. Violenze criminali e la questione del genocidio.

    Come partecipare

    Come tutti i corsi e le attività dell’associazione YAWP, il corso Terra contesa si svolgerà presso la sede di via Grizzaga 107, a Bell’Italia di Maranello (MO).

    È necessario iscriversi almeno 1 settimana prima dell’inizio. I posti sono limitati e consiglio di prenotare per tempo.

    La partecipazione è riservata ai soci di YAWP. Si può fare la tessera per l’occasione e in qualsiasi momento. Dura 12 mesi dall’attivazione e costa 20€ per gli adulti, 10€ per i ragazzi da 13 a 18 anni ed è gratuita per i bambini.

    Per info e iscrizioni:
    Tel. 329 68 68 387
    E-Mail: yawpmaranello@gmail.com

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  • La storia e il presente: incontri a Campogalliano

    La storia e il presente: incontri a Campogalliano

    Lunedì 6 ottobre 2025 a Campogalliano comincerà il ciclo di incontri La storia e il presente. Dalle guerre mondiali alle sfide del XXI secolo.

    In 10 appuntamenti, fino al 22 dicembre, ripercorreremo le principali vicende accadute nel Novecento. Ci muoveremo dalla dimensione locale agli scenari più ampi della storia globale.

    Tenendo bene in vista l’obiettivo di Storia oggi, rivolgeremo lo sguardo al passato partendo dal presente. Per capire meglio i problemi di oggi, è utile andare alla ricerca delle loro radici storiche. La capacità di percepire i cambiamenti vissuti dagli Stati e dalle società nel corso del tempo ci aiuta, infatti, a maturare uno sguardo critico sul presente.

    Come si svolgono gli incontri

    Ogni incontro durerà circa due ore. Nella prima parte, terrò la relazione storica, sfruttando anche immagini e/o materiali multimediali. Nella seconda parte, risponderò alle vostre domande aprendo un dibattito sugli argomenti trattati nell’esposizione.

    Consiglio di partecipare a chi desidera comprendere le radici storiche del presente. I docenti degli istituti scolastici possono ricavare dagli incontri alcuni spunti di riflessione e approfondimento, dal momento che proporrò fonti visive e fornirò riferimenti bibliografici.

    La storia e il presente: il programma

    6/10/2025 – La Grande Guerra: inizia il Secolo Breve.

    13/10/2025 – Il primo dopoguerra: dalle speranze rivoluzionarie all’ascesa dei fascismi.

    20/10/2025 – L’Europa degli anni ‘30: dalla crisi economica del 1929 alla guerra civile spagnola.

    3/11/2025 – La Seconda guerra mondiale e la Resistenza europea: scenari di un conflitto totale.

    10/11/2025 – L’Italia del secondo dopoguerra: dalla ricostruzione a “Mani pulite”.

    17/11/2025 – L’Europa del secondo dopoguerra: dai primi accordi economici all’Unione Europea.

    24/11/2025 – Un mondo bipolare: la guerra fredda dalla Corea al collasso dell’URSS.

    1/12/2025 – Terra contesa: il Medio Oriente tra colonialismo, decolonizzazione e lotte per il potere.

    15/12/2025 – La storia non finisce: conflitti e tensioni tra i Balcani e l’Europa orientale.

    22/12/2025 – L’età della policrisi: le radici dei disastri climatici e delle guerre di oggi.

    Come partecipare

    Gli incontri si svolgeranno in una sala con un numero limitato di posti. Le iscrizioni saranno a numero chiuso ed è necessario prenotare.

    Per iscriverti, telefona o invia un messaggio Whatsapp al numero 370.3494419. Nel testo, indica nome e cognome, numero di telefono e indirizzo e-mail. In alternativa, scrivi gli stessi dati all’indirizzo di posta elettronica centrolaquercia2000@gmail.com.

    L’iscrizione agli incontri prevede una quota di 20 euro, comprensivi di tutte e 10 le date, che dovrà essere versata all’inizio del primo incontro.

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  • Democrature: incontro a Limidi di Soliera

    Democrature: incontro a Limidi di Soliera

    Venerdì 10 ottobre 2025 ci diamo appuntamento alle ore 21 a Limidi di Soliera per un incontro intitolato Democrature. Da dove nasce la crisi odierna della democrazia nel mondo.

    Per comprendere le difficoltà politiche e sociali del presente, partirò dal passato. Racconterò vari momenti di crisi attraversati dalle istituzioni democratiche nel corso del Novecento, riflettendo sulle loro cause e mettendo in luce i problemi irrisolti che persistono tuttora.

    L’evento si terrà nella sala al primo piano del Centro polivalente di Limidi, in via Papotti 18. L’ingresso sarà libero e gratuito, senza necessità di prenotazione. Su richiesta, alle/agli studenti e alle/ai docenti delle scuole secondarie sarà rilasciato un certificato di partecipazione.

    L’iniziativa è organizzata dal Centro polivalente Limidi Asd.

    Democrature: una piccola anteprima

    La crisi della democrazia scandisce la storia contemporanea dell’Europa. Negli anni Venti le istituzioni liberali trascurano la giustizia sociale e sono messe alla prova dalle rivendicazioni delle masse popolari.

    Le società non risolvono le contraddizioni generate dalle disuguaglianze e vengono travolte dai conflitti interni. Le classi dirigenti tutelano i propri privilegi favorendo l’ascesa di dittature e regimi totalitari di matrice fascista, che innescano la Seconda guerra mondiale.

    Solo nel trentennio successivo alla sconfitta dei fascismi, in Occidente, si afferma una democrazia basata sullo Stato sociale. A metterla in discussione è una policrisi economica, politica e ambientale.

    Quando l’URSS collassa, la democrazia liberale sembra destinata a espandersi nello spazio ex sovietico, ma diversi fattori ne ostacolano lo sviluppo.

    Quali sono le loro radici storiche? E per quali contesti politici è corretto parlare di “democrature”?

    Nel corso dell’incontro, affronterò questi interrogativi a partire da una riflessione sul concetto di “democrazia” e sulla sua evoluzione nello scenario europeo del XX e del XXI secolo.

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  • Processo alla Resistenza: incontro a Lama Mocogno

    Processo alla Resistenza: incontro a Lama Mocogno

    Sabato 16 agosto ci incontriamo a Lama Mocogno per l’iniziativa Processo alla Resistenza. In un dialogo col professor Luca Caffaro, racconterò alcuni aspetti molto discussi ma poco noti del dopoguerra in Italia. Mi concentrerò, in particolare, sulle vicende giudiziarie di diversi partigiani, accusati di aver commesso crimini nel contesto del conflitto e della difficile transizione postbellica.

    L’incontro si terrà negli spazi della Locanda Bellavista (via Giardini 215, Lama Mocogno), all’aperto o al chiuso a seconda delle condizioni meteo. L’inizio è previsto per le ore 18.

    L’iniziativa è organizzata dalla sezione ANPI di Lama Mocogno, che offrirà un aperitivo al termine dell’incontro. La partecipazione è gratuita e non è necessario prenotare.

    Processo alla Resistenza: una piccola presentazione

    Quando finisce una guerra? Come si può costruire la pace dopo un conflitto totale, nel quale la violenza ha lacerato le comunità e le famiglie? Quali strategie possono aiutare a prevenire il ricorso alle vendette o alla giustizia sommaria? E quali decisioni pubbliche sono efficaci nel riportare la violenza sotto il controllo delle istituzioni?

    La riflessione dell’iniziativa Processo alla Resistenza intreccerà questi spunti ai processi aperti tra la seconda metà degli anni Quaranta e l’inizio degli anni Cinquanta contro centinaia di partigiani, accusati di aver commesso atti illeciti o crimini andando oltre gli obiettivi liberatori ed emancipatori della lotta di Liberazione. Quali intenzioni animano l’accusa? Come si muove la difesa? E quali sono le conseguenze dei processi sulla società?

    Ne parleremo sabato 16 agosto a Lama Mocogno. Anticipo, però, un po’ di informazioni sul contesto storico e giuridico del dopoguerra.

    L’amnistia Togliatti: una piccola anteprima

    Tra la fine degli anni Quaranta e il decennio successivo, gli effetti dell’amnistia Togliatti assestano un “colpo di spugna” sui crimini fascisti.

    Il 22 giugno 1946 segretario del PCI, nella veste di Ministro della Giustizia, si propone di liberare i numerosi partigiani che erano stati rinchiusi in carcere con l’accusa di aver commesso atti illeciti nel corso della guerra.

    L’amnistia consente tuttavia a parecchi criminali fascisti di scontare i propri debiti con la giustizia senza avere mai trascorso neppure un giorno in una prigione.

    Lo spirito originario del provvedimento mira a distinguere tra i responsabili degli eventi più efferati e gli ultimi anelli della catena repressiva fascista, ma l’arte di arrangiarsi e il sostegno dei moderati consentono a non pochi criminali di restare lontani dal meccanismo compensatorio della giustizia italiana.

    Anche la magistratura è incline a valutare con comprensione – e talvolta con benevolenza – i crimini fascisti, dal momento che quasi tutti i giudici si sono formati sotto il regime o devono gli avanzamenti di carriera alla fedeltà nei confronti della dittatura.

    Tra la fine degli anni Quaranta e il decennio successivo, gli effetti dell’amnistia Togliatti finiscono dunque per assestare un “colpo di spugna” sui crimini fascisti.

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  • La strage di Ospitaletto: intervento storico

    La strage di Ospitaletto: intervento storico

    Domenica 10 agosto 2025 il Comune di Marano sul Panaro commemora la strage di Ospitaletto. Come ogni anno, le celebrazioni e gli interventi istituzionali saranno seguiti da un mio racconto storico sulle vicende che nell’agosto 1944 sconvolsero la frazione dell’alta collina maranese.

    In quest’anno, segnato dai drammi dei conflitti, intreccerò la narrazione di ciò che accadde qui a diversi spunti di riflessione sul presente. Che cosa accade a una comunità quando un esercito o una milizia devasta il luogo in cui vive? Come si può tornare a vivere in una terra martoriata? Quali parole possono descrivere efficacemente drammi di questo tipo?

    Il programma si apre alle 9:30 con il ritrovo nel piazzale antistante la chiesa di Ospitaletto. Alle 11 è previsto il saluto dell’Amministrazione comunale. In seguito si terrà il mio racconto storico.

    La strage di Ospitaletto: una piccola anteprima

    Fra il 30 luglio e il 3 agosto 1944 le truppe tedesche attaccano in forze la zona libera di Montefiorino. I partigiani della montagna modenese e reggiana non hanno possibilità di resistere e sono costretti a sganciarsi.

    I più determinati a proseguire la lotta si spostano nelle valli vicine e cercano di riorganizzarsi. Le difficoltà non mancano: i collegamenti sono difficili e qualcuno perde la fiducia nei comandi.

    Partigiani a Ospitaletto

    Intorno al 10 agosto una formazione di circa 300 uomini, staccatasi dalla divisione di Marcello Catellani, si insedia presso alcune case coloniche a Ospitaletto di Marano sul Panaro. La guida Adolfo Bambini (“il Toscano”), un combattente deciso a continuare la lotta nonostante le difficoltà. Passa poco tempo ed elementi ostili alla Resistenza segnalano ai fascisti la presenza dei partigiani.

    Nel pomeriggio del 12 agosto una piccola squadra della Guardia nazionale repubblicana di Marano e Vignola parte per attaccare i “ribelli”. I fascisti, però, sono in inferiorità numerica: perdono il camion e si rifugiano in una casa colonica. I militi di Salò si salvano poco dopo, poiché l’arrivo di rinforzi tedeschi impegna i partigiani in un combattimento. Nel corso degli scontri il vice-comandante della formazione Mario Allegretti coglie i nemici alle spalle, mettendoli in fuga.

    I nazisti ripiegano, lasciando sul terreno cinque uomini. Mentre scendono a valle, le truppe accusano i contadini Marino e Leonidio Vandelli di aver coperto la fuga dei “ribelli”. Sono padre e figlio, colti nei campi quasi per caso. Passano insieme momenti convulsi, presto interrotti dagli spari di chi non si fida del loro silenzio. Muoiono così, uno accanto all’altro.

    Una violenza protratta nel tempo

    All’alba del 13 agosto comincia la vendetta. Aiutati dai fascisti, i nazisti della Veterinär-Kompanie 362 (362. Infanterie-Division) impiccano nel borgo di Ospitaletto cinque partigiani prelevati dal carcere vignolese di Villa Santi: sono Aldo Casalgrandi, Luciano Orlandi, Primo Terzi, Antonio Maccaferri e Geo Ballestri. Dopo aver proibito di rimuovere i corpi, si radunano nella piazzetta dello Spino per pianificare la terra bruciata.

    Nel pomeriggio i reparti nazisti uccidono civili, incendiano cascine e massacrano il bestiame. Muoiono Gino Baranzoni, Augusto Cavedoni, Giuseppe Ferrari, Caterina Gualmini, Giuseppe Leonelli, Adalgisa Ronchi, Clarice Ronchi, Maria Savigni, Teobaldo Savigni e Alberto Severi. Quando scende la sera, gli esecutori della strage impongono che nessuno rimuova i corpi dei morti e le carcasse degli animali fino al Ferragosto.

    Le operazioni antipartigiane ripartono il 17 agosto, sfruttando le difficoltà organizzative della Resistenza. Con la collaborazione dei fascisti, i nazisti raggiungono Selva di Puianello e le zone di confine tra Ospitaletto e Serramazzoni. I partigiani vengono sorpresi all’alba e accusano diverse perdite tra morti e prigionieri. Perdono la vita Agostino Longini, Ivaldo Maccaferri, Livio Arrigo Pelliccioli e Giorgio Fontanili. Secondo le testimonianze raccolte presso la comunità locale, sette ostaggi vengono uccisi a Ospitaletto il 25 agosto. Sul loro conto le notizie sono tuttavia ancora imprecise, eccezione fatta per Corrado Tagliavini e Antonio Ferrari.

    I silenzi del dopoguerra

    Dopo le tragedie dell’agosto 1944 nessun membro della comunità biasimò pubblicamente i delatori. Le famiglie delle vittime cercarono nella discrezione e nella vicinanza reciproca gli stimoli alla ripresa di una normalità altrimenti impossibile. La comunità preferì mantenere un profondo riserbo sulla strage, al punto che le spie non furono denunciate neppure nel dopoguerra. Nessuno sentì il desiderio di riaprire le ferite inferte dal conflitto. Il dolore del lutto rimase confinato nel silenzio delle colline rurali, che cercarono di riprendere i ritmi della quotidianità.

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  • Hiroshima e Nagasaki 80 anni dopo: serata a Modena

    Hiroshima e Nagasaki 80 anni dopo: serata a Modena

    Venerdì 8 agosto 2025 ci incontriamo al parco Amendola di Modena per la serata Hiroshima e Nagasaki 80 anni dopo. Ancora sull’orlo dell’abisso. Nell’anniversario dei due bombardamenti atomici statunitensi sul Giappone, ci muoveremo tra storia e presente per ricordare che solo il disarmo può salvare l’umanità.

    Protagonista della serata sarà Pasquale Pugliese, già segretario nazionale del Movimento Nonviolento e ora membro del Coordinamento nazionale. Io porterò un contributo storico e avrò il piacere di dialogare con lui.

    Possiamo ancora parlare di deterrenza nucleare? Le armi atomiche garantiscono la difesa e la sicurezza? A chi conviene investire nella moltiplicazione degli arsenali?

    Queste domande orienteranno la conversazione, che sarà arricchita dagli spunti del dialogo e dalla partecipazione del pubblico.

    Come partecipare

    L’iniziativa Hiroshima e Nagasaki 80 anni dopo è in programma per venerdì 8 agosto alle ore 21 nello spazio eventi del parco Amendola. La partecipazione è gratuita e non è necessario prenotare.

    L’evento è promosso da Casa per la Pace Modena OdV e dal centro territoriale di Modena del Movimento Nonviolento all’interno della Rassegna Culturale del Loving Amendola.

    Hiroshima e Nagasaki: una piccola anteprima

    Il 9 agosto 1945 l’aviazione degli Stati Uniti sgancia “Fat man”, una bomba al plutonio, sulla città giapponese di Nagasaki. I morti sono decine di migliaia e i danni sembrano fin da subito impossibili da calcolare.

    Sono passati solo tre giorni dal primo bombardamento atomico su un centro urbano. La mattina del 6 agosto 1945 l’aereo statunitense Enola Gay ha colpito la città giapponese di Hiroshima. Da qualche giorno il presidente Harry Truman si era convinto a sperimentare gli esiti del “Progetto Manhattan”, che aveva portato alla realizzazione della bomba atomica.

    In quell’estate il Giappone era ormai allo stremo delle forze, ma non sembrava disposto ad arrendersi. Gli Stati Uniti, non volendo rischiare di subire ulteriori perdite umane nel Pacifico, hanno deciso di assestare un colpo tremendo ai nipponici.

    Così l’Enola Gay ha sganciato su Hiroshima “Little Boy”, una bomba atomica all’uranio. L’esplosione ha raso al suolo la città, uccidendo decine di migliaia di persone: 90.000 secondo la stima meno grave, 166.000 secondi quella più catastrofica.

    Un evento spartiacque?

    Gli attacchi nucleari statunitensi a Hiroshima e Nagasaki possono essere letti anche come un messaggio all’URSS: l’alleanza anti-nazista si sta sgretolando e gli Stati Uniti vogliono affermare la propria potenza militare fino in fondo.

    Dopo gli attacchi l’imperatore del Giappone si rivolge al popolo per preparare la resa, che viene siglata il 2 settembre. Nelle isole del Sol Levante viene così istituito un governo provvisorio, che applica gli orientamenti dell’occupazione militare statunitense.

    Iniziano così il secondo dopoguerra e l’era atomica: la rivalità USA-URSS lancia una corsa agli armamenti nucleari, che genera un sottile “equilibrio del terrore”, quello della “guerra fredda”, con duri conflitti nelle “periferie” del mondo e una maggiore stabilità in Occidente.

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  • Nelson Mandela e l’apartheid: serata a Modena

    Nelson Mandela e l’apartheid: serata a Modena

    Venerdì 18 luglio 2025 al Parco Amendola di Modena sarà celebrato l’International Mandela Day. Come ogni anno, Loving Amendola e Modena Terzo Mondo ricorderanno Nelson Mandela con una serata di danze, parole e musica. L’edizione 2025 è inserita nel programma del Modena Buskers Festival.

    L’evento inizierà alle ore 21 con le danze afro di Wontanara. Alle 21:45 toccherà a me. Racconterò l’apartheid sudafricano, l’impegno di Nelson Mandela contro il razzismo e il legame da lui instaurato con il movimento per la liberazione della Palestina. Spingendomi verso il presente, ricostruirò come si sono sviluppati i rapporti tra il Sudafrica, Israele e la Palestina. Rifletterò anche sul concetto di apartheid in relazione alla legislazione israeliana nei confronti della popolazione palestinese. Al termine del mio intervento, intorno alle 22:15, ci sarà l’esibizione di Grace e Alessandro Live.

    La partecipazione è gratuita e non è necessario prenotare.

    Chi era Nelson Mandela?

    Nelson Mandela nasce a Mvezo, nella provincia di Cape Town, il 18 luglio 1918. Tuttavia non si chiama Nelson: i genitori gli impongono il nome Rolihlahla. È un bambino fortunato, poiché è figlio di un capo locale, inserito nell’alta società xhosa. Quando supera la soglia dei 20 anni, la famiglia cerca di imporgli un matrimonio combinato. Rolihlahla non accetta però l’idea di sposarsi per rispettare un ordine e fugge a Johannesburg.

    Quando arriva in città, decide di chiamarsi “Nelson” e s’iscrive alla facoltà di legge dello University college of Fort Hare. Ha già una personalità piuttosto spiccata: ama lo sport, in particolare il pugilato, e le donne. Vive una giovinezza intensa e appagante, ma qualcosa gli impedisce di sentirsi del tutto realizzato. È molto più ricco e fortunato di tanti altri ragazzi africani, ma nella società sudafricana di quegli anni la pelle dal colore dell’ebano è l’ostacolo più grande.

    Nella “patria” dei britannici e degli afrikaner, discendenti dei colonizzatori olandesi, i neri non sono cittadini al pari dei bianchi. Non possono neppure vivere al loro fianco, frequentando gli stessi luoghi. È infatti in vigore l’apartheid, un sistema legislativo che impone la segregazione razziale.

    Nelson non accetta il razzismo. Già nel 1942 aderisce a un partito di ispirazione proletaria, l’African National Congress. Comincia a studiare i problemi da una prospettiva di profonda apertura culturale. Si sente un privilegiato, quindi decide di lottare per garantire i diritti anche ai suoi fratelli più poveri.

    Dalla lotta contro il razzismo al penitenziario di Robben Island

    A 40 anni Nelson capisce che i sostenitori dell’apartheid, pur di mantenere i loro privilegi, sarebbero disposti a massacrare i neri. Accetta allora di impugnare le armi e di organizzare la guerriglia. È disposto a rischiare tutto ciò che ha, pur di cambiare il Sudafrica.

    Entra in clandestinità, ma presto le forze governative lo scoprono e lo arrestano. I media degli afrikaner lo presentano come un pericoloso terrorista. Nel 1964 Mandela viene rinchiuso a Robben Island, nel buio di una cella di isolamento. Ogni giorno sente il rumore dei picconi con cui gli altri detenuti spaccano le pietre del cortile. Diventa così il numero 46664.

    I carcerieri si convincono che quell’uomo in catene non sarebbe più tornato a essere Mandela, il leader carismatico della lotta contro l’apartheid. In fondo, nel resto del mondo quelli che conoscono la sua storia sono troppo pochi per muovere le opinioni delle masse. Negli anni Sessanta il regime segregazionista è anche piuttosto tollerato dall’establishment occidentale. Chi potrebbe mai mantenere viva la speranza di rovesciarlo dall’interno?

    Nel buio della sua cella, tuttavia, Mandela non smette di credere nel cambiamento. Gli anni Settanta del Sudafrica scorrono senza stravolgimenti, ma nel resto dell’Occidente molte persone cominciano a interessarsi delle ingiustizie subite dai “dannati della terra”.

    Il mondo comincia ad accorgersi che quell’uomo, ormai chiamato affettuosamente Madiba, può diventare l’anima libera dell’Africa nera. Comincia una mobilitazione che si prolunga fino alla metà degli anni Ottanta. Nel decennio di Ronald Reagan e Margaret Thatcher, una generazione di musicisti raccoglie il grido degli oppressi del Sudafrica e chiede la libertà del prigioniero numero 46664. Anche diverse istituzioni sportive decidono di punire gli artefici dell’apartheid, escludendo le rappresentative sudafricane dalle competizioni internazionali.

    La liberazione dal carcere e l’arrivo al potere

    Alla fine degli anni Ottanta la battaglia di Nelson Mandela si avvicina a una conclusione positiva. Madiba continua infatti a far sentire un’energia che si proietta al di là delle sbarre e dei muri. Anche l’apartheid ha le ore contate: il governo inizia infatti a smantellare la segregazione razziale.

    L’11 febbraio 1990 il presidente De Klerk ordina la scarcerazione del detenuto-simbolo dell’apartheid, che pronuncia subito un discorso molto ispirato. Il Sudafrica sta per entrare in una nuova epoca.

    Quando esce dal carcere, Mandela assume ufficialmente la guida dell’African national congress. Passano quattro anni e il Sudafrica organizza le prime elezioni presidenziali alle quali possono partecipare liberamente anche i neri. Con quel voto Mandela diventa presidente dello Stato che lo ha rinchiuso per 27 anni nella cella di Robben Island. Un’intera generazione di neri non vede l’ora di abbattere i simboli della discriminazione.

    Quasi tutti vorrebbero cancellare la nazionale di rugby, ovvero gli Springboks, il simbolo sportivo della supremazia bianca. Quasi tutti si aspettano che Mandela annienti una squadra che ha sempre sostenuto la propaganda dell’apartheid. I piani di Madiba, però, sono radicalmente diversi. Quando era giovane, non sognava di eliminare i bianchi, ma di costruire una nuova nazione per tutti i sudafricani.

    Per questo nel 1995, quando il Sudafrica organizza il Mondiale di rugby, Mandela decide di abbracciare in pubblico François Pienaar, il capitano degli Springboks.

    La “nazione arcobaleno”

    Il giocatore si lascia guidare dal presidente in una visita a Robben Island, poi trasmette alla squadra un messaggio di unità. Il Sudafrica non è favorito dai pronostici, ma gioca con grande determinazione e riesce a vincere il campionato del mondo. Per la prima volta il Paese celebra un trionfo degli Springboks in un’atmosfera di festa generale.

    Dopo decenni di segregazione e di odio, i bianchi e i neri si scoprono uniti sotto la bandiera della nuova Repubblica. Mandela non riesce a risolvere completamente il problema del razzismo, ma dimostra che lo sport può trasformarsi in un linguaggio di fratellanza. Nel 1996 il calcio, giocato soprattutto dai neri, gli regala un’altra grande gioia. La sua nazionale, conosciuta con l’appellativo di Bafana-Bafana, vince la Coppa d’Africa.

    Gli ultimi anni di Nelson Mandela

    Negli anni Duemila decine di atleti fanno visita a Madiba, ritenuto ormai un simbolo della lotta antirazzista. La NBA, il massimo campionato del basket statunitense, lo nomina addirittura ambasciatore del proprio sport in Africa. L’ultimo grande regalo arriva dalla FIFA: il discusso presidente Joseph Blatter assegna al Sudafrica l’organizzazione della Coppa del Mondo di calcio del 2010.

    Quando si aprono i giochi, Madiba ha già 92 anni ed è malato, ma non rinuncia a partecipare. Sfida il gelo di Johannesburg per un giro di campo su un caddy elettrico. È la sua ultima immagine pubblica. Nei tre anni successivi i polmoni non gli permettono più di restare sotto i riflettori. Madiba trascorre l’ultima fase della sua vita tra la casa di Johannesburg e l’ospedale.

    Nel 2019, a sei anni dalla morte, Nelson Mandela può ancora essere considerato uno dei personaggi più influenti di due secoli distinti: il Ventesimo e il Ventunesimo. Il suo ricordo continua a guidare chi si batte per i diritti degli “ultimi”, anche quando le missioni sembrano impossibili. Proprio per questo, oggi più che mai, è importante conoscere la storia di questo protagonista dell’ultimo secolo. Perché sapere chi è Nelson Mandela aiuta a ricordare che le battaglie per la giustizia e la libertà possono essere vinte.

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  • “Operazione Bologna”: serata sul 2 agosto 1980 a Vignola

    “Operazione Bologna”: serata sul 2 agosto 1980 a Vignola

    Venerdì 11 luglio 2025 a Vignola sarà presentato il libro Operazione Bologna 1975-1980. L’inarrestabile onda della strategia della tensione. Le autrici – la giornalista e scrittrice Antonella Beccaria e la professoressa Cinzia Venturoli – ricostruiranno lo scenario che precedette l’attentato neofascista del 2 agosto 1980. Io avrò il piacere di rivolgere loro le prime domande e di stimolare la discussione intorno a una vicenda che ha segnato la storia dell’Italia repubblicana.

    L’evento si terrà presso la Biblioteca comunale Francesco Selmi e inizierà alle ore 19. La partecipazione è gratuita e non è necessario prenotare.

    L’iniziativa, curata dalla Libreria dei Contrari e dell’Associazione Dentro ai libri, si inserisce nel programma che il Comune di Vignola ha organizzato in vista del 45° anniversario della strage alla stazione di Bologna.

    Operazione Bologna: una piccola anteprima

    A lungo si è creduto che la strategia della tensione si fosse conclusa a ridosso della metà degli anni Settanta. Le ultime inchieste giudiziarie, culminate nel processo ai mandanti celebrato a Bologna, certificano che quell’ipotesi è sbagliata.

    Tra il 1975 e il 1980 c’è stato un crescendo di violenza che non è l’esito di un progetto concepito e attuato unicamente dalla generazione più giovane di terroristi di estrema destra. La documentazione più recente dimostra infatti la regia delle organizzazioni neofasciste della vecchia guardia, legate a piani geopolitici orchestrati dalla loggia P2. Uno scenario di trame oscure che «scavallò la metà degli anni Settanta e preparò il più ferale degli attentati che l’Italia repubblicana abbia conosciuto»: la strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980.

    2 agosto 1980: che cosa accadde a Bologna?

    Il 2 agosto 1980 ha segnato la storia di Bologna. Da quel mattino un orologio alla Stazione centrale segna sempre le 10:25. Si trova fra l’ingresso principale e la sala d’attesa, dalla quale è possibile vedere i binari attraverso uno squarcio nel muro.

    L’attentato neofascista

    Quelle lancette, insieme all’apertura tra i mattoni, sono i segni di una memoria che non si può spegnere. Ricordano l’esplosione che il 2 agosto 1980 provocò 85 morti e oltre 200 feriti. La bomba si trovava in una valigia, appoggiata su un tavolino della sala d’attesa e lasciata incustodita.

    Per arrivare a una prima verità giudiziaria sulle responsabilità dell’attentato ci sono voluti 15 anni. Il 23 novembre 1995 la Corte di Cassazione ha condannato all’ergastolo gli esecutori della strage, i neofascisti Giuseppe Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini.

    Anche Licio Gelli, capo della P2, Francesco Pazienza, il generale Pietro Musumeci e il colonnello Giuseppe Belmonte sono stati condannati per depistaggio delle indagini.

    I processi continuano: nel gennaio 2021 Gilberto Cavallini, militante neofascista, è condannato in primo grado per concorso nella strage. Nell’aprile 2022 arriva a giudizio anche l’inchiesta sui “mandanti”Licio GelliUmberto OrtolaniFederico Umberto D’Amato e Mario Tedeschi non vengono processati in quanto già morti; l’ex militante di Avanguardia nazionale (una formazione della destra neofascista ed eversiva) Paolo Bellini è condannato all’ergastolo dalla Corte d’Assise di Bologna, che infligge inoltre 6 anni di reclusione al capitano dei Carabinieri Piergiorgio Segatel per depistaggio e 4 anni di reclusione all’ex amministratore condominiale Domenico Catracchia, attivo a Roma in via Gradoli, per avere fornito false informazioni al pubblico ministero incaricato delle indagini.

    La difficile verità giudiziaria e l’eredità della “strategia della tensione”

    La verità giudiziaria sull’attentato del 2 agosto 1980 sta quindi prendendo forma dopo anni di depistaggi. Non è quindi un caso che la “strategia della tensione” e la stagione del terrorismo occupino un posto di rilievo tra le pagine mai del tutto comprese ed elaborate della storia italiana.

    In molti casi si parla di questi argomenti in maniera superficiale, accontentandosi di confermare alcuni stereotipi di comodo. Tuttavia un atteggiamento del genere serve soltanto a confondere le acque: per capire meglio quel passato così scomodo, abbiamo bisogno di conoscerne la storia.

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