Mercoledì 22 ottobre 2025 ci incontriamo a Spilamberto per Luce sulla Palestina. Sarà una serata di approfondimento durante la quale uno storico (Daniel Degli Esposti), una avvocata (Francesca Capuozzo di Giuristi Democratici) e vari attivisti (Giovanni Iozzoli di Modena per la Palestina, Flavio Novara di BDS Modena e rappresentanti de Le ali di Camilla e della rete F.R.A.N.C.A.) guideranno un percorso di conoscenza e consapevolezza sulla realtà palestinese e sul valore dell’impegno civile.
Ci sarà, inoltre, la possibilità di visitare la mostra del vignettista palestinese Naji El Ali, allestita nell’ambito della rassegna culturale In Pace.
Luce sulla Palestina: come partecipare
L’appuntamento è fissato per le ore 20:30 allo Spazio Eventi L. Famigli, in Viale Rimembranze 19.
La partecipazione è gratuita e non è necessaria la prenotazione.
L’evento è promosso da: ANPI Sezione di Spilamberto, PD, Alleanza Verdi e Sinistra, Movimento 5 Stelle, CGIL, SPI, ARCI, Associazione ISAAF.
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Venerdì 17 ottobre 2025 ci incontriamo a Spilamberto per una serata di racconti e riflessioni sull’opposizione alla guerra. Ci lasceremo guidare dal titolo dell’evento: La forza del disarmo. Pacifismo, antimilitarismo e nonviolenza tra storia e presente.
Racconterò le vicende di persone che hanno organizzato e/o realizzato azioni pacifiste, antimilitariste o nonviolente. Farò emergere alcune differenze d’approccio tra il pacifismo, l’antimilitarismo e la nonviolenza. Metterò, tuttavia, in risalto gli aspetti comuni, tra i quali spicca il contrasto al riarmo.
Promuovere il disarmo in un’epoca bellicista
Ripercorrendo le storie delle persone protagoniste delle mobilitazioni contro la guerra, rifletteremo insieme sulla necessità di affrontare i conflitti senza lasciare spazio alla catena della violenza.
Come si possono spezzare i meccanismi di azione-reazione che inaspriscono i conflitti, trasformandoli in guerre? Quali scelte strategiche rendono più sicura la convivenza interna e meno pericoloso lo scenario internazionale?
La storia ci insegna che il riarmoarricchisce i privilegiati, penalizza i poveri e favorisce le guerre. Esistono strategie di disarmo che possono aiutare a risolvere le controversie internazionali. Le metteremo in evidenza per costruire e consolidare una cultura di pace.
Non dimenticheremo, inoltre, che molte guerre nascono dagli squilibri nella distribuzione delle risorse. Le storie proposte nel corso della serata ci aiuteranno a ricordare che, per coltivare la pace, è necessario praticare la giustizia sociale.
“La guerra: buona per pochi, cattiva per la maggior parte della società”. Carlos Latuff, 2006.
La forza del disarmo: come partecipare
La forza del disarmo è in programma per venerdì 17 ottobre alle ore 20:30 nell’ex chiesa di Santa Maria degli Angeli, in via Vischi. La partecipazione è gratuita è non è necessario prenotare.
L’iniziativa si inserisce nella terza edizione della rassegna In Pace, promossa dal Comune di Spilamberto in collaborazione con Overseas Onlus e con altre associazioni del territorio. La manifestazione promuove la cultura della pace e della convivenza in un’epoca segnata da oltre 50 conflitti armati e dall’ascesa di una retorica pubblica bellicista.
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Martedì 7 ottobre 2025 partirà un nuovo ciclo di incontri sulla storia contemporanea a Modena. Il titolo, Peace-makers. Persone che hanno fatto la pace, rivela la volontà di far emergere le molteplici esperienze del pacifismo in un’epoca sempre più segnata dalle tragedie delle guerre e dall’illusione del riarmo.
Nel corso degli incontri, approfondirò la storia della nonviolenza, dell’antimilitarismo e del pacifismo in Italia. Partirò sempre dal racconto delle vicende biografiche di alcune persone che sono state protagoniste di lotte e mobilitazioni contro la guerra, il riarmo e le istituzioni militari.
Il ciclo di incontri è inserito nel programma Modena città per la pace ed è promosso da un gruppo di associazioni: Casa per la Pace Modena ODV, Emergency Modena, Gruppo don Milani – Modena, Movimento Nonviolento – Centro territoriale di Modena e Officina Windsor Park.
Come si svolgeranno gli incontri
Ogni incontro durerà circa due ore. Nella prima parte, terrò la relazione storica, sfruttando anche immagini e/o materiali multimediali. Nella seconda parte, risponderò alle vostre domande aprendo un dibattito sugli argomenti trattati nell’esposizione.
Consiglio di partecipare a chi desidera comprendere le radici storiche del presente. I docenti degli istituti scolastici possono ricavare dagli incontri alcuni spunti di riflessione e approfondimento, dal momento che proporrò fonti visive e fornirò riferimenti bibliografici.
Peace-makers: il programma
7/10: Rifiutiamo le armi. Augusto Masetti e Rosa Genoni: antimilitarismo e pacifismo tra la Belle Époque e la Grande Guerra.
14/10: Azione nonviolenta. Aldo Capitini dall’antifascismo alla Marcia della Pace Perugia-Assisi.
21/10: Disobbedire. Pietro Pinna, Ernesto Balducci, don Lorenzo Milani e l’obiezione di coscienza.
4/11: Umanizzare la guerra significa abolirla. Teresa Sarti e Gino Strada dalla Croce rossa internazionale a Emergency.
Come partecipare
La partecipazione al ciclo di incontri è libera e gratuita, senza prenotazione. L’ingresso sarà consentito fino all’esaurimento dei posti disponibili in sala.
Proteo fare Sapere rilascerà, a chi ne farà richiesta, un attestato di partecipazione. L’iniziativa, essendo organizzata da Ente accreditato/qualificato per la formazione DM 8/06/2005 e DM 170/2016, è automaticamente autorizzata ai sensi dell’art. 36 del CCNL 2019/2021 del Comparto Scuola.
Pacifismo, antimilitarismo e nonviolenza: una piccola anteprima
Pacifismo, antimilitarismo e nonviolenza non sono sinonimi. Anche se sono accomunati dall’opposizione alla guerra come strumento di aggressione o di risoluzione dei conflitti, non hanno lo stesso approccio nei confronti degli eserciti e della lotta armata.
Pacifismo
Il pacifismo liberale e giuridico affida la costruzione e il mantenimento della pace al diritto internazionale. In quest’ottica, sono fondamentali la diplomazia degli Stati e il controllo degli organismi internazionali o sovranazionali. Quando uno Stato infrange il diritto, è considerato legittimo ricorrere alla guerra per ristabilire l’ordine, secondo una logica di “polizia internazionale”.
Antimilitarismo
L’antimilitarismo è un’opposizione dal basso nei confronti dell’esercito e, per estensione, della polizia. Le forze armate sono considerate istituzioni al servizio della classe dirigente, che affida a esse la difesa dei propri privilegi contro i subalterni. Alcuni antimilitaristi rifiutano la violenza, ma altri ammettono rivolte, insurrezioni, forme di resistenza armata e rivoluzioni.
Nonviolenza
La nonviolenza è una forma di lotta radicale contro ogni ingiustizia sociale e umana. Prevede di battersi fino all’ottenimento della giustizia, ricorrendo unicamente a metodi nonviolenti (sciopero, boicottaggio, occupazione, blocco stradale, propaganda, controinformazione, educazione, organizzazione di gruppi…). Il principio base della nonviolenza prevede che, per raggiungere un fine “buono”, non è possibile utilizzare mezzi “cattivi”.
Conclusioni
I nonviolenti sono sempre anche pacifisti e antimilitaristi;
gli antimilitaristi non sono tutti nonviolenti (alcuni ammettono la rivoluzione violenta);
i pacifisti non sono tutti nonviolenti (ammettono alcune guerre), né antimilitaristi (ammettono gli eserciti).
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Con l’arrivo dell’autunno, l’Università del tempo libero di Rubiera riprende le attività. Anche quest’anno avrò il piacere di condurre diversi incontri di storia contemporanea, raccontando alcuni passaggi chiave del Novecento italiano e globale.
22/09: Anni cruciali
Il primo appuntamento con la storia contemporanea sarà lunedì 22 settembre. In quel pomeriggio, parlerò di Anni cruciali. L’Italia dal “miracolo economico” alla strage di Bologna.
Sarà un’occasione per osservare criticamente gli slanci e le contraddizioni di un periodo storico che ha trasformato la società, generando al tempo stesso aperture progressiste e tentazioni di ripiegamento.
6/10: Le radici del presente
Il secondo appuntamento, in programma lunedì 6 ottobre, proseguirà lungo il percorso tracciato il 22 settembre.
Le radici del presente. L’Italia dagli anni Ottanta alla lunga stagnazione ci darà modo di riflettere sulle situazioni che hanno contribuito a innescare le crisi in atto nel nostro tempo.
10/11: Giochi di potere
Il terzo appuntamento, previsto per lunedì 10 novembre, aprirà una riflessione sui rapporti tra lo sport, la società e la politica.
Giochi di potere. Le Olimpiadi nella storia mi darà l’occasione di raccontare alcune delle vicende più significative che hanno caratterizzato la nascita e lo sviluppo del movimento olimpico.
In molti casi, infatti, lo sport è stato utilizzato come strumento di propaganda o come elemento funzionale alle relazioni internazionali.
A pochi mesi dall’inizio dei Giochi olimpici invernali di Milano-Cortina 2026, l’incontro permetterà di osservare da una prospettiva storica l’importanza politica, economica e sociale delle grandi manifestazioni sportive.
Come partecipare agli incontri di storia contemporanea
Tutti gli incontri si terranno a partire dalle ore 15 presso la Sala Lea Garofalo (via De Gasperi 3, Rubiera, RE).
Per partecipare agli incontri, è necessario iscriversi contattando Vilma Bulla (ufficio Sport/Cultura del Comune di Rubiera): Tel.: 0522.622294; E-mail: vilmabulla@comune.rubiera.re.it.
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Giovedì 9 ottobre 2025, a Maranello, comincerà il mio primo corso di storia contemporanea alla Piccola università popolare di YAWP! Passioni in movimento. S’intitola Terra contesa. Palestina/Israele: una bussola storica. In 6 incontri, racconterò la storia della questione palestinese, approfondendo una serie di temi fondamentali per comprendere i drammi del presente e il genocidio attualmente in corso nella Striscia di Gaza.
Perché un corso sulla questione palestinese?
L’intellettuale palestinese Edward W. Said era convinto che «la conoscenza sia meglio dell’ignoranza. Da un punto di vista intellettuale, semplicemente non vi è giustificazione razionale alla scelta di una politica dell’ignoranza o all’uso dell’ignoranza come strumento di lotta. L’ignoranza è ignoranza, né più e né meno. Sempre e in ogni caso».
L’ignoranza della storia permette a tante persone, in modi anche tra loro opposti, di pronunciare a sproposito accuse di “antisemitismo” o di tracciare paragoni fuorvianti tra i fatti del presente e la Shoah.
Non sono solo “discorsi da bar” o chiacchere senza importanza. Quando si radicano nel senso comune, le false convinzioni storiche diventano errori condivisi e possono aprire la strada a situazioni pericolose. Non a caso, in diversi Paesi, stiamo assistendo a ritorni di fiamma del vero antisemitismo, ma anche a una recrudescenza dell’islamofobia, l’odio nei confronti delle persone musulmane.
La questione palestinese ci è davvero così familiare? Sappiamo cosa diciamo quando parliamo di “sionismo” in relazione alla nascita di Israele? Conosciamo la storia e la cultura dei palestinesi? Abbiamo mai provato a osservare con rispetto e distacco entrambi i popoli che si contendono quell’unica terra, riflettendo su quel concetto di “diaspora” che da tempo ormai li accomuna?
Disinnescare i discorsi d’odio
Con l’ignoranza non si contrastano le narrazioni propagandistiche, le fake news e le polarizzazioni. Anzi, al contrario, la mancanza di conoscenza è il terreno di coltura perfetto per i discorsi che inneggiano ad annientare l’altro.
Molto spesso i promotori dei conflitti fanno leva su ricostruzioni distorte del passato per confondere le idee e polarizzare la società. Da tale atteggiamento derivano effetti divisivi. Si riducono gli spazi del dialogo, mentre cresce il desiderio di schierarsi “per partito preso”.
Per comprendere meglio ciò che accade in Palestina, senza lasciarsi intrappolare dalle contrapposte retoriche d’odio, è utile ricostruire correttamente e criticamente le radici storiche dei problemi attuali, al fine ultimo di generare o consolidare una cultura di pace.
Mettendo a confronto le vicende dei palestinesi e quelle degli ebrei che hanno realizzato i progetti dei sionismi, sarà più facile individuare le contraddizioni alla base delle attuali tragedie. Riconoscendo la pericolosità di un discorso identitario che esclude la convivenza con l’altro, sarà possibile riflettere sul senso d’impotenza che proviamo nel presente.
Terra contesa: il programma
Gli incontri si terranno di giovedì sera, tra le 20:30 e le 22:30. Nella prima parte, terrò la relazione storica, sfruttando anche immagini e/o materiali multimediali. Nella seconda parte, risponderò alle domande, aprendo un dibattito sugli argomenti trattati nell’esposizione.
Il programma degli incontri sarà il seguente.
9/10: Terra contesa. La Palestina e il Medio Oriente nell’età contemporanea.
16/10: Che cos’è il sionismo? Storia di un progetto politico che non coincide con l’ebraismo.
23/10: «Straniero in terra propria». Storia del popolo e dell’identità palestinese.
6/11: Fine del processo di pace. Errori e contraddizioni da Camp David a Oslo.
13/11: Il peso delle memorie. Shoah, Nakba, antisemitismo e apartheid tra storia e dibattito.
20/11: J’accuse. Violenze criminali e la questione del genocidio.
Come partecipare
Come tutti i corsi e le attività dell’associazione YAWP, il corso Terra contesa si svolgerà presso la sede di via Grizzaga 107, a Bell’Italia di Maranello (MO).
È necessario iscriversi almeno 1 settimana prima dell’inizio. I posti sono limitati e consiglio di prenotare per tempo.
La partecipazione è riservata ai soci di YAWP. Si può fare la tessera per l’occasione e in qualsiasi momento. Dura 12 mesi dall’attivazione e costa 20€ per gli adulti, 10€ per i ragazzi da 13 a 18 anni ed è gratuita per i bambini.
Lunedì 6 ottobre 2025 a Campogalliano comincerà il ciclo di incontri La storia e il presente. Dalle guerre mondiali alle sfide del XXI secolo.
In 10 appuntamenti, fino al 22 dicembre, ripercorreremo le principali vicende accadute nel Novecento. Ci muoveremo dalla dimensione locale agli scenari più ampi della storia globale.
Tenendo bene in vista l’obiettivo di Storia oggi, rivolgeremo lo sguardo al passato partendo dal presente. Per capire meglio i problemi di oggi, è utile andare alla ricerca delle loro radici storiche. La capacità di percepire i cambiamenti vissuti dagli Stati e dalle società nel corso del tempo ci aiuta, infatti, a maturare uno sguardo critico sul presente.
Come si svolgono gli incontri
Ogni incontro durerà circa due ore. Nella prima parte, terrò la relazione storica, sfruttando anche immagini e/o materiali multimediali. Nella seconda parte, risponderò alle vostre domande aprendo un dibattito sugli argomenti trattati nell’esposizione.
Consiglio di partecipare a chi desidera comprendere le radici storiche del presente. I docenti degli istituti scolastici possono ricavare dagli incontri alcuni spunti di riflessione e approfondimento, dal momento che proporrò fonti visive e fornirò riferimenti bibliografici.
La storia e il presente: il programma
6/10/2025 – La Grande Guerra: inizia il Secolo Breve.
13/10/2025 – Il primo dopoguerra: dalle speranze rivoluzionarie all’ascesa dei fascismi.
20/10/2025 – L’Europa degli anni ‘30: dalla crisi economica del 1929 alla guerra civile spagnola.
3/11/2025 – La Seconda guerra mondiale e la Resistenza europea: scenari di un conflitto totale.
10/11/2025 – L’Italia del secondo dopoguerra: dalla ricostruzione a “Mani pulite”.
17/11/2025 – L’Europa del secondo dopoguerra: dai primi accordi economici all’Unione Europea.
24/11/2025 – Un mondo bipolare: la guerra fredda dalla Corea al collasso dell’URSS.
1/12/2025 – Terra contesa: il Medio Oriente tra colonialismo, decolonizzazione e lotte per il potere.
15/12/2025 – La storia non finisce: conflitti e tensioni tra i Balcani e l’Europa orientale.
22/12/2025 – L’età della policrisi: le radici dei disastri climatici e delle guerre di oggi.
Come partecipare
Gli incontri si svolgeranno in una sala con un numero limitato di posti. Le iscrizioni saranno a numero chiuso ed è necessario prenotare.
Per iscriverti, telefona o invia un messaggio Whatsapp al numero 370.3494419. Nel testo, indica nome e cognome, numero di telefono e indirizzo e-mail. In alternativa, scrivi gli stessi dati all’indirizzo di posta elettronica centrolaquercia2000@gmail.com.
L’iscrizione agli incontri prevede una quota di 20 euro, comprensivi di tutte e 10 le date, che dovrà essere versata all’inizio del primo incontro.
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Venerdì 10 ottobre 2025 ci diamo appuntamento alle ore 21 a Limidi di Soliera per un incontro intitolato Democrature. Da dove nasce la crisi odierna della democrazia nel mondo.
Per comprendere le difficoltà politiche e sociali del presente, partirò dal passato. Racconterò vari momenti di crisi attraversati dalle istituzioni democratiche nel corso del Novecento, riflettendo sulle loro cause e mettendo in luce i problemi irrisolti che persistono tuttora.
L’evento si terrà nella sala al primo piano del Centro polivalente di Limidi, in via Papotti 18. L’ingresso sarà libero e gratuito, senza necessità di prenotazione. Su richiesta, alle/agli studenti e alle/ai docenti delle scuole secondarie sarà rilasciato un certificato di partecipazione.
L’iniziativa è organizzata dal Centro polivalente Limidi Asd.
Democrature: una piccola anteprima
La crisi della democrazia scandisce la storia contemporanea dell’Europa. Negli anni Venti le istituzioni liberali trascurano la giustizia sociale e sono messe alla prova dalle rivendicazioni delle masse popolari.
Le società non risolvono le contraddizioni generate dalle disuguaglianze e vengono travolte dai conflitti interni. Le classi dirigenti tutelano i propri privilegi favorendo l’ascesa di dittature e regimi totalitari di matrice fascista, che innescano la Seconda guerra mondiale.
Solo nel trentennio successivo alla sconfitta dei fascismi, in Occidente, si afferma una democrazia basata sullo Stato sociale. A metterla in discussione è una policrisi economica, politica e ambientale.
Quando l’URSS collassa, la democrazia liberale sembra destinata a espandersi nello spazio ex sovietico, ma diversi fattori ne ostacolano lo sviluppo.
Quali sono le loro radici storiche? E per quali contesti politici è corretto parlare di “democrature”?
Nel corso dell’incontro, affronterò questi interrogativi a partire da una riflessione sul concetto di “democrazia” e sulla sua evoluzione nello scenario europeo del XX e del XXI secolo.
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Sabato 16 agosto ci incontriamo a Lama Mocogno per l’iniziativa Processo alla Resistenza. In un dialogo col professor Luca Caffaro, racconterò alcuni aspetti molto discussi ma poco noti del dopoguerra in Italia. Mi concentrerò, in particolare, sulle vicende giudiziarie di diversi partigiani, accusati di aver commesso crimini nel contesto del conflitto e della difficile transizione postbellica.
L’incontro si terrà negli spazi della Locanda Bellavista (via Giardini 215, Lama Mocogno), all’aperto o al chiuso a seconda delle condizioni meteo. L’inizio è previsto per le ore 18.
L’iniziativa è organizzata dalla sezione ANPI di Lama Mocogno, che offrirà un aperitivo al termine dell’incontro. La partecipazione è gratuita e non è necessario prenotare.
Processo alla Resistenza: una piccola presentazione
Quando finisce una guerra? Come si può costruire la pace dopo un conflitto totale, nel quale la violenza ha lacerato le comunità e le famiglie? Quali strategie possono aiutare a prevenire il ricorso alle vendette o alla giustizia sommaria? E quali decisioni pubbliche sono efficaci nel riportare la violenza sotto il controllo delle istituzioni?
La riflessione dell’iniziativa Processo alla Resistenza intreccerà questi spunti ai processi aperti tra la seconda metà degli anni Quaranta e l’inizio degli anni Cinquanta contro centinaia di partigiani, accusati di aver commesso atti illeciti o crimini andando oltre gli obiettivi liberatori ed emancipatori della lotta di Liberazione. Quali intenzioni animano l’accusa? Come si muove la difesa? E quali sono le conseguenze dei processi sulla società?
Ne parleremo sabato 16 agosto a Lama Mocogno. Anticipo, però, un po’ di informazioni sul contesto storico e giuridico del dopoguerra.
L’amnistia Togliatti: una piccola anteprima
Tra la fine degli anni Quaranta e il decennio successivo, gli effetti dell’amnistia Togliatti assestano un “colpo di spugna” sui crimini fascisti.
Il 22 giugno 1946 segretario del PCI, nella veste di Ministro della Giustizia, si propone di liberare i numerosi partigiani che erano stati rinchiusi in carcere con l’accusa di aver commesso atti illeciti nel corso della guerra.
L’amnistia consente tuttavia a parecchi criminali fascisti di scontare i propri debiti con la giustizia senza avere mai trascorso neppure un giorno in una prigione.
Lo spirito originario del provvedimento mira a distinguere tra i responsabili degli eventi più efferati e gli ultimi anelli della catena repressiva fascista, ma l’arte di arrangiarsi e il sostegno dei moderati consentono a non pochi criminali di restare lontani dal meccanismo compensatorio della giustizia italiana.
Anche la magistratura è incline a valutare con comprensione – e talvolta con benevolenza – i crimini fascisti, dal momento che quasi tutti i giudici si sono formati sotto il regime o devono gli avanzamenti di carriera alla fedeltà nei confronti della dittatura.
Tra la fine degli anni Quaranta e il decennio successivo, gli effetti dell’amnistia Togliatti finiscono dunque per assestare un “colpo di spugna” sui crimini fascisti.
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Domenica 10 agosto 2025 il Comune di Marano sul Panaro commemora la strage di Ospitaletto. Come ogni anno, le celebrazioni e gli interventi istituzionali saranno seguiti da un mio racconto storico sulle vicende che nell’agosto 1944 sconvolsero la frazione dell’alta collina maranese.
In quest’anno, segnato dai drammi dei conflitti, intreccerò la narrazione di ciò che accadde qui a diversi spunti di riflessione sul presente. Che cosa accade a una comunità quando un esercito o una milizia devasta il luogo in cui vive? Come si può tornare a vivere in una terra martoriata? Quali parole possono descrivere efficacemente drammi di questo tipo?
Il programma si apre alle 9:30 con il ritrovo nel piazzale antistante la chiesa di Ospitaletto. Alle 11 è previsto il saluto dell’Amministrazione comunale. In seguito si terrà il mio racconto storico.
La strage di Ospitaletto: una piccola anteprima
Fra il 30 luglio e il 3 agosto 1944 le truppe tedesche attaccano in forze la zona libera di Montefiorino. I partigiani della montagna modenese e reggiana non hanno possibilità di resistere e sono costretti a sganciarsi.
I più determinati a proseguire la lotta si spostano nelle valli vicine e cercano di riorganizzarsi. Le difficoltà non mancano: i collegamenti sono difficili e qualcuno perde la fiducia nei comandi.
Partigiani a Ospitaletto
Intorno al 10 agosto una formazione di circa 300 uomini, staccatasi dalla divisione di Marcello Catellani, si insedia presso alcune case coloniche a Ospitaletto di Marano sul Panaro. La guida Adolfo Bambini (“il Toscano”), un combattente deciso a continuare la lotta nonostante le difficoltà. Passa poco tempo ed elementi ostili alla Resistenza segnalano ai fascisti la presenza dei partigiani.
Nel pomeriggio del 12 agosto una piccola squadra della Guardia nazionale repubblicana di Marano e Vignola parte per attaccare i “ribelli”. I fascisti, però, sono in inferiorità numerica: perdono il camion e si rifugiano in una casa colonica. I militi di Salò si salvano poco dopo, poiché l’arrivo di rinforzi tedeschi impegna i partigiani in un combattimento. Nel corso degli scontri il vice-comandante della formazione Mario Allegretti coglie i nemici alle spalle, mettendoli in fuga.
I nazisti ripiegano, lasciando sul terreno cinque uomini. Mentre scendono a valle, le truppe accusano i contadini Marino e Leonidio Vandelli di aver coperto la fuga dei “ribelli”. Sono padre e figlio, colti nei campi quasi per caso. Passano insieme momenti convulsi, presto interrotti dagli spari di chi non si fida del loro silenzio. Muoiono così, uno accanto all’altro.
Una violenza protratta nel tempo
All’alba del 13 agosto comincia la vendetta. Aiutati dai fascisti, i nazisti della Veterinär-Kompanie 362 (362. Infanterie-Division) impiccano nel borgo di Ospitaletto cinque partigiani prelevati dal carcere vignolese di Villa Santi: sono Aldo Casalgrandi, Luciano Orlandi, Primo Terzi, Antonio Maccaferri e Geo Ballestri. Dopo aver proibito di rimuovere i corpi, si radunano nella piazzetta dello Spino per pianificare la terra bruciata.
Nel pomeriggio i reparti nazisti uccidono civili, incendiano cascine e massacrano il bestiame. Muoiono Gino Baranzoni, Augusto Cavedoni, Giuseppe Ferrari, Caterina Gualmini, Giuseppe Leonelli, Adalgisa Ronchi, Clarice Ronchi, Maria Savigni, Teobaldo Savigni e Alberto Severi. Quando scende la sera, gli esecutori della strage impongono che nessuno rimuova i corpi dei morti e le carcasse degli animali fino al Ferragosto.
Le operazioni antipartigiane ripartono il 17 agosto, sfruttando le difficoltà organizzative della Resistenza. Con la collaborazione dei fascisti, i nazisti raggiungono Selva di Puianello e le zone di confine tra Ospitaletto e Serramazzoni. I partigiani vengono sorpresi all’alba e accusano diverse perdite tra morti e prigionieri. Perdono la vita Agostino Longini, Ivaldo Maccaferri, Livio Arrigo Pelliccioli e Giorgio Fontanili. Secondo le testimonianze raccolte presso la comunità locale, sette ostaggi vengono uccisi a Ospitaletto il 25 agosto. Sul loro conto le notizie sono tuttavia ancora imprecise, eccezione fatta per Corrado Tagliavini e Antonio Ferrari.
I silenzi del dopoguerra
Dopo le tragedie dell’agosto 1944 nessun membro della comunità biasimò pubblicamente i delatori. Le famiglie delle vittime cercarono nella discrezione e nella vicinanza reciproca gli stimoli alla ripresa di una normalità altrimenti impossibile. La comunità preferì mantenere un profondo riserbo sulla strage, al punto che le spie non furono denunciate neppure nel dopoguerra. Nessuno sentì il desiderio di riaprire le ferite inferte dal conflitto. Il dolore del lutto rimase confinato nel silenzio delle colline rurali, che cercarono di riprendere i ritmi della quotidianità.
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Venerdì 8 agosto 2025 ci incontriamo al parco Amendola di Modena per la serata Hiroshima e Nagasaki 80 anni dopo. Ancora sull’orlo dell’abisso.Nell’anniversario dei due bombardamenti atomici statunitensi sul Giappone, ci muoveremo tra storia e presente per ricordare che solo il disarmo può salvare l’umanità.
Protagonista della serata sarà Pasquale Pugliese, già segretario nazionale del Movimento Nonviolento e ora membro del Coordinamento nazionale. Io porterò un contributo storico e avrò il piacere di dialogare con lui.
Possiamo ancora parlare di deterrenza nucleare? Le armi atomiche garantiscono la difesa e la sicurezza? A chi conviene investire nella moltiplicazione degli arsenali?
Queste domande orienteranno la conversazione, che sarà arricchita dagli spunti del dialogo e dalla partecipazione del pubblico.
Come partecipare
L’iniziativa Hiroshima e Nagasaki 80 anni dopo è in programma per venerdì 8 agosto alle ore 21 nello spazio eventi del parco Amendola. La partecipazione è gratuita e non è necessario prenotare.
L’evento è promosso da Casa per la Pace Modena OdV e dal centro territoriale di Modena del Movimento Nonviolento all’interno della Rassegna Culturale del Loving Amendola.
Hiroshima e Nagasaki: una piccola anteprima
Il 9 agosto 1945 l’aviazione degli Stati Uniti sgancia “Fat man”, una bomba al plutonio, sulla città giapponese di Nagasaki. I morti sono decine di migliaia e i danni sembrano fin da subito impossibili da calcolare.
Sono passati solo tre giorni dal primo bombardamento atomico su un centro urbano. La mattina del 6 agosto 1945 l’aereo statunitense Enola Gay ha colpito la città giapponese di Hiroshima. Da qualche giorno il presidente Harry Truman si era convinto a sperimentare gli esiti del “Progetto Manhattan”, che aveva portato alla realizzazione della bomba atomica.
In quell’estate il Giappone era ormai allo stremo delle forze, ma non sembrava disposto ad arrendersi. Gli Stati Uniti, non volendo rischiare di subire ulteriori perdite umane nel Pacifico, hanno deciso di assestare un colpo tremendo ai nipponici.
Così l’Enola Gay ha sganciato su Hiroshima “Little Boy”, una bomba atomica all’uranio. L’esplosione ha raso al suolo la città, uccidendo decine di migliaia di persone: 90.000 secondo la stima meno grave, 166.000 secondi quella più catastrofica.
Un evento spartiacque?
Gli attacchi nucleari statunitensi a Hiroshima e Nagasaki possono essere letti anche come un messaggio all’URSS: l’alleanza anti-nazista si sta sgretolando e gli Stati Uniti vogliono affermare la propria potenza militare fino in fondo.
Dopo gli attacchi l’imperatore del Giappone si rivolge al popolo per preparare la resa, che viene siglata il 2 settembre. Nelle isole del Sol Levante viene così istituito un governo provvisorio, che applica gli orientamenti dell’occupazione militare statunitense.
Iniziano così il secondo dopoguerra e l’era atomica: la rivalità USA-URSS lancia una corsa agli armamenti nucleari, che genera un sottile “equilibrio del terrore”, quello della “guerra fredda”, con duri conflitti nelle “periferie” del mondo e una maggiore stabilità in Occidente.
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