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Il blog di Daniel Degli Esposti

Categoria: Storie in cammino

  • Per essere libere: donne nella Resistenza a Spilamberto

    Per essere libere: donne nella Resistenza a Spilamberto

    Domenica 15 marzo 2026 ci incontriamo a Spilamberto per una breve camminata con narrazione storica. L’evento Per essere libere. Le donne nella Resistenza e nella Liberazione di Spilamberto ti farà scoprire diverse esperienze femminili del “tempo di guerra”.

    Ci ritroveremo alle ore 14:30 in piazza Caduti Libertà, dove racconterò le difficoltà del quotidiano e cosa fecero alcune donne per affrontarle attivamente.

    Da lì ci dirigeremo verso le case popolari di via XXII aprile, dove ti farò conoscere le storie di Rosalia Haas ed Emma Sala. Donne comuni, coinvolte in una guerra totale e costrette a fare scelte estreme in un momento determinante per la storia del paese.

    Al termine del mio racconto, è previsto un intervento dell’artista e dei curatori del progetto artistico Prospettive 2025, dedicato alla memoria della Resistenza.

    La partecipazione all’iniziativa è gratuita e non è necessaria la prenotazione. L’evento è promosso dal Comune di Spilamberto nell’ambito del calendario proposto per la Giornata internazionale della donna.

    Donne nella Resistenza: una piccola anteprima

    Fra il 1939 e il 1945 la guerra totale concede alle donne spazi di partecipazione e opportunità di autodeterminazione ancora più importanti dei varchi aperti dalla mobilitazione per il primo conflitto mondiale. Molte ragazze e diverse donne già adulte sfruttano queste occasioni per assumersi responsabilità crescenti, contestando il pregiudizio diffuso che le lega a una subalternità perenne.

    Salvare chi fugge

    Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, diversi soldati del Regio Esercito scappano dai nazisti e cercano la salvezza nelle campagne. La solidarietà delle famiglie contadine si rivela decisiva per la loro sorte. In molti casi le donne e gli anziani aprono le porte delle cascine agli sbandati, li aiutano a liberarsi delle divise e donano loro abiti borghesi.

    L’impegno delle reti clandestine antifasciste e di tante persone comuni – in primo luogo donne – consente all’organizzazione di condurre verso il fronte dell’Italia meridionale anche diversi militari anglo-americani fuggiti dalla prigionia, evitando loro la cattura da parte dei nazisti.

    Le donne e gli uomini sorpresi nell’atto di assistere gli sbandati, i prigionieri in fuga o gli ebrei subiscono gravi conseguenze patrimoniali e fisiche.

    Volontarie della libertà

    A partire dall’autunno 1943, si registrano gli ingressi di diverse ragazze e donne nella Resistenza. La loro scelta non è forzata dal richiamo alle armi, ma completamente libera.

    Molte non decidono di cominciare la lotta soltanto per far finire la guerra e liberare l’Italia dall’occupazione tedesca, ma anche per avviare o proseguire un cammino di emancipazione.

    L’impegno nella Resistenza civile

    Le attività assistenziali dei Gruppi di difesa della donna e le azioni armate delle combattenti sono fondamentali per il buon esito della lotta di liberazione.

    Molte donne attive nelle organizzazioni clandestine non prendono le armi, ma si distinguono nell’aiuto ai prigionieri alleati e nel sostegno continuo ai partigiani combattenti. Sono dunque protagoniste della Resistenza civile, che consente al movimento armato di trovare basi e nascondigli sicuri.

    Le staffette e le combattenti

    Le staffette assicurano i contatti fra le unità, smistando ordini, munizioni e armi destinate ai ribelli. La condizione delle portatrici, equiparate agli ufficiali di collegamento, è una delle più pericolose in assoluto, poiché possono essere sorprese dai nemici nell’atto di nascondere biglietti in codice e strumenti offensivi.

    Altre donne scelgono, invece, di entrare nelle formazioni combattenti e di prendere le armi, vivendo in clandestinità al pari degli uomini. Accettano, pertanto, il rischio di uccidere e di perdere la vita negli scontri col nemico.

    Quando i nazisti e i fascisti catturano le partigiane, le sottopongono a torture più dolorose di quelle riservate agli uomini. I militi praticano la violenza sessuale per punire la sfrontatezza delle donne non disposte a conformarsi ai tradizionali ruoli di genere.

    Una storia poco nota

    Le azioni delle donne rimangono tuttavia molto spesso nell’ombra. Alla fine della guerra molte di loro preferiscono rientrare nelle famiglie senza farsi notare troppo, poiché nell’Italia rurale l’interpretazione tradizionale del ruolo femminile è ancora molto forte. Altre protagoniste della Resistenza, invece, restano escluse dalle grandi narrazioni, poiché il loro ruolo assistenziale è troppo poco “epico” per le volontà celebrative maschili.

    La conquista del voto e la persistenza dei pregiudizi

    Dopo la Liberazione l’impegno delle combattenti e la determinazione delle civili convince la maggioranza degli uomini politici ad assicurare il diritto di voto alle donne italiane.

    La conquista dell’elettorato attivo e passivo costituisce il primo passo verso un’emancipazione problematica, poiché le tendenze conservatrici della società italiana contribuiscono a mantenere un forte attaccamento alla tradizione cattolica e ad ancorare le donne a ruoli casalinghi o subalterni.

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  • Storie tra i ciliegi in fiore: trekking a Vignola

    Storie tra i ciliegi in fiore: trekking a Vignola

    AGGIORNAMENTO: il trekking Storie tra i ciliegi in fiore è annullato.

    Domenica 29 marzo 2026 racconterò Storie tra i ciliegi in fiore in un trekking a Vignola. Cammineremo tra il Santuario della Beata Vergine della Pieve e la collina di Campiglio, ammirando la fioritura dei ciliegi. In questo splendido scenario, ti farò scoprire gli intrecci tra la “grande storia” e la società contadina.

    Il trekking è organizzato in collaborazione con l’Azienda agricola Vezzali-Golinelli, che coltiva diversi terreni nella zona interessata dal percorso.

    Storie tra i ciliegi: il percorso

    Il ritrovo è fissato alle ore 15 nel parcheggio del Santuario della Beata Vergine della Pieve, in via Santuario della Pieve, a Vignola.

    Il trekking dura circa 2 ore, comprese le soste narrative. Cammineremo su sentieri e strade asfaltate a bassa percorrenza, affrontando tratti in salita e discesa non particolarmente impegnativi per arrivare a Campiglio e tornare al punto di partenza.

    Al termine del percorso, l’Azienda agricola Vezzali Golinelli preparerà una merenda con crostata di ciliegie, succhi di frutta, pane e marmellate.

    Raccomando di indossare scarpe con la suola un po’ scolpita, adatte a camminare su terreni misti. I modelli da trekking, da running o da passeggio nella natura sono tutti adatti. Le sneakers lisce e le scarpe da città sono sconsigliate.

    Come partecipare

    Per partecipare, è necessario iscriversi contattando l’Azienda agricola Vezzali Golinelli.

    Si prevede una quota di partecipazione di 20€ (10€ per il trekking storico e 10€ per la merenda).

    Che cosa racconterò?

    Come vivevano le donne e gli uomini delle campagne vignolesi mentre il mondo tutto intorno si accendeva fino a divampare per gli effetti delle guerre?

    Quali sono gli intrecci tra la quotidianità dei contadini e la “grande storia” che prende forma intorno a loro, spesso grazie a loro?

    Camminando tra il santuario della Pieve e la collina di Campiglio, racconterò vicende avvenute nel Risorgimento, nel corso della Prima guerra mondiale e nella Resistenza, collegandole ai vissuti delle persone che coltivavano le terre di Vignola.

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  • Le Valorose 2026: trekking storico per l’8 marzo

    Le Valorose 2026: trekking storico per l’8 marzo

    Domenica 8 marzo 2026 celebreremo la Giornata internazionale della donna con il trekking Le valorose. Federica Ragazzi, Guida ambientale ed escursionistica delle valli bolognesi, ci accompagnerà in un’escursione tra le colline di Monte San Pietro. Io porterò un contributo storico, raccontando le vicende di donne che hanno lottato per l’emancipazione, la liberazione e la conquista dei diritti per sé e per le altre.

    Il programma della giornata

    Ore 9.00: ritrovo al parcheggio Datalogic S.R.L., Via Lavino, 265 – Monte San Pietro (BO)

    9.15 partenza dell’escursione

    12.30: pranzo al sacco

    13.00 circa: rientro al punto di partenza.

    Caratteristiche del percorso

    Difficoltà: moderata, percorso ad anello su fondo misto (sentiero, asfalto, strada sterrata), privo di difficoltà tecniche.

    Per partecipare, è richiesta l’abitudine a camminare in natura e in collina.

    Lunghezza: 7 km

    Dislivello: salita/discesa m. 235

    Ore di cammino effettivo: 2,30

    Maggiori informazioni sono disponibili nella scheda completa del percorso: puoi consultarla qui.

    Per eventuali dubbi, contattare la guida, Federica Ragazzi: federicaragazzi@guidevallibolognesi.it – 338.4071117.

    Le Valorose 2026: come partecipare

    Per partecipare, è necessario prenotare entro le ore 12 di sabato 7 marzo o fino al raggiungimento del numero massimo di iscritti. Ci si iscrive compilando il form apposito o contattando la guida ai recapiti sopra indicati, comunicando un proprio recapito di telefono cellulare.

    Quota di partecipazione: € 20 (adulti), comprensiva di servizio di accompagnamento da parte Guida Ambientale Escursionistica qualificata e di un narratore storico.

    Consigli per l’equipaggiamento

    Si consiglia di indossare abbigliamento da escursione per la collina. Occorrono scarpe da trekking o con la suola scolpita. Si consiglia di portare con sé almeno un litro di acqua. Sono consigliati vestiario e scarpe di ricambio da lasciare in auto e bastoncini telescopici, se graditi.

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  • Passeggiata storica sulla strage del 9 gennaio 1950

    Passeggiata storica sulla strage del 9 gennaio 1950

    Domenica 18 gennaio 2026 ci incontriamo a Modena per una passeggiata storica sull’eccidio del 9 gennaio 1950. La Repubblica ferita ti farà scoprire una delle fasi più tese e drammatiche del dopoguerra in città.

    Perché in quell’inverno di 76 anni fa si arrivò a uno sciopero generale che mobilitò migliaia di persone? Come agirono i sindacati? Che cosa fece il Comune per fronteggiare il rischio di una disoccupazione che avrebbe immiserito centinaia di persone? Come si comportarono le istituzioni centrali dello Stato? Perché, nel mattino del 9 gennaio 1950, le forze dell’ordine aprirono il fuoco sui manifestanti?

    Il ritrovo è fissato alle 14:20 in piazza Dante Alighieri, davanti alla stazione centrale. La partenza è prevista per le ore 14:30. Se vuoi partecipare, iscriviti seguendo le indicazioni presenti nella parte finale dell’articolo.

    9 gennaio 1950: una piccola anteprima

    Il 9 gennaio 1950 le forze dell’ordine reprimono con la violenza lo sciopero generale a sostegno dei lavoratori licenziati dalle Fonderie Riunite di Modena in seguito alla serrata dello stabilimento.

    Nel corso della mattinata gli agenti di Polizia e i Carabinieri aprono più volte il fuoco contro i manifestanti sia nell’area della fabbrica, sia lungo la via Ciro Menotti. Sei lavoratori restano uccisi e parecchi altri riportano ferite di varia entità.

    Nell’immediato la tragedia accentua la polarizzazione politica tra le Sinistre, pronte a denunciare le violenze dello Stato, e forze politiche dell’area moderata, determinate a sostenere a ogni costo i tutori dell’ordine pubblico. I fatti del 9 gennaio segnano tuttavia anche un “punto di non ritorno”, dal momento che costituiscono l’ultima strage di lavoratori dell’immediato dopoguerra italiano.

    Come si arriva a quel giorno così drammatico per la città di Modena? In quale contesto vivono la popolazione e i lavoratori dopo la Seconda guerra mondiale? Per saperne di più, ti aspetto alla passeggiata storica del 18 gennaio.

    Come partecipare

    Per partecipare alla passeggiata storica La Repubblica ferita, con narrazioni di Daniel Degli Esposti e letture di Federico Benuzzi, è necessario iscriversi. Occorre inoltre pagare una quota di partecipazione, da versare alla partenza: 10€ a persona, 5€ per ragazze e ragazzi minori di 12 anni, gratuito per bambine e bambini minori di 6 anni. Anche i tuoi amici a quattro zampe sono i benvenuti!

    Il ritrovo è fissato per domenica 18 gennaio alle 14:20 in piazza Dante Alighieri, davanti alla stazione centrale di Modena. La partenza è prevista per le ore 14:30.

    L’evento dura circa 2 ore, comprese le soste per le narrazioni storiche. La passeggiata si svolgerà su un percorso urbano, non ad anello. Dalla tappa conclusiva, sarà possibile raggiungere il punto di partenza con una camminata di circa 10 minuti.

    Per iscriverti alla passeggiata, scrivi una e-mail con il tuo nome e cognome e con il numero dei partecipanti a info@storiaoggi.it.

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  • Bologna nella Grande Guerra: passeggiata storica

    Bologna nella Grande Guerra: passeggiata storica

    Sabato 8 novembre 2025 ti aspetto alla passeggiata storica Bologna nella Grande Guerra. Camminando nel centro urbano, all’interno dei viali di circonvallazione, conoscerai le vicende accadute in una città lontana dalle trincee e dai fronti, ma dichiarata “zona di guerra” fin dal 25 maggio 1915 per le sue particolari caratteristiche sociali.

    Il ritrovo è fissato alle 14:45 nel Parco 11 settembre 2001, in prossimità dell’accesso da via Riva di Reno (ex Manifattura dei Tabacchi – Cineteca di Bologna). La partenza è prevista per le ore 15. Se vuoi partecipare, iscriviti seguendo le indicazioni presenti nella parte finale dell’articolo.

    Una piccola anteprima

    Il 28 giugno 1914 è un giorno chiave per la storia d’Europa, ma anche per la città di Bologna. Mentre a Sarajevo lo studente bosniaco di etnia serba Gavrilo Princip uccide l’arciduca austro-ungarico Francesco Ferdinando e la principessa consorte Sofia, sotto le Due Torri si tengono le elezioni municipali. Vincono i socialisti e il Consiglio comunale sceglie come sindaco Francesco Zanardi.

    Il nuovo corso della politica comunale nasce nella speranza di accorciare le distanze tra i “primi” e gli “ultimi”. Il motto della Giunta è «Pane e alfabeto». Zanardi e i socialisti vogliono liberare il popolo dalla miseria materiale e culturale.

    Tuttavia, già nell’agosto 1914, la guerra europea cambia rapidamente gli scenari. Anche se l’Italia non partecipa direttamente al conflitto, il collasso dei commerci internazionali e il rientro di molti emigranti mettono alla prova la società.

    Una guerra totale

    Dal 24 maggio 1915, quando l’Italia entra in guerra, il conflitto armato coinvolge l’intera società. A Bologna diverse fabbriche si convertono alla produzione bellica. Il Pirotecnico e il Carnificio di Casaralta assumono un’importanza di livello nazionale.

    Anche la sanità si mobilita: gli ospedali accolgono i feriti e il Rizzoli diventa un centro di avanguardia per lo sviluppo delle protesi. Intanto, gli alloggi vuoti devono essere censiti per rispondere all’afflusso dei profughi.

    A partire dal 1917, le autorità militari estendono i propri poteri, imponendo una disciplina che condiziona la vita quotidiana delle comunità. Chi rifiuta la logica bellica viene additato come “antiitaliano”, subendo censure e repressioni.

    Per scoprire molti più dettagli su queste vicende e per conoscere altre storie di Bologna nella Grande Guerra, ti aspetto alla passeggiata storica dell’8 novembre.

    Bologna nella Grande Guerra: come partecipare

    Per partecipare alla passeggiata storica Bologna nella Grande Guerra, con narrazioni di Daniel Degli Esposti e letture di Federico Benuzzi, è necessario iscriversi. Occorre inoltre pagare una quota di partecipazione, da versare alla partenza: 10€ a persona, 5€ per ragazze e ragazzi minori di 12 anni, gratuito per bambine e bambini minori di 6 anni. Anche i tuoi amici a quattro zampe sono i benvenuti!

    Il ritrovo è fissato per sabato 8 novembre alle 14:45 nel Parco 11 settembre 2001, in prossimità dell’accesso da via Riva di Reno (ex Manifattura dei Tabacchi – Cineteca di Bologna). La partenza è prevista per le ore 15.

    L’evento dura circa 2 ore, comprese le soste per le narrazioni storiche. La passeggiata si svolgerà su un percorso urbano, non ad anello. Dalla tappa conclusiva, sarà possibile raggiungere il punto di partenza camminando insieme a Daniel Degli Esposti, che in alternativa fornirà indicazioni per l’utilizzo dei mezzi pubblici.

    Per iscriverti alla passeggiata, scrivi una e-mail con il tuo nome e cognome e con il numero dei partecipanti a info@storiaoggi.it.

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  • Modena nella Grande Guerra: passeggiata storica

    Modena nella Grande Guerra: passeggiata storica

    Domenica 2 novembre 2025 ti aspetto alla passeggiata storica Modena nella Grande Guerra. Camminando tra le strade e le piazze del centro, conoscerai le vicende accadute in una città lontana dalle trincee e dai fronti, ma pienamente inserita nei meccanismi del conflitto.

    Il ritrovo è fissato alle 14:45 davanti al teatro Storchi, in Largo Garibaldi 15. La partenza è prevista per le ore 15. Se vuoi partecipare, iscriviti inviando una e-mail a info@storiaoggi.it.

    Una piccola anteprima

    Il fronte italiano della Grande Guerra investe il Trentino, il Cadore e il Carso. Le città dell’Emilia rimangono lontane dalle zone dove infuriano i combattimenti, ma sono coinvolte dalla mobilitazione generale.

    Il conflitto armato coinvolge l’intera società: per questo si parla di “guerra totale”. A Modena diverse fabbriche si convertono alla produzione bellica, gli ospedali accolgono i feriti e gli alloggi vuoti devono essere censiti per rispondere all’afflusso dei profughi.

    A partire dal 1917, le autorità militari estendono i propri poteri, imponendo una disciplina che condiziona la vita quotidiana delle comunità. Chi rifiuta la logica bellica viene additato come “antiitaliano”, subendo censure e repressioni.

    Per scoprire molti più dettagli su queste vicende e per conoscere altre storie di Modena nella Grande Guerra, ti aspetto alla passeggiata storica del 2 novembre.

    Modena nella Grande Guerra: come partecipare

    Per partecipare alla passeggiata storica Modena nella Grande Guerra, con narrazioni di Daniel Degli Esposti e letture di Federico Benuzzi, è necessario iscriversi. Occorre inoltre pagare una quota di partecipazione, da versare alla partenza: 10€ a persona, 5€ per ragazze e ragazzi minori di 12 anni, gratuito per bambine e bambini minori di 6 anni. Anche i tuoi amici a quattro zampe sono i benvenuti!

    Il ritrovo è fissato per domenica 2 novembre alle 14:45 davanti al teatro Storchi, in Largo Garibaldi 15. La partenza è prevista per le ore 15. L’evento dura circa 2 ore, comprese le soste per le narrazioni storiche. La passeggiata si svolgerà su un percorso urbano, non ad anello. Dalla tappa conclusiva, sarà possibile raggiungere il punto di partenza con una camminata di circa 10 minuti.

    Per iscriverti alla passeggiata, scrivi una e-mail con il tuo nome e cognome e con il numero dei partecipanti a info@storiaoggi.it.

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  • Passeggiata storica a Levizzano Rangone: le colline del Grasparossa

    Passeggiata storica a Levizzano Rangone: le colline del Grasparossa

    Domenica 19 ottobre 2025 ci incontriamo per una passeggiata storica a Levizzano Rangone. Le colline del Grasparossa ti farà scoprire il passato di una comunità che ancora oggi si caratterizza per la produzione del lambrusco.

    Come si viveva nella società rurale delle colline? Qual era il ruolo delle donne negli anni della mezzadria? E quali lotte si accesero tra Castelvetro e Levizzano nei momenti di svolta del Novecento?

    Cammineremo circondati dai vigneti arrossati dall’autunno. Ci immergeremo in una storia che continua a vivere nelle memorie delle persone e nei segni lasciati sul paesaggio.

    Il ritrovo è fissato alle 14:45 nel parcheggio di piazza Giovanni Paolo II a Levizzano Rangone. La partenza è prevista per le ore 15. Se vuoi partecipare, iscriviti compilando il modulo in fondo a questo articolo.

    Come partecipare alla passeggiata storica a Levizzano Rangone

    Per partecipare alla passeggiata storica, con narrazioni di Daniel Degli Esposti e letture di Federico Benuzzi, è necessario iscriversi. Occorre inoltre pagare una quota di partecipazione, da versare alla partenza: 10€ a persona, 5€ per ragazze e ragazzi minori di 12 anni, gratuito per bambine e bambini minori di 6 anni. Anche i tuoi amici a quattro zampe sono i benvenuti!

    Il ritrovo è fissato per domenica 19 ottobre alle 14:45 nel parcheggio di piazza Giovanni Paolo II a Levizzano Rangone. La partenza è prevista per le ore 15. L’evento dura circa 2 ore, comprese le soste per le narrazioni storiche.

    La passeggiata si svolgerà su un percorso ad anello sulle colline di Levizzano, con qualche breve tratto in salita e in discesa. Cammineremo lungo strade poco trafficate e sentieri tra i vigneti. Consiglio di indossare abbigliamento comodo e scarpe adatte a una camminata su percorsi misti.

    Qui sotto trovi il modulo per l’iscrizione alla passeggiata.

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  • Modena 1922: passeggiata storica

    Modena 1922: passeggiata storica

    Giovedì 11 settembre 2025 ti aspetto alla passeggiata storica Modena 1922. Il buco nero.

    Camminando tra le strade e le piazze del centro, conoscerai le vicende di un periodo storico in cui le speranze di cambiamento coltivate dagli “ultimi” si scontrarono con l’ascesa del fascismo.

    Il ritrovo è fissato alle 20:15 davanti al teatro Storchi, in Largo Garibaldi 15. La partenza è prevista per le ore 20:30. Se vuoi partecipare, iscriviti compilando il modulo in fondo a questo articolo.

    Modena 1922: le premesse del buco nero

    Alla fine della Prima guerra mondiale, le difficoltà economiche contribuiscono a inasprire ulteriormente gli animi. A Modena e nella pianura padana questa combinazione di fattori diventa esplosiva.

    Il radicamento delle idee socialiste, l’attitudine alla lotta sindacale e la disperazione alimentano proteste sempre più decise, che sfociano nell’occupazione dei poderi e nel danneggiamento delle coltivazioni appartenenti ai proprietari più ostili al cambiamento.

    La tensione sociale radicalizza le proteste degli “ultimi” e terrorizza i “primi”, che fanno leva sulle paure della classe media e dei “penultimi”. La situazione è complicata dall’inflazione, che galoppa e mette in difficoltà soprattutto i salariati. Gli impiegati urbani perdono parecchio potere d’acquisto e avvertono la minaccia dell’impoverimento.

    Speranze contro paure

    Impaurita dal proprio declino, la classe media urbana sfoga il proprio rancore contro le Sinistre, accusandole di voler livellare la società verso il basso. Così, molti impiegati e commercianti si avvicinano agli imprenditori agricoli e industriali, garantendo un impegno comune in difesa della proprietà.

    La piccola borghesia, spinta dalla paura di perdere i vantaggi della propria condizione e di scivolare al livello del proletariato, accoglie infatti con favore l’idea di contrastare il socialismo. Anche parecchi mezzadri, colpiti dalle ostilità delle leghe e delle organizzazioni bracciantili, si avvicinano ai proprietari terrieri, sostenendo la necessità di un “ritorno all’ordine”.

    Emerge il fascismo

    Nel frattempo, i fascisti si propongono alla classe dirigente come rimedio contro i “sovversivi”. Il movimento squadrista, nato a Milano nella primavera del 1919, riunisce ex-combattenti, anticapitalisti, anticlericali e antisocialisti. Tutti costoro sono accomunati dall’odio profondo verso i “disfattisti” e dal culto per gli “arditi”: proprio per questo decidono di indossare la camicia nera.

    Il fascismo riconduce le proprie origini alle atmosfere della Grande Guerra, il cui mito alimenta le ambizioni espansionistiche del nazionalismo italiano. Il movimento degli squadristi è formato da maschi: esalta la violenza, coltiva la guerra e impone il dominio attraverso il carisma.

    Il denaro dei proprietari terrieri e la rabbia della piccola borghesia impoverita trasformano il fascismo in un’arma da usare contro il socialismo. Diversi imprenditori agricoli e industriali finanziano le camicie nere per spazzare via le organizzazioni sindacali operaie, bracciantili e contadine, mettendo in evidenza le contraddizioni del PSI e minando la fiducia dei suoi militanti.

    La violenza dispiegata

    I fascisti prima vendicano gli atti di sfida alla proprietà privata, poi passano all’offensiva, aprendo un vero e proprio od: tra il 1921 e il 1922 devastano e incendiano sedi di partito, camere del lavoro, redazioni di giornali e case del popolo. Molte amministrazioni comunali socialiste sono indotte o costrette a dimettersi per gli effetti delle violenze fasciste.

    Come partecipare

    Per partecipare alla passeggiata storica Modena 1922. Il buco nero, con narrazioni di Daniel Degli Esposti, è necessario iscriversi. Occorre inoltre pagare una quota di partecipazione, da versare alla partenza: 10€ a persona, 5€ per ragazze e ragazzi minori di 12 anni, gratuito per bambine e bambini minori di 6 anni. Anche i tuoi amici a quattro zampe sono i benvenuti!

    Il ritrovo è fissato per giovedì 11 settembre alle 20:15 davanti al teatro Storchi, in Largo Garibaldi 15. La partenza è prevista per le ore 20:30. L’evento dura circa 2 ore, comprese le soste per le narrazioni storiche. La passeggiata si svolgerà su un percorso urbano, non ad anello, e si concluderà in piazza Grande. Da lì, sarà possibile raggiungere il punto di partenza con una camminata di 10 minuti.

    Qui sotto trovi il modulo per l’iscrizione alla passeggiata.

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  • Modena 1945: passeggiata storica

    Modena 1945: passeggiata storica

    Giovedì 4 settembre 2025 ti aspetto alla passeggiata storica Modena 1945. Al lavoro per rinascere.

    Camminando tra le strade e le piazze del centro, conoscerai le vicende dell’estate di ottant’anni fa, quando le donne e gli uomini affrontarono il dopoguerra con un impegno collettivo per superare le difficoltà e plasmare una società più giusta.

    Il ritrovo è fissato alle 20:45 davanti al teatro Storchi, in Largo Garibaldi 15. La partenza è prevista per le ore 21. Se vuoi partecipare, iscriviti compilando il modulo in fondo a questo articolo.

    Modena 1945: una piccola anteprima

    Il 22 aprile 1945 Modena si libera dall’occupazione nazista e dal fascismo collaborazionista della Repubblica sociale italiana. Le formazioni partigiane della città e della provincia cacciano gli ultimi presidi tedeschi, prendendo il controllo degli spazi pubblici.

    Il Comitato di liberazione nazionale – l’ente che ha riunito i rappresentanti dei partiti politici antifascisti nell’organizzazione della Resistenza – incarica l’operaio e dirigente comunista Alfeo Corassori di reggere provvisoriamente l’amministrazione del Comune, affinché gestisca la transizione dalla guerra alla pace.

    Il sindaco rivolge subito un appello a tutti i modenesi, affinché si mettano «al lavoro» per cominciare subito la ricostruzione.

    L’esperienza del confino e l’organizzazione della Resistenza consentono a Corassori di avere il carisma e la credibilità necessari a mobilitare nuovamente i partigiani, formando squadre di pronto intervento per i lavori più urgenti.

    Una stagione difficile

    Nonostante gli slanci partecipativi e gli entusiasmi per la fine della guerra, la primavera 1945 dà inizio a un periodo molto complesso. La festa della Liberazione non cancella, infatti, i problemi della povertà e il risentimento nei confronti di chi ha trascinato il Paese verso la rovina.

    Anche se il fascismo non è più al potere, le disuguaglianze sono ancora molto diffuse nella società. Il regime ha infatti consolidato la supremazia delle classi dirigenti tradizionali, sfruttando al tempo stesso le paure e i risentimenti dei ceti medi urbani per soffocare le rivendicazioni delle classi più umili.

    Le politiche di Mussolini hanno però generato un decennio di conflitti armati, culminati nei venti mesi di guerra totale, successivi all’armistizio dell’8 settembre 1943.

    Dopo aver vissuto le esperienze e i traumi della lotta di liberazione, parecchi protagonisti vedono nelle disuguaglianze i segni dell’ingiustizia e sono pronti a battersi per realizzare una società libera.

    Come superare il fascismo?

    I processi contro i responsabili dei crimini di guerra e l’epurazione nei confronti dei fascisti procedono tuttavia con tempi piuttosto lunghi, poiché richiedono il ripristino delle strutture giuridiche e l’apertura di Corti d’assise straordinarie.

    Temendo che i delitti restino impuniti, alcuni gruppi di partigiani decidono di passare all’azione: recuperando modalità sviluppate nel corso della lotta armata, prelevano i fascisti con blitz improvvisi e li uccidono, occultando quasi sempre i loro corpi.

    La violenza inerziale

    Comincia così una violenza inerziale, alimentata dalla rabbia e dall’abitudine all’uso delle armi, alla quale si uniscono le attività di gruppi criminali slegati dagli ambienti partigiani, ma desiderosi di approfittare della difficile transizione alla democrazia per arricchirsi o per regolare conti in sospeso. A maggio in provincia di Modena vengono uccise 91 persone, a giugno 48.

    Nell’immediato dopoguerra i bersagli delle violenze sono soprattutto i responsabili delle stragi fasciste: vengono eliminati soprattutto i militi delle Brigate Nere, i sostenitori della Repubblica sociale italiana e gli squadristi della prima ora, responsabili di aggressioni agli antifascisti o alle sedi delle organizzazioni legate alle Sinistre all’inizio degli anni Venti.

    Nella seconda metà del 1945 le ritorsioni vendicative diminuiscono nettamente, ma il disagio sociale persiste. I sostenitori della rivoluzione prendono dunque di mira i “nemici di classe”, ovvero agrari e imprenditori che hanno sostenuto il regime o l’occupazione nazista, ma anche alcuni sacerdoti.

    Superare le difficoltà valorizzando il lavoro

    Il contesto sociale rischia dunque di diventare esplosivo. I più anziani e i più colti tra gli oppositori del regime fascista temono che le tensioni del secondo dopoguerra convincano la classe dirigente ad appoggiare soluzioni autoritarie, facendo ripiombare il Paese in un contesto di tipo fascista.

    Molti ricordano che l’ascesa di Mussolini e dello squadrismo è stata resa prima possibile e poi travolgente dalle difficoltà economiche del primo dopoguerra. Prima che gli stenti e la miseria diffondano il risentimento, aprendo il campo a nuove recrudescenze identitarie e autoritarie, i rappresentanti delle istituzioni si impegnano dunque a generare nuove possibilità di lavoro per tutti, specialmente per gli ultimi.

    Le giunte dei Comitati di liberazione nazionale sostengono in vari modi le persone meno abbienti e le famiglie danneggiate dalla guerra: di fronte all’emergenza della disoccupazione, cercano di garantire a tutti un minimo di lavoro, mettendo spesso da parte gli interessi di partito. Soddisfare i bisogni primari dei più poveri diventa un obiettivo imprescindibile per generare fiducia nelle istituzioni.

    La rinascita sindacale

    Nelle difficoltà dell’immediato dopoguerra anche la Confederazione generale dei lavoratori (CGIL) diventa una forza consistente. Il sindacato è di nuovo unitario e riorganizza le proprie strutture sia in senso orizzontale, riaprendo le Camere del lavoro nei principali centri della provincia, sia in verticale, concedendo spazi alle organizzazioni di categoria.

    Nel modenese i comunisti ottengono una netta maggioranza in tutte le federazioni sindacali e si mobilitano per cambiare la struttura del sistema economico, battendosi per una maggiore giustizia sociale.

    Distribuire il lavoro…

    Le organizzazioni sindacali e le Camere del lavoro ottengono in molti casi il controllo del collocamento, sottraendolo ai proprietari terrieri e agli industriali. Il lavoro viene dunque distribuito agli iscritti in maniera equa.

    Per garantire a tutti un impiego sufficiente, la CGIL si propone di ottenere l’imponibile di manodopera, che obbliga la controparte ad assumere i lavoratori richiesti nelle condizioni di massima capacità produttiva.

    Le organizzazioni sindacali s’impegnano infine nell’assistenza ai bisognosi, cercando di garantire a tutti il minimo indispensabile per la sopravvivenza in un periodo di stenti e miserie.

    Come partecipare

    Per partecipare alla passeggiata storica Modena 1945. Al lavoro per rinascere, con narrazioni di Daniel Degli Esposti, è necessario iscriversi. Occorre inoltre pagare una quota di partecipazione, da versare alla partenza: 10€ a persona, 5€ per ragazze e ragazzi minori di 12 anni, gratuito per bambine e bambini minori di 6 anni. Anche i tuoi amici a quattro zampe sono i benvenuti!

    Il ritrovo è fissato per giovedì 4 settembre alle 20:45 davanti al teatro Storchi, in Largo Garibaldi 15. La partenza è prevista per le ore 21. L’evento dura circa 2 ore, comprese le soste per le narrazioni storiche. La passeggiata si svolgerà su un percorso urbano, non ad anello, e si concluderà in piazza Grande. Da lì, sarà possibile raggiungere il punto di partenza con una camminata di 10 minuti.

    Qui sotto trovi il modulo per l’iscrizione alla passeggiata.

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  • Trekking storico a Selva di Monteorsello

    Trekking storico a Selva di Monteorsello

    Sabato 30 agosto 2025, nel pomeriggio, ti aspetto a Selva di Monteorsello per il trekking Storie da gustare, sentieri da vivere.

    Cammineremo tra le colline che circondano il rio Monteorsello, nello splendido territorio di Guiglia, e seguiremo i passi dei partigiani che, tra il 1944 e il 1945, scelsero quei luoghi come rifugio e nascondiglio.

    Come partecipare

    Il ritrovo è fissato per le ore 17 presso l’Agriturismo Nonna Nella (via Buzzeda 4, Monteorsello di Guiglia). Da lì partiremo per il trekking. Entro le 19:30 ritorneremo all’Agriturismo Nonna Nella per un ricco apericena a buffet.

    Consigliamo la partecipazione alle persone abituate a camminare. Il percorso presenta alcuni tratti in salita e alterna tratti su asfalto, su ghiaia, su sentiero e su capezzagna. Raccomandiamo di indossare scarpe adatte a camminare nella natura, di portare un cappellino e una scorta d’acqua.

    Per partecipare, è necessario iscriversi scrivendo al numero 335.496736 o al numero 342.6681316. La quota di partecipazione, comprensiva dell’accompagnamento storico e dell’apericena, è di 25€ (pagamento in loco).

    L’iniziativa è promossa dall’Agriturismo Nonna Nella, da Storia oggi e da ANPI Marano sul Panaro – Marano Resiste.

    La Resistenza a Selva di Monteorsello: una piccola anteprima

    Tra i primi mesi del 1944 e la primavera del 1945 i campi e i boschi di quella zona furono nascondigli per diversi giovani. Se all’inizio molti di loro volevano solo cercare di non farsi arrestare, col passare dei mesi cominciarono a battersi per far finire la guerra e le ingiustizie che avevano vissuto.

    In una serie di tappe narrative, ti farò scoprire le storie delle donne e degli uomini della Resistenza a Selva di Monteorsello. Sono vicende in cui s’intrecciano disperazione e coraggio, determinazione e preoccupazioni. Sono storie vive, che scopriremo camminando, ovvero adottando ritmi simili a quelli di chi si spostava in clandestinità durante la lotta partigiana.

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